Come l’ambiente di lavoro può incidere sulle performance: intervista al Prof. Aldo Bottoli.

L’importanza dell’ambiente di lavoro viene spesso sottovalutata ma costituisce un fattore determinante per il successo di un’azienda. I dipendenti felici producono di più e sono più predisposti alla crescita, questo comporta un abbassamento del turnover, in quanto sono meno portati a cercare un’altra occupazione altrove.  

Ma come possiamo creare un ambiente ideale nel contesto lavorativo? Come possiamo rendere l’ufficio un luogo stimolante per avere un alto rendimento e una soddisfazione pari al 100%? 

Ne abbiamo parlato con Aldo Bottoli, Color e Perception designer, da più di trent’anni impegnato nella ricerca sulle apparenze cromatiche e sulla riqualificazione percettiva degli ambienti pubblici e privati. 

Buongiorno Prof. Bottoli. Lei è un designer, in particolare un Peception Designer: ci spiega in cosa consiste questa professione e perché è così legata al mondo del colore?

Alla parola design si associano concetti quali: forma/funzione, bellezza, comfort, emozione, e ancora per i più sensibili ai problemi ambientali: efficacia energetica, cicli di vita, smaltimento…

In tutti questi casi il protagonista appare più l’oggetto che l’utente, il ciclo produttivo e distributivo che le relazioni. Il perception design sposta l’attenzione verso la persona e le sue modalità percettive, cercando di coprire il gap esistente. Il progettare per le persone senza conoscerne a fondo le necessità. Il design si occupa di mercati e mode, il perception design delle persone e delle loro relazioni. Il design parla di utenti-clienti, il perception design di realtà sensibile mutuata dalle culture di riferimento. 

Il perception design utilizza in modo più consapevole il potenziale espressivo di luce e colore e del progetto multisensoriale.

Perché è importante il progetto percettivo negli ambienti di lavoro? Come incide sulle performace lavorative?

Per il semplice fatto che mette al centro non le cose e le superfici, ma le persone e il loro modo d’interagire con l’ambiente circostante. Nei luoghi di lavoro questa interazione è aumentata dalla contemporanea presenza di più fattori: si risiede a lungo in spazi artificiali racchiusi, vi si svolgono compiti molto vari dove ripetitività, calo di attenzione, rispetto dei protocolli di sicurezza, impiego di strumenti specifici, richiedono molta attenzione. Si svolgono relazioni ripetute con persone con le quali ci può essere scarsa affinità o intesa. Il comfort ambientale diventa una condizione indispensabile per ottenere buoni e duraturi risultati operativi. In molti casi la scena percettiva e relazionale assume un ruolo importante di attenuazione o di compensazione del mancato comfort o delle difficoltà relazionali.  

A Suo giudizio, la PMI è in grado di utilizzare alcuni “escamotage percettivi” per migliorare la qualità degli ambienti di lavoro?

Probabilmente è quella che ne può trarre i maggiori vantaggi/benefici perché le relazioni sono più personali, gli ambienti meno dispersivi e, di conseguenza, i segni di cura più avvertibili.

Il prima e il dopo un intervento di riqualificazione percettiva di una scuola superiore a Gattinara.

Imprenditori e dipendenti partecipano alla riqualificazione percettiva degli ambienti o la subiscono? Quanto conta il coinvolgimento delle persone che vivranno gli ambienti?

Molte volte il design lo subiscono perché nasce altrove ed è calato dall’alto. Il perception design richiede invece la partecipazione attiva e la consapevolezza di quanto si è predisposto e si sta facendo. Questo è garanzia di un’efficace implementazione di quanto predisposto, perché molte cose si scoprono con l’uso, e di un buon mantenimento delle performance iniziali.  

Ci racconti l’esperienza fatta presso Akzonobel di Cernobbio. Di cosa vi siete occupati? Quali ambienti avete “stravolto” con perception e color design?

È stata un’esperienza complessa che ha riguardato l’esterno degli edifici produttivi e gestionali e tutti gli interni. Sono passati molti anni, ma evidentemente il modello è ancora valido perché è stato ripetuto anche per gli edifici che nel tempo si sono aggiunti. In quel caso, sono stati utilizzati e messi ulteriormente a punto strumenti per il rilievo e la valutazione dei colori posti in lontananza e di forme che chiamiamo allogative per ottenere distrattori o attrattori visivi. Nella fattispecie sono serviti per rendere meno percepibili gli enormi volumi tecnici posti sulla copertura della torre uffici e per mascherare superfici in lamiera addossate all’unità produttiva nuova.  

La riqualificazione degli ambienti interni ed esterni dell’azienda Akzonobel di Cernobbio

L’industria 4.0 parla spesso di tecnologie, rapporto uomo-macchina e antropometria. Il perception design, per come lo intende lei, non è in qualche modo una “tecnologia”?

Non la definirei una tecnologia, ma un metodo che può essere modellizzato/reso seriale.

Certo presuppone una buona conoscenza delle modalità percettive e delle regole prossemiche che le molteplici attività in azienda richiedono. Oggi si aggiunge anche la necessità di adottare forme di distanziamento anti Covid19 e una buona gestione della prossemica può aiutare molto.

Lei è stato ed è un professore universitario. Dov’è possibile seguire corsi/master su color e perception design?

Con un certo rammarico devo dire che, relativamente al colore, vi è solo qualche raro corso semestrale presso Accademie di Belle Arti e Facoltà di Architettura e un master in Color Design & Technology in collaborazione con l’Associazione Italiana Colore di cui faccio parte come socio fondatore. Per quanto riguarda gli aspetti legati alla percezione al di la di alcuni titoli riferiti alla progettazione “sensibile” vi è ancora poco.  

Un’importante riflessione che abbiamo condiviso con piacere con il prof. Bottoli. La cura dei luoghi nella piccola e media impresa può essere il veicolo attraverso il quale trasmettere i valori della propria azienda. Coinvolgere tutti coloro che vivono l’impresa quotidianamente, nei diversi livelli, è un fattore chiave per creare nuovi stimoli e un ambiente di lavoro sano e produttivo. 

Aldo Bottoli È un color e perception designer. Nel 1984 ha organizzato per il Salone del Mobile di Milano il convegno “Il colore nell’architettura d’interni”. Da questo momento in poi il tema del colore è diventato un costante ambito di ricerca e di progetto applicato in particolare agli spazi abitati pubblici interni e urbani. Ha insegnato presso numerose scuole di Design e presso la Scuola di Design del Politecnico di Milano.

