Le storie dei nostri clienti: i 200 anni del Biscottificio Grondona

A Genova, ma un po’ in tutta la Liguria, non si può nominare il Biscottificio Grondona senza pensare immediatamente ad uno dei loro dolci prodotti, divenuti iconici nel tempo: pensiamo al Lagaccio, il vero bis-cotto infornato e cotto due volte, ruvido e profumato, o ai canestrelli, che hanno la ricca consistenza della semplicità

Molte aziende italiane hanno ceduto la gestione, mantenendo solo il nome; Grondona, invece, rappresenta un unicum in Italia: al timone del gruppo rimane la famiglia del fondatore. 

Alla guida troviamo Gildo Grondona, presidente, e suo fratello Orlando, membro del Consiglio di Amministrazione, affiancati dall’ultima generazione Grondona, con i rispettivi figli: Francesco, Andrea e Massimiliano, che ricoprono i ruoli di Amministratore Delegato, Export manager e Responsabile del personale.

L’azienda genovese, che noi di Be4 Innovation affianchiamo nel percorso di innovazione, viene fondata da Giuseppe Grondona, che negli anni Venti dell‘800 possedeva un mulino a Pontedecimo, frazione dell’entroterra ligure, alimentato dal torrente Polcevera. Già nella metà dell’800 il fondatore veniva citato come “fabbricante vermicellaio” poiché da qualche tempo aveva intrapreso la produzione della pasta di semola, servendosi della farina ottenuta dal suo impianto. Un documento datato 1911 e depositato alla Camera di Commercio di Genova sancisce la nascita di questa storia nel 1820, firmato da “Francesco fu Giuseppe Grondona”. 

Alla pasta si aggiungerà il pane e poi i biscotti, fino ai giorni nostri in cui la famiglia Grondona ha allargato la produzione e acquistato altri storici marchi italiani: Bonifanti, che produce principalmente panettoni e colombe dal 1932 con una maniacale attenzione alla qualità delle materie e l’utilizzo dello stesso lievito naturale da madre bianca, e Duca d’Alba, storica azienda del Basso Piemonte, caratterizzata da sempre per l’attenzione agli aspetti nutrizionali della sua alta biscotteria. A questi si aggiunge anche Bocchia, che dal 1958 è un’eccellenza della tostatura del caffè a Genova, attività alla quale le successive generazioni hanno affiancato la produzione di prelibatezze artigianali per accompagnare la bevanda.

Il traguardo, quindi, è storico: un’avventura lunga duecento anni per un’azienda che non possiamo definire “soltanto” una realtà imprenditoriale di successo. Il Biscottificio Grondona è motivo di orgoglio per la regione Liguria e per l’Italia, che rappresenta con i suoi prodotti nel mondo intero.

Questo momento doveva essere una grande festa, ma l’emergenza sanitaria da Covid-19 ha scombussolato i piani. Niente però avrebbe potuto cancellare la voglia di celebrare questo traguardo: è stato emesso un francobollo speciale di Poste Italiane che raffigura il marchio aziendale del 1951 (la scena della bambina che afferra un biscotto dalle mani del nonno), è stato presentato un libro celebrativo e un cofanetto speciale di Baci di Dama dedicati al bicentenario, in vendita da novembre; il tutto presentato con una diretta streaming. 

Il libro intitolato “I nostri primi 200 anni – 200° anniversario Biscottificio Grondona” è un racconto a più vocicheripercorrere la storia della famiglia e dell’azienda attraverso le testimonianze dello scrittore Guido Bosticco, dell’enologo Guido Odello, del tecnologo alimentare Mauro Gobbi, dell’imprenditore Maurizio Gattiglia, della designer della comunicazione Valeria Bucchetti, e del professore di microbiologia Massimo Vincenzini.

Orlando Grondona ha commentato: “Avremmo voluto festeggiare il nostro bicentenario in un momento meno delicato per il nostro Paese e per il mondo. Senza avere la presunzione di insegnare niente a nessuno, sono convinto che oggi più che mai la coerenza con i propri valori possa contribuire a superare le difficoltà. In famiglia abbiamo sempre seguito un semplice precetto: produci nel modo migliore che puoi, attingendo al sapere che hai a disposizione. Forse non è la formula per arricchirsi, ma certamente permette di sopravvivere con dignità e soddisfazione, al di fuori delle mode e delle tendenze del momento”.

Abbiamo fatto qualche domanda ad Andrea Grondona, Export Manager, per scoprire meglio l’azienda. 

– Qual è la vostra filosofia? 

La filosofia che guida l’azienda è semplice, come i nostri biscotti: produrre senza compromessi, inseguendo sempre la qualità. C’è una ragione per cui il Biscottificio Grondona S.p.a. oggi non è un’azienda come la altre. La famiglia Grondona ha fatto una scommessa difficile: ha deciso di coniugare conduzione familiare, quella vera, dove i titolari si sporcano le mani di farina, e raffinate tecnologie industriali, cura artigianale nelle lavorazioni e presenza di rilievo sul piano della distribuzione. Lavorare su ricette regionali significa puntare su prodotti particolari: prodotti unici, che non si possono trovare altrove. È così che le specialità genovesi e liguri sono semplici, ma al tempo stesso ricche negli ingredienti e nel gusto. Proprio l’attenzione costante alla ricchezza delle ricette, alla semplicità nella lavorazione, all’originalità del gusto portano ad un catalogo di prodotti unico ed inimitabile. Prodotti naturali e genuini diventano requisiti essenziali perché frutto di scelte rigorose. La produzione vede ancora molti processi artigianali perché solo così i prodotti acquisiscono quella fragranza particolare, con tempi di lavorazione lenti, e ovviamente, con l’attenzione della scelta degli ingredienti, principalmente di origine italiana.

Ma per noi è importantissimo anche il capitale umano: quel bagaglio di esperienza accumulato da molti anni di lavoro.

– Abbiamo letto di un “leggendario quaderno nero” che custodisce le ricette sulle tecniche di impasto… è vero? Esiste ancora? 

Esiste davvero! Il mio bis-nonno Orlando ha scritto in quel quaderno i segreti per mantenere in vita il lievito madre, che ancora oggi utilizziamo e rinfreschiamo come allora.

– Ci spieghi il legame tra i vostri prodotti e il territorio in cui il Biscottificio Grondona nasce? 

I nostri prodotti sono il simbolo del nostro territorio. La nostra è la sesta generazione che lavora con la farina, prima come pasta poi come pane e in fine biscotti e pandolci da fine ‘800. I nostri prodotti sono direttamente proporzionali al territorio, perché sul mare il traffico delle navi durava settimane, se non mesi, e c’era la necessità di portare prodotti che avessero una vita molto lunga. Proprio i nostri prodotti, esattamente uguali ai dolci che facciamo oggi pur non avendo conservanti, erano adattissimi ad essere imbarcati per mantenere i marinai dell’epoca nei lunghi periodi di viaggio.

