Internazionalizzazione delle PMI, un’occasione da cogliere.

Cosa devono fare le aziende che vogliono aprirsi ai mercati esteri e in quali rischi incorrono? Proviamo a scoprirlo in questo articolo parlando con l’avvocato Maria Cristina Pasi. 

Globalizzazione e rivoluzione digitale sono i due agenti principali che hanno portato all’attenzione di piccole e medie imprese la parola “internazionalizzazione”. 

Il processo di internazionalizzazione, però, non è facile come può sembrare e non si limita alla mera esportazione dei propri prodotti all’estero; prevede invece l’insediarsi, da parte di un’azienda, all’interno di uno o più mercati esteri mettendo a punto una serie di strategie e attività. Si tratta quindi di un processo complesso che prevede diverse fasi da rispettare e requisiti da avere. 

Per fare chiarezza, abbiamo intervistato l’Avvocato Maria Cristina Pasi, Presidente Nazionale dell’Ordine giovani Avvocati e titolare dello Studio Legale Pasi, con sede in Cuneo. 

L’Avv. Maria Cristina Pasi, Presidente Nazionale dell’Ordine giovani Avvocati.

Qual è il giusto approccio che le PMI devono adottare per affacciarsi verso il mercato internazionale? 

Per le PMI il mercato internazionale può costituire un’immensa opportunità di sviluppo: in primo luogo, le nostre imprese beneficiano della fama di cui il Made in Italy gode nel mondo per cui vi è continua ricerca di qualità italiana. Inoltre, avere uno sbocco internazionale può svolgere un’importante funzione di ammortizzazione e attenuazione delle flessioni del mercato interno; chiaramente, è necessario avere un target di Paesi dove il mercato dei beni italiani sia costituito non tanto dalla fascia media della popolazione, bensì a quella alta e molto alta. 

Ecco un esempio concreto: un bene che ha un prezzo considerato medio in Italia, in Paesi dove il reddito pro-capite è sensibilmente più basso diventa in automatico, a prezzo invariato, un bene di lusso, e i mercati di fascia alta sono quelli che, statistiche alla mano, hanno subito meno flessione nei momenti di crisi.

Tengo sempre a rimarcare la netta distinzione tra delocalizzazione e internazionalizzazione:l’internazionalizzazione crea un circolo virtuoso grazie al quale razionalizzando le risorse dell’azienda allocando parte dei cicli produttivi all’estero, si riesce a mantenere una struttura solida e competitiva in Italia. L’impresa, in poche parole, diventa molto più elastica, perché risente meno delle flessioni dei mercati, e ciò innesca molti benefici, quali ad esempio più risorse per gli investimenti, non dover ricorrere a ridimensionamenti o a tagli del personale in Italia.

Il modo giusto per porsi, secondo la mia esperienza, è stabilire in base alle proprie esigenze l’obiettivoche si persegue: ad esempio, l’imprenditore che fa lavorazione di materie prime nel settore metallurgico si rivolgerà ad alcuni Paesi, l’imprenditore agricolo ad altri.

L’esperienza pluriennale nei Paesi dell’Est e nei Balcani che ho maturato mi porta a dire tranquillamente che là vi sono magnifiche opportunità, grossi incentivi statali e sistemi fiscali decisamente competitivi, ormai anche le infrastrutture, con la pioggia di contributi europei, sono decisamente ammodernate. Tuttavia, come spesso accade, là dove ci sono le migliori possibilità vi sono anche le maggiori insidie: è necessario prestare molta attenzione a tutte quelle associazioni private che spesso hanno nomi evocativi come “camera di commercio tal dei tali”, in realtà spesso già diffidate da Assocamerestero dall’uso di tali denominazioni in quanto sono solo un modo per fare soldi facili con servizi inutili o fasulli che non sono altro che un modo per far spendere nell’immediato soldi all’imprenditore senza dargli nulla in cambio.

Qual è l’approccio giusto che un imprenditore deve avere verso il tema internazionalizzazione? Quali i passaggi che deve effettuare per non rischiare di commettere errori?