Attualmente mantiene l’attività di formazione presso RafflesMilano Istituto moda e design – Milano e attraverso lezioni ex cattedra e seminari presso corsi universitari e Ordini Professionali. Relativamente agli spazi racchiusi, l’attività di ricerca e progetto in corso è dedicata in particolare alla persona fragile sperimentando forme di coinvolgimento del gesto d’arte nel quotidiano. Relativamente agli spazi urbani propone una radicale evoluzione dei tradizionali Piani del Colore attraverso il nuovo strumento urbanistico chiamato PRP Piano di Riqualifcazione Percettiva.  

E’ tra i soci fondatori del Gruppo del Colore – Associazione Italiana Colore, membro del Comitato Tecnico Scientifico e componente del Comitato Direttivo.

Incentivi statali per acquisto auto, doppio vantaggio per le imprese piemontesi.

Una delle novità del decreto di agosto (Dl 104-2020) riguarda il rifinanziamento degli incentivi auto per 400 milioni di euro, con rimodulazione degli importi dei contributi per i veicoli appartenenti alla classe ambientale EURO 6. In particolare, i 400 milioni di euro sono così stanziati: 

– 50 milioni per la fascia di emissioni 0-60 CO2 g/km,

–  150 milioni per la fascia da 61 a 90 g/km 

 – 100 milioni per quella da 91 a 110 g/km.

 – 100 milioni per l’Ecobonus

I contributi auto sono riconosciuti alle persone fisiche e a quelle giuridiche (art. 44 del Decreto Rilancio) che, nel periodo compreso tra il 1° agosto e il 31 dicembre 2020, acquistano, anche in locazione finanziaria, un autoveicolo nuovo di categoria M1 (veicoli progettati e costruiti per il trasporto di persone, aventi al massimo 8 posti a sedere oltre al sedile del conducente), con emissioni di CO2 fino a 110 g/km.

I bonus riconosciuti, si articolano in 4 fasce di emissioni:

Si ricorda che occorre rispettare inoltre il vincolo in merito alla soglia del prezzo di listino della nuova auto al di sotto del quale si ha diritto al bonus. Per prezzo di listino si intende quello risultante dal listino prezzi ufficiale della casa automobilistica produttrice che deve essere inferiore a:

– 50.000 euro (IVA esclusa) per i veicoli con emissioni da 0 a 60 g/km di CO2;

– 40.000 euro (IVA esclusa) per i veicoli con emissioni comprese tra 61 e 110 g/km omologati in una classe non inferiore ad Euro 6 di ultima generazione.

Inoltre, in caso di rottamazione, il veicolo consegnato deve essere di proprietà dell’intestatario della nuova auto o di un suo familiare da almeno 12 mesi e all’atto di acquisto della nuova auto deve essere specificato che il veicolo consegnato è destinato alla rottamazione. 

Gli elementi che compongono l’agevolazione vengono così riconosciuti:

  • Sconto del venditore: riduce il prezzo di acquisto
  • Contributo ecobonus e contributo rilancio non riducono la base imponibile, ma vengono sottratti al totale della fattura.  

I contributi vengono prenotati dai venditori di auto sull’ apposita piattaforma del sito web ecobonus ed entro 180 giorni dalla prenotazione devono consegnare la macchina e concludere l’operazione di concessione in piattaforma. 

Questi in breve i vantaggi degli incentivi statali sulle auto. 

Molte regioni tra cui il Piemonte, stanno affiancando ai contributi statali, in quanto cumulabili, dei bandi per l’acquisto di auto da erogarsi alle micro-piccole-medie imprese. Inutile sottolineare i risvolti positivi per le imprese che vogliano rinnovare il loro parco auto (categoria M1). 

Di seguito si riportano i contributi della Regione Piemonte previsti dal bando 

 “CONTRIBUTI PER LO SVILUPPO DI UN APPROCCIO AMBIENTALE DEL SETTORE DELLE MICRO, PICCOLE E MEDIE IMPRESE” solo con riferimento alla categoria M1, (veicoli progettati e costruiti per il trasporto di persone, aventi al massimo 8 posti a sedere oltre al sedile del conducente), ma  si sottolinea che tale bando copre con dei contributi a fondo perduto anche l’acquisto di altre categorie (M2,M3,N1,N2,N3), con una successiva disamina dei vantaggi per le imprese nel cumulare le iniziative statali con quelle della Regione Piemonte. 

Le condizioni per poter godere di tali agevolazioni sono: 

– ROTTAMAZIONE di veicoli di proprietà appartenenti alle categorie M1-M2-M3, N1, N2, N3 con le seguenti caratteristiche:

-Benzina: fino ad euro 3/III incluso

-Ibridi benzina (benzina/metano o benzina/GPL): fino ad euro 3/III incluso

-Diesel: fino ad euro 5/V incluso

– ACQUISTO anche tramite leasing o finanziamento FINO A 10 VEICOLI di    categoria M1, M2, M3, N1, N2, N3 con la seguente alimentazione:

-Elettrico puro

-Ibrido (benzina/elettrico diesel/elettrico solo Full Hybrido HybridPlug In)

-Metano (GBC e GNL) o GPL esclusivo

-Metano o GPL bifuel(benzina/metano e 

benzina/GPL)  

CARATTERISTICHE:

OBBLIGO rottamazione

-OBBLIGO scontistica concessionario (che evidenzi in fattura uno sconto di almeno il 12% sul prezzo di listino del modello base al netto di eventuali allestimenti opzionali, oppure in alternativa per i soli veicoli elettrici puri, di un importo pari ad almeno 2.000 euro (IVA inclusa), applicato dal venditore

– CUMULABILITÀ con altri aiuti pubblici concessi

– proprietà per almeno 3 anni dopo il contributo

– non è previsto un tempo minimo di proprietà del mezzo da rottamare a differenza degli incentivi statali (questo significa che si potrebbe decidere di acquistare un mezzo usato dal valore bassissimo da rottamare solo per partecipare al bando della Regione Piemonte). 

– Sono ammissibili gli investimenti per l’acquisto di veicoli nuovi di fabbrica, omologati dal costruttore e immatricolati per prima ed unica volta in Italia.  