I nostri nonni e bis-nonni avevano una visione già molto precisa. Il nostro pensiero oggi deve essere ispirato a loro. Dobbiamo mirare alla riscoperta delle nostre radici e della nostra terra che vede le specialità regionali protagoniste assolute dell’importanza del territorio e intimamente legate al concetto di identità. Il territorio non ha più bisogno di appiattirsi sul modello standardizzato: lo scenario dell’omologazione si è capovolto a vantaggio del recupero identitario che si valorizza grazie al rapporto: Terra, Tradizione, Territorio e Identità. 

– Come avete affrontato la prima ondata e come state reagendo adesso all’emergenza sanitaria da Covid-19?

Abbiamo reagito tempestivamente, attuando tutte le precauzioni legate alle nuove normative in essere, prima di tutto per preservare la salute dei nostri dipendenti, oltre che, aver fatto fronte alla rivoluzione economica potenziando alcune piattaforme e-commerce che portano i nostri prodotti direttamente nelle case degli italiani.

-Quanto pensi sia importante per le imprese alimentari oggi aprirsi alla trasformazione tecnologica? 

La nostra abilità, se così possiamo dire, è stata non nell’inventare un processo nuovo ma nel trovare un equilibrio tra passato e futuro: mio papà ha sempre creduto nell’innovazione ma cercando di investire in macchinari creati in funzione della produzione e non il contrario. Molti sono stati realizzati ad hoc per non stravolgere il prodotto finale. La soddisfazione più grande è spegnere 200 candeline ma guardando al futuro.

Spegnere 200 candeline è davvero una grande responsabilità: è necessario pensare al futuro come evoluzione continua e necessaria, senza perdere mai di vista la propria identità e i valori dell’azienda. 

Una sfida emozionante e una grande responsabilità anche per noi, che affianchiamo il Biscottificio Grondona nel processo di innovazione. La trasformazione digitale non è, infatti, sinonimo di stravolgimento o alterazione, ma di adattamento a una nuova storia, senza perdere mai traccia della propria identità. 

Manovra 2021: in arrivo il Fondo Recovery Plan-Transizione 4.0. Incentivi retroattivi e aliquote più alte

Dal prossimo anno i crediti d’imposta sui beni strumentali e per le attività di ricerca e sviluppo saranno retroattivi, con aliquote e massimali di investimento al rialzo. Questo il restyling – a cura del Ministero dello Sviluppo e del Ministero dell’Economia – del Piano Transizione 4.0, che sarà finanziato, nel quadro della legge di Bilancio 2021, da un Fondo Recovery Plan-Transizione 4.0, collegato ai fondi europei.

Piano Transizione 4.0: novità in arrivo nella Manovra 2021

In base alle anticipazioni del Sole 24 Ore, MISE e MEF avrebbero raggiunto un compromesso sulla nuova versione del Piano Transizione 4.0, che entrerà nella Manovra 2021 con proroga fino al 2023. Il costo per il rifinanziamento del Piano dovrebbe ammontare a circa 25 miliardi di euro, da coprire con la costituzione di un Fondo Recovery Plan-Transizione 4.0 agganciato alle risorse europee.

Entrando nel merito degli incentivi 4.0 al centro del Piano, si fa largo l’adozione del principio di retroattività: saranno quindi agevolabili gli investimenti effettuati a partire da novembre 2020. Inoltre, saranno coperte le spese fino al 2022, con consegna dei beni fino a giugno 2023, previo pagamento di un acconto di almeno il 20%.

Salgono anche le aliquote e i massimali di investimento dei crediti d’imposta per beni strumentali, R&S e formazione 4.0.

Nel dettaglio, per il credito d’imposta sui beni strumentali materiali non 4.0 (ex-superammortamento) l’aliquota salirà dal 6% al 10% – solo per il 2021 – per investimenti effettuati da soggetti con ricavi o compensi inferiori a 5 milioni (per i quali il termine di compensazione viene ridotto a 1 anno). Per i beni funzionali allo smart working l’aliquota aumenterà fino al 15%.

Per il credito d’imposta sui beni strumentali materiali tecnologicamente avanzati restano le due fasce di incentivazione, distinte in base alla quota di investimenti, ma con alcune novità. Nel 2021, per la prima fascia il limite di investimento salirà da 2,5 a 4 milioni e l’incentivo fiscale dal 40% al 50%, poi nel 2022 si tornerà ai livelli attuali. Per la seconda fascia, invece, nel 2021 la quota di investimenti passerà da 4 milioni a 10 milioni, il beneficio salirà dal 20% al 30%, per ritornare nel 2021 all’intensità attuale.

Ritornano anche gli incentivi per investimenti oltre 10 milioni (e fino a 20 milioni), con aliquota del 10% sia per il 2021 sia per il 2022. Per i software 4.0, solo nel 2021, l’aliquota aumenterà dal 15% al 20% e il massimale da 700mila euro a 1 milione.

Saliranno le aliquote e i massimali anche del credito d’imposta ricerca, sviluppo, innovazione e design:

  • per ricerca e sviluppo: aliquota da 12% al 20%, massimale da 3 a 5 milioni;
  • per innovazione tecnologica: aliquota dal 6% al 10% (fino al 15% per progetti legati a sostenibilità economica e digitale), con massimale da 1,5 a 3 milioni;
  • per attività di design e ideazione estetica: aliquota dal 6% al 15%, massimale da 1,5 milioni a 3 milioni.

Novità in arrivo anche per il credito d’imposta formazione 4.0: tra i costi ammissibili rientreranno le spese dirette per la formazione dei dipendenti e degli imprenditori.

Per quanto riguarda il periodo minimo di compensazione dei crediti d’imposta, si scende dagli attuali 5 a 3 o 1 anno; per i beni strumentali funzionali alla digitalizzazione (ex iperammortamento) è prevista anche l’anticipazione della fruizione già dall’anno dell’investimento, invece che dal 1° gennaio dell’anno successivo.

Digital transformation e PMI: intervista a Tatiana Mazali

Qual è il ruolo della PMI nell’epoca di grandi trasformazioni, non solo digitali, che stiamo vivendo? Come sarà l’imprenditore del futuro? Quali caratteristiche avrà il lavoratore 4.0?

Ne abbiamo parlato insieme a Tatiana Mazali, sociologa e ricercatrice dei processi culturali e comunicativi, docente del Politecnico di Torino. Tatiana si occupa di cultura digitale, linguaggi dei media e trasformazioni del lavoro, e collabora con Torino Nord Ovest. L’abbiamo incontrata durante una delle tappe del percorso di alta formazione Alambicco dedicata ai nuovi equilibri tra soft e hard skill, di cui è stata docente.

Ci daresti una tua definizione di Industria 4.0?

Industria 4.0 per me ha il suo cuore nella comunicazione. Corrisponde all’irruzione della comunicazione nella produzione. Quindi centrale in Industria 4.0 non è la tecnologia, e nemmeno il fattore umano considerato nella sua singola dimensione, bensì la comunicazione, ossia i sistemi intelligenti che compongono i sistemi socio-tecnici (macchine, persone, organizzazioni): flussi di informazione, capacità di elaborare conoscenza. 