L’approccio giusto che l’imprenditore deve avere è quello rigoroso e pragmatico: prima di tutto capire che vi sono grandi differenze culturali per cui non farsi scoraggiare dal modo diverso di fare impresa all’estero, e poi affrontare l’internazionalizzazione con una rete di professionisti seri e competenti. La scelta del Paese giusto per il core-business della propria azienda, dei professionisti giusti che possano offrire un panorama fiscale completo è fondamentale: infatti, spesso si viene attratti da fiscalità di favore sulla tassazione dei proventi da impresa, tuttavia la tassazione degli utili può variare sensibilmente da Paese a Paese, così come anche la stabilità dei diversi sistemi bancari, per cui è necessario fare scelte strategiche che permettano di valutare tutti i pro e i contro a trecentosessanta gradi.

La possibilità di poter avere accesso a informazioni date dalle Ambasciate e dalle rappresentanze diplomatiche si rivela molto spesso utilissima, in questo ambito.

Non bisogna poi scordare un vantaggio molto grande, specie per chi internazionalizza nei Paesi dell’Est Europa: oltre a un fisco che premia l’impresa e non la mortifica, sono geograficamente vicini per cui facilmente raggiungibili e l’imprenditore può controllare personalmente l’impianto produttivo affrontando un viaggio di poche ore; inoltre, la manodopera è specializzata nell’esecuzione e per una questione di ottima mentalità esecutiva ma scarsa creatività, l’imprenditore italiano non corre il rischio di vedere il proprio know-how copiato dopo poco tempo come può accadere a chi si rivolge, ad esempio, al mercato cinese.

Per prima cosa è opportuno l’avere un approccio molto pragmatico e rigoroso: ben si sa che i Paesi che offrono più opportunità, sono spesso quelli dove il rischio è più alto, motivo per cui è necessario poter contare su una rete di professionisti seri e competenti che consiglino l’imprenditore in base all’attività della sua azienda: per l’agricoltura, ad esempio, è ottima l’area balcanica e in particolare la Macedonia, per il settore minerario, del legname e metallurgico l’Ucraina, per quello dei semilavorati l’Ungheria e la Bulgaria, insomma, è opportuno scegliere in modo sartoriale il Paese in base ai settori imprenditoriali e, molto importante, in base alla stabilità del sistema bancario e alla fiscalità.

Un esempio: l’Ungheria attrae investitori esteri con una tassazione, molto vantaggiosa, del 9% sugli utili. Nessuno dice, però, che a chiusura bilancio l’imprenditore dovrà pagare anche un 2% di imposta comunale obbligatoria sul fatturato e la tassazione sui dividendi è al 15%, mentre in altri Paesi, come la Bulgaria, scende al 5%. E’ fondamentale inoltre rivolgersi a chi abbia chiare conoscenze delle realtà geopolitiche: ad esempio, vi sono grandissimi incentivi alla costruzione di stabilimenti produttivi nelle zone vicine al Donbas in Ucraina: tuttavia, è una realtà molto vicina al teatro di guerra russo-ucraino, per cui è necessario fare prudenti valutazioni. E’ chiaro che la scelta finale spetta all’imprenditore, ciò nonostante, egli deve essere messo in condizione di avere il più grande numero di informazioni a sua disposizione.

Pochi sanno, ad esempio, delle free zone in Macedonia, aree ad esenzione fiscale decennale in cui è possibile concordare con i Ministeri di riferimento in base all’attività che si vuole avviare la misura dei contributi dello Stato alla costruzione degli impianti produttivi.

Quali sono i mercati che lei ritiene più interessanti per il Made in Italy?

Il Made in Italy è ricercato e corteggiato in tutto il mondo, come sinonimo di assoluta qualità e artigianalità, per cui ritengo che il mercato di riferimento possa essere l’intero mondo, tuttavia l’imprenditore deve scegliere, in base anche alle sue dimensioni aziendali, un Paese in base alla sua raggiungibilità, alle infrastrutture, alla qualificazione della manodopera in relazione al costo, alla fiscalità e alla stabilità bancaria.