–  Non sono ammissibili gli acquisti di veicoli già immatricolati cosiddetti “a KM 0”

– È ammesso il leasing finanziario, solo se l’impresa utilizzatrice esercita anticipatamente al momento della stipula del contratto, l’opzione di acquisto

Si ricorda che la partecipazione al bando è fino ad esaurimento fondi e che è possibile presentare domanda fino al 30-11-2020. 

Di seguito si riporta un esempio di come gli Incentivi statali e quelli del bando Regione Piemonte possano essere cumulati ed i vantaggi che ne derivano per chi decide di usufruirne. 

Si suppone l’acquisto di un’auto categoria M1 con emissioni di CO2 pari a 0, con prezzo di listino di 26.000 euro e con contemporanea rottamazione di un veicolo usato della medesima categoria di classe euro 4. 

Partecipando al bando della Regione Piemonte il prezzo finale di acquisto sarebbe:

  1. Prezzo di listino: 26.000 euro
  2. Sconto del venditore 12% = 3.120 euro
  3. Base imponibile = 26.000 – 3.120= 22.880 euro
  4. Iva 22%= 5.033,60 euro
  5. Totale fattura= 27.913,60 euro
  6. Contributo Regione Piemonte = 10.000 euro
  7. Prezzo finale di acquisto= 27.913,60 – 10.000= 17.913,60

Poiché gli incentivi statali sono cumulabili con il Bando, dobbiamo tenere conto che sommandoli al bando, il prezzo finale di acquisto cambia in questo modo (se la macchina da rottamare non risponde a tutti i requisiti statali e quindi si può usufruire solo degli incentivi statali senza rottamazione): 

  1. Prezzo di listino: 26.000 euro
  2. Sconto del venditore 12% = 3.120 euro
  3. Base imponibile = 26.000 – 3.120= 22.880 euro
  4. Iva 22%= 5.033,60 euro
  5. Totale fattura= 27.913,60 euro
  6. Contributo Regione Piemonte = 10.000 euro
  7. Contributo statale ecobonus senza rottamazione= 4.000 euro
  8. Contributo statale Rilancio art. 44 legge 77/2020 senza rottamazione: 1.000 euro
  9. Prezzo finale di acquisto= 27.913,60 – 10.000 – 4000 – 1000= 12.913,60

Qualora invece, nel bando della Regione Piemonte, si vada a rottamare un mezzo che ha anche i requisiti previsti per le rottamazioni che godono degli incentivi statali, il prezzo finale di acquisto cambia in questo modo:

  1. Prezzo di listino: 26.000 euro
  2. Sconto del venditore 12% = 3.120 euro
  3. Base imponibile = 26.000 – 3.120= 22.880 euro
  4. Iva 22%= 5.033,60 euro
  5. Totale fattura= 27.913,60 euro
  6. Contributo Regione Piemonte = 10.000 euro
  7. Contributo statale ecobonus con rottamazione= 6.000 euro
  8. Contributo statale Rilancio art. 44 legge 77/2020 senza rottamazione: 2.000 euro
  9. Prezzo finale di acquisto= 27.913,60 – 10.000 – 6000 – 2000= 9.913,60

Riassumendo le tre casistiche, il risparmio sarebbe:

Il solo utilizzo degli incentivi statali comporterebbe invece il Risparmio sotto indicato: 

Si ricorda che la partecipazione al Bando della Regione Piemonte è possibile fino al 30-11-2020, che non si tratta di un click day e che la valutazione delle domande sarà a sportello. Come da sito della Regione, con aggiornamento al 27-08-2020, i fondi stanziati per tale bando pari ad euro 2.063.289 sono stati assorbiti da solo 49 domande con una prenotazione di contributi pari ad euro 382.500. Ci sono quindi larghi spazi per vedere la propria domanda accettata.

Note: Ci sono diverse Regioni che hanno posto in essere Bandi simili e ci rendiamo disponibili a valutarli e a fornirvi supporto sulla presentazione delle domande qualora ne facciate esplicita richiesta.  

Fondo Trasferimento tecnologico: cos’è, a chi è rivolto, come funziona

Ecco tutte le informazioni sul Fondo di Trasferimento Tecnologico previsto dal decreto Rilancio. 

Nell’ambito del Decreto Rilancio approvato dal Governo a seguito dell’emergenza sanitaria da Covid-19, è stato istituito il Fondo per il Trasferimento Tecnologico. 

Tale Fondo, creato dal Ministero dello sviluppo economico, rientra tra le misure per le imprese ed economia. Nello specifico, l’iniziativa è finalizzata all’erogazione di incentivi per progetti di innovazione realizzati da start up innovative.

Ma cos’è nello specifico il Fondo Trasferimento Tecnologico e come funziona? Scopriamolo insieme. 

Cos’è il Trasferimento Tecnologico? 

Il Trasferimento Tecnologico è l’insieme delle iniziative finalizzate alla valutazione e commercializzazione di tecnologie e alla gestione della proprietà intellettuale nell’ambito dei progetti di ricerca e sviluppo. 

Attraverso il DL Rilancio, il Governo ha posto le basi per la costituzione di un Fondo di Trasferimento Tecnologico, a sostegno dell’innovazione e della ricerca scientifica e di mercato.

Il Fondo Trasferimento tecnologico

Il Ministero dello sviluppo economico ha istituito tale fondo, attraverso una misura regolata dall’articolo 42 del Decreto Rilancio, permettendo così la promozione di iniziative finalizzate a favorire la realizzazione e la collaborazione in progetti di innovazione e spin-off. 

Il Fondo mira allo svolgimento di attività di progettazione, coordinamento, promozione, stimolo alla ricerca e allo sviluppo attraverso l’offerta dei seguenti strumenti: 

  • soluzioni tecnologicamente avanzate;
  • processi o prodotti innovativi;
  • attività di rafforzamento delle strutture;
  • diffusione dei risultati della ricerca;
  • consulenza tecnico-scientifica e formazione;
  • supporto alla crescita di start up e PMI ad alto potenziale innovativo.

Le iniziative in merito al Fondo sono finalizzate a favorire la collaborazione di soggetti pubblici e privati per la realizzazione di progetti innovativi. 

A chi è rivolto il Fondo Trasferimento tecnologico?

Possono beneficiare del Fondo di Trasferimento Tecnologico le imprese italiane e, in particolare, le start up innovative.