Qual è il ruolo della PMI italiana nella trasformazione digitale in corso?

Nel caso delle PMI italiane Industria 4.0 permette di “industrializzare l’artigianato” (efficienza, gestione intelligente, data decision making…) mantenendo il loro grande valore legato alla capacità di fare prodotti e servizi di qualità adattandoli in modo agile per rispondere alle richieste di mercati più flessibili. 

Nei Paesi dove prevale la grande industria il paradigma 4.0 è orientato a flessibilizzare la produzione verso la mass customization, ma flessibilità e customizzazione sono già presenti in molti PMI italiane, pensiamo a quelle dei settori Made in Italy, quindi in questo caso Industria 4.0 serve a mettere efficienza (ma non solo) in produzioni che sono ancora molto legate al modello artigianale. 

L’automazione: risorsa o minaccia per le aziende italiane?

L’automazione è strada intrapresa da ben prima della diffusione del digitale. L’automazione digitale a differenza di quella meccanica è un’automazione che permette di creare conoscenza (partendo dai dati). Quindi direi che è sia una risorsa (in termini di efficienza e di “intelligenza” della produzione) sia una minaccia (in termini di sostituzione del lavoro). Va detto che le imprese che innovano e restano saldamente sul mercato difficilmente riducono la propria forza lavoro, anche quando sono imprese fortemente automatizzate. 

Se dovessi disegnare un identikit del lavoratore 4.0, come sarebbe? 

Molte le parole che ne identificano i tratti salienti, sintetizzando: agile, appassionato, disposto a ricollocarsi in pratiche del lavoro che cambiano, con un medio-alto livello di scolarizzazione, che sappia unire sapere tecnico e competenze trasversali. 

E dell’imprenditore 4.0?E dell’imprenditore 4.0? 

L’imprenditore 4.0, ma direi l’imprenditore tout court, sa che l’organizzazione socio-tecnica (quindi l’unione e le relazioni tra persone, tecnologie, strumenti, pratiche, norme, valori) è frutto di un delicato equilibrio che va progettato e mantenuto nel tempo. Questo richiede visione, capacità di trasformare la propria organizzazione quando necessario, energia e investimenti per accompagnare le persone nei percorsi di innovazione, che non hanno mai solo a che vedere con una determinata tecnologia. 

L’imprenditore 4.0 deve saper coniugare scelte innovative, saperi tecnologici, valorizzazione delle persone.

La digital transformation è davvero per tutti?

Diciamo che è accessibile, certamente più oggi di ieri. Ma direi anche che è per chi la vuole e la riconosce. 

Parlaci del tuo lavoro di ricerca e della collaborazione con Torino Nord Ovest 

Torino Nord Ovest, centro di ricerca e impresa sociale che si occupa di ricerca socio-economica e divulgazione scientifica, mi ha permesso di intraprendere il primo grande viaggio di ricerca su Industria 4.0 in tempi non sospetti. Quando ad occuparsi di Industria 4.0 c’erano solo i tedeschi, la comunità europea, e pochi accademici, Torino Nord Ovest intraprese la prima ricerca empirica sul nostro territorio nazionale. E da lì non si è fermata, dopo aver guardato le grandi imprese ha intrapreso la seconda importante ricerca nazionale focalizzata sulle PMI del Made in Italy. Ne sono nati due libri, che hanno viaggiato tanto e ci hanno permesso di viaggiare molto incontrabndo pubblici diversi in Paesi diversi: “Industria 4.0. Uomini e macchine nella fabbrica digitale” e “Il lavoro che serve. Persone nell’Industria 4.0” editi da Guerini.  

Queste ricerche mi hanno permesso di scoprire imprese e professionisti-lavoratori incredibili. 

Sei stata nostra docente nell’ultima tappa dell’Alambicco, evento di Alta Formazione rivolto a manager e imprenditori. In questa occasione ci hai parlato della figura del trasformatore. Ci spiegheresti il suo ruolo in azienda? 

In ogni impresa che si fa 4.0, c’è una persona al centro del meccanismo. 

È istruita, di solito è ingegnere ma con varie specializzazioni, sempre più spesso è donna, ha un’età intorno ai quarant’anni. Incarna perfettamente la filosofia aziendale, perché sa interpretare i valori tradizionali della sua impresa in una chiave nuova, sa portare avanti la macchina senza mai strappare. Si occupa essenzialmente di processi e lavora sempre in squadra, è creativa ma pragmatica e il suo compito principale è cercare soluzioni ai problemi – veri o presunti – che i processi di innovazione tecnologica portano con sé. 

È un facilitatore, creativo e insieme pragmatico, il suo compito è far accadere le cose

Al centro del crogiuolo di forze tecnologiche, sociali e di business che si ricombinano nel campo della trasformazione industriale c’è dunque una persona in carne ed ossa. 

Scoprire, conoscere, raccontare queste persone è la nuova ricerca che Torino Nord Ovest vorrebbe intraprendere, ci stiamo lavorando insieme all’interno della convenzione di ricerca tra Torino Nord Ovest e Politecnico di Torino, speriamo di darvi presto aggiornamenti! 

Aumento del credito d’imposta per la sanificazione degli ambienti

Per incentivare la sanificazione degli ambienti di lavoro, alla luce dell’emergenza sanitaria da Covid-19, l’art. 64 del DL 18/2020 ha introdotto un apposito credito d’imposta.

L’agevolazione è collegata al protocollo per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus negli ambienti di lavoro e prevede specifiche disposizioni sulla pulizia e sanificazione in azienda, sia a scopo preventivo che in caso di decontaminazione per la presenza di una persona positiva al COVID-19 all’interno dei locali aziendali.

C’è un aggiornamento importante che riguarda il DL Sanificazione: le risorse stanziate sono state incrementate di 403 milioni di euro, passando dai 200 milioni di euro stabiliti a maggio a un totale di 603 milioni, che verranno distribuiti tra i soggetti già individuati come beneficiari a seguito delle domande di accesso scadute il 7 settembre scorso.
Cambia quindi significativamente la nuova percentuale massima riconosciuta ad ogni impresa, inizialmente fissata in misura pari al 15,6423% e ora aumentata al 47,1617%. 

Se vuoi saperne di più o hai semplicemente bisogno di chiarimenti, scrivici a info@be4innovation.it

Come l’ambiente di lavoro può incidere sulle performance: intervista al Prof. Aldo Bottoli.

L’importanza dell’ambiente di lavoro viene spesso sottovalutata ma costituisce un fattore determinante per il successo di un’azienda. I dipendenti felici producono di più e sono più predisposti alla crescita, questo comporta un abbassamento del turnover, in quanto sono meno portati a cercare un’altra occupazione altrove.  

Ma come possiamo creare un ambiente ideale nel contesto lavorativo? Come possiamo rendere l’ufficio un luogo stimolante per avere un alto rendimento e una soddisfazione pari al 100%? 

Ne abbiamo parlato con Aldo Bottoli, Color e Perception designer, da più di trent’anni impegnato nella ricerca sulle apparenze cromatiche e sulla riqualificazione percettiva degli ambienti pubblici e privati. 