Occupandomi di Est Europa e Balcani, ritengo che, sempre in relazione all’attività che si vuole svolgere, Paesi europei che possono ancora offrire molto siano la Bulgaria, in relazione a determinate attività  l’Ungheria, mentre per restare nell’ambito “vicino” ma extra Unione Europea, senza dubbio Macedonia (settore agricolo e produttivo nelle free tax zone), Montenegro, Armenia (specie nel settore calzaturiero e della distillazione) e, nella parte centrale e occidentale, l’Ucraina (materie prime, settore metalmeccanico e metallurgico).

Infine, che importanza rivestono la rete vendita, la rete logistica e l’utilizzo dei canali digitali nel processo di internazionalizzazione?

Tutte e tre le cose rivestono importanza grandissima: come detto prima, le infrastrutture e la rete logistica devono  fare parte della prima fase di valutazione sull’internazionalizzazione: è infatti inutile avere condizioni produttive vantaggiose se poi la rete logistico-infrastrutturale è carente, perché la velocità della circolazione dei beni è fondamentale e una rete non adeguata può rallentarla e aumentare i costi.

I canali digitali sono il futuro dato che, attraverso siti specializzati, anche il piccolo imprenditore di nicchia che difficilmente avrebbe visibilità se non nel suo settore di riferimento, può offrire i suoi prodotti e farsi conoscere dall’altra parte del globo. Web marketing, implementazione dei propri siti di riferimento, ricerca e creazione di nuovi canali digitali di distribuzione sono fondamentali per aggredire un mercato sempre più globale e questo aspetto in Italia attualmente viene ancora purtroppo molto spesso trascurato o ritenuto di secondo piano.

La tecnologia per il sorriso: il centro odontoiatrico 4.0

Abbiamo condiviso alcune riflessioni sul tema di Gabriele Zanon AD di BE4 Innovation, e due esperienze di eccellenza: quella del Centro Brunelleschi con la Dott.ssa Barbara Casiraghi, e quella del Centro Medico Lombardo con la Dott.ssa Barbara Della Fiore.

Per far tornare il sorriso occorre competenza, empatia e un’alta dose di esperienza. Ma non solo. Il Centro odontoiatrico moderno è una realtà in continua evoluzione, che si avvale di strumenti tecnologici 4.0.

Questo articolo vuole essere uno spunto per parlare di come i tempi sono cambiati e la nuova frontiera dell’odontoiatria sia rappresentata dalla digitalizzazione di gran parte dei protocolli terapeutici. Negli anni passati abbiamo potuto assistere all’introduzione di CAD-CAM System sempre più sofisticati, software performanti nella programmazione ortodontica di allineamento dentario, software per la progettazione di chirurgie implantari, non ultimo indagini strumentali sempre più dettagliate a tal punto da fornire indicazioni così fini da essere utilizzate in endodonzia. Ancora, l’odontoiatria preventiva, che si occupa non di una malattia del cavo orale, bensì del rischio che si manifesti, grazie ai nuovi strumenti per l’indagine radiologica. 

Finalmente l’upgrade di software di progettazione di restauri protesici ci permette in gran concerto con le tecniche fotografiche di studiare l’estetica del sorriso rapportata ai tessuti periorali e quindi di ottimo impatto per il paziente per la visualizzazione del risultato finale ma anche di estremo aiuto per il clinico esperto nel definire i nuovi restauri in tempi inferiori rispetto alle tecniche tradizionali.

Siamo tutti consapevoli di vivere in un’epoca straordinaria, pertanto “Odontoiatria 4.0” è un titolo adeguato per indicare una situazione evolutiva che molti studi e cliniche stanno percorrendo, che descrive come con la digitalizzazione dei protocolli operativi e la tecnologia abilitante per la cura del paziente sia assolutamente necessaria per fornire servizi sempre più qualificati. 