La dotazione economica del fondo 

La dotazione relativa al Fondo per il Trasferimento Tecnologico è di 500 milioni di euro per l’anno 2020.

Il Ministero dello sviluppo economico, a valere sulle disponibilità del Fondo, è autorizzato ad intervenire attraverso la partecipazione indiretta in capitale di rischio e di debito, anche di natura subordinata, nel rispetto della disciplina europea in materia di:

• aiuti di Stato o delle vigenti disposizioni in materia di affidamento dei contratti pubblici;

• collaborazione tra amministrazioni pubbliche eventualmente applicabili.

La gestione del fondo: Enea Tech 

I 500 milioni di euro sono stati affidati a ENEA, Agenzia Nazionale per le Nuove Tecnologie, l’Energia e lo Sviluppo Sostenibile. In particolare, è stata istituita la Fondazione Enea Tech, ente di diritto privato, che dovrebbe realizzare le iniziative inerenti al Fondo per il Trasferimento Tecnologico.

La Fondazione Enea Tech avrà il compito di promuovere investimenti per l’integrazione e la convergenza delle iniziative in materia di ricerca e sviluppo e trasferimento tecnologico.

Le attività svolte dalla Fondazione saranno:

• conduzione di grandi programmi di ricerca, sviluppo e dimostrazione, a prevalente contenuto ingegneristico e tecnologico;

• studio, ricerca e sviluppo nel campo delle tecnologie avanzate dei materiali speciali e innovativi;

• promozione di programmi di collaborazione con enti e istituzioni nazionali e internazionali che operano nel campo scientifico-tecnologico.

Per l’attuazione di questi provvedimenti, ENEA è autorizzata alla spesa di 5 milioni di euro per l’anno 2020, mentre per la costituzione dell’Agenzia stessa sono stati stanziati 12 milioni di euro.

Bonus formazione e PMI

Sono sempre di più le PMI che utilizzano il credito d’imposta Bonus Formazione. Nel 2019 il 23% delle piccole e medie imprese italiane ha utilizzato la legge Bonus Formazione 4.0, nel 1° semestre del 2020 il 38% con previsione a fine anno del 53%.

Puntare sulla formazione si rivela un’arma vincente da sfoderare nei momenti di crisi. Gli imprenditori italiani hanno capito che l’investimento più importante va fatto sui proprio dipendenti, per far crescere davvero l’azienda.

Access Guard, la risposta di Marmoinox all’emergenza sanitaria

Come si reagisce ad un momento di incertezza? Da dove si riparte nel pieno di una crisi? 

Dalle idee. 

Ecco quello che ha fatto, in piena emergenza sanitaria, la Marmoinox, realtà italiana che produce macchinari e strutture in acciaio inox per il settore dell’imbottigliamento e del packaging.

Si tratta di una piccola azienda virtuosa di Canelli, che ha progettato un innovativo strumento che permette di automatizzare i controlli e prevenire i contagi, senza dimenticare l’importanza di adottare tutte le altre misure di contenimento, nel pieno rispetto dei Decreti Ministeriali. 

Così è nato Access Guard, il robot che permette di: 

  • rilevare la temperatura corporea attraverso una termocamera;
  • eseguire il riconoscimento facciale;
  • effettuare l’igienizzazione delle mani in automatico;
  • fornire mascherine di protezione;
  • sanificare la suola delle scarpe;
  • integrare il software ad altri dispositivi di gestione presenze.

Inizialmente Access Guard è stato progettato per garantire la sicurezza dei propri dipendenti durante la pandemia da Covid-19. Subito dopo, però, se ne è compresa la portata innovativa e le possibilità di utilizzo anche al termine dell’emergenza. Roberto e Paolo Marmo, alla guida oggi dell’azienda, hanno subito pensato di mettere a disposizione delle altre aziende il loro prodotto, partendo dal presupposto che l’emergenza finirà, ma le nostre abitudini non saranno mai più le stesse. 

Il robot si presenta come un “guardiano” della soglia, totalmente automatizzato, composto da una bussola in acciaio e vetro al cui interno, oltre a un tappeto realizzato con speciali fibre che trattengono polvere e impurità, è installata una telecamera termica che visualizza la persona, rilevandone la temperatura corporea. Grazie a questo dispositivo è possibile gestire gli ingressi e le uscite dei dipendenti, le bollature e l’ingresso dei visitatori, oltre a distribuire mascherine e guanti, sanificare la suola delle scarpe e effettuare l’igienizzazione delle mani. 

Access Guard ha riscosso molto successo, anche tra le grandi aziende, tanto da spingere Marmoinox a riconvertire un settore dell’azienda per dedicarlo alla produzione del robot. A colpire positivamente le aziende, la flessibilità del software che gestisce il robot, che si adatta alle esigenze più differenti permettendo una facile customizzazione. 

A ciò si aggiunge la possibilità di sfruttare le importanti agevolazioni legate all’industria 4.0, relative ai beni strumentali che permettono di recuperare il 40% in credito d’imposta, e all’emergenza sanitaria da Covid19, questa volta al 60% di credito d’imposta.

Vuoi saperne di più? 

Visita il sito https://www.marmoinox.it/access-guard o scrivi a info@be4innovation.it

Piano Transizione 4.0: cos’è e quali sono le spese ammissibili

Lo scorso 28 maggio è stato firmato dal Ministro dello Sviluppo Economico il decreto attuativo del Piano Transizione 4.0 che mette a disposizione delle imprese che punteranno sull’innovazione, gli investimenti green, in ricerca e sviluppo, in attività di design e innovazione estetica, sulla formazione 4.0 ben 7 miliardi di euro di risorse.

Sai cosa prevede? Quali sono le principali novità? Quali le spese ammissibili? 

Ne parliamo in questo articolo. 

Cos’è il Piano Transizione 4.0 

Il Piano Transizione 4.0 è la nuova politica industriale del Paese, più inclusiva e attenta alla sostenibilità.

In particolare, il Piano prevede una maggiore attenzione all’innovazione, agli investimenti green, alle attività di design e ideazione estetica e alla formazione 4.0, settori cruciali su cui investire nei prossimi anni per favorire il processo di transizione digitale del nostro sistema produttivo. 

Quali sono le principali differenze rispetto al passato? 

