Fondo di garanzia per le PMI: cos’è?

Se dovessimo spiegare in modo semplice cos’è il fondo di garanzia per le PMI, lo descriveremmo essenzialmente come uno strumento che lo Stato italiano e l’Unione Europea ha istituito con l’obiettivo di rendere possibile l’accesso al credito ad imprese di micro, piccole e medie dimensioni e a professionisti che non dispongono di sufficienti garanzie da sottoporre al sistema bancario.

In termini pratici, con il fondo di garanzia per le PMI lo Stato italiano si fa da garante per il finanziamento che gli istituti bancari o altri intermediari finanziari abilitati erogano alle piccole e medie imprese del nostro Paese. In questo modo, va a sostituire in modo efficace le costose garanzie che molto spesso gli istituti richiedono per l’erogazione di finanziamenti e contribuisce a ridurre il rischio per le imprese, che potranno beneficiare di un canale privilegiato per ottenere i fondi necessari ai loro investimenti.

Per quanto riguarda la modalità di intervento del fondo di garanzia per le PMI, si tratta di una garanzia a prima richiesta dalla Banca del Mezzogiorno – Mediocredito Centrale per conto del Ministero dello Sviluppo Economico, esplicita ed incondizionata ad assorbimento e accantonamento pari a zero, poiché rappresenta una garanzia di ultima istanza dello Stato.

I vantaggi del fondo di garanzia per le PMI

Il sito del Ministero per lo Sviluppo Economico riconferma ed esprime in modo molto chiaro i principali vantaggi del fondo di garanzia per le PMI:

  • Offre la possibilità di accesso al credito da parte di imprese e professionisti che, diversamente, avrebbero difficoltà a ottenerlo perché non dispongono di sufficienti garanzie
  • Sostituisce le onerose garanzie generalmente richieste dagli istituti o dagli intermediari finanziari per concedere un finanziamento
  • Riduce o addirittura abbatte il rischio per l’impresa o il professionista
  • Semplifica le procedure di accesso al credito
  • Aumenta le coperture
  • Amplia la platea dei possibili beneficiari di un credito

È importante tenere a mente che il fondo di garanzia per le PMI non interviene in modo diretto nel rapporto tra istituto bancario e cliente dal momento che tassi di interesse, condizioni di rimborso e altre specifiche contrattuali sono lasciati alle due parti in trattativa. Tuttavia, sulla parte garantita dal Fondo non è possibile acquisire garanzie reali, bancarie o assicurative.

Quali sono i beneficiari del fondo di garanzia per le PMI e come si presenta la domanda

Il fondo di garanzia per le PMI può essere erogato alle microimprese e alle PMI iscritte al Registro delle Imprese, così come ai liberi professionisti.

È inoltre bene ricordare che il Decreto Liquidità ha previsto che possano essere ammessi – per i finanziamenti fino ai 30mila euro – anche soggetti che esercitano attività di impresa, arti o professioni o che esercitano alcune delle attività ausiliarie dei servizi finanziari e delle attività assicurative e di Enti non commerciali, compresi gli Enti del terzo settore e gli Enti religiosi civilmente riconosciuti.

I soggetti garantiti potranno appartenere a qualunque settore, ad esclusione di quello relativo alle attività finanziarie e alle assicurazioni (sebbene rimangano comunque incluse in questa categoria alcune attività ausiliarie dei servizi finanziari e delle attività assicurative).

Per quanto riguarda la presentazione della domanda, va specificato che l’impresa o il professionista non potranno inoltrarla direttamente al fondo, ma dovranno invece rivolgersi a un istituto di credito per la richiesta del finanziamento. Contestualmente, dovranno inoltre richiedere che su tale finanziamento sia acquisita la garanzia diretta: sarà a questo punto la banca a prendersi carico dell’intero iter.

Un’opzione alternativa per accedere al fondo di garanzia per le PMI consiste nel rivolgersi a un Confidi che, dopo aver garantito in prima istanza l’operazione, provvederà a richiederne la controgaranzia al fondo. Se, da un lato, tutti gli istituti bancari in Italia sono abilitati a presentare la domanda, nel caso in cui si preferisse rivolgersi a un Confidi bisognerà sempre verificare che sia correttamente accreditato.

Le operazioni autorizzate dal fondo di garanzia per le PMI

Per quanto riguarda le operazioni che il fondo garantisce e la misura in cui le garantisce, il MISE specifica che la concessione è relativa a tutte le operazioni relative alle attività di impresa sia a breve che a medio-lungo termine.

Le coperture sono le seguenti:

  • 90% (sia per garanzia diretta sia per riassicurazione/controgaranzia) per operazioni finanziarie di importo fino a 30mila euro e comunque non superiore al doppio della spesa salariale annua o al 25% del fatturato; con durata massima di 15 anni a condizione che il rimborso della quota capitale non inizi prima di 24 mesi dall’erogazione.
  • 80% per garanzia diretta e 100% per riassicurazione/controgaranzia (su garanzie rilasciate da confidi non superiori al 90% del finanziamento) per operazioni finanziarie: a fronte di liquidità o di investimento; con durata massima di 8 anni. Di importo non superiore al doppio della spesa salariale annua o al 25% del fatturato oppure, in caso di superamento di entrambi i limiti, al fabbisogno per costi di capitale d’esercizio e costi d’investimento. A determinate condizioni sarà possibile combinare l’intervento del fondo con una garanzia del 20% rilasciata da un confidi così da ottenere una copertura pari al 100% del finanziamento.
  • 80% per la garanzia diretta e 90% per la riassicurazione (su garanzie rilasciate da confidi non superiori all’80% del finanziamento) per tutte le operazioni che non rientrano nei precedenti punti. Per queste operazioni finanziarie sarà possibile combinare l’intervento del fondo con una garanzia del 20% rilasciata da un confidi così da ottenere una copertura pari al 100% del finanziamento.

Fondo di garanzia per le PMI, COVID-19 e startup innovative

Vale la pena menzionare che, a causa dell’emergenza sanitaria generata dalla diffusione del COVID-19, il fondo di garanzia per le PMI è stato potenziato con procedure di accesso semplificate, più elevate coperture della garanzia e un maggiore ampliamento della platea di potenziali beneficiari, con proroga almeno fino al 31 dicembre 2021.

Tale potenziamento è stato introdotto dal Decreto Cura Italia e successivamente confermato con il Decreto Liquidità: l’obiettivo, come è facile immaginare, è sostenere in modo ancora più deciso le imprese che si trovano ad affrontare le difficoltà innescate dalla pandemia.

Infine, occorre ricordare che il fondo di garanzia per le PMI si dimostra uno strumento estremamente importante anche per gli incubatori certificati e per le startup innovative, in una fase storica in cui la transizione verso il digitale e l’Industria 4.0 non sono più attività prorogabili.

Nei confronti di queste aziende è attualmente in vigore una modalità di attivazione gratuita, semplificata e diretta del fondo di garanzia per le PMI: la garanzia copre fino all’80% del prestito erogato dall’istituto di credo per un massimo di 2,5 milioni di euro, ed è concessa a titolo totalmente gratuito e con il beneficio di un canale di accesso prioritario.

Dal 2013 fino al terzo trimestre del 2021, il fondo di garanzia per le PMI ha autorizzato oltre 11.700 operazioni di finanziamento a favore di più di 6000 startup italiane, alcune delle quali hanno ricevuto più di un finanziamento. Il totale finora finanziato ammonta a circa due milioni di euro.

Per quanto riguarda le startup innovative, sono oltre 1250 quelle che hanno beneficiato del fondo, per un totale finanziato di oltre un miliardo e trecento milioni di euro. Questo significa che, nel complesso, il fondo di garanzia per le PMI ha fino a questo momento erogato quasi 3 milioni e mezzo di euro alle piccole e medie imprese italiane.

Fondo di garanzia per le PMI le novità della legge di bilancio 2022

La Legge 30 dicembre 2021, n.234 ha rifinanziato per ulteriori 3 miliardi fino al 2027 il Fondo di garanzia e prorogato tutte le misure previste dall’articolo 13, comma 1 del DL Liquidità fino al 30 giugno 2022, fatta eccezione per i due seguenti aspetti:

  • a decorrere dal 1°aprile 2022, le garanzie saranno concesse previo pagamento di una commissione una tantum da versare al Fondo
  • a decorrere dal 1° gennaio 2022, il Fondo potrà intervenire in favore delle operazioni finanziarie presentate ai sensi dell’articolo 13, comma 1, lettera m) del DL Liquidità rilasciando garanzie pari all’80%

Si specifica, inoltre, che è stata prorogata al 30 giugno 2022 anche la misura prevista dall’art.13, comma 12-bis del DL Liquidità, e pertanto, potranno essere ancora presentate richieste di garanzia ai sensi dell’art.13, comma 1, lettera m) del DL Liquidità, in favore degli enti non commerciali, compresi gli enti del terzo settore e gli enti religiosi civilmente riconosciuti.

Desideri scoprire se la tua impresa potrebbe beneficiare del fondo di garanzia per le PMI? Puoi rivolgerti agli specialisti di BE4Innovation e ricevere subito una consulenza dedicata!

Copyworld e Be4 Innovation: rinnovamento tecnologico all’ennesima potenza

“C’è un elemento che rappresenta la costante di tutto il nostro percorso ed è l’evoluzione continua”. 

Andrea Pollastri, AD Copyworld S.p.A.

Non è stato difficile immaginare l’unione di due forze come Be4 Innovation e Copyworld.

Copyworld nasce a Scandicci, nel fiorentino, e col tempo cresce in tutto il territorio nazionale. La sua anima è fortemente tecnologica, specializzata nella vendita, noleggio e assistenza tecnica di un’ampia gamma di soluzioni e tecnologie in ambito Office Automation, Production Printing, Information Technology, Mobile e Visual Communication. Il suo approccio consulenziale vuole dare spazio alla personalizzazione e alla relazione con i clienti, “per garantire il massimo livello di efficienza.

“La relazione con Be4 Innovation è nata spontaneamente, per rispondere con meticolosa attenzione alle esigenze dei nostri clienti.” spiega l’AD Andrea Pollastri. Ma questa è solo un’altra tappa dell’evoluzione di un’impresa che ha messo radici nel settore stampa e ha compreso la necessità di trasformarsi nel tempo.

Trasformazione che non si arresta e che ha visto Copyworld cambiare ancora. Quest’anno l’azienda fiorentina è diventata una Società per Azioni concretizzando un preciso progetto ed esprimendo volontà di continuare ad investire per costruire relazioni sempre più solide con clienti e partner.

Dalle stampanti alla digital transformation: anticipare il cambiamento e farne il proprio core business

Copyworld nasce negli anni Settanta, quando era un’agenzia specializzata nella vendita di stampanti. Dagli anni Novanta comincia la vera evoluzione: prende l’attuale nome e rivede i suoi servizi, per rispondere alla necessità di un mondo in cambiamento.