Per prima cosa”, dichiara Gabriele Zanon Amministratore Delegato di Be4 Innovation, “l’odontoiatra deve saper fare il suo lavoro, la professione per la quale ha studiato, senza dimenticare che si tratta pur sempre di impresa. Oggi, tra gli studi c’è una iper-competizione e, in questo quadro, sono necessari alcuni cambiamenti fondamentali. In primo luogo, nella relazione con il cliente-paziente: occorre, infatti, capire quali sono i mercati emergenti, vale a dire le nuove richieste dei pazienti, che vanno nella direzione, soprattutto, del wellness e del wellbeing. Ecco, allora, che gli odontoiatri devono diventare sempre più partner dei loro clienti, con un ruolo consulenziale a tutto tondo”.

“Per essere al passo con il paziente però, continua Zanon, “occorre investire e sviluppare digitalizzazione e informatizzazione dello studio. Le nuove tecnologie, con strumenti come il CRM, permettono di raccogliere e analizzare dati sui pazienti e sul funzionamento dello studio, danno indicazioni su come strutturare al meglio la giornata lavorativa e permettono di rimodulare l’offerta verso una maggiore ottimizzazione e una migliore risposta al paziente”

Chiaramente BE4 Innovation è in grado di governare il processo di attivazione di tutte le iniziative applicabili per garantire l’ottenimento di tutte le agevolazioni messe a disposizione dalle istituzioni.

Infatti, la nuova formulazione del credito d’imposta del 2021 porta novità positive sul fronte della Formazione 4.0 sia per i professionisti che per i dipendenti di uno studio dentistico. Associando il beneficio fiscale del credito d’imposta con quello della deduzione ordinaria del costo e del risparmio contributivo, oggi è possibile ricevere formazione senza spendere soldi. Al contrario, con una formulazione corretta del progetto formativo è anche possibile trarre un vantaggio economico diretto. Oltre a ciò, attivando il Credito d’Imposta per l’acquisto dei Beni strumentali 4.0 è possibile ottenere il 50% di recupero sul totale del valore del bene.

Il Centro Brunelleschi 

Il Centro Brunelleschi nasce nel 2009 dall’allora innovativo progetto di Vitaldent, che introduceva in Italia il modello delle cliniche con vetrina su strada. Nel 2014 il Centro Brunelleschi si stacca del franchisor acquisendo una propria identità: oggi si occupa principalmente di implantologia e ortodonzia, con 2 implantologi e 2 specialisti in ortognatodonzia all’interno del team.

“Abbiamo costantemente in testa l’idea di rispondere a tutte le aspettative che il paziente può avere in termini di accoglienza, stile degli ambienti operativi, puntualità, qualità delle cure e dei servizi, post-terapia, follow-up periodici” – spiega la Dott.ssa Casiraghi. 

“Ci interroghiamo in continuazione su cosa può essere modificato e migliorato per incontrare le mutevoli esigenze della clientela. Da noi è raro che un protocollo di gestione della clientela rimanga invariato per più di 6 mesi. Ci fregiamo di essere etici e trasparenti. Da noi tutto è scritto ed è ispezionabile.” 

Il Centro Brunelleschi nasce già digitale, con ben due gestionali, uno per la parte clinica e l’altro per la parte amministrativa. Addio carta e penna: le cartelle cliniche sono scomparse già da anni, sostituite da quelle digitali che permettono di avere sempre, immediatamente sottomano la storia clinica del paziente da integrare con tutte le altre informazioni utili che arricchiscono la cartella individuale, dalle immagini radiografiche, ai codici di sterilizzazione, fino alle bolle di consegna della componentistica acquisita per un determinato caso. Tutto è integrato e tracciabile nella cartella del paziente, digitale.

“Da sempre sono convinta che aprirsi alla trasformazione tecnologica sia importante. 

 La tecnologia accelera i processi e quando non li porta ad errore zero, riduce moltissimo il margine all’interno del quale l’errore si può annidare. Il problema della tecnologia, per me, è che costa troppo per i tempi di ammortamento che ha. Andrebbe sostituita in continuazione perché software e hardware evolvono molto rapidamente. In questo trova ragione la partnership con Be4 Innovation, che mette sul tavolo le opportunità normative che permettono di non smettere di investire.”