Buongiorno Prof. Bottoli. Lei è un designer, in particolare un Peception Designer: ci spiega in cosa consiste questa professione e perché è così legata al mondo del colore?

Alla parola design si associano concetti quali: forma/funzione, bellezza, comfort, emozione, e ancora per i più sensibili ai problemi ambientali: efficacia energetica, cicli di vita, smaltimento…

In tutti questi casi il protagonista appare più l’oggetto che l’utente, il ciclo produttivo e distributivo che le relazioni. Il perception design sposta l’attenzione verso la persona e le sue modalità percettive, cercando di coprire il gap esistente. Il progettare per le persone senza conoscerne a fondo le necessità. Il design si occupa di mercati e mode, il perception design delle persone e delle loro relazioni. Il design parla di utenti-clienti, il perception design di realtà sensibile mutuata dalle culture di riferimento. 

Il perception design utilizza in modo più consapevole il potenziale espressivo di luce e colore e del progetto multisensoriale.

Perché è importante il progetto percettivo negli ambienti di lavoro? Come incide sulle performace lavorative?

Per il semplice fatto che mette al centro non le cose e le superfici, ma le persone e il loro modo d’interagire con l’ambiente circostante. Nei luoghi di lavoro questa interazione è aumentata dalla contemporanea presenza di più fattori: si risiede a lungo in spazi artificiali racchiusi, vi si svolgono compiti molto vari dove ripetitività, calo di attenzione, rispetto dei protocolli di sicurezza, impiego di strumenti specifici, richiedono molta attenzione. Si svolgono relazioni ripetute con persone con le quali ci può essere scarsa affinità o intesa. Il comfort ambientale diventa una condizione indispensabile per ottenere buoni e duraturi risultati operativi. In molti casi la scena percettiva e relazionale assume un ruolo importante di attenuazione o di compensazione del mancato comfort o delle difficoltà relazionali.  

A Suo giudizio, la PMI è in grado di utilizzare alcuni “escamotage percettivi” per migliorare la qualità degli ambienti di lavoro?

Probabilmente è quella che ne può trarre i maggiori vantaggi/benefici perché le relazioni sono più personali, gli ambienti meno dispersivi e, di conseguenza, i segni di cura più avvertibili.

Il prima e il dopo un intervento di riqualificazione percettiva di una scuola superiore a Gattinara.

Imprenditori e dipendenti partecipano alla riqualificazione percettiva degli ambienti o la subiscono? Quanto conta il coinvolgimento delle persone che vivranno gli ambienti?

Molte volte il design lo subiscono perché nasce altrove ed è calato dall’alto. Il perception design richiede invece la partecipazione attiva e la consapevolezza di quanto si è predisposto e si sta facendo. Questo è garanzia di un’efficace implementazione di quanto predisposto, perché molte cose si scoprono con l’uso, e di un buon mantenimento delle performance iniziali.  

Ci racconti l’esperienza fatta presso Akzonobel di Cernobbio. Di cosa vi siete occupati? Quali ambienti avete “stravolto” con perception e color design?

È stata un’esperienza complessa che ha riguardato l’esterno degli edifici produttivi e gestionali e tutti gli interni. Sono passati molti anni, ma evidentemente il modello è ancora valido perché è stato ripetuto anche per gli edifici che nel tempo si sono aggiunti. In quel caso, sono stati utilizzati e messi ulteriormente a punto strumenti per il rilievo e la valutazione dei colori posti in lontananza e di forme che chiamiamo allogative per ottenere distrattori o attrattori visivi. Nella fattispecie sono serviti per rendere meno percepibili gli enormi volumi tecnici posti sulla copertura della torre uffici e per mascherare superfici in lamiera addossate all’unità produttiva nuova.  

La riqualificazione degli ambienti interni ed esterni dell’azienda Akzonobel di Cernobbio

L’industria 4.0 parla spesso di tecnologie, rapporto uomo-macchina e antropometria. Il perception design, per come lo intende lei, non è in qualche modo una “tecnologia”?

Non la definirei una tecnologia, ma un metodo che può essere modellizzato/reso seriale.

Certo presuppone una buona conoscenza delle modalità percettive e delle regole prossemiche che le molteplici attività in azienda richiedono. Oggi si aggiunge anche la necessità di adottare forme di distanziamento anti Covid19 e una buona gestione della prossemica può aiutare molto.

Lei è stato ed è un professore universitario. Dov’è possibile seguire corsi/master su color e perception design?

Con un certo rammarico devo dire che, relativamente al colore, vi è solo qualche raro corso semestrale presso Accademie di Belle Arti e Facoltà di Architettura e un master in Color Design & Technology in collaborazione con l’Associazione Italiana Colore di cui faccio parte come socio fondatore. Per quanto riguarda gli aspetti legati alla percezione al di la di alcuni titoli riferiti alla progettazione “sensibile” vi è ancora poco.  

Un’importante riflessione che abbiamo condiviso con piacere con il prof. Bottoli. La cura dei luoghi nella piccola e media impresa può essere il veicolo attraverso il quale trasmettere i valori della propria azienda. Coinvolgere tutti coloro che vivono l’impresa quotidianamente, nei diversi livelli, è un fattore chiave per creare nuovi stimoli e un ambiente di lavoro sano e produttivo. 

Aldo Bottoli È un color e perception designer. Nel 1984 ha organizzato per il Salone del Mobile di Milano il convegno “Il colore nell’architettura d’interni”. Da questo momento in poi il tema del colore è diventato un costante ambito di ricerca e di progetto applicato in particolare agli spazi abitati pubblici interni e urbani. Ha insegnato presso numerose scuole di Design e presso la Scuola di Design del Politecnico di Milano.

Attualmente mantiene l’attività di formazione presso RafflesMilano Istituto moda e design – Milano e attraverso lezioni ex cattedra e seminari presso corsi universitari e Ordini Professionali. Relativamente agli spazi racchiusi, l’attività di ricerca e progetto in corso è dedicata in particolare alla persona fragile sperimentando forme di coinvolgimento del gesto d’arte nel quotidiano. Relativamente agli spazi urbani propone una radicale evoluzione dei tradizionali Piani del Colore attraverso il nuovo strumento urbanistico chiamato PRP Piano di Riqualifcazione Percettiva.  

E’ tra i soci fondatori del Gruppo del Colore – Associazione Italiana Colore, membro del Comitato Tecnico Scientifico e componente del Comitato Direttivo.

Incentivi statali per acquisto auto, doppio vantaggio per le imprese piemontesi.

Una delle novità del decreto di agosto (Dl 104-2020) riguarda il rifinanziamento degli incentivi auto per 400 milioni di euro, con rimodulazione degli importi dei contributi per i veicoli appartenenti alla classe ambientale EURO 6. In particolare, i 400 milioni di euro sono così stanziati: 

– 50 milioni per la fascia di emissioni 0-60 CO2 g/km,

–  150 milioni per la fascia da 61 a 90 g/km 

 – 100 milioni per quella da 91 a 110 g/km.