Andrea Pollastri ci racconta che la rivoluzione digitale ha accelerato il processo di crescita e sviluppo, portandola a ridefinire attività e competenze. Oggi questi stessi processi hanno dato forma alla sua mission: accompagnare i clienti verso la trasformazione digitale e diventare un vero e proprio partner dell’innovazione di grandi aziende e PMI. “Grazie alla collaborazione con Be4”, ci spiega, “vogliamo potenziare il nostro approccio consulenziale e specializzarci sempre di più nella realizzazione di progetti di rinnovamento tecnologico includendo anche una consulenza di tipo economico-fiscale”.

In occasione di questa partnership, abbiamo fatto qualche domanda all’AD Andrea Pollastri, per conoscere cosa ci riserva il futuro.

Quali sono gli scenari futuri nel settore stampa e nel mondo IT?

È certamente cambiato il modo in cui stampiamo, lo facciamo da diversi dispositivi e in luoghi differenti. Le stampanti sono viste come uno strumento fondamentale per condividere, conservare e distribuire le informazioni e sono quindi connesse al cloud. Ma cosa comporta questo? Comporta un aumento dei rischi per l’azienda se non si considera l’ambiente di stampa come un elemento da proteggere. Occorre incrementare il livello di difesa contro le minacce informatiche al fine di evitare la compromissione della rete aziendale e la sottrazione dei dati sensibili.

Da qui l’importanza di puntare su una solida infrastruttura informatica e su un tema molto caldo che è quello della cyber security, sia in ambito aziendale che domestico, poiché con la pandemia è cambiato il nostro modo quotidiano di lavorare, rendendo protagonista anche la casa.

Se guardiamo i dati del rapporto Clusit 2021 sulla sicurezza ICT in Italia lo scenario è preoccupante, in Europa gli attacchi informatici sono passati dal 15 al 25% e gli attacchi con impatto critico ed elevato sono passati dal 49% al 74%. 

Cosa accadrà quindi nel futuro? La sicurezza informatica assumerà sempre più un ruolo centrale e la stampa continuerà a evolvere abbandonando per sempre il concetto di stampa fine a se stessa; i dispositivi di stampa saranno sempre più la porta di accesso alla digitalizzazione di tutte le informazioni e all’automatizzazione dei flussi di lavoro.

Industria 4.0: cosa potrebbe accelerare la trasformazione della PMI?

La pandemia ci ha portato alla ridefinizione di diversi asset aziendali, da questo punto di vista il momento di crisi vissuto dalle PMI si può trasformare in opportunità puntando sulle tecnologie smart e sui contributi previsti dal piano Industria 4.0. La trasformazione delle PMI può avvenire solo se si decide di abbracciare un cambiamento profondo che riguarda sia i processi aziendali sia la cultura dell’azienda. Per far questo però occorre percepire la trasformazione come un investimento e non come un costo e puntare sul potenziamento delle proprie competenze e sul supporto di partner specializzati.

Il nostro impegno si traduce nell’offrire ai clienti una consulenza e poi delle soluzioni personalizzate per facilitare il loro percorso verso la trasformazione digitale. In questo contesto si inserisce una partnership come quella appena instaurata con Be4 Innovation.

L’Industria 4.0 deve essere vista come un nuovo punto di partenza, l’occasione per essere sul mercato continuando ad essere competitivi.

I vostri progetti futuri?

Continuare a specializzarci sempre più, ampliare le nostre certificazioni e le nostre competenze sia in fase di pre-vendita sia in fase di post-vendita. Il nostro valore aggiunto è dato dall’approccio fortemente consulenziale, partiamo dall’analisi dell’esistente, passando attraverso la comprensione delle esigenze per poi proporre la miglior soluzione che risponda alle richieste del cliente. Tutto questo è reso possibile grazie al nostro percorso di crescita cominciato anni fa, su cui investiamo e su cui non smetteremo mai di investire, incentrato su formazione e specializzazione.

A proposito di formazione: quanto conta per voi? Che tipo di formazione fate?

La formazione rappresenta il nostro valore aggiunto e ha un doppio significato: formazione per noi e per i nostri clienti. Per poter rispondere in maniera efficace ed efficiente alle richieste di questi ultimi è fondamentale essere specializzati, per questo motivo il nostro reparto assistenza segue continuamente corsi di formazione e aggiornamento con i nostri partner.

Non puntiamo solo alla formazione del nostro organico ma anche sulla formazione dei nostri clienti, vogliamo renderli autonomi nella gestione quotidiana delle loro attività con la consapevolezza di poter contare sull’elevata specializzazione dei nostri tecnici. 

La trasformazione digitale ha cambiato anche la comunicazione: come gestite la comunicazione del vostro brand?

Negli ultimi anni abbiamo assistito a un cambiamento repentino del modo in cui i clienti si rapportano ed entrano in contatto con le aziende, oltre che del modo e delle tempistiche in cui le informazioni vengono reperite. La comunicazione digitale rappresenta il presente e il futuro e per noi è un asset strategico perché ci aiuta a esprimere in tempo reale il nostro continuo cambiamento.

Utilizziamo come canali principali per informare i nostri clienti le più note piattaforme social e video e l’email marketing: tutti questi strumenti hanno un’importanza strategica perché ci permettono di analizzare gli interessi e il sentiment dei nostri clienti. 

La nostra strategia si basa sulla creazione di contenuti di qualità più che sulla quantità delle informazioni veicolate, questo perché stiamo vivendo un periodo di overload informativo e noi vogliamo essere presenti online ma con metodo, consapevolezza e coerenza rispetto ai valori della nostra azienda. 

È cambiata anche la nostra comunicazione interna: ricorriamo a più canali per coinvolgere e rendere tutti partecipi delle novità e di quanto accade in azienda. Utilizziamo la newsletter, un canale di messaggistica e abbiamo posizionato alcuni display in più punti dell’azienda per veicolare velocemente le informazioni.

In che modo i vostri prodotti possono contribuire alla risoluzione di problematiche ambientali?

Nel corso degli anni ci siamo impegnati su diversi fronti per sensibilizzare i nostri clienti sulla tematica ambientale.

Da sempre ci affidiamo ai migliori brand del mercato, che non solo garantiscono qualità e ampia gamma di prodotti, ma dispongono di numerose certificazioni dal punto di vista ambientale, sia grazie a prodotti dall’altissima efficienza energetica che per tecnologie green di ultima generazione. Oltre a proporre prodotti a basso impatto ambientale, gestiamo il loro ciclo di vita per far sì che vengano smaltiti correttamente. 

Nell’ambito specifico del printing, effettuiamo inoltre il ritiro dei consumabili esausti e proponiamo software di gestione di stampa che consentono di ridurre gli sprechi e incoraggiare un comportamento più responsabile e consapevole da parte degli utenti, grazie a policy di stampa come stampa di e-mail consentita solo in fronte-retro e bianco e nero, quote massime di lavoro per utente o gruppo, blocco del lavoro in caso di formato carta errato o reindirizzamento del lavoro di stampa, a seconda della sua tipologia, al dispositivo più indicato.

Recentemente abbiamo inoltre elaborato un piano di sostenibilità di lungo periodo che ruota attorno a tre pilastri fondamentali: pianeta, persone e comunità. Ci siamo impegnati ad intraprendere una serie di azioni con l’obiettivo di cambiare il modo di fare impresa, migliorando il nostro impatto ambientale e la società in cui viviamo. 

Finanza agevolata per l’agricoltura

Le aziende agricole possono attualmente beneficiare di diverse iniziative di finanza agevolata per l’agricoltura, vale a dire l’insieme degli interventi che il legislatore regionale, nazionale o comunitario realizza erogando strumenti finanziari favorevoli per le imprese. L’obiettivo della finanza agevolata per l’agricoltura è, naturalmente, sostenere e facilitare lo sviluppo di nuovi progetti di investimento che rendano più competitive le aziende operanti nel settore.

Sul fronte dei finanziamenti, il Bando Agricoltura 2021 mette ad esempio a disposizione delle aziende agricole un fondo complessivo di 5 milioni di euro a supporto degli investimenti sia in macchinari che in tecnologie digitali (software). Le regole per le agevolazioni sono state fissate dal Ministero dello Sviluppo Economico in collaborazione con il Ministero delle Politiche Agricole e Forestali così da incoraggiare e supportare le aziende del comparto che desiderano investire in nuovi beni strumentali, siano essi materiali o immateriali, permettendo un più marcato sviluppo del comparto agricolo. 

Tuttavia, quello appena indicato non è il solo esempio di finanza agevolata per l’agricoltura. Le agevolazioni per il settore agricolo disponibili sono tipicamente molto numerose ed erogate o prorogate su base regolare: dal Bando INAIL al credito d’imposta, dal Credito del Mezzogiorno alla Nuova Sabatini, senza contare i diversi finanziamenti e iniziative come il bando ISMEA per l’acquisto di terreni, che sostiene le operazioni fondiarie riservate ai giovani che per la prima volta si insediano nelle aziende agricole in qualità di capo azienda, distribuendo contributi in conto interessi.

In linea generale, quindi, è sempre importante tenere a mente che l’UE, lo Stato e le diverse Regioni pubblicano regolarmente diversi bandi che prevedono incentivi a tasso agevolato o a fondo perduto, sempre con l’obiettivo di assicurare lo sviluppo e la crescita previsti dai piani programmatici. Tale principio vale per il settore agricolo come per tutti gli altri comparti, in modo tale che imprese operanti nelle industrie più diverse possano beneficiare dell’opportunità di sfruttare incentivi per sviluppare o avviare le loro attività.

In questo senso, è essenziale poter godere del supporto di consulenti specializzati, che potranno offrire panoramiche precise sulle diverse agevolazioni disponibili e individuare quale sia la più adatta alle diverse esigenze: BE4Innovation fornisce tale servizio anche alle aziende agricole e agli imprenditori che desiderano sviluppare la loro impresa in questo settore.

Finanza agevolata per le aziende agricole: ecco alcune tra le iniziative più interessanti

Volendo proporre un rapido excursus sulle iniziative di finanza agevolata più interessanti per l’agricoltura, vale senza dubbio la pena ricordare i fondi per il cosiddetto “Ricambio Generazionale in Agricoltura”, stanziati dalla Comunità Europea tramite ISMEA e che hanno lo scopo di favorire l’imprenditoria giovanile nel settore.

Validi per il primo insediamento, per il subentro in aziende preesistenti e per le opere di miglioramento in aziende agricole già presenti sul territorio, i fondi ammontano a circa 3 miliardi di euro l’anno e sono destinati ai giovani tra i 18 e i 40 anni, in forma individuale o societaria (per il subentro e il primo insediamento), agli imprenditori agricoli con almeno due anni di attività (per la garanzia SGFA) e agli imprenditori agricoli, anche di nuovo insediamento (per il Recovery Fund e PSRN).