Be4 Innovation ha affiancato il Centro Brunelleschi in numerose attività, a partire dai più routinari crediti d’imposta sugli investimenti certificabili come 4.0 fino ai progetti di  formazione. 

“Con Be4 Innovation stiamo lavorando benissimo in termini di formazione e aggiornamento delle competenze, che è un aspetto che abbiamo sempre curato molto. Per me la formazione non costa mai. E’ concime che fa crescere i semi che sonnecchiano nell’humus delle persone. E’ incredibile scoprire quante possano essere le risorse individuali se si lascia loro la possibilità di esprimersi.

I membri del nostro staff devono annualmente seguire qualche corso di formazione, ma a volte non è detto che sia necessariamente inerente alle loro specifiche mansioni. Ma esporsi a temi anche nuovi e diversi aiuta ad ampliare le proprie capacità di problem solving. Abbiamo un gruppo fortissimo che come dico sempre io “chiude i cerchi” senza quasi che lo si debba dire.”

La Dott.ssa ha le idee chiare sui progetti futuri del Centro Brunelleschi: diventare il centro di riferimento per Torino e Provincia per quanto attiene l’implantologia e l’ortodonzia. 

Il Centro Medico Lombardo 

Il Centro Medico Lombardo di Milano nasce dalla volontà del suo fondatore, il dottor Marco De Angelis, marito di Barbara Della Fiore, di aprire più studi dopo aver iniziato la sua attività come odontoiatra in un piccolo studio di Garlasco. Oggi il Centro Medico Lombardo gestisce sei cliniche dentali nel raggio di 40 km da Milano, di cui due sono anche cliniche polispecialistiche. 

Si tratta di una realtà che vuole mettere al centro delle cure il paziente fornendo prestazioni di alto livello con materiali e tecnologie di altissima qualità a prezzo accessibile. 

Quali innovazioni 4.0 avete introdotto nel vostro Centro? “La digitalizzazione nel settore dentale negli ultimi anni ha fatto passi da gigante” – ci racconta la Dott.ssa Della Fiore – “sia all’interno della pratica clinica che all’interno dei flussi di lavoro gestionali/organizzativi/amministrativi. Siamo passati dall’impronta tradizionale a quella ottica fatta con telecamere intraorali. La creazione di denti non avviene più a mano ma progettati con software CAD e realizzati in automatico con macchine che fresano materiali differenti. I gestionali che prima si occupavano solo di calendarizzare le prenotazioni dei pazienti ora fanno da supporto per tutti gli aspetti del flusso di lavoro interno tra cui la fatturazione, la preventivazione, la gestione degli esami radiografici, le comunicazioni con i pazienti.”

È determinante oggi aprirsi all’innovazione per ottimizzare il lavoro e innalzare la qualità delle cure, solo così i Centri odontoiatrici potranno rimanere competitivi. 

Be4 Innovation ha supportato il Centro Medico Lombardo nella stesura del progetto formativo 4.0, nella presentazione delle domande e nella rendicontazione; abbiamo presentato domanda anche per il Fondo Nuove Competenze ANPAL, ottenendo fondi preziosi per la formazione del personale. Essendo il settore dentale in continua evoluzione, la formazione risulta fondamentale a tutti i livelli della società. L’azienda investe molto in formazione non soltanto per i nuovi assunti ma anche per il personale esistente. 

Inoltre, il Centro Medico ha richiesto supporto per ottenere alcuni benefici contributivi.

Il Centro guarda già al futuro: l’obiettivo è aprire nuove cliniche replicando il modello di qualità e rispetto per il paziente che ad oggi è ciò che lo contraddistingue. 

Nuove imprese a tasso zero

Ci sono importanti novità introdotte dalla Circolare MISE n. 11851 dell’8 aprile 2021 per Nuove Imprese a Tasso Zero.

Di cosa si tratta? 