 – 100 milioni per l’Ecobonus

I contributi auto sono riconosciuti alle persone fisiche e a quelle giuridiche (art. 44 del Decreto Rilancio) che, nel periodo compreso tra il 1° agosto e il 31 dicembre 2020, acquistano, anche in locazione finanziaria, un autoveicolo nuovo di categoria M1 (veicoli progettati e costruiti per il trasporto di persone, aventi al massimo 8 posti a sedere oltre al sedile del conducente), con emissioni di CO2 fino a 110 g/km.

I bonus riconosciuti, si articolano in 4 fasce di emissioni:

Si ricorda che occorre rispettare inoltre il vincolo in merito alla soglia del prezzo di listino della nuova auto al di sotto del quale si ha diritto al bonus. Per prezzo di listino si intende quello risultante dal listino prezzi ufficiale della casa automobilistica produttrice che deve essere inferiore a:

– 50.000 euro (IVA esclusa) per i veicoli con emissioni da 0 a 60 g/km di CO2;

– 40.000 euro (IVA esclusa) per i veicoli con emissioni comprese tra 61 e 110 g/km omologati in una classe non inferiore ad Euro 6 di ultima generazione.

Inoltre, in caso di rottamazione, il veicolo consegnato deve essere di proprietà dell’intestatario della nuova auto o di un suo familiare da almeno 12 mesi e all’atto di acquisto della nuova auto deve essere specificato che il veicolo consegnato è destinato alla rottamazione. 

Gli elementi che compongono l’agevolazione vengono così riconosciuti:

  • Sconto del venditore: riduce il prezzo di acquisto
  • Contributo ecobonus e contributo rilancio non riducono la base imponibile, ma vengono sottratti al totale della fattura.  

I contributi vengono prenotati dai venditori di auto sull’ apposita piattaforma del sito web ecobonus ed entro 180 giorni dalla prenotazione devono consegnare la macchina e concludere l’operazione di concessione in piattaforma. 

Questi in breve i vantaggi degli incentivi statali sulle auto. 

Molte regioni tra cui il Piemonte, stanno affiancando ai contributi statali, in quanto cumulabili, dei bandi per l’acquisto di auto da erogarsi alle micro-piccole-medie imprese. Inutile sottolineare i risvolti positivi per le imprese che vogliano rinnovare il loro parco auto (categoria M1). 

Di seguito si riportano i contributi della Regione Piemonte previsti dal bando 

 “CONTRIBUTI PER LO SVILUPPO DI UN APPROCCIO AMBIENTALE DEL SETTORE DELLE MICRO, PICCOLE E MEDIE IMPRESE” solo con riferimento alla categoria M1, (veicoli progettati e costruiti per il trasporto di persone, aventi al massimo 8 posti a sedere oltre al sedile del conducente), ma  si sottolinea che tale bando copre con dei contributi a fondo perduto anche l’acquisto di altre categorie (M2,M3,N1,N2,N3), con una successiva disamina dei vantaggi per le imprese nel cumulare le iniziative statali con quelle della Regione Piemonte. 

Le condizioni per poter godere di tali agevolazioni sono: 

– ROTTAMAZIONE di veicoli di proprietà appartenenti alle categorie M1-M2-M3, N1, N2, N3 con le seguenti caratteristiche:

-Benzina: fino ad euro 3/III incluso

-Ibridi benzina (benzina/metano o benzina/GPL): fino ad euro 3/III incluso

-Diesel: fino ad euro 5/V incluso

– ACQUISTO anche tramite leasing o finanziamento FINO A 10 VEICOLI di    categoria M1, M2, M3, N1, N2, N3 con la seguente alimentazione:

-Elettrico puro

-Ibrido (benzina/elettrico diesel/elettrico solo Full Hybrido HybridPlug In)

-Metano (GBC e GNL) o GPL esclusivo

-Metano o GPL bifuel(benzina/metano e 

benzina/GPL)  

CARATTERISTICHE:

OBBLIGO rottamazione

-OBBLIGO scontistica concessionario (che evidenzi in fattura uno sconto di almeno il 12% sul prezzo di listino del modello base al netto di eventuali allestimenti opzionali, oppure in alternativa per i soli veicoli elettrici puri, di un importo pari ad almeno 2.000 euro (IVA inclusa), applicato dal venditore

– CUMULABILITÀ con altri aiuti pubblici concessi

– proprietà per almeno 3 anni dopo il contributo

– non è previsto un tempo minimo di proprietà del mezzo da rottamare a differenza degli incentivi statali (questo significa che si potrebbe decidere di acquistare un mezzo usato dal valore bassissimo da rottamare solo per partecipare al bando della Regione Piemonte). 

– Sono ammissibili gli investimenti per l’acquisto di veicoli nuovi di fabbrica, omologati dal costruttore e immatricolati per prima ed unica volta in Italia.  

–  Non sono ammissibili gli acquisti di veicoli già immatricolati cosiddetti “a KM 0”

– È ammesso il leasing finanziario, solo se l’impresa utilizzatrice esercita anticipatamente al momento della stipula del contratto, l’opzione di acquisto

Si ricorda che la partecipazione al bando è fino ad esaurimento fondi e che è possibile presentare domanda fino al 30-11-2020. 

Di seguito si riporta un esempio di come gli Incentivi statali e quelli del bando Regione Piemonte possano essere cumulati ed i vantaggi che ne derivano per chi decide di usufruirne. 

Si suppone l’acquisto di un’auto categoria M1 con emissioni di CO2 pari a 0, con prezzo di listino di 26.000 euro e con contemporanea rottamazione di un veicolo usato della medesima categoria di classe euro 4. 

Partecipando al bando della Regione Piemonte il prezzo finale di acquisto sarebbe:

  1. Prezzo di listino: 26.000 euro
  2. Sconto del venditore 12% = 3.120 euro
  3. Base imponibile = 26.000 – 3.120= 22.880 euro
  4. Iva 22%= 5.033,60 euro
  5. Totale fattura= 27.913,60 euro
  6. Contributo Regione Piemonte = 10.000 euro
  7. Prezzo finale di acquisto= 27.913,60 – 10.000= 17.913,60

Poiché gli incentivi statali sono cumulabili con il Bando, dobbiamo tenere conto che sommandoli al bando, il prezzo finale di acquisto cambia in questo modo (se la macchina da rottamare non risponde a tutti i requisiti statali e quindi si può usufruire solo degli incentivi statali senza rottamazione): 

  1. Prezzo di listino: 26.000 euro
  2. Sconto del venditore 12% = 3.120 euro
  3. Base imponibile = 26.000 – 3.120= 22.880 euro
  4. Iva 22%= 5.033,60 euro
  5. Totale fattura= 27.913,60 euro
  6. Contributo Regione Piemonte = 10.000 euro
  7. Contributo statale ecobonus senza rottamazione= 4.000 euro
  8. Contributo statale Rilancio art. 44 legge 77/2020 senza rottamazione: 1.000 euro
  9. Prezzo finale di acquisto= 27.913,60 – 10.000 – 4000 – 1000= 12.913,60