La legge di bilancio 2020 ha rinnovato gli incentivi di Impresa 4.0 per l’acquisto di beni strumentali interconnessi o non (ex superammortamento) da parte delle imprese, cambiando però, rispetto alle agevolazioni 2017 (Industria 4.0) – 2019 (Impresa 4.0), la modalità di godimento dell’agevolazione, che diventa ora credito di imposta

Nel caso del vecchio superammortamento, ora l’agevolazione, come credito di imposta sarà pari al 6% del valore del bene nuovo acquistato, per investimenti fino a 2.000.000 di euro.

Invece, il vecchio iperammortamento è stato sostituito da un credito di imposta pari al 40% o al 20% del valore dei beni materiali acquistati e al 15% dei beni immateriali (software) con dei massimali di investimento totale.

Una novità interessante è che così possono godere dell’agevolazione anche aziende che non hanno utili dichiarati.

Ci saranno, però, da considerare nuovi adempimenti burocratrici obbligatori:

  • le imprese che godono delle agevolazioni 2020 devono effettuare una comunicazione al Ministero dello sviluppo economico;
  • la perizia (o attestazione da ente) è obbligatoria per beni di valore superiore o uguale a 300.000 euro (prima era 500.000 euro);
  • le fatture e gli altri documenti relativi all’acquisizione dei beni agevolati devono contenere l’espresso riferimento alle disposizioni dei commi da 184 a 194 della Legge 160 del 27 dicembre 2019.

Il decreto dà la possibilità alle imprese di rendere operativi gli investimenti in corso e di pianificare quelli successivi con maggiori certezze e definisce le modalità attuative del nuovo credito d’imposta per il periodo successivo al 31 dicembre 2019.

Per le attività di ricerca fondamentale, ricerca industriale e sviluppo sperimentale in campo scientifico e tecnologico cambiano totalmente le regole di applicazione del credito d’imposta, che passa dal riconoscimento di un recupero del 50 – 25% dei costi, ad un credito pari solo al 12% delle spese agevolabili, nel limite massimo di 3 milioni di euro.

Viene però ampliato il concetto di innovazione, prevedendo:  

  • Per le attività di innovazione tecnologica finalizzate alla realizzazione di prodotti o processidi produzione nuovi o sostanzialmente migliorati, il credito d’imposta è riconosciuto in misura pari al 6% delle spese agevolabili, nel limite massimo di 1,5 milioni di euro.
  • In caso di attività di innovazione tecnologica finalizzate al raggiungimento di un obiettivo di transizione ecologica o di innovazione digitale 4.0, il credito d’imposta è riconosciuto in misura pari al 10% delle spese agevolabili, nel limite massimo di 1,5 milioni di euro.
  • Per le attività di design e ideazione estetica per la concezione e realizzazione dei nuovi prodotti e campionari nei settori tessile e della moda, calzaturiero, dell’occhialeria, orafo, del mobile e dell’arredo e della ceramica, e altri individuati con successivo decreto ministeriale il credito d’imposta è riconosciuto in misura pari al 6% delle spese agevolabili, nel limite massimo di 1,5 milioni di euro

Come utilizzare il credito d’imposta?

Il credito d’imposta è utilizzabile esclusivamente in compensazione in tre quote annuali di pari importo a decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello di maturazione.

Le principali azioni contenute riguardano:

  • Il credito d’imposta per investimenti in beni strumentali, con l’obiettivo di supportare e incentivare le imprese che investono in beni strumentali nuovi, materiali e immateriali, funzionali alla trasformazione tecnologica e digitale dei processi produttivi destinati a strutture produttive ubicate nel territorio dello Stato;
  • il credito d’imposta ricerca, sviluppo, innovazione e design  al fine di stimolare la spesa privata in ricerca, sviluppo e innovazione tecnologica per sostenere la competitività delle imprese e favorire i processi di transizione digitale nell’ambito dell’economia circolare e della sostenibilità ambientale; 
  • il credito d’imposta formazione 4.0 per stimolare gli investimenti delle imprese nella formazione del personale sulle materie aventi ad oggetto le tecnologie rilevanti per la trasformazione tecnologica e digitale delle imprese. 

In particolare, la Legge n. 160/2019 (Legge di Bilancio 2020) ha ridefinito la disciplina degli incentivi fiscali collegati al “Piano nazionale Impresa 4.0”, al fine di stimolare la spesa privata relativa a tali attività, per sostenere la competitività delle imprese e per favorirne i processi di transizione digitale nell’ambito dell’economia circolare e della sostenibilità ambientale.

Quali sono gli adempimenti previsti dal Piano Transizione 4.0?

Ai fini del riconoscimento del credito d’imposta, l’effettivo sostenimento delle spese ammissibili deve risultare da apposita certificazione rilasciata dal soggetto incaricato della revisione legale dei conti. Per le imprese non obbligate per legge alla revisione legale dei conti, le spese sostenute per adempiere all’obbligo di certificazione sono riconosciute in aumento del credito d’imposta per un importo non superiore a 5.000 euro.

Quali sono quindi le principali novità sul Credito d’imposta per la Ricerca e Sviluppo?

  • Forte riduzione del credito d’imposta riconosciuto sulle spese agevolate; 
  • Estensione dei campi di applicazione del credito d’imposta agli investimenti in innovazione e design;
  • Abolizione del riferimento alla media storica (incrementale);
  • Maggiore chiarezza  

Il decreto attuativo del “Piano Transizione 4.0”

Il decreto definisce l’elenco delle attività agevolabili, facendo riferimento a due manuali dell’Ocse (Oslo e Frascati), al fine di poter verificare quali siano quelle che ricadono nel campo di applicazione dell’agevolazione e poter così pianificare gli investimenti del secondo semestre 2020.

Le tipologie di attività di Ricerca e Sviluppo 

Il Decreto attuativo definisce le tre tipologie di ricerca e sviluppo che possono essere realizzate, seguendo le indicazioni del manuale Frascati: 

  • la ricerca fondamentale, ovvero i lavori sperimentali o teorici finalizzati principalmente all’acquisizione di nuove conoscenze in campo scientifico o tecnologico; 
  • la ricerca industriale, che è rappresentata dai lavori originali intrapresi al fine di individuare le possibili utilizzazioni o applicazioni delle nuove conoscenze derivanti da un’attività di ricerca fondamentale o al fine di trovare nuove soluzioni per il raggiungimento di uno scopo o un obiettivo pratico predeterminato; 
  • la ricerca sperimentale, ovvero i lavori sistematici, basati sulle conoscenze esistenti ottenute dalla ricerca o dall’esperienza pratica, svolti allo scopo di acquisire ulteriori conoscenze e raccogliere le informazioni tecniche necessarie in funzione della realizzazione di nuovi prodotti o nuovi processi di produzione o in funzione del miglioramento significativo di prodotti o processi già esistenti. 