“Nuove imprese a tasso zero” è un incentivo per i giovani e le donne che vogliono diventare imprenditori, una misura a sostegno delle micro e piccole imprese composte in prevalenza (almeno il 51%) o totalmente da giovani tra i 18 e 35 anni oppure da donne di tutte le età.

Le agevolazioni sono valide in tutta Italia e prevedono, grazie alle nuove misure, un mix di finanziamento a tasso zero e contributo a fondo perduto per progetti d’impresa con spese fino a 3 milioni di euro, che può coprire fino al 90% delle spese ammissibili. 

A partire dal 19 maggio 2021 sarà possibile presentare la domanda con i nuovi criteri; quali sono le novità? 

È stata prevista la chiusura del vecchio sportello il 9 aprile 2021 e quindi le domande ancora in compilazione non potranno essere più inviate, ma dovranno essere presentate sul nuovo sportello.

Si amplia anche la platea dei potenziali beneficiari: possono presentare domanda di finanziamento le aziende costituite entro i 5 anni precedenti alla firma del contratto, non più entro i 12 mesi.

Le regole e le modalità sono differenti a seconda che si tratti di imprese costituite da non più di 3 anni o da imprese costituite da almeno 3 anni e da non più di 5. 

Anche le persone fisiche possono presentare domanda di finanziamento, con l’impegno di costituire la società dopo l’eventuale ammissione delle agevolazioni. 

Cambia anche la forma di agevolazione: viene introdotto il fondo perduto in combinazione con il rimborso agevolato, nei limiti delle risorse disponibili, e viene  innalzato il tetto del finanziamento a tasso zero per imprese più mature, sempre nel limite di età compreso tra i 3 e i 5 anni. 

In questo caso le imprese possono richiedere il finanziamento per la copertura degli investimenti fino a 3 milioni di euro (al netto dell’IVA).

Le imprese costituite da non più di 3 anni possono presentare progetti di investimento fino a 1,5 milioni di euro per realizzare nuove iniziative o sviluppare attività esistenti.

Possono contare su un mix di finanziamento fino al 90% del totale della spesa ammissibile di cui il contributo a fondo perduto non può superare il limite del 20%. Possono anche chiedere un contributo ulteriore, fino al 20% delle spese di investimento, per l’acquisto di materie prime e servizi necessari allo svolgimento dell’attività d’impresa. 

Anche in questo secondo caso, le imprese possono contare su un mix di finanziamento fino al 90%del totale della spesa ammissibile di cui il contributo a fondo perduto non può superare il limite del 15%.

Cosa finanzia

Le iniziative ammissibili riguardano i settori: 

  • produzione di beni nei settori industria, artigianato e trasformazione dei prodotti agricoli;
  • fornitura di servizi alle imprese e alle persone ivi compresi quelli afferenti all’innovazione sociale;
  • commercio di beni e servizi;
  • turismo, incluse le attività turistico-culturali finalizzate alla valorizzazione e alla fruizione del patrimonio culturale, ambientale e paesaggistico, nonché le attività volte al miglioramento dei servizi per la ricettività e l’accoglienza.

A partire dal 19 maggio 2021 sarà possibile presentare la domanda con i nuovi criteri introdotti dalla Circolare n. 117378 dell’8 aprile 2021 – e successiva modifica limitatamente all’allegato A – della Direzione generale per gli incentivi alle imprese – Ministero dello sviluppo economico. La domanda può essere inviata esclusivamente online, attraverso la piattaforma informatica di Invitalia.

Page 93 e Be4 Innovation: una sinergia per la consulenza “estesa”.

Intervista Doppia – Graziella Bordone & Gabriele Zanon

Cos’hanno in comune due aziende come Page93 e Be4 Innovation? Sicuramente entrambe partono da un ascolto attento delle esigenze del cliente e arrivano ad una soluzione cucita su misura, in grado di risolvere problemi, piccoli o grandi che siano. 