Qualora invece, nel bando della Regione Piemonte, si vada a rottamare un mezzo che ha anche i requisiti previsti per le rottamazioni che godono degli incentivi statali, il prezzo finale di acquisto cambia in questo modo:

  1. Prezzo di listino: 26.000 euro
  2. Sconto del venditore 12% = 3.120 euro
  3. Base imponibile = 26.000 – 3.120= 22.880 euro
  4. Iva 22%= 5.033,60 euro
  5. Totale fattura= 27.913,60 euro
  6. Contributo Regione Piemonte = 10.000 euro
  7. Contributo statale ecobonus con rottamazione= 6.000 euro
  8. Contributo statale Rilancio art. 44 legge 77/2020 senza rottamazione: 2.000 euro
  9. Prezzo finale di acquisto= 27.913,60 – 10.000 – 6000 – 2000= 9.913,60

Riassumendo le tre casistiche, il risparmio sarebbe:

Il solo utilizzo degli incentivi statali comporterebbe invece il Risparmio sotto indicato: 

Si ricorda che la partecipazione al Bando della Regione Piemonte è possibile fino al 30-11-2020, che non si tratta di un click day e che la valutazione delle domande sarà a sportello. Come da sito della Regione, con aggiornamento al 27-08-2020, i fondi stanziati per tale bando pari ad euro 2.063.289 sono stati assorbiti da solo 49 domande con una prenotazione di contributi pari ad euro 382.500. Ci sono quindi larghi spazi per vedere la propria domanda accettata.

Note: Ci sono diverse Regioni che hanno posto in essere Bandi simili e ci rendiamo disponibili a valutarli e a fornirvi supporto sulla presentazione delle domande qualora ne facciate esplicita richiesta.  

Fondo Trasferimento tecnologico: cos’è, a chi è rivolto, come funziona

Ecco tutte le informazioni sul Fondo di Trasferimento Tecnologico previsto dal decreto Rilancio. 

Nell’ambito del Decreto Rilancio approvato dal Governo a seguito dell’emergenza sanitaria da Covid-19, è stato istituito il Fondo per il Trasferimento Tecnologico. 

Tale Fondo, creato dal Ministero dello sviluppo economico, rientra tra le misure per le imprese ed economia. Nello specifico, l’iniziativa è finalizzata all’erogazione di incentivi per progetti di innovazione realizzati da start up innovative.

Ma cos’è nello specifico il Fondo Trasferimento Tecnologico e come funziona? Scopriamolo insieme. 

Cos’è il Trasferimento Tecnologico? 

Il Trasferimento Tecnologico è l’insieme delle iniziative finalizzate alla valutazione e commercializzazione di tecnologie e alla gestione della proprietà intellettuale nell’ambito dei progetti di ricerca e sviluppo. 

Attraverso il DL Rilancio, il Governo ha posto le basi per la costituzione di un Fondo di Trasferimento Tecnologico, a sostegno dell’innovazione e della ricerca scientifica e di mercato.

Il Fondo Trasferimento tecnologico

Il Ministero dello sviluppo economico ha istituito tale fondo, attraverso una misura regolata dall’articolo 42 del Decreto Rilancio, permettendo così la promozione di iniziative finalizzate a favorire la realizzazione e la collaborazione in progetti di innovazione e spin-off. 

Il Fondo mira allo svolgimento di attività di progettazione, coordinamento, promozione, stimolo alla ricerca e allo sviluppo attraverso l’offerta dei seguenti strumenti: 

  • soluzioni tecnologicamente avanzate;
  • processi o prodotti innovativi;
  • attività di rafforzamento delle strutture;
  • diffusione dei risultati della ricerca;
  • consulenza tecnico-scientifica e formazione;
  • supporto alla crescita di start up e PMI ad alto potenziale innovativo.

Le iniziative in merito al Fondo sono finalizzate a favorire la collaborazione di soggetti pubblici e privati per la realizzazione di progetti innovativi. 

A chi è rivolto il Fondo Trasferimento tecnologico?

Possono beneficiare del Fondo di Trasferimento Tecnologico le imprese italiane e, in particolare, le start up innovative.

La dotazione economica del fondo 

La dotazione relativa al Fondo per il Trasferimento Tecnologico è di 500 milioni di euro per l’anno 2020.

Il Ministero dello sviluppo economico, a valere sulle disponibilità del Fondo, è autorizzato ad intervenire attraverso la partecipazione indiretta in capitale di rischio e di debito, anche di natura subordinata, nel rispetto della disciplina europea in materia di:

• aiuti di Stato o delle vigenti disposizioni in materia di affidamento dei contratti pubblici;

• collaborazione tra amministrazioni pubbliche eventualmente applicabili.

La gestione del fondo: Enea Tech 

I 500 milioni di euro sono stati affidati a ENEA, Agenzia Nazionale per le Nuove Tecnologie, l’Energia e lo Sviluppo Sostenibile. In particolare, è stata istituita la Fondazione Enea Tech, ente di diritto privato, che dovrebbe realizzare le iniziative inerenti al Fondo per il Trasferimento Tecnologico.

La Fondazione Enea Tech avrà il compito di promuovere investimenti per l’integrazione e la convergenza delle iniziative in materia di ricerca e sviluppo e trasferimento tecnologico.

Le attività svolte dalla Fondazione saranno:

• conduzione di grandi programmi di ricerca, sviluppo e dimostrazione, a prevalente contenuto ingegneristico e tecnologico;

• studio, ricerca e sviluppo nel campo delle tecnologie avanzate dei materiali speciali e innovativi;

• promozione di programmi di collaborazione con enti e istituzioni nazionali e internazionali che operano nel campo scientifico-tecnologico.

Per l’attuazione di questi provvedimenti, ENEA è autorizzata alla spesa di 5 milioni di euro per l’anno 2020, mentre per la costituzione dell’Agenzia stessa sono stati stanziati 12 milioni di euro.

Bonus formazione e PMI

Sono sempre di più le PMI che utilizzano il credito d’imposta Bonus Formazione. Nel 2019 il 23% delle piccole e medie imprese italiane ha utilizzato la legge Bonus Formazione 4.0, nel 1° semestre del 2020 il 38% con previsione a fine anno del 53%.

Puntare sulla formazione si rivela un’arma vincente da sfoderare nei momenti di crisi. Gli imprenditori italiani hanno capito che l’investimento più importante va fatto sui proprio dipendenti, per far crescere davvero l’azienda.

Access Guard, la risposta di Marmoinox all’emergenza sanitaria

Come si reagisce ad un momento di incertezza? Da dove si riparte nel pieno di una crisi? 

Dalle idee. 

Ecco quello che ha fatto, in piena emergenza sanitaria, la Marmoinox, realtà italiana che produce macchinari e strutture in acciaio inox per il settore dell’imbottigliamento e del packaging.

Si tratta di una piccola azienda virtuosa di Canelli, che ha progettato un innovativo strumento che permette di automatizzare i controlli e prevenire i contagi, senza dimenticare l’importanza di adottare tutte le altre misure di contenimento, nel pieno rispetto dei Decreti Ministeriali. 