Le attività di innovazione tecnologica 

La attività ammissibili secondo la classificazione del Manuale di Oslo, sono quelle finalizzate alla realizzazione o all’introduzione di prodotti o processi nuovi o significativamente migliorati, rispetto a quelli già realizzati o applicati dall’impresa. Quindi,  un prodotto è nuovo con riferimento alle caratteristiche tecniche o funzionali, ai componenti, al materiale, al software che viene integrato, alla procedura di utilizzo, alla facilità di impiego, alla maggiore flessibilità o di altri elementi concernenti le prestazioni e le funzionalità. 

Diversamente, risultano non agevolabili: 

  • i lavori svolti per apportare modifiche o migliorie minori ai prodotti e ai processi già realizzati o applicati dall’impresa; 
  • i lavori svolti per la soluzione di problemi tecnici legati al normale funzionamento dei processi di produzione dell’impresa o per l’eliminazione di difetti di fabbricazione dei prodotti dell’impresa; 
  • i lavori svolti per adeguare o personalizzare i prodotti o i processi dell’impresa su specifica richiesta di un committente; 
  • i lavori svolti per il controllo di qualità dei prodotti o dei processi e per la standardizzazione degli stessi 
  • e in generale i lavori richiesti per l’adeguamento di processi e prodotti a specifici obblighi previsti dalle norme in materia di sicurezza, salute e igiene del lavoro o in materia ambientale.

Le attività di innovazione 4.0

Rientrano nelle attività di innovazione 4.0:

  • digital service backbone, ovvero un’architettura digitale che consenta l’interconnessione di macchine e altro hardware o software; 
  • l’utilizzo di soluzioni che ottimizzano la produzione sulle linee con l’introduzione della robotica o semplicemente con l’ottimale assegnazione dei lavori alle macchine già in uso; 
  • l’integrazione tra It e operations; 
  • le attività di simulazione (digital twin) e manutenzione predittiva o il controllo macchine da remoto; 
  • soluzioni di analytics e big data che consentano di raccogliere ed elaborare indicatori chiave degli obiettivi aziendali (KPI);
  • la digitalizzazione delle interazioni tra i diversi operatori delle filiere produttive, la messa a punto di modelli di condivisone delle informazioni;
  • soluzioni di telediagnosi, teleassistenza, telemanutenzione con servizi ondemand, soluzioni che abilitino lo smart working;
  • la riprogettazione delle funzioni, dell’architettura, dei moduli e della connettività dei beni strumentali in ottica di digitalizzazione per consentire l’introduzione di soluzioni pay per use di macchine e sistemi di produzione;
  • l’introduzione di soluzioni specifiche di blockchain, cybersecurity, edge e cloud computing, a potenziamento e arricchimento e per garantire la sicurezza delle soluzioni descritte nei punti precedenti.

Le spese ammissibili

Per determinare la base di calcolo del credito d’imposta, fermo restando il rispetto delle regole generali di effettività, pertinenza e congruità delle spese, si considerano ammissibili le spese rientranti nelle tipologie indicate nei commi 200, 201 e 202 dell’articolo 1 della legge 27 dicembre 2019, n 160, imputabili, in applicazione dell’articolo 109, commi 1 e 2, del testo unico delle imposte sui redditi di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre1986, n. 917, al periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2019. 

Ai soli effetti dell’individuazione del periodo d’imposta a decorrere dal quale è possibile l’utilizzo in compensazione del credito d’imposta, le spese per la certificazione della documentazione contabile ammissibili ai sensi del comma 205, quinto periodo, dell’articolo 1 della legge 27 dicembre 2019, n. 160, si considerano imputabili allo stesso periodo d’imposta di effettuazione degli investimenti nelle attività ammissibili.

Il decreto rende così operativi tutti gli strumenti previsti in Legge di Bilancio 2020 per incentivare la competitività delle imprese italiane e valorizzare il Made in Italy. Vuoi sapere in che modo la tua azienda può usufruire delle agevolazioni previste dal Piano Tansizione 4.0? Scrivici a info@be4innovation.it

Bonus Formazione 4.0: cos’è e chi può usufruirne

Ne parliamo oggi con Rita Pierandrea, co-fondatrice di Be4 Innovation. 

La Legge di Bilancio ha prorogato ulteriormente l’agevolazione per le imprese che investono sul capitale umano per lo sviluppo dell’industria 4.0. Cominciamo dal principio: cos’è il Bonus Formazione 4.0? 

Il Bonus formazione 4.0 è un credito d’imposta fino al 50% sulle spese sostenute dalle aziende per la formazione dei dipendenti, sulle tecnologie rilevanti per la trasformazione tecnologica e digitale, usufruibile in compensazione F24 in maniera automatica, salvo i dovuti adempimenti. 

Si tratta di un’agevolazione a corollario di quelle previste dal “Piano nazionale Impresa 4.0”, che nasce per finanziare le spese sostenute dalle imprese, principalmente per la formazione dei dipendenti sui nuovi macchinari/software 4.0, ma anche per la diffusione della cultura dell’innovazione sulle tecnologie rilevanti. 

Come affermato dal Mise, l’obiettivo è: 

Stimolare gli investimenti delle imprese nella formazione del personale nelle materie aventi a oggetto le tecnologie rilevanti per il processo di trasformazione tecnologica e digitale delle imprese previsto dal “Piano Transizione 4.0”, cosiddette “tecnologie abilitanti”.

Quali sono le principali novità introdotte dalla Finanziaria 2020? 

Le principali novità non riguardano i contenuti della formazione, che restano sempre gli stessi, ma si rileva certamente la volontà di semplificare gli adempimenti (è stato eliminato l’obbligo di disciplinare lo svolgimento delle attività di formazione attraverso contratti collettivi aziendali o territoriali) per incoraggiare l’utilizzo di questa forma di agevolazione sconosciuta a molti imprenditori che hanno investito e continuano ad investire nella 4.0. A proposito di novità, si evidenzia un credito d’imposta aumentato su specifici casio ridotto come ad esempio è accaduto per le spese di formazione delle medie imprese per via dell’abbassamento dei limiti massimi annuali.