Page93 è una società dalla lunga storia, nata grazie all’esperienza in ambito informatico dei suoi tre fondatori: Graziella Bordone, Roberto Molino e Giorgio Vacchetto. I tre imprenditori si incontrano per la prima volta in Orma, una società piemontese che nei primi anni ‘80 comincia a commercializzare computer Olivetti.  

Come molte delle storie fatte di passione e un pizzico di intraprendenza, anche questa nasce in un garage, nel 1993, anno in cui Graziella, Roberto e Giorgio fondano Package Azienda, oggi Page93. 28 anni di attività, tre soci, quindici collaboratori e più di quattrocento clienti.

In questo articolo abbiamo chiacchierato con Gabriele Zanon e Graziella Bordone, per mettere a confronto le due realtà e capire un po’ più a fondo il mondo ERP extended e quello della consulenza. 

Graziella Bordone, Page93

Esperienza, ascolto, ricerca: la ricetta perfetta per una storia di lunga data

Il nostro motto è “capire le imprese, risolvere i problemi, innovare per realizzare il futuro” – racconta Graziella Bordone – ed è qui che è racchiusa l’anima di Page93. Dal 1993 siamo partner certificato Microarea software house del gruppo Zucchetti, che sviluppa il gestionale Mago. Ci occupiamo di capire le esigenze del cliente, cercando sempre di andare oltre i suoi “bisogni primari”, quelli che ogni azienda può soddisfare attraverso sistemi gestionali ERP (Enterprise resource planning) standard. Le esigenze specifiche di ogni realtà vengono accolte e interpretate, e da qui parte la ricerca delle soluzioni customizzate, specifiche del settore. 

Ma non ci limitiamo ad aspettare che questo bisogno venga espresso: ci alleniamo tutti i giorni ad intuire i bisogni ancor prima che il cliente li manifesti, realizzando prodotti specifici che esulano dallo standard. Dopo un’attenta analisi di mercato siamo in grado di sviluppare prodotti che, una volta integrati con il sistema di base, risultano quasi nativi. 

Il nostro team di sviluppatori interno ha studiato delle soluzioni verticali, progettate e realizzate in-house, che integrano i software gestionali Mago.net e Mago4. In questo ambito siamo specializzati nel mercato luxury retail, nella ristorazione e produzione alimentare, ma la ricerca non si ferma mai. 

Il punto di partenza è l’ascolto: è importante capire le esigenze di gestione, di produzione, i flussi interni legati al magazzino, per poi metterle sotto la lente di ingrandimento. Da questa analisi, che coinvolge ogni reparto dell’azienda, riusciamo a trovare la soluzione adatta. Questo è il nostro lavoro: siamo prima di tutto consulenti, subito dopo system integrator. 

Questi processi riguardano anche le persone? 

Assolutamente sì. Le aziende sono fatte di persone e per poter crescere in maniera significativa devono dare loro il giusto valore e la giusta importanza. Ciascuno ha un ruolo importante se lavora all’interno di un sistema, ma è altrettanto importante che nessuno si senta un semplice ingranaggio dentro una macchina. 

È la stessa attenzione che noi stessi dedichiamo alle persone, sia all’interno che all’esterno dell’azienda. 

All’interno, coltivando talenti con la formazione e incentivando il lavoro di gruppo con il confronto continuo tra reparti diversi. All’esterno, dedicando gran parte delle nostre energie e risorse al post-vendita, un servizio consultivo che si compone di una prima formazione teorica e di una successiva formazione in campo, con affiancamento di una risorsa dedicata per il cliente. Per quando riguarda la risoluzione dei problemi, abbiamo un help-desk con consulenti per ogni settore dedicati a questo servizio. In genere, siamo in grado di rispondere a qualsiasi richiesta nell’arco di poche ore. 

Di cosa parliamo quando parliamo di ERP extended? 


Alla lettera, è un ERP “esteso”, che posso spiegare molto facilmente. Lo sviluppo tecnologico e il rapidissimo cambiamento dei mercati han fatto sì che le esigenze delle aziende si ampliassero sempre di più, abbracciando gli ambiti più disparati. 