Maggiori informazioni su queste iniziative di finanza agevolata sono disponibili sul sito di Agrifondi.

Per quanto riguarda invece il Bando Agricoltura 2021 precedentemente menzionato, esso consiste un’agevolazione nei confronti di micro, piccole e medie imprese attive nella produzione agricola primaria, nella trasformazione o nella commercializzazione di prodotti agricoli, che investono in beni strumentali nuovi e immateriali. Il contributo a fondo perduto è in questo caso pari al 30% delle spese ammissibili ma può essere elevato fino al 40% laddove gli investimenti siano relativi ai beni strumentali materiali o immateriali (software e applicazioni) previsti dal Piano Transizione 4.0 (allegati A e B della Legge n. 232-2016).

Le spese ammissibili saranno pari a 5000 euro, ad esclusione di quelle relative a beni usati o sostenute tramite leasing, mentre l’IVA potrà rientrare tra di esse esclusivamente quando sostenuta dal beneficiario e non sarà comunque recuperabile.

Finanza agevolata nell’agricoltura: requisiti necessari ad accedere al Bando Agricoltura 2021

Per quanto riguarda i requisiti necessari per l’accesso al Bando Agricoltura 2021, bisognerà tenere presente che gli investimenti potranno usufruire delle agevolazioni soltanto se rispetteranno i seguenti criteri:

  • Avviamento successivamente alla presentazione della domanda di contributo.
  • Ultimazione entro un anno dalla data del provvedimento di concessione.
  • Mantenimento per almeno tre anni dalla data di erogazione del saldo del contributo.

L’obiettivo di questa iniziativa di finanza agevolata per l’agricoltura è l’incentivazione all’acquisto di nuove attrezzature e macchinari, oltre che dei già citati software di settore, che abbiamo lo scopo di ridurre i rischi di infortuni sul lavoro, abbattere le emissioni inquinanti e ottimizzare il rendimento e la produttività dell’impresa.

Incentivi per l’agricoltura: qualche cenno sulla Nuova Sabatini

Per quanto riguarda invece la Nuova Sabatini, essa risulta molto importante nell’ambito delle iniziative di finanza agevolata per l’agricoltura perché è stata rifinanziata per il periodo 2020-2025 (l’importo complessivo è di ben 540 milioni di euro, dei quali 105 riservati al solo 2021). Si tratta di una misura che mira a supportare le aziende agricole che richiedono finanziamenti per investimenti in nuovi impianti, macchinari, beni strumentali e tecnologie digitali.

Il contributo è a parziale copertura degli interessi pagati sul finanziamento, ed equivale a un risparmio sul valore dell’investimento pari al 7,7% sulle macchine agricole ordinarie, al 10% sulle macchine agricole do tecnologia 4.0, al 15,4% sulle macchine agricole 4.0 per le micro e piccole imprese del Sud Italia. È inoltre fondamentale ricordare che la Nuova Sabatini 2021 include un importante aggiornamento introdotto dalla Legge di Stabilità, ossia la possibilità di erogare il contributo in un’unica soluzione e indipendentemente dall’importo del finanziamento.

A questo incentivo possono accedere tutte le microimprese e le PMI in Italia. Per beneficiare del contributo 2021, la domanda dovrà essere presentata (e ricevere approvazione del finanziamento) entro il 31 dicembre 2021.

Saranno poi disponibili 12 mesi per completare l’investimento, una volta avvenuta la stipula del finanziamento.

Gli aiuti ISMEA alle imprese agricole

È infine importante sottolineare che, nel momento in cui scriviamo questo articolo, risulta aperto fino al 14 gennaio 2021 prossimo lo sportello del bando per gli interventi finanziati a condizione di mercato dell’ISMEA nell’ambito degli aiuti alle imprese agricole.

Nello specifico, si tratta di uno strumento agevolativo che vuole sostenere dal punto di vista finanziario i progetti di sviluppo delle aziende agricole e agroalimentari con interventi sottoforma di equity, quasi-equity, prestiti obbligazionari o strumenti finanziari partecipativi.

I beneficiari di questo intervento di finanza agevolata per l’agricoltura sono le società di capitali (anche in forma cooperativa) che operano nella produzione, trasformazione e commercializzazione agricola; le società di capitali (anche in forma cooperativa) che svolgono attività dirette alla manipolazione, conservazione, trasformazione, commercializzazione e valorizzazione di prodotti agricoli, dell’allevamento e del bosco; le società di capitali partecipate almeno al 51% da imprenditori agricoli, cooperative agricole a mutualità prevalente o da organizzazioni di produttori, in maggioranza imprenditori agricoli impegnati nella distribuzione e logistica di prodotti agricoli, anche con l’impiego di piattaforme informatiche.

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Finanza Agevolata a Torino e in Piemonte? Scegli BE4Innovation

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Cos’è la Finanza Agevolata e perché è uno strumento importante per le imprese

L’obiettivo della Finanza Agevolata è favorire lo sviluppo economico delle imprese italiane attraverso un supporto puntuale alle attività di innovazione e sviluppo così come alla ricerca, e tramite l’incentivazione dell’investimento in capitali e competenze. Si tratta di uno strumento essenziale anche per le imprese che intendono dedicarsi a processi di internazionalizzazione ed esportazione, e che desiderano puntare su quelli che vengono attualmente considerati driver di crescita particolarmente interessanti.

Alla iniziative di Finanza Agevolata possono accedere diversi tipi di impresa: le start-up innovative, le micro-imprese, le PMI, le imprese giovanili o femminili, e persino i liberi professionisti e i singoli imprenditori. A ciascuno di questi “attori” è consentito richiedere contributi a fondo perduto così come di avere accesso a particolari agevolazioni che consentono un più rapido e funzionale avviamento o consolidamento del business.

È importante ricordare che la Finanza Agevolata affianca l’impresa in tutte le fasi necessarie a ottenere le agevolazioni, e che queste vengono formulate a diversi livelli:

  • Comunitario: consistono in strumenti di agevolazione previsti a livello UE e destinati alle imprese che operano all’interno degli Stati membri.
  • Nazionale: si tratta di leggi, regolamenti e decreti di vario tipo che il Governo promulga per supportare il sostegno finanziario ed economico delle imprese.
  • Regionale: diverse Regioni italiane dispongono di politiche di intervento a favore delle imprese, in modo tale da favorire la loro crescita economica.
  • Locale: le Camere di Commercio della Provincia possono usufruire di svariati strumenti e approntare Bandi pubblici, accelerando e favorendo il successo delle imprese che operano in particolari settori ritenuti cruciali per il tessuto economico locale.

I principali strumenti di Finanza Agevolata

Sotto la tutela del Legislatore, che monitora e definisce i vari strumenti di Finanza Agevolata, è possibile individuare diverse soluzioni che possono favorire lo sviluppo d’impresa.

Tra i principali strumenti di Finanza Agevolata figurano ad esempio i contributi a fondo perduto, certamente i più noti, che si riferiscono a erogazioni monetarie non soggette ad alcun obbligo di restituzione. Di norma, si tratta di contributi percentuali che si riferiscono a un totale di spese ammissibili previste dal Bando.

Anche i prestiti a tasso zero sono un finanziamento agevolato cui le imprese possono fare riferimento: della durata variabile, possono essere concessi da enti erogatori pubblici, da istituti bancari oppure da entrambi (regime di compartecipazione). La loro principale caratteristica risiede nel tasso di interesse, generalmente molto più basso di quello di mercato, particolarmente appetibile proprio perché “sfiora” lo zero.

Un ulteriore strumento messo a disposizione dalla Finanza Agevolata è la garanzia del credito, che incrementa l’affidabilità delle aziende rendendole maggiormente finanziabili in sede di richiesta. Quella più diffusa in Italia è la garanzia del credito pubblica, erogata dal Mediocredito Centrale e riferita a microimprese e PMI. È soggetta tipicamente a una preliminare valutazione economica, finanziaria e andamentale dell’impresa che ne fa richiesta.

Gli sgravi fiscali, nella maggior parte dei casi erogati sottoforma di credito d’imposta, fanno riferimento invece a crediti vantati nei confronti del Fisco e che è possibile utilizzare in compensazione (via F24) in sede di pagamento delle imposte.

Vale infine la pena spendere qualche parola sull’intervento nel capitale, ossia la partecipazione di un soggetto pubblico o istituzionale nel rischio dell’impresa richiedente, nel ruolo di partner in possesso di una quota di minoranza. Questo strumento di Finanza Agevolata ha un vantaggio duplice: da un lato rafforza la reputazione dell’impresa verso terze parti, quali ad esempio gli istituti finanziari, e dall’altro comporta anche l’erogazione di un finanziamento agevolato a sostegno dell’azienda.

Le possibilità di Finanza Agevolata attualmente disponibili non finiscono qui: è sufficiente esplorare il nostro sito o contattare gli esperti di BE4Innovation per conoscere in dettaglio tutte le opzioni di cui la tua impresa può beneficiare nel raggiungimento di un reale vantaggio competitivo.

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Industria 4.0: quali beni strumentali rientrano nella categoria?

La Legge di Bilancio varata quest’anno proroga, anche per tutto il 2022 e fino a giugno 2023, il credito di imposta per l’acquisto di beni strumentali nuovi: è questa una delle misure centrali del cosiddetto “Piano Transizione 4.0”, la nuova politica industriale italiana che punta l’attenzione sull’innovazione, sugli investimenti ecosostenibili e sulle attività di design e innovazione estetica.

L’obiettivo è offrire alle imprese supporto e incentivi per stimolare gli investimenti non soltanto in beni strumentali, ma anche nella cosiddetta Formazione 4.0 (ossia nel processo di trasformazione digitale e tecnologica delle imprese attraverso il consolidamento delle competenze nelle tecnologie abilitanti) e nella ricerca, sviluppo, innovazione e design tramite appositi crediti d’imposta.

È importante tenere presente che, con la Legge di Bilancio 2021 e il Piano Transizione 4.0, che sostituisce i precedenti Impresa 4.0 e Industry 4.0, sono di fatto sparite misure quali iperammortamento, superammortamento e Piano Impresa 4.0 proprio in favore del sopraccitato credito di imposta, per una dotazione in PNRR pari a ben 18.45 miliardi di euro.

Industria 4.0 e beni strumentali

Per “Industria 4.0” intendiamo il nuovo orizzonte di sviluppo dell’automazione industriale, che nel futuro dovrà orientarsi a produzione e distribuzione progressivamente sempre più smart, ecosostenibili, tecnologicamente evolute e basate su nuovi modelli di business, mirati a migliorare sia la qualità dei prodotti che quella delle condizioni di lavoro degli operatori.