Come viene attribuito il credito d’imposta? 

Per le spese sostenute successivamente al 31 dicembre 2019, il credito di imposta viene attribuito in questo modo:

·       Piccole imprese: 50% delle spese sostenute e nel limite massimo annuale di 300.000 euro.

·       Medie imprese: 40% delle spese sostenute e nel limite massimo annuale di 250.000 euro.

·       Grandi imprese: 30% delle spese sostenute e nel limite massimo annuale di 250.000 euro.

Il Credito d’Imposta aumenta al 60% per tutte le imprese, lasciando invariato il limite massimo annuale, se a fruire della formazione sono lavoratori dipendenti appartenenti a categoria svantaggiate o ultra svantaggiate.

Quali sono le spese ammissibili? 

Il credito d’imposta del 30%, 40% o 50% è riconosciuto sulle le spese sostenute per la formazione del personale dipendente nelle materie caratterizzanti il piano Industria 4.0, ovvero:

  • big data e analisi dei dati,
  • cloud,
  • fog computing,
  • cyber security,
  • sistemi cyber-fisici,
  • prototipazione rapida,
  • sistemi di visualizzazione e realtà aumentata,
  • robotica avanzata e collaborativa,
  • interfaccia uomo macchina,
  • manifattura additiva,
  • internet delle cose e delle macchine,
  • integrazione digitale dei processi aziendali.

Sono escluse dal beneficio le attività di formazione, ordinaria o periodica, organizzata dall’impresa per conformarsi alle norme in materia di salute e sicurezza sul luogo di lavoro e di protezione dell’ambiente o ad altre norme obbligatorie in materia di formazione.

Chi può usufruire del Bonus Formazione 4.0? 

La norma prevede che l’agevolazione spetti a tutte le imprese indipendentemente dalla forma giuridica, dal settore economico e dal regime contabile adottato (sono esclusi i lavoratori autonomi)

Non sono ammesse al beneficio, oltre che le imprese in difficoltà come definite dall’art. 2, punto 18, del regolamento (UE) n. 651/2014 della Commissione, del 17 giugno 2014 anche le imprese:

  • destinatarie di sanzioni interdittive ai sensi dell’art. 9, co. 2 del D.Lgs 231/2001;
  • che non risultino in regola con le normative sulla sicurezza nei luoghi di lavoro;
  • che non risultino in regola con gli obblighi di versamento dei contributi previdenziali e assistenziali a favore dei lavoratori.

Ulteriore novità introdotta dalla Legge di Bilancio 2020 è la previsione che nel caso in cui le attività di formazione siano erogate da soggetti esterni all’impresa si considerano ammissibili al credito d’imposta anche le attività commissionate agli Istituti Tecnici Superiori.

Come si accede al Bonus? 

In modo automatico con compensazione del credito in F24 a decorrere dal periodo d’imposta successivo all’anno in cui sono state sostenute le spese, salvo i necessari adempimenti, che prevedono una corretta rendicontazione, un’attenta verifica dei requisiti, la certificazione di un revisore legale dei costi e le dovute comunicazioni telematiche. Per questo le imprese devono sempre farsi affiancare in questi percorsi da personale qualificato per affrontare in tutta tranquillità l’intero processo che porta poi alla maturazione del credito ed al suo utilizzo.  

È possibile richiedere il Bonus Formazione 4.0 anche per i corsi online?

Certo! Il bonus formazione 4.0 spetta anche per le spese sostenute in merito a corsi online in formula di e-learning.

In questo caso il MISE ha chiarito che sarà necessario rispettare una serie di regole perché queste risultino agevolabili.

Bisogna, innanzitutto controllare la presenza alle attività del personale dipendente e mettere in atto strumenti di controllo idonei ad assicurare l’effettiva e continua partecipazione del personale impegnato nelle attività formative.

I corsi devono essere interattivi e prevedere dei momenti di verifica che rispondano ai seguenti requisiti:

  • devono essere almeno quattro per ogni ora;
  • devono essere strutturati su quesiti a risposta multipla;
  • devono essere proposti a intervalli irregolari e non prevedibili dall’utente.

Anche al termine del corso online i partecipanti devono affrontare e superare una prova di verifica rispondendo correttamente alla metà delle domande proposte.

Come si misura l’efficienza di queste agevolazioni sul lungo termine? 

L’efficienza di questa agevolazione la possiamo misurare con i nostri occhi tutte le volte che visitiamo aziende che continuano ad investire nell’innovazione tecnologica ed in cui i dipendenti ci raccontano con entusiasmo il loro nuovo modo di lavorare. Ci sono ragazzi e ci sono uomini d’esperienza che mettono a fattor comune le loro competenze 4.0 per crescere al passo con i tempi. La formazione rende curiosi e crea interesse in tutte le fasce d’età e questo è il sogno di ogni imprenditore investire nei giovani e tramandare l’esperienza dei dipendenti che fino ad oggi hanno fatto l’azienda. Formazione ed innovazione vanno di pari passo, attualmente le aziende di successo hanno fatto tantissima formazione, soprattutto on the job, e ne raccolgono ogni giorno i risultati con un’importante incremento del fatturato e recupero dei relativi costi grazie alle agevolazioni della formazione 4.0.  

Quali consigli daresti a un’azienda che ha subito un forte arresto negli ultimi mesi? 

Consiglio di investire nella digitalizzazione e nell’innovazione e di non avere paura del cambiamento. Le aziende più tecnologiche, nonostante le gravi difficoltà connesse ai contagi dovuti al Covid 19, hanno continuato a lavorare in tutta sicurezza a pieno regime.

Blended Learning, come rivoluzionare la formazione aziendale

La formazione aziendale non sarà mai più la stessa, ora che questo periodo ha spinto tutte le aziende e i collaboratori verso un uso più ampio della tecnologia. Proprio per questo è necessario accelerare la digital transformation e l’acquisizione delle competenze digitali e delle soft skill da parte dei dipendenti.  

La risposta a queste esigenze in ambito formativo è il blended learning, un approccio alla formazione che si basa sull’utilizzo di diverse metodologie, strumenti e linguaggi integrati fra loro. 