Oggi è necessario sviluppare l’interconnessione tra macchinari e gestionali, rendere più semplice e intuitivo il dialogo uomo-macchina, integrare i software esistenti con sistemi che permettano di raccogliere e analizzare dati, integrare i gestionali con sistemi e-commerce. 

Potrei elencare molte altre esigenze, ma bastano per cogliere la complessità dello scenario. Per questo le software house hanno dovuto allargare le proprie competenze, per soddisfare le esigenze di clienti e fornitori.  

Ricerca e innovazione: quali sono i progetti di Page93? 

Siamo una piccola realtà, ma proprio per questo riusciamo ad essere agili nel cercare strade ancora non percorse. Come ho già detto, abbiamo un team di sviluppo interno, che al momento si compone di sei professionisti, un reparto che ogni giorno traduce in realtà la visione di un progetto di ricerca, esplorando soluzioni di mercato innovative per integrarle con le esistenti, o crearle ex novo. 

Ad esempio, nel 2014 abbiamo esplorato il mercato dell’innovazione tecnologica. Grazie ad una partnership con una startup del lodigiano che sviluppa soluzioni per migliorare la salute dell’ambiente, ci siamo addentrati nel settore viticolo ed ora stiamo esplorando quello orticolo. Obiettivo: ridurre i trattamenti chimici per la salvaguardia dell’ambiente e della nostra salute. 

Stiamo tuttora sviluppando soluzioni per migliorare la gestione del comparto agricoltura, un settore in forte crescita. Abbiamo messo a punto dei sistemi per raccogliere e traferire dati in tempo reale riguardo lo stato di salute delle coltivazioni, informazioni preziose per gli agricoltori e per la riuscita dei raccolti.

Di recente il nostro sistema è stato scelto da TIM con la quale abbiamo collaborato in un importante progetto in un vigneto delle langhe dove si produce vino di qualità come il Barolo.


In che modo l’industria 4.0 sta cambiando le software house? 

Graziella ha già parlato di integrazione uomo-macchina – interviene Gabriele Zanon – e proprio questo rappresenta un settore in cui l’industria 4.0 svolge un ruolo chiave. Se, ad esempio, compro una macchina a controllo numerico, la mia esigenza non si conclude con l’acquisto: ho bisogno di raccogliere i dati generati dalla macchina e integrarli con i sistemi gestionali per effettuare i miei controlli. Le macchine sono in grado di elaborare, gestire e mettere a disposizione una serie di informazioni legate a diversi fattori che vanno dall’efficienza alle cause di blocco o malfunzionamento ed anche alla misurazione delle performance produttive, dati che il cliente oggi ha bisogno di conoscere e comprendere per fare delle analisi approfondite. 

Per questo le software house hanno maturato l’esperienza che li mette in condizione di integrare le macchine con i software più differenti, da quelli di back office aziendale a quelli di produzione e logistica.  

Fortunatamente, l’innovazione tecnologica è arrivata in nostro aiuto.

Sfruttando i PLC di nuova generazione, cito ad esempio Siemens e Fanuc e le nuove modalità di collegamento con i sistemi legacy, l’operatore può facilmente estrarre dati dalla macchina per farli confluire in un Damart di analisi o addirittura collegare in modo inverso sistemi di progettazione 3D per alimentare automaticamente i cicli di lavoro dell’impianto.

Come avviene la sinergia tra Be4 Innovation e Page93?

Graziella Bordone: Essere affiancati da un consulente come Be4 Innovation ci permette di fornire un servizio aggiuntivo. Spesso alle aziende manca una figura in grado di dare indicazioni chiare su investimenti o finanziamenti a supporto delle idee, specie delle più innovative. Molti dei progetti si bloccano sul nascere per mancanza di risorse ed aiutare i nostri clienti a reperirle è un tassello importante. In questo modo, la sinergia con Be4 Innovation ci permette di accelerare il processo di offerta e mettere a terra il progetto. 

Cosa può fare Be4 Innovation per una società come Page93? 

Gabriele Zanon: Insieme a