Per quanto riguarda il credito d’imposta per i beni strumentali, la Legge di Bilancio 2021 ha incrementato le quote agevolative, che sono ora variabili in funzione della tipologia di investimento e dell’arco temporale, e anche le soglie spesa massima. Vi è inoltre una suddivisione netta tra beni strumentali materiali tecnologicamente avanzati e beni strumentali immateriali tecnologicamente avanzati funzionali ai processi di Trasformazione 4.0.

Il credito d’imposta per i beni strumentali materiali tecnologicamente avanzati

I beni strumentali materiali tecnologicamente avanzati fanno riferimento agli strumenti funzionali alla trasformazione tecnologica e digitale delle imprese nell’ottica del modello di Industria 4.0 e includono, secondo quanto disposto dal MISE, tutti i beni strumentali il cui funzionamento è controllato da sistemi computerizzati o gestito tramite opportuni sensori e azionamenti:

  • Macchine utensili per asportazione
  • Macchine utensili operanti con laser e altri processi a flusso di energia (ad esempio plasma, waterjet, fascio di elettroni), elettroerosione, processi elettrochimici
  • Macchine utensili e impianti per la realizzazione di prodotti mediante la trasformazione dei materiali e delle materie prime
  • Macchine utensili per la deformazione plastica dei metalli e altri materiali
  • Macchine utensili per l’assemblaggio, la giunzione e la saldatura
  • Macchine per il confezionamento e l’imballaggio
  • Macchine utensili di de-produzione e riconfezionamento per recuperare materiali e funzioni da scarti industriali e prodotti di ritorno a fine vita (ad esempio macchine per il disassemblaggio, la separazione, la frantumazione, il recupero chimico)
  • Robot, robot collaborativi e sistemi multi-robot
  • Macchine utensili e sistemi per il conferimento o la modifica delle caratteristiche superficiali dei prodotti o la funzionalizzazione delle superfici
  • Macchine per la manifattura additiva utilizzate in ambito industriale
  • Macchine, anche motrici e operatrici, strumenti e dispositivi per il carico e lo scarico, la movimentazione, la pesatura e la cernita automatica dei pezzi, dispositivi di sollevamento e manipolazione automatizzati, AGV e sistemi di convogliamento e movimentazione flessibili, e/o dotati di riconoscimento dei pezzi (ad esempio RFID, visori e sistemi di visione e meccatronici)
  • Magazzini automatizzati interconnessi ai sistemi gestionali di fabbrica

Per poter rientrare nel credito d’imposta, le macchine dovranno inoltre essere dotate di controllo per mezzo di CNC, interconnessione ai sistemi informatici di fabbrica con caricamento da remoto di istruzioni e/o part program, e di integrazione automatizzata col sistema logistico della fabbrica, la rete di fornitura o altre macchine del ciclo produttivo. Dovranno poi disporre di interfaccia uomo-macchina semplici e intuitive e rispondere ai più recenti parametri di igiene del lavoro, salute e sicurezza.

Ulteriori e più specifici dettagli relativi a questa particolare tipologia di beni strumentali per l’Industria 4.0 sono elencati nell’apposito allegato A  della legge 11 dicembre 2016, n. 232 – ex Iper ammortamento, messo a disposizione dal Ministero dello Sviluppo Economico.

Per i beni strumentali materiali tecnologicamente avanzati acquistati dal 16 novembre 2020 al 30 giugno 2023, il credito d’imposta verrà applicato come segue:

Per l’anno 2021:

  • 50% del costo per la quota di investimenti fino a 2,5 milioni di euro
  • 30% del costo per la quota di investimenti oltre i 2,5 milioni di euro e fino al limite di costi complessivamente ammissibili pari a 10 milioni di euro
  • 10% del costo per la quota di investimenti tra i 10 milioni di euro e fino al limite di costi complessivamente ammissibili pari a 20 milioni di euro

Per l’anno 2022:

  • 40% del costo per la quota di investimenti fino a 2,5 milioni di euro
  • 20% del costo per la quota di investimenti oltre i 2,5 milioni di euro e fino al limite di costi complessivamente ammissibili pari a 10 milioni di euro
  • 10% del costo per la quota di investimenti tra i 10 milioni di euro e fino al limite di costi complessivamente ammissibili pari a 20 milioni di euro

Credito d’imposta per beni strumentali immateriali tecnologicamente avanzati

I beni strumentali immateriali tecnologicamente avanzati includono tutti gli strumenti funzionali ai processi di trasformazione per l’Industria 4.0, ossia:

  • Software, sistemi, piattaforme e applicazioni per la progettazione ad alte prestazioni o per la progettazione e la riprogettazione dei sistemi produttivi che tengano conto dei flussi dei materiali e delle informazioni
  • Software, sistemi, piattaforme e applicazioni di supporto al decision-making aziendale o per la gestione e il coordinamento della produzione con elevate caratteristiche di integrazione delle attività di servizio, come la logistica di fabbrica e la manutenzione
  • Software, sistemi, piattaforme e applicazioni per il monitoraggio e controllo delle condizioni di lavoro delle macchine e dei sistemi di produzione interfacciati con i sistemi informativi di fabbrica e/o con soluzioni cloud
  • Software, sistemi, piattaforme e applicazioni di realtà virtuale per lo studio realistico di componenti e operazioni (ad esempio di assemblaggio), sia in contesti immersivi o solo visuali; di reverse modeling and engineering per la ricostruzione virtuale di contesti reali; di IIoT (Industrial Internet of Things) o per il dispatching delle attività e l’instradamento dei prodotti nei sistemi produttivi
  • Software, sistemi, piattaforme e applicazioni per la gestione della qualità a livello di sistema produttivo e dei relativi processi,
  • Software, sistemi, piattaforme e applicazioni di cloud computing, industrial analytics, artificial intelligence e machine learning
  • Software, sistemi, piattaforme e applicazioni per l’utilizzo di robot e macchine intelligenti lungo le linee produttive
  • Software, sistemi, piattaforme e interfacce uomo-macchina per l’acquisizione, veicolazione, elaborazione delle informazioni in formato vocale, visuale e tattile
  • Software, sistemi, piattaforme e applicazioni che garantiscano meccanismi di efficienza energetica
  • Software, sistemi, piattaforme e applicazioni per la cybersecurity e la virtual industrialization

Maggiori dettagli relativi a questa particolare tipologia di beni strumentali per l’Industria 4.0 sono elencati nell’apposito allegato B  della legge 11 dicembre 2016, n. 232 – ex Iper ammortamento, messo a disposizione dal Ministero dello Sviluppo Economico.

Su questi beni è riconosciuto un credito d’imposta pari al 20% del costo nel limite massimo dei costi ammissibili pari a 1 milione di euro. Sono considerate agevolabili anche le spese per servizi sostenute tramite soluzioni di cloud computing, per la quota imputabile per competenza.

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Formazione, recruiting e innovazione di prodotto: l’identikit di T4 Project

Torniamo a parlare dei nostri clienti, stavolta per raccontarvi una realtà di spicco nel settore IT: si tratta di T4 Project, con sede a Milano. 

Abbiamo intervistato Cesare Ceruti, Chief Executive e fondatore di questa realtà lombarda alla continua ricerca di innovazione. 

T4 Project nasce nel 2000, forte della pregressa esperienza dell’azienda di famiglia Ceruti nel settore IT. “In questa occasione – racconta Cesare Ceruti- ho provato diverse esperienze: ho lavorato con la programmazione per anni, ho avuto a che fare con hardware, software e anche assistenza tecnica ai Clienti. A queste attività ho affiancato quella commerciale: quando ho realizzato di conoscere a fondo ogni aspetto dell’azienda, ho deciso di rischiare e avviare la mia attività in autonomia.” 

Oggi T4 Project conta circa 30 collaboratori, tra dipendenti e consulenti, e lavora fianco a fianco con i suoi clienti. Il supporto fornito può avvenire su attività specifiche, quasi in ottica “tailor made”. “Siamo meticolosi e pronti a rispondere ad ogni esigenza, soprattutto perché molto preparati e formati a dovere. Abbiamo persone fisse in azienda, all’interno del nostro organico, che si occupano di sviluppo software e altre impegnate costantemente con i nostri Clienti.

T4 Project si occupa di servizi IT, l’attività più longeva dell’azienda. Tra i clienti dell’azienda milanese spiccano nomi come Allianz, Electrolux, ViacomCBS, Discovery Channel, Federfarma, tutte realtà con cui T4 Project ha una relazione diretta e non mediata da altre società. Realizza anche siti web e App Mobile, enterprise o consumer.

“A queste attività se ne affiancano altre, in cui ci siamo specializzati negli ultimi cinque anni: sviluppo di software ad hoc per il cliente, e ricerca di personale specializzato nel settore IT, e non solo. Questo avviene in un clima di grande fiducia con il cliente, che affida a noi un processo delicato e deciso per l’azienda. E poi c’è la formazione customizzata in base al cliente. In base alle esigenze cerchiamo la persona giusta, quella che abbia sia le competenze tecniche che quelle comunicative, perché in aula non basta essere soltanto un ottimo professionista, specie nel mondo IT. La capacità di relazione è fondamentale.”

Ci sono poi i prodotti che una volta sviluppati vengono immessi sul mercato, come ad esempio T4 Event Software nato per soddisfare le esigenze di un prospect (che non si è mai trasformato in cliente), che è stato sviluppato nel 2016 e rilasciato nel 2017, ma è costantemente in continua evoluzione grazie ai Clienti che chiedono continue implementazioni seguendo ognuno le proprie esigenze. 

“Si tratta di un software nato per la gestione eventi, ma che oggi viene utilizzato anche per supporto alle fiere, incentivi, corsi di formazione, contingentamento, prenotazioni visite guidate, T4 Event punta ad automatizzare il più possibile i processi all’interno delle aziende. Un cliente come Allianz organizza circa 200 eventi l’anno, con circa 10 persone impegnate solo per questo. Prima di T4 event, la gestione avveniva manualmente: invio dei documenti, raccolta delle adesioni, invio delle news, raccolta dei dati e reportistica. Abbiamo messo a sistema tutti questi processi, analizzato il flusso di informazioni e automatizzando la raccolta dati grazie al nostro software. Questo ha portato un notevole risparmio di tempo e risorse.” 

Innovare l’esperienza, digitalizzare il flusso e i processi per rendere piacevole e indimenticabile l’esperienza fisica, sembrerebbe un’ottima sintesi di quel concetto di Phygital di cui si parla molto. 

“La nostra filosofia? Non vendersi per quello che non siamo, ma allo stesso tempo essere sempre pronti a rischiare e conquistare il mercato. Nel momento in cui c’è un’opportunità deve essere colta, creando relazioni nuove dove possibile. Anche se il team è piccolo, lavoriamo con obiettivi di grandi aziende, con processi all’avanguardia come nelle grosse aziende (ad esempio svilupopo software in modalità agile.”)