L’approccio blended era già un trend crescente che l’emergenza sanitaria ha accelerato.

Quali sono i vantaggi del Blended Learning?

  • L’abbattimento radicale dei tempi e dei costi. Rispetto alla formazione tradizionale il tempo diventa più breve e di maggiore qualità, approfondendo le tematiche più complesse e condividendo esperienze, sensazioni e paure;
  • La capacità di aumentare il grado di coinvolgimento e di interazione, l’apprendimento collaborativo e, di conseguenza, l’efficacia. 
  • La flessibilità e personalizzazione dei programmi in base all’età, al livello di digitalizzazione e allo stile di apprendimento del target. Un programma id blended learning permette di trovare e realizzare il giusto equilibrio, anche in gruppi molto eterogenei.
  • È divertente. La formazione non deve essere per forza noiosa. Tecniche come la gamification rivoluzionano la formazione e il concetto di apprendimento.

La logica dietro questo approccio, nonché la sua potenza, sta nel concepire la formazione non come un momento ma come un processo continuo. 

Quali sono le combinazioni possibili? 

Tantissime. Abbiamo già detto che la peculiarità del blended learning è legata alla combinazione di elementi differenti. La buona riuscita del percorso è data dalla bravura del progettista/formatore nel trovare il giusto mix di insegnamento. 

La modalità più diffusa è quella che unisce l’apprendimento online (webinar e video-lezioni) e quello offline, in aula o in azienda. A questa potremmo aggiungere anche una modalità di apprendimento più informale, utilizzando i social network o la gamification, con piattaforme dedicate alla formazione aziendale e l’autoapprendimento.

BE4 propone un percorso di Blended Learning che fornisce soluzioni educative innovative attraverso un efficace mix di insegnamento in presenza e a distanza per insegnanti, formatori e studenti. 

Se vuoi saperne di più scrivi a info@be4innovation.it

Ripartire con la digitalizzazione delle imprese

Nel 2019 il mercato dell’Industria 4.0 è cresciuto del 22% a sfiorare i 4 miliardi di valore, e oggi come non mai, in tempi di Covid-19, la digitalizzazione delle imprese è chiamata ad avere un ruolo fondamentale nel consentire la ripartenza economica. Ma nonostante l’ottimo risultato e le prospettive di una tendenza in una certa direzione, non mancano le perplessità: intanto sulle scelte del Governo, che per ora ha dato continuità al piano lanciato 4 anni fa dal precedente esecutivo, e poi sulle imprese che sono ancora molto disorganizzate nella gestione dei loro progetti di innovazione. E’ questo il quadro che emerge dalla ricerca dell’Osservatorio Industria 4.0 della School of Management del Politecnico di Milano, presentata al convegno online “Digital New Normal: essere 4.0 ai tempi del Covid

Il digitale al centro delle strategie aziendali

Trascorsi quasi tre mesi dalla dichiarazione di isolamento nazionale, ci stiamo iniziando ad accorgere della sfida epocale che abbiamo davanti in termini di innovazione digitale. 

Stiamo assistendo al più grande tentativo di trasformazione digitale del nostro Paese. Un tentativo forzato, innaturale. Ma se è vero che almeno per un po’ dovremo abituarci a una nuova normalità e che l’innovazione digitale sarà una colonna portante di questa normalità, dobbiamo sbloccare quanto prima un freno storico: l’assenza di competenze digitali

Sarà necessario:

  • accrescere il grado di maturità digitale, ancora troppo basso;
  • innalzare il livello di competenze, drammaticamente basso, che ci pone ai margini delle classifiche internazionali;
  • mettere il digitale al centro delle strategie aziendali, in un sapiente mix di processi, organizzazione e tecnologia. 

È uno sforzo da compiere, perché l’antifragilità e la resilienza delle catene globali del valore si rafforzano con l’apporto del digitale. 

Gabbiotti recintati e postazioni remotizzate, realtà aumentata, Iot: gli strumenti per il grande balzo digitale anche in fabbrica ci sono. 

Le catene globali di valore sicuramente si accorceranno e con l’apporto delle tecnologie si creeranno filiere digitali

Per questo servono le aggregazioni, perché il tessuto industriale italiano, benché se ne parli da almeno un decennio, resta troppo frammentato e poco diversificato sull’export per competere. 

La digitalizzazione delle informazioni (produzione, immagazzinamento e condivisione dei dati), lungo l’intera catena del valore, potrà dare sicuri vantaggi a quelle imprese in grado di ripensare alla propria strategia con filiere a lunghezza variabile, gestite in maniera più smart con il supporto del digitale.

Le tecnologie digitali possono intervenire nell’individuazione dei nodi deboli e viceversa dei nodi forti, apportando vantaggi: ingegnerizzando nuovi servizi; imparando a fare sistema attraverso aggregazioni; essere più strutturati a competere in Italia e all’estero; aumentare la trasparenza e la visibilità lungo la catena a monte e a valle; gestire il portafoglio prodotti considerando la safety come un parametro valutativo in più; individuare percorsi di logistica alternativi e più attenti all’impatto ambientale; riorientare la supply chain, eliminando le ridondanze e andando verso fornitori più sicuri e affidabili; configurare in maniera flessibile, con costi noti, i diversi nodi delle catene.

In un periodo di probabile recessione come quello verso cui andiamo incontro nei prossimi mesi, in cui le stime vedono un Pil in caduta e una disoccupazione dilagante, le variabili su cui non ridurre gli investimenti sono essenzialmente due: 

  • la rivoluzione digitale che permette di mantenere attivi e profittevoli anche settori tradizionalmente non basati sull’information Technology;
  • l’attenzione alle persone, attraverso l’ascolto, il coinvolgimento e la creazione di condizioni lavorative, tecnologicamente avanzate, che permettano loro di contribuire alla produttività, nonché di continuare a dimostrare e sviluppare il loro potenziale innovativo.

La prova di una rapida diffusione del digitale nell’economia e il suo già evidente impatto sui mercati del lavoro mostrano quanto il governo e le aziende debbano agire per tenere il passo con questi cambiamenti. 

Il governo è consapevole, in vista della presidenza italiana nel 2021 del G20, di dover accelerare verso modelli di business digitali e innovativi nello svolgimento della produzione e della cooperazione commerciale internazionale con l’obiettivo di rafforzare la resilienza delle imprese, con particolare riferimento alle Pmi.