Così è nato Access Guard, il robot che permette di: 

  • rilevare la temperatura corporea attraverso una termocamera;
  • eseguire il riconoscimento facciale;
  • effettuare l’igienizzazione delle mani in automatico;
  • fornire mascherine di protezione;
  • sanificare la suola delle scarpe;
  • integrare il software ad altri dispositivi di gestione presenze.

Inizialmente Access Guard è stato progettato per garantire la sicurezza dei propri dipendenti durante la pandemia da Covid-19. Subito dopo, però, se ne è compresa la portata innovativa e le possibilità di utilizzo anche al termine dell’emergenza. Roberto e Paolo Marmo, alla guida oggi dell’azienda, hanno subito pensato di mettere a disposizione delle altre aziende il loro prodotto, partendo dal presupposto che l’emergenza finirà, ma le nostre abitudini non saranno mai più le stesse. 

Il robot si presenta come un “guardiano” della soglia, totalmente automatizzato, composto da una bussola in acciaio e vetro al cui interno, oltre a un tappeto realizzato con speciali fibre che trattengono polvere e impurità, è installata una telecamera termica che visualizza la persona, rilevandone la temperatura corporea. Grazie a questo dispositivo è possibile gestire gli ingressi e le uscite dei dipendenti, le bollature e l’ingresso dei visitatori, oltre a distribuire mascherine e guanti, sanificare la suola delle scarpe e effettuare l’igienizzazione delle mani. 

Access Guard ha riscosso molto successo, anche tra le grandi aziende, tanto da spingere Marmoinox a riconvertire un settore dell’azienda per dedicarlo alla produzione del robot. A colpire positivamente le aziende, la flessibilità del software che gestisce il robot, che si adatta alle esigenze più differenti permettendo una facile customizzazione. 

A ciò si aggiunge la possibilità di sfruttare le importanti agevolazioni legate all’industria 4.0, relative ai beni strumentali che permettono di recuperare il 40% in credito d’imposta, e all’emergenza sanitaria da Covid19, questa volta al 60% di credito d’imposta.

Vuoi saperne di più? 

Visita il sito https://www.marmoinox.it/access-guard o scrivi a info@be4innovation.it

Piano Transizione 4.0: cos’è e quali sono le spese ammissibili

Lo scorso 28 maggio è stato firmato dal Ministro dello Sviluppo Economico il decreto attuativo del Piano Transizione 4.0 che mette a disposizione delle imprese che punteranno sull’innovazione, gli investimenti green, in ricerca e sviluppo, in attività di design e innovazione estetica, sulla formazione 4.0 ben 7 miliardi di euro di risorse.

Sai cosa prevede? Quali sono le principali novità? Quali le spese ammissibili? 

Ne parliamo in questo articolo. 

Cos’è il Piano Transizione 4.0 

Il Piano Transizione 4.0 è la nuova politica industriale del Paese, più inclusiva e attenta alla sostenibilità.

In particolare, il Piano prevede una maggiore attenzione all’innovazione, agli investimenti green, alle attività di design e ideazione estetica e alla formazione 4.0, settori cruciali su cui investire nei prossimi anni per favorire il processo di transizione digitale del nostro sistema produttivo. 

Quali sono le principali differenze rispetto al passato? 

La legge di bilancio 2020 ha rinnovato gli incentivi di Impresa 4.0 per l’acquisto di beni strumentali interconnessi o non (ex superammortamento) da parte delle imprese, cambiando però, rispetto alle agevolazioni 2017 (Industria 4.0) – 2019 (Impresa 4.0), la modalità di godimento dell’agevolazione, che diventa ora credito di imposta

Nel caso del vecchio superammortamento, ora l’agevolazione, come credito di imposta sarà pari al 6% del valore del bene nuovo acquistato, per investimenti fino a 2.000.000 di euro.

Invece, il vecchio iperammortamento è stato sostituito da un credito di imposta pari al 40% o al 20% del valore dei beni materiali acquistati e al 15% dei beni immateriali (software) con dei massimali di investimento totale.

Una novità interessante è che così possono godere dell’agevolazione anche aziende che non hanno utili dichiarati.

Ci saranno, però, da considerare nuovi adempimenti burocratrici obbligatori:

  • le imprese che godono delle agevolazioni 2020 devono effettuare una comunicazione al Ministero dello sviluppo economico;
  • la perizia (o attestazione da ente) è obbligatoria per beni di valore superiore o uguale a 300.000 euro (prima era 500.000 euro);
  • le fatture e gli altri documenti relativi all’acquisizione dei beni agevolati devono contenere l’espresso riferimento alle disposizioni dei commi da 184 a 194 della Legge 160 del 27 dicembre 2019.

Il decreto dà la possibilità alle imprese di rendere operativi gli investimenti in corso e di pianificare quelli successivi con maggiori certezze e definisce le modalità attuative del nuovo credito d’imposta per il periodo successivo al 31 dicembre 2019.

Per le attività di ricerca fondamentale, ricerca industriale e sviluppo sperimentale in campo scientifico e tecnologico cambiano totalmente le regole di applicazione del credito d’imposta, che passa dal riconoscimento di un recupero del 50 – 25% dei costi, ad un credito pari solo al 12% delle spese agevolabili, nel limite massimo di 3 milioni di euro.

Viene però ampliato il concetto di innovazione, prevedendo:  

  • Per le attività di innovazione tecnologica finalizzate alla realizzazione di prodotti o processidi produzione nuovi o sostanzialmente migliorati, il credito d’imposta è riconosciuto in misura pari al 6% delle spese agevolabili, nel limite massimo di 1,5 milioni di euro.
  • In caso di attività di innovazione tecnologica finalizzate al raggiungimento di un obiettivo di transizione ecologica o di innovazione digitale 4.0, il credito d’imposta è riconosciuto in misura pari al 10% delle spese agevolabili, nel limite massimo di 1,5 milioni di euro.
  • Per le attività di design e ideazione estetica per la concezione e realizzazione dei nuovi prodotti e campionari nei settori tessile e della moda, calzaturiero, dell’occhialeria, orafo, del mobile e dell’arredo e della ceramica, e altri individuati con successivo decreto ministeriale il credito d’imposta è riconosciuto in misura pari al 6% delle spese agevolabili, nel limite massimo di 1,5 milioni di euro

Come utilizzare il credito d’imposta?

Il credito d’imposta è utilizzabile esclusivamente in compensazione in tre quote annuali di pari importo a decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello di maturazione.

Le principali azioni contenute riguardano:

  • Il credito d’imposta per investimenti in beni strumentali, con l’obiettivo di supportare e incentivare le imprese che investono in beni strumentali nuovi, materiali e immateriali, funzionali alla trasformazione tecnologica e digitale dei processi produttivi destinati a strutture produttive ubicate nel territorio dello Stato;
  • il credito d’imposta ricerca, sviluppo, innovazione e design  al fine di stimolare la spesa privata in ricerca, sviluppo e innovazione tecnologica per sostenere la competitività delle imprese e favorire i processi di transizione digitale nell’ambito dell’economia circolare e della sostenibilità ambientale; 
  • il credito d’imposta formazione 4.0 per stimolare gli investimenti delle imprese nella formazione del personale sulle materie aventi ad oggetto le tecnologie rilevanti per la trasformazione tecnologica e digitale delle imprese. 