Ricerca e innovazione, quali sono i progetti di T4 Project? 

“Sicuramente posso raccontare uno dei nostri ultimi progetti, davvero interessante. Una clinica di Milano (Integrativee Medical Solution), nostra cliente, ci ha coinvolto in un progetto innovativo. Tramite una macchina detta Bioscan è possibile fare l’anamnesi completa del paziente che appoggiando le mani su una piastra in metallo ottiene una “mappatura” delle frequenze interne, con dei marker che indicano una problematica in corso o che potrebbe svilupparsi.

La macchina è tedesca, ed il software collegato è russo. Il nostro compito è stato estrapolare e automatizzare il flusso dei dati che raccoglie il software e portarli in piattaforma per renderli fruibilii al medico e successivamente  chiari e leggibili al paziente. Questi dati andranno successivamente la cartella clinica dello stesso paziente. 

Quali sono i trend che stanno modificando il settore IT?

“Ce ne sono tanti, ma il più importante è l’analisi dei dati. Oggi si cerca di capire le persone attraverso i dati; quali sono i prodotti che apprezzano di più, quali sono gli alimenti che consumano più volentieri, quali sono i loro gusti e le abitudini. Si raccolgono dati in maniera scientifica, si analizzano e questo lavoro viene pagato profumatamente.

Trend che conduce anche alla nascita di nuove figure professionali, come il Data Scientist, che sono già introvabili sul mercato. Per trovarle occorre prendere delle figure professionali con determinate skill, formarle internamente e poi proporle al mercato.”

Nel periodo pre-pandemia, in ambito IT, il mercato italiano era carente di figure professionali specializzate. La richiesta, che non ha trovato realizzazione, era di circa 300000 figure in italia nel settore IT. “T4 Project si occupa di “formazione on the road”: cerchiamo il professionista giusto, lo inseriamo nel team e lo formiamo strada facendo sui nostri prodotti e sui clienti. Bisogna formare costantemente le risorse interne, che altrimenti non riuscirebbero a crescere o perderebbero entusiasmo se abbandonate solo alla tecnologia. Quest’anno grazie al Bando Anpal abbiamo formato tutte le persone interne in base alle loro esigenze, nella massima soddisfazione di tutti.”

“A tal proposito, aver conosciuto una realtà come Be4 Innovation e Alambicco Academy ci permette di lavorare in quell’ottica di crescita continua, di portare all’interno dell’azienda quello che scopriamo durante i corsi di formazione manageriale. Il mondo della 4.0 è complesso, una guida è essenziale per orientarsi tra le diverse misure a disposizione.” 

Il Metodo Belli, intervista a Raffaele Belli

Imprenditore, Dottore di Ricerca, Digital Manager, Stratega Digitale. È Raffaele Belli , ideatore del Metodo Belli, il primo metodo scientifico per definire la strategia digitale di un’azienda, nato dopo anni di ricerca durante il suo dottorato presso l’Università Federico II di Napoli.

Lo incontreremo durante la quarta tappa del Tour Alambicco 2021, il 28 settembre, e noi lo abbiamo intervistato per scoprire in anteprima il suo metodo e la sua visione di trasformazione digitale consapevole.

Come nasce il Metodo Belli 

La storia del Metodo ideato da Raffaele Belli è molto suggestiva, e anche personale. Parte, infatti, dalla sua vita privata. 

La prima occasione che lo spinge a occuparsi di digital transformation arriva subito dopo la laurea specialistica in Economia e Management. Raffaele Belli comincia a collezionare esperienze in grandi aziende e multinazionali. 

“Qui ho avuto una sorta di illuminazione, dopo aver trascorso tre settimane a fotocopiare documenti, per poi archiviarli e chiudere le procedure di revisione. A quel punto mi sono chiesto come fosse possibile che un’azienda così grande e strutturata non avesse un archivio digitale.” Era il 2007, e ancora non immaginava quello che sarebbe accaduto negli anni successivi. 

Contemporaneamente, Raffaele Belli lavora all’interno dell’azienda di famiglia fondata nel 1962 da sua nonna, una tipografia industriale conosciuta in tutto il territorio italiano. La sua conoscenza della PMI è diretta, esperienziale. 

Nel 2008 entra in azienda con l’idea di creare un Business Unit dedicata all’archiviazione digitale e alla conservazione sostitutiva. 

“Qui comincia ufficialmente il mio viaggio nella digital transformation.  

Quando sono entrato in azienda mi occupavo principalmente di due cose: la gestione dei grandi clienti e lo sviluppo della mia Business Unit. Sono stato in azienda dal 2008 al 2013, anno in cui abbiamo chiuso l’azienda di famiglia, in una sola settimana. Cos’era successo a quell’azienda in cui tutti noi avevamo investito? 

Ho cominciato ad analizzare i motivi di questo fallimento e ho capito che quando sei così dentro al tuo modello di business, così concentrato a risolvere i problemi quotidiani, non ti rendi conto di cosa accade intorno a te, di come cambia il tuo settore di riferimento.” 

Questo percorso ha permesso di conoscere a fondo le sfide e le criticità che gli imprenditori incontrano ogni giorno per far crescere le proprie aziende e ha dato una marcia in più nel progetto di Raffaele Belli. 

“Ho capito che avrei voluto aiutare le tantissime aziende italiane che erano nella stessa condizione della nostra, per evitare lo stesso epilogo. Aziende con processi consolidati, con un modello di business ben definito, che avevano bisogno di adattarsi ai cambiamenti del mercato.”

Tutti i mercati sono stati sconvolti dalla tecnologia, dal digitale e ogni anno assistiamo a importanti cambiamenti nei modelli di business. Il problema principale è che le piccole e medie imprese, soprattutto quelle a carattere famigliare, quelle tradizionali con più di 20/30 anni di storia, hanno grandi difficoltà ad adattarsi. 

“Avendo vissuto da sempre in prima persona i problemi aziendali, gli alti e bassi, l’attività commerciale, la gestione dei rapporti con i fornitori, conoscevo benissimo i problemi e le criticità delle imprese e le ansie dell’imprenditore. Avevo già in mente un modello, un percorso che ogni imprenditore avrebbe dovuto fare per cambiare, per innovare.”

Nel 2014 nasce l’idea di sviluppare un Metodo, mancava però il riconoscimento “scientifico”, che arriva grazie al bando di Dottorato di Ricerca presso l’Università Federico II di Napoli, che Raffaele vince. 

“Per 3 anni ho studiato ed analizzato oltre 300 ricerche internazionali sulla Trasformazione Digitale analizzando tutte le criticità che Imprenditori e Manager affrontano quando investono nel digitale. Ho analizzato più di 100 casi internazionali di successo di nuovi Modelli di Business, di E-commerce, di App mobile e di Marketing Digitale. Dopo 3 anni di ricerca nella mia Tesi di Dottorato ho presentato il Metodo Belli: il primo metodo in Italia per definire una Strategia di Trasformazione Digitale senza sprecare risorse.”

Il Metodo Belli, dall’evoluzione del mercato al piano economico

La Trasformazione Digitale non è un problema tecnologico ma Strategico. Il Metodo nasce da questo presupposto. 

La tecnologia è uno strumento a supporto del business. Oggi abbiamo una determinata tecnologia, domani sarà già cambiata. L’imprenditore deve chiedersi: come posso con le tecnologie digitali disponibili al momento migliorare o modificare il mio modello di business?

Il Metodo Belli ha una visione sistemica dell’impresa e della strategia digitale, e come tutti i sistemi, nel momento in cui viene introdotto un nuovo elemento ho bisogno di riportarlo in equilibrio. Il Metodo Belli è quello strumento che prima di tutto permette di avere una visione d’insieme dell’impresa, in secondo luogo offre la possibilità di comprendere prima ciò che succederà all’azienda e al mercato. 

Il Metodo prevede tre fasi: la prima, quella di audit e assessment. “Andiamo a fotografare lo stato dell’arte e il livello di digitalizzazione dell’impresa, i punti più critici, le opportunità, i punti di forza e debolezza, i vincoli, gli obiettivi. La seconda fase prevedere la definizione dei diversi scenari e la definizione di una strategia digitale. Nella terza fase, invece, ci dedichiamo alla redazione del documento di strategia, un vero e proprio manuale cartaceo che consegnamo nelle mani dell’imprenditore. In realtà ne esiste una quarta: quella di execution, in cui affianchiamo l’imprenditore nella messa in opera del percorso. Siamo dei Chief Digital Officer esterni.”

Gli scenari vengono definiti sulla base dei 7 quadranti. Tutti noi abbiamo finora lavorato sul Business Model Canvas ideato nel 2004 da Alexander Osterwalder, a 9 quadranti. Raffaele Belli ha letto per intero la tesi di Dottorato di Osterwalder, per poi lavorare al suo Modello, che ne elimina due. 

“I pilastri di un modello di Business, in realtà, sono quattro: prodotto, processi, clienti e finanza. Osterwalder ha suddiviso ogni pilastro in diversi blocchi. Il BMC non tiene però in considerazione due cose: quello che sta succedendo nel mercato e com’è collocata l’azienda oggi nel mercato. Il Metodo Belli parte proprio da come si sta evolvendo il mercato, nel primo quadrante, e dal posizionamento dell’azienda, anche attraverso gli strumenti digitali. I successivi quadranti sono un’evoluzione che io ho dato a quei quattro pilastri iniziali.”

Si tratta di un approccio alla digital transformation molto diverso dal solito: non si concentra sul singolo mezzo o sulla singola tecnologia, ma sul sistema. 

Resistenza alla digitalizzazione: le trappole

Cosa frena l’imprenditore della piccola e media impresa italiana nell’aprirsi subito alla digitalizzazione? 

“Io ho trovato un nome per questa resistenza: le trappole. La prima è la trappola del successo. Molti imprenditori pensano che una volta raggiunto un discreto successo, non sia necessario cambiare. Negli anni ‘80 il periodo di vita di un modello di business si aggirava intorno ai 30 anni, oggi è circa 15 anni. Si prevede che nei prossimi 10 anni il tempo di vita scenderà a 5 anni. Significa che le organizzazioni devono innovarsi continuamente, ma devono strutturarsi già oggi per farlo. 

La seconda trappola è quella delle competenze. Non è sufficiente cambiare il modello e le tecnologie, ma occorre lavorare anche sulle competenze. Le persone che rimangono “intrappolate” nelle loro competenze rischiano di non permettere all’azienda di evolversi, per questo la formazione si presenta come un asset fondamentale. 

La terza trappola è quella della consuetudine, il famoso “abbiamo sempre fatto così”. Quello che vale oggi non è detto che sarà valido anche domani, specie in un società che cambia alla velocità della luce. L’ultima è la trappola degli stakeholder. L’imprenditore innovativo è colui che si circonda di fornitori e partner innovativi, colui che rischia, che scommette in qualcosa di nuovo.

Io non credo assolutamente che si tratti di un problema economico, perché oggi l’imprenditore ha tante possibilità grazie alla finanza agevolata. Credito d’imposta, formazione 4.0, fondi interprofessionali: tutte misure che bisogna sfruttare per far crescere la propria impresa, ma occorre farlo in maniera strategica.”

Parliamo di un processo lungo e complesso. In quanto tempo si vedono i risultati? 

“Dopo la prima fase di audit faccio sempre un giro in azienda con l’imprenditore. Dalle piccole cose che vedo mi rendo conto di quale sarà il percorso, di quanta attenzione c’è già verso l’innovazione. In generale parliamo di un processo che dura almeno due anni, considerando che occorre prima analizzare, poi studiare una strategia, poi reperire finanza se non ci sono risorse, devi capire da dove iniziare e quanto bisognerà cambiare, perché non è detto che sia necessario cambiare l’intero modello di business.” 

L’obiettivo del percorso è aumentare la cultura del digitale nelle aziende e creare un percorso che abbia un impatto sulle persone. 

Il 28 settembre scopriremo il Metodo Belli durante la quarta tappa del Tour Alambicco 2021, ospiti della splendida Residenza i Somaschi. 

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Digital Transformation e nuove tecnologie, la parola a Luca Aimo, CFO Business Partner e membro di YOURGroup. 

“È di fronte a ciascuno di noi l’enorme importanza che le informazioni e i dati rivestono nel mondo in cui viviamo.

La quantità generata e catturata in ogni frazione di tempo è in progressivo e vertiginoso aumento per via delle tecnologie abilitanti la produzione, la comunicazione, l’archiviazione e l’elaborazione di moli sempre più considerevoli di dati (i.e. IoT, cloud, IA, big data, computing quantistico, 5G). Presto ci renderemo conto di quanto ‘l’intangibilità del byte’ sia solo un’idea errata e il footprint in termini di spazio e di risorse consumate per l’archiviazione dei dati diventerà una seria questione di sostenibilità ecologica.

Il tema dei dati è dunque centrale e pervasivo al punto che le aziende che hanno ideato e realizzato modelli di business innovativi, capaci di catturare il valore delle informazioni, si sono affermate in pochi decenni come i nuovi dominus dell’economia globale. Esse hanno trasformato l’azione del consumare in un atto che di per sé stesso dà origine a un valore, spostando di fatto il rilievo dalla produzione, come atto biecamente materiale, alla produzione come atto che afferisce allo spirito, in quanto anche potentemente creativo.

Questa cultura data driven che si va affermando, anche grazie alle aziende più innovative e performanti, è un primo aspetto con cui la PMI deve confrontarsi. Strettamente connesso c’è il tema della misurazione quale fattore abilitante processi di apprendimento e di miglioramento.

Ma i dati e la capacità di usarli non bastano per affrontare l’incertezza. Nessuno è in grado di predire cosa accadrà tra 10 o 20 anni e quali scenari avranno maggior probabilità di avverarsi; tuttavia, tutti quelli che provano a gettare lo sguardo lontano concordano che le competenze che serviranno saranno diverse, nuove professioni emergeranno, mentre altre scompariranno.

Come può allora un imprenditore preparare la sua organizzazione ad affrontare le sfide di un mondo sempre più incerto, complesso e in veloce cambiamento?

Mi sono dato questa risposta: imparare a imparare!

Per me questa è la formula a cui ispirarsi per affrontare le decisioni importanti che riguardano la trasformazione positiva delle organizzazioni e degli individui: assicurarci che le scelte di investimento siano orientate a progettare organizzazioni e processi che mettano le persone nelle condizioni di imparare a imparare.

Perché faccio queste considerazioni in quest’ambito?

Perché ritengo che affrontare seriamente, e con metodo, il tema della trasformazione digitale rappresenti una grande opportunità per diventare un’organizzazione ‘smart’, cioè capace di apprendere dall’esperienza e di attivare percorsi virtuosi di generazione di valore. Valore economico e sociale. Non amo molto il concetto in voga di resilienza che, in realtà significa l’esatto opposto: essere in grado di tornare immutati al punto d’inizio, senza aver elaborato positivamente la propria esperienza.

Nel mio ruolo di CFO e di business partner, ho spesso affrontato a fianco di imprenditori e di multinazionali, progetti di trasformazione digitale. Il CFO, proprio per l’esperienza nell’area compliancy, per l’esposizione al trattamento del dato e ai sistemi informatici aziendali, per la sua attenzione all’efficienza dei processi e alla marginalità, nonché per la relazione estesa con tutte le funzioni, si trova spesso in una posizione aziendale ideale per promuovere e supportare progetti di trasformazione digitale.

Ho spesso seguito progetti di implementazione di ERP e di business intelligence, ma non solo. Ce n’è uno che forse esemplifica cosa voglio dire. 

In passato ho supportato l’implementazione di un ERP evoluto in una primaria azienda familiare di editoria scolastica. Il progetto è stato fortemente voluto dal vertice e impostato in modo da avere una partecipazione dal basso e una forte leadership interna nella guida. Alla fine del progetto le persone avevano fatto un salto qualitativo significativo sia come professionisti sia nelle loro capacità collaborative.

Da quel primo innesco potente, altre tecnologie sono state sviluppate via via nel tempo e integrate in accordo con le accresciute capacità dell’azienda di capire cosa veramente serviva e come ottenerlo. Il percorso trasformativo e di crescita ha portato un’azienda familiare, totalmente locale nella produzione e nel mercato di sbocco, a cogliere l’opportunità di entrare a far parte di un gruppo globale leader nell’education, e a vedere riconosciute le capacità della squadra e dell’organizzazione locale, a tal punto, da affermarsi come guida strategico/operativa di altri primari Paesi europei.

Questa vicenda mi permette di evidenziare un altro tema della trasformazione digitale, quello forse più rilevante. La digital transformation non può essere ridotta all’adozione disorganica di tecnologia aggiornata, in diversi punti del sistema azienda, spesso in modo reattivo o imitativo.  Ma strategia e innovazione digitale devono essere sinergiche nel plasmare la combinazione e i modi con cui i fattori produttivi, lungo la catena del valore, definiscono il modello di business per i prodotti e i servizi attuali e futuri proposti in un ecosistema che si amplia.

E’ per questa ragione, ma non solo, che considero il metodo ideato da Raffaele Belli il modo più corretto di approcciare la digital transformation. Il metodo Belli, infatti, è un processo che porta a rispondere prima al perché “strategico” e solo dopo al ‘come’ la tecnologia possa realmente contribuire alla creazione del valore nel sistema azienda (la tecnologia è solo strumento). E’ un approccio che supporta l’imprenditore e si adatta perfettamente alla realtà della PMI, permettendo di razionalizzare energie e budget, con un occhio attento al ritorno dell’investimento.

Ritengo che la PMI abbia dei buoni presupposti per affrontare con successo le sfide che ha di fronte. E’ snella ed è agile per definizione.  L’imprenditore è lungimirante per natura e può esplorare su un orizzonte più lungo i ritorni delle proprie scelte. Certamente deve superare la resistenza al cambiamento delle sue squadre, farsi aiutare nelle competenze che servono, non immobilizzarsi di fronte a calcoli di costo-opportunità che potrebbero portare a rinviare troppo le decisioni.”

Il magico mondo del cioccolato firmato Crea

Del cibo degli dei sappiamo ormai molto: non solo trasgressione golosa, ma anche toccasana per il buon umore, la memoria e le facoltà cognitive. 

Quello che forse non sapete è che una delle aziende “eccellenti” che producono cioccolato e derivati del cacao ha sede a Cuneo. 

Si tratta di Crea, azienda a carattere familiare che mantiene la sua identità nonostante abbia già spento 40 candeline. A raccontarci questa “buonissima” azienda, tra i clienti di Be4 Innovation da pochi mesi, è Erica De Stefano, che in azienda si occupa di amministrazione e di tutto ciò che riguarda la qualità del prodotto. 

CREA 

Crea nasce nel 1978 e si occupa della produzione e vendita di frutta secca e – da oltre dieci anni – di pregiatissimo cioccolato e derivati del cacao. L’avventura del cioccolato nasce quasi per gioco, per interesse di Adriano De Stefano, fondatore dell’azienda e papà di Erica e Irvin, oggi al timone di CREA. 

Una realtà unica nel suo settore, che spicca e si differenzia non solo per la profonda conoscenza delle materie prime o per la lunga esperienza nella lavorazione, ma anche per la modalità di produzione. 

Crea è tra le poche aziende in Europa e nel mondo a produrre partendo dalla tostatura delle singole fave e non dalla massa già pronta. Le fave di cacao vengono selezionate scrupolosamente direttamente nei luoghi di origine. Subito dopo avviene un’altra fase cruciale che determina la bontà del prodotto: la torrefazione. Proprio così: non si tratta di una lavorazione legata solamente al caffè, anzi! Il gusto inconfondibile delle barrette CREA è fornito proprio da questo processo, che esalta le proprietà organolettiche del cacao in modo insolito e sicuramente innovativo. 

Questo rende il lavoro sicuramente più lungo e complesso, ma si concretizza anche in un prodotto finito davvero unico, con una forte e riconoscibile personalità.

Il ciclo produttivo è flessibile e attentamente controllato, i fornitori di frutta secca vengono selezionati con cura, visitando di persona le migliori aziende del settore presenti in tutto il mondo. 

I prodotti Crea diventano la base per altri prodotti eccellenti, come gelati, panettoni, cioccolato, biscotti, pasticceria e tutti i prodotti dolciari, industriali e artigianali. 

Come nascono i prodotti Crea?

Le specialità di Crea nascono dall’unione di due frutti pregiati: la Noccola Tonda Gentile delle Langhe e le fave di cacao provenienti dalle migliori zone di produzione del mondo. Da qui nascono le più prelibate varietà di cioccolato. 

Eccellenza di nicchia in un mondo globalizzato 

In che modo un prodotto così eccellente, ma anche così di nicchia, può costruirsi il suo posto nel mondo? Qual è la strategia per aprire al mercato senza perdere la propria identità? 

“Crediamo che la personalizzazione sia fondamentale. – ci risponde Erica – Cercare di accontentare ogni cliente, rispondere a tutte le sue esigenze, ci ha permesso di differenziarci dalla grande industria, di ritagliarci il nostro spazio. 