In particolare, la Legge n. 160/2019 (Legge di Bilancio 2020) ha ridefinito la disciplina degli incentivi fiscali collegati al “Piano nazionale Impresa 4.0”, al fine di stimolare la spesa privata relativa a tali attività, per sostenere la competitività delle imprese e per favorirne i processi di transizione digitale nell’ambito dell’economia circolare e della sostenibilità ambientale.

Quali sono gli adempimenti previsti dal Piano Transizione 4.0?

Ai fini del riconoscimento del credito d’imposta, l’effettivo sostenimento delle spese ammissibili deve risultare da apposita certificazione rilasciata dal soggetto incaricato della revisione legale dei conti. Per le imprese non obbligate per legge alla revisione legale dei conti, le spese sostenute per adempiere all’obbligo di certificazione sono riconosciute in aumento del credito d’imposta per un importo non superiore a 5.000 euro.

Quali sono quindi le principali novità sul Credito d’imposta per la Ricerca e Sviluppo?

  • Forte riduzione del credito d’imposta riconosciuto sulle spese agevolate; 
  • Estensione dei campi di applicazione del credito d’imposta agli investimenti in innovazione e design;
  • Abolizione del riferimento alla media storica (incrementale);
  • Maggiore chiarezza  

Il decreto attuativo del “Piano Transizione 4.0”

Il decreto definisce l’elenco delle attività agevolabili, facendo riferimento a due manuali dell’Ocse (Oslo e Frascati), al fine di poter verificare quali siano quelle che ricadono nel campo di applicazione dell’agevolazione e poter così pianificare gli investimenti del secondo semestre 2020.

Le tipologie di attività di Ricerca e Sviluppo 

Il Decreto attuativo definisce le tre tipologie di ricerca e sviluppo che possono essere realizzate, seguendo le indicazioni del manuale Frascati: 

  • la ricerca fondamentale, ovvero i lavori sperimentali o teorici finalizzati principalmente all’acquisizione di nuove conoscenze in campo scientifico o tecnologico; 
  • la ricerca industriale, che è rappresentata dai lavori originali intrapresi al fine di individuare le possibili utilizzazioni o applicazioni delle nuove conoscenze derivanti da un’attività di ricerca fondamentale o al fine di trovare nuove soluzioni per il raggiungimento di uno scopo o un obiettivo pratico predeterminato; 
  • la ricerca sperimentale, ovvero i lavori sistematici, basati sulle conoscenze esistenti ottenute dalla ricerca o dall’esperienza pratica, svolti allo scopo di acquisire ulteriori conoscenze e raccogliere le informazioni tecniche necessarie in funzione della realizzazione di nuovi prodotti o nuovi processi di produzione o in funzione del miglioramento significativo di prodotti o processi già esistenti. 

Le attività di innovazione tecnologica 

La attività ammissibili secondo la classificazione del Manuale di Oslo, sono quelle finalizzate alla realizzazione o all’introduzione di prodotti o processi nuovi o significativamente migliorati, rispetto a quelli già realizzati o applicati dall’impresa. Quindi,  un prodotto è nuovo con riferimento alle caratteristiche tecniche o funzionali, ai componenti, al materiale, al software che viene integrato, alla procedura di utilizzo, alla facilità di impiego, alla maggiore flessibilità o di altri elementi concernenti le prestazioni e le funzionalità. 

Diversamente, risultano non agevolabili: 

  • i lavori svolti per apportare modifiche o migliorie minori ai prodotti e ai processi già realizzati o applicati dall’impresa; 
  • i lavori svolti per la soluzione di problemi tecnici legati al normale funzionamento dei processi di produzione dell’impresa o per l’eliminazione di difetti di fabbricazione dei prodotti dell’impresa; 
  • i lavori svolti per adeguare o personalizzare i prodotti o i processi dell’impresa su specifica richiesta di un committente; 
  • i lavori svolti per il controllo di qualità dei prodotti o dei processi e per la standardizzazione degli stessi 
  • e in generale i lavori richiesti per l’adeguamento di processi e prodotti a specifici obblighi previsti dalle norme in materia di sicurezza, salute e igiene del lavoro o in materia ambientale.

Le attività di innovazione 4.0

Rientrano nelle attività di innovazione 4.0:

  • digital service backbone, ovvero un’architettura digitale che consenta l’interconnessione di macchine e altro hardware o software; 
  • l’utilizzo di soluzioni che ottimizzano la produzione sulle linee con l’introduzione della robotica o semplicemente con l’ottimale assegnazione dei lavori alle macchine già in uso; 
  • l’integrazione tra It e operations; 
  • le attività di simulazione (digital twin) e manutenzione predittiva o il controllo macchine da remoto; 
  • soluzioni di analytics e big data che consentano di raccogliere ed elaborare indicatori chiave degli obiettivi aziendali (KPI);
  • la digitalizzazione delle interazioni tra i diversi operatori delle filiere produttive, la messa a punto di modelli di condivisone delle informazioni;
  • soluzioni di telediagnosi, teleassistenza, telemanutenzione con servizi ondemand, soluzioni che abilitino lo smart working;
  • la riprogettazione delle funzioni, dell’architettura, dei moduli e della connettività dei beni strumentali in ottica di digitalizzazione per consentire l’introduzione di soluzioni pay per use di macchine e sistemi di produzione;
  • l’introduzione di soluzioni specifiche di blockchain, cybersecurity, edge e cloud computing, a potenziamento e arricchimento e per garantire la sicurezza delle soluzioni descritte nei punti precedenti.

Le spese ammissibili

Per determinare la base di calcolo del credito d’imposta, fermo restando il rispetto delle regole generali di effettività, pertinenza e congruità delle spese, si considerano ammissibili le spese rientranti nelle tipologie indicate nei commi 200, 201 e 202 dell’articolo 1 della legge 27 dicembre 2019, n 160, imputabili, in applicazione dell’articolo 109, commi 1 e 2, del testo unico delle imposte sui redditi di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre1986, n. 917, al periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2019. 

Ai soli effetti dell’individuazione del periodo d’imposta a decorrere dal quale è possibile l’utilizzo in compensazione del credito d’imposta, le spese per la certificazione della documentazione contabile ammissibili ai sensi del comma 205, quinto periodo, dell’articolo 1 della legge 27 dicembre 2019, n. 160, si considerano imputabili allo stesso periodo d’imposta di effettuazione degli investimenti nelle attività ammissibili.

Il decreto rende così operativi tutti gli strumenti previsti in Legge di Bilancio 2020 per incentivare la competitività delle imprese italiane e valorizzare il Made in Italy. Vuoi sapere in che modo la tua azienda può usufruire delle agevolazioni previste dal Piano Tansizione 4.0? Scrivici a info@be4innovation.it