Questo vuol dire anche certificare la nostra qualità, su tutti i fronti. I prodotti Crea hanno svariate certificazioni, per citarne alcune: lo standard globale BRC (British Retail Consortium), uno degli strumenti operativi più utilizzati per selezionare i fornitori della filiera agroalimentare, in particolar modo da parte della Grande Distribuzione Organizzata (GDO). Oppure lo Standard IFS (International Food Standard) che ha lo scopo di favorire l’efficace selezione dei fornitori. O ancora, certificazioni etiche e religiose, come la meno conosciuta KOSHER, che racchiude l’insieme di regole religiose che governano la nutrizione degli ebrei osservanti. La certificazione si ottiene a seguito di un iter di controllo da parte di un ente rabbinico specializzato che supervisiona le produzioni per garantire che esse siano conformi alle regole alimentari ebraiche. L’estrema rigidità di queste norme costituisce una tutela per il consumatore indipendentemente dalla sua religione e, nel tempo, ha reso la certificazione Kosher un marchio di qualità riconosciuto in tutto il mondo. Oppure la HALAL: la certificazione “Halal” serve ad attestare che i prodotti delle filiere agroalimentari siano conformi alle norme etiche ed igienico sanitarie della legge e della dottrina dell’Islam, quindi commercializzabili in tutti i Paesi di religione islamica. 

La profonda attenzione nei confronti dei nostri clienti di tutto il mondo ci  ha permesso di conquistarci il nostro posto e mantenerlo ben saldo.”

Quali sono le le migliori qualità che attribuiresti alla vostra azienda? 

“Sicuramente siamo molto attenti alle esigenze del cliente, a cui rispondiamo ogni giorno con un prodotto di altissima qualità, un servizio di customer care efficace e immediato, una serie di certificazioni eccellenti. 

Subito dopo direi che siamo molto fortunati, perchè abbiamo un gruppo di lavoro che ci supporta tantissimo. Ogni dipendente ci segue nel percorso di crescita e cresce a sua volta insieme a noi. È bello sapere di avere un team così unito e affiatato. 

Ci sono anche molti aspetti su cui lavorare ancora. Abbiamo avuto una rapidissima crescita che ci ha trasformato in pochi anni in un’industria vera e propria. Ci stiamo strutturando adesso con una complessità sempre maggiore anche nell’organizzazione aziendale. 

La PMI che si apre al mondo 

Le prelibatezze tutte piemontesi di Crea raggiungono tutto il mondo: l’azienda vende principalmente nei Paesi arabi e in Europa, e poi capillarmente in Nord America e Asia grazie ai diversi distributori. 

Il commercio in tutta Europa è già stabile da oltre dieci anni. La spinta alla crescita è arrivata in maniera potente nel 2016, quando Crea ha cambiato “casa”. Un nuovo stabilimento, più grande e tecnologico, a Cervasca (Cuneo) ha permesso di aprire spazi importanti e acquisire nuovi cliente. Edificato su un’area produttiva di 12.000 mq e dotato delle più attuali tecnologie di produzione e tracciabilità, il laboratorio permette di gestire allergeni e produzioni speciali, minimizzando la contaminazione crociata (latte/fondente, biologico/convenzionale, differenti tipi di frutta secca, area dedicata alla produzione dell’arachide).

“Questo investimento ci ha permesso di fare un grande salto di qualità – racconta Erica – e la crescita non è ancora al culmine. La pandemia globale da Covid-19 ha bloccato alcuni processi di crescita che erano in corso, ma lavorando con tenacia il successo arriva lo stesso.

La difficoltà quando cerchi di espandere il tuo business all’estero è sicuramente iniziale, quando vuoi allargare i tuoi confini. Farsi conoscere e apprezzare in un nuovo mercato è davvero difficile. La rete vendita che hai costruito anche con fatica nel tuo Paese non serve, all’estero devi ricominciare da zero! Devi far circolare il tuo nome, farti conoscere e ri-conoscere. 

Poi nel momento in cui si acquisisce clientela anche importante, tutto diventa più semplice. 

Artigiani tecnologici: una sfida possibile 

“Nella nostra crescita la tecnologia ha avuto un ruolo importante, ma il nostro è un settore in cui è necessario un perfetto equilibrio tra uomo e macchina. L’esperienza della persona è ciò che rende il prodotto qualitativamente alto: la tostatura della nocciolo e della fava di cacao viene controllata volta per volta dall’operatore, non da una macchina. Si tratta di un prodotto naturale, basta una piccola punta di umidità a renderlo diverso. È il sapere dell’operatore che fa la differenza.”

Qual è la più grande soddisfazione ottenuta negli ultimi anni? 

“Lavorare con grossi gruppi che hanno standard estremamente elevati. Abbiamo consolidato un portfolio clienti di altissima qualità e questa è una grande soddisfazione per la nostra azienda. 

Alla domanda “sognavi di fare quello che fai oggi da piccola?” Erica sorride, e risponde così: 

“Sono nata e cresciuta nell’azienda di famiglia; da bambina immaginavo un percorso diverso, poi la vita ti mostra sempre delle strade che non avevi intravisto. 

Quando l’azienda è tua e la senti tua, la porti avanti con cura e passione, e questo non puoi trovarlo da nessun’altra parte.”

Certificare l’eccellenza, intervista a Luigi Odello.

Il suo è un percorso difficile da riassumere in poche righe: Presidente del Centro Studi Assaggiatori e dell’Istituto Internazionale Assaggiatori Caffè, amministratore delegato, Narratori del gusto, Istituto Eccellenze Italiane Certificate e Istituto Internazionale Chocolier, consigliere Istituto Nazionale Espresso Italiano, Istituto Nazionale Grappa e Good Senses, nonché coordinatore di diversi comitati scientifici. Enologo, giornalista, professore in Università italiane e straniere. Potremmo continuare, ma il curriculum di Luigi Odello non sarebbe ancora completo. 

La sua formazione, però, parte da vino, che lo conduce a lavorare per un’azienda nel settore alimentare. La propensione all’innovazione lo porta ad ampliare i suoi orizzonti; è così che nasce l’interesse per l’analisi sensoriale e la ricerca di un metodo per la certificazione delle eccellenze. 

Istituto Eccellenze italiane Certificate. Di cosa si tratta? 

L’Istituto Eccellenze Italiane Certificate è un’associazione che unisce i produttori di eccellenze italiane, includendo anche le aziende di servizi innovative e di alto profilo. 

Tutte le aziende associate devono concorrere al raggiungimento di determinati obiettivi sociali, quali: 

  • tutelare il valore economico, culturale e tradizionale delle eccellenze italiane. L’Istituto conferisce i “certificati” alle aziende dopo un’attenta ricerca e sulla base di studi e analisi strumentali e sensoriali, nonché dopo ricerche di mercato sul consumatore. 
  • promuovere l’utilizzo delle ricerche di mercato sui consumatori o business to business come strumento fondamentale per guidare e supportare le scelte strategiche delle aziende;
  • proporre, favorire, organizzare e attuare iniziative di carattere promozionale dirette a potenziare l’espansione delle vendite dei prodotti certificati sia sul mercato interno che estero;
  • promuovere iniziative atte a migliorare le qualità sensoriali e le tecnologie produttive dei prodotti tradizionali e tipici;
  • accompagnare le imprese all’estero agevolando la generazione di relazioni stabili con importatori vocati.

Si tratta di un vero e proprio network di eccellenza, in stretto rapporto di collaborazione con i Narratori del Gusto e il Centro Studi Assaggiatori. 

Chi sono i Narratori del Gusto? 

Narratori del Gusto è un’associazione che riunisce coloro che desiderano produrre e gestire un nuovo tipo di comunicazione di prodotti e territori, slegandosi dalle logiche classiche della narrazione a partire dal “prodotto tipico” per adottarne un’altra, nuova e contemporanea, che parte dalle risorse umane. Lo sviluppo dei territori, cardine del progetto 2021 dei Narratori del Gusto, parte proprio da qui, dal fare crescere i protagonisti locali.

Il punto di partenza restano le scienze sensoriali e, in particolare, l’analisi sensoriale. Questa potremmo definirla come l’insieme di tecniche e metodi che consentono di descrivere e misurare ciò che viene percepito dalle persone normali o da giudici addestrati che vivono in una specie di realtà aumentata per quanto riguarda i sensi. 

Facciamo un esempio concreto. Spesso, davanti a un sommelier che è capace di sentire profumi e note che arrivano da lontano, forse anche troppo, siamo portati a sorridere. La sua analisi è per noi incomprensibile, e per questo la riteniamo poco veritiera. 

I Narratori del Gusto sovvertono questo meccanismo, trasformando la degustazione in un’esperienza sensoriale in cui il relatore diventa guida, senza dirottare o compromettere la percezione dei partecipanti. 

“Proprio per continuare a lavorare sulla comunicazione – racconta Luigi Odello – abbiamo lanciato da pochissimo un nuovo progetto, a cui lavoravamo da anni: l’Officina della Comunicazione Sensoriale. L’obiettivo è produrre contenuti per il web e la comunicazione tradizionale, partendo dall’analisi sensoriale. Comunicazione che deve essere accessibile e limpida, con una precisa identità verbale e visiva. Nel linguaggio, deve adottare i meccanismi che esulano dal linguaggio tecnico, spesso incomprensibile. Siamo partiti da come parla la gente, perché parleremo dei prodotti proprio come ne parlerebbero due amici dopo una degustazione, partendo dal necessario presupposto che semplicità non è mai sinonimo di banalità o superficialità, specie nel linguaggio. Dopo di che, avremo il compito di rendere visibile questi dati attraverso le infografiche e le immagini. La Data Visualization permette l’esplorazione visuale interattiva dei dati e la comprensione immediata di significati e correlazioni. Le infografiche renderanno subito l’idea di cosa aspettarsi da un prodotto e in quale modo degustarlo.” 

La formazione è sicuramente uno strumento indispensabile per le aziende che vogliono “certificare la loro eccellenza”. Quali sono state le prime impressioni  sull’evento “Leadership e Resilienza” di Barolo, prima tappa dell’Alambicco Tour 2021?

“Sicuramente mi ha colpito il numero di aziende presenti, non solo per l’impatto di una grande sala piena di gente. È significativo vedere 60 persone di altrettante aziende riunirsi lì, con la voglia di progredire. Se non avessero avuto tutte una forte spinta al miglioramento continuo, i manager lì presenti avrebbero impiegato la loro giornata diversamente. Le persone nella Sala del Castello di Barolo erano tutte accomunate dalla voglia di crescere e migliorarsi. 

È un aspetto che mi colpisce, pensando al mondo in cui viviamo. Si sgomita, tra la grande offerta, per acquisire visibilità e spesso si commette l’errore di puntare alla visibilità ancor prima della reputazione.

E poi, c’è un altro aspetto che mi ha colpito. Deve esserci una fede notevole intorno a chi ha organizzato l’evento. I presenti hanno scelto di affidarsi a loro, perché credono nella formazione e nel lavoro di squadra. Vuol dire che dietro questo evento c’è un contenuto di grande valore.”

Qual è la sua visione di “azienda eccellente”? 

“L’eccellenza è difficile da valutare, perché spesso è legata a valori intangibili. Sarebbe facile se fosse relativa solo al prodotto, ma non sempre è numerabile.

Anche l’Istituto Eccellenze Italiane Certificate fino ad ora si è occupato di certificare  un prodotto o servizio. Oggi è in evoluzione: l’obiettivo è valutare l’eccellenza del processo, e per farlo occorre una valutazione oggettiva.

L’eccellenza nasce da un orgoglio, da una filosofia che poi in qualche modo si diffonde lungo l’azienda e coinvolge tutte le operazioni e i processi. 

Ci sono degli indicatori che indicano la qualità e sono parametri che è l’imprenditore a scegliere. Un esempio? I suoi collaboratori. Chi persegue la qualità sceglierà persone caratterizzate da rettitudine e onestà intellettuale. La loro capacità di accettare l’errore e non coprirlo ma, al contrario, metterlo in evidenza farà sì che quello stesso errore possa essere corretto. 

Tutto questo fa parte del DNA dell’imprenditore e dell’azienda, però è qui che può intervenire la formazione, fornendo i mezzi intellettuali per essere autentici e produrre prodotti eccellenti. 

Chi determina l’eccellenza di un prodotto? 

“Non c’è dubbio: il consumatore. È lui il giudice togato che sancisce l’eccellenza del prodotto. L’azienda, però, può garantire al consumatore che sarà sempre in grado di dare a lui – o a lei – quel piacere che ha provato quando ha scelto e assaggiato per la prima volta quel prodotto. Ecco, questo è il profilo di conformità sensoriale, che si raggiunge “arruolando” un gruppo di valutatori che non giudicheranno la bontà del prodotto, in quanto soggettiva. Giudicheranno invece una serie di parametri che portano a dire che quel prodotto è buono; sarà poi l’azienda a valutare la produzione in funzione di quei parametri.”

Quali sono le strategie che una PMI deve adottare in un momento di mutazione resiliente? 

Sicuramente evitare qualsiasi generalizzazione. Ciò che conta è, in ogni momento, porsi delle domande, specie davanti alle difficoltà. Durante l’emergenza sanitaria molti professionisti e imprenditori hanno reagito in maniera superficiale, senza analizzare lo scenario e le possibilità che si stavano aprendo all’orizzonte. 

È importante invece partire dalle domande, per arrivare alle giuste risposte. Poi, però occorre trasformare la resistenza in resilienza, e questo avviene solo se c’è possibilità di guardare al futuro. Ci si può trovare in una situazione di resistenza, ma il cambiamento avviene solo se ci sono le prospettive. 

Istituto Eccellenze Italiane Certificate e Narratori del Gusto. Due network di professionisti e imprese che agiscono sul territorio con azioni concrete. Quali sono le possibili sinergie con l’Accademia Alambicco? 

Tutte le realtà citate accolgono con entusiasmo le contaminazioni. In entrambi in casi, attingiamo all’esterno per il know-how di cui abbiamo bisogno. Proprio per questo Alambicco offre molte possibilità di sinergia e confronto. 

Formazione, innovazione, evoluzione nella PMI: intervista a Carmen Petrizzi.

Carmen Petrizzi è una consulente del lavoro ormai da molti anni. Ha cominciato questo lavoro da giovanissima, “perché mi piaceva l’idea di lavorare con il lavoro.” 

Dopo anni ha scoperto che la professione che stavo svolgendo era adatta a lei ma non così adatta alle richieste del mercato.  

Figlia di un creativo, un fabbro di grandi visioni convinto che un buon leader potesse guidare senza fatica le persone accanto a lui, Carmen sposa a pieno questa visione. 

“Ho fatto mia questa esperienza e ho pensato di uscire dal mio studio. Nel mio lavoro ero dietro una scrivania a dire ai miei clienti cosa fare dall’altra parte. Mi sono resa conto però che la mia consulenza non era personalizzata. Sentivo i miei clienti raccontare le loro giornate ma non sapevo cosa accadeva in azienda. Poi scoprivo che la giornata lì scorreva in maniera totalmente diversa da quella che mi avevano raccontato.” 

Da consulente del lavoro a consulente sul lavoro 

Così da consulente del lavoro, Carmen diventa consulente sul lavoro, e sceglie di andare direttamente dentro le aziende. Parte dai suoi clienti storici e comincia a visitare le loro realtà. E questa nuova visione le apre un mondo. 

I clienti sono felici di questa che 15 anni fa era un’innovazione. Carmen comprende la realtà in cui vive, apre i cassetti di queste scrivanie, comprende che quelle che oggi chiamiamo risorse umane erano tali proprio in quanto dipendenti sì, ma soprattutto risorse. 

“Io datore di lavoro raggiungo gli obiettivi aziendali solo se i miei dipendenti sono davvero una risorsa. Come avviene questo?

In due modi: il dipendente può nascere tale, per approccio o per carattere, oppure può diventarlo. Se non lo diventa neanche, vuol dire che c’è qualcosa che non funziona nel rapporto con il mio datore di lavoro.”

Non solo leadership, ma anche – e soprattutto – dialogo e formazione

Così Carmen decide di analizzare lo stato dell’arte. Parte dai desiderata dei datori di lavoro e dalle reazioni dei dipendenti. Capisce che non basta parlare di squadra e di leader, ma anche di affettività. Proprio così. 

La formazione motivazionale non basta, se l’obiettivo è permettere al dipendente di acquisire filosofia, valori, mission. Bisogna innamorarsi dell’azienda in cui lavoriamo. 

“Per questo ho cominciato a lavorare a quello che oggi si chiama clima aziendale e che all’epoca non aveva ancora un nome. Questo, secondo me, è il primo momento storico in cui parliamo di team, clima aziendale, lavoro di squadra e lo stiamo facendo sul serio. Fare formazione è sempre qualcosa di altisonante, ma nella realtà solo ora stiamo capendo di cosa parliamo.

Ricordo tempo fa la storia di un ragazzo molto in gamba, un ingegnere, figura che già anni fa era molto richiesta. Doveva scegliere tra un impiego in un’azienda italiana che aveva offerto una RAL molto alta e un’azienda svizzera con una RAL più bassa ma con formazione continua garantita negli anni. Il giovane aveva scelto senza dubbio l’azienda svizzera.”

Il primo requisito per fare formazione in maniera autentica ed efficace è che il datore di lavoro e chi con lui è al vertice sia convinto dell’utilità. Se lui ci crede, ci crederanno anche i dipendenti. 

In questo contesto i social hanno un ruolo veramente importante per accrescere le proprie competenze e relazionarsi con il mondo del lavoro. “LinkedIn è uno strumento incredibile: posso leggere cosa scrivono i dipendenti, la classe impiegatizia, la classe imprenditoriale, il responsabile HR. È trasversale, ed è la prima volta in cui figure così diverse hanno modo di confrontarsi in un contesto non ufficiale.”

“Governare” la forte personalità dell’imprenditore nei percorsi di cambiamento

“Questa è la mia sfida. L’imprenditore ha sempre ragione – ride – ma perchè sul serio nella sua visione ha sempre ragione, quindi è sulla visione che bisogna lavorare. 

In genere l’imprenditore è arroccato nella sua visione perché pensa di non poter delegare e di non essere mai capito da nessuno. La sfida è modificare la sua visione nei confronti della platea delle risorse umane. 

Poi a volte succede che manchi la compatibilità di fondo, ed è normale. Il mio datore di lavoro deve essere una persona che stimo, se non la stimo non posso lavorarci insieme. 

Quando il meccanismo non funziona, infatti, al 90% è il lavoratore che non la funzionare. Perchè? Perchè per lui è tutto più complesso, non conta solo far crescere l’azienda ma stiamo parlando della sua vita. Il suo obiettivo è stare bene in quelle 8 ore.   

“D’altra parte, devo dire che non ho mai incontrato nessun datore di lavoro che avesse voglia di licenziare. Bisogna lavorare sulle passioni, sui punti di confronto e di incontro, perché per far funzionare bene le cose devono stare bene tutti. Quando entro in azienda non chiedo mai direttamente quali sono i problemi dei lavoratori. Dopo quattro – cinque giorni ci arrivo da sola, studiando le dinamiche interne. Migliorando le performance quotidiane di tutti il risultato si vede anche in busta paga.” 

Generazioni di imprenditori a confronto 

Come si gestisce il confronto generazionale? 

“È tostissima. La questione generazionale c’è sempre stata, ma oggi abbiamo un elemento di novità (o rottura). Tra la mia generazione e quella precedente non c’era così tanta diversità. Oggi tra me e i nativi digitali c’è una rivoluzione di mezzo.”

Quello che chiamiamo telefono è la prosecuzione del nostro cervello e di certo non si usa solo per parlare. I social ci permettono di raggiungere un numero di persone prima inimmaginabili. 

“Fino a tre anni fa una generazione intera, la mia, pensavo di non andare in pensione prima dei 70 anni, di lavorare all’infinito. Di punto in bianco ci siamo accorti che questa stessa generazione verrà invece accompagnata alla porta a brevissimo. 

Questa fuoriuscita avverrà perché le aziende hanno capito che devono fare un percorso per liberare alcuni soggetti che non sono modificabili. Cosa succederà quindi? 

Tutte le persone che si sono già accasciate negli ultimi 20 anni non vedranno lora di uscire e dedicarsi ad altro, e le aziende li accompagneranno.   

Quelle che, nello stesso gruppo, vogliono invece rimanere sulla cresta dell’onda sono quelle su cui vale pena fare qualsiasi tipo di formazione perché si tratta di persone assetate di innovazione. Persone che per scelta vogliono rimanere per vedere i prossimi 10 anni. 

Per cui in azienda ci saranno dei senior tostissimi, che non si sentiranno costretti a lavorare tutti i giorni, con accanto dei giovani rapidissimi e con una voglia di fare pazzesca. I giovani, a differenza dei loro genitori abituati a vivere chiusi in casa o in ufficio, chiederanno di poter lavorare all’esterno, all’aria aperta, quando e come vogliono, per obiettivi.”

La ricetta d’oro per aggredire il mercato di oggi 

“Credo che utilizzare in modo trasparente e corretto tutte le forme di finanziamento che vengono messe a disposizione oggi sia indispensabile per contenere il costo del lavoro, affiancando una visione formativa reale. 

La ricetta ideale sarà: imprenditore visionario, accanito, adrenalinico, lungimirante più risorse umane in qualche modo supportate aiutate e addestrate, più utilizzo di fondi ufficiali puliti e trasparenti, come quelli che individua Be4 Innovation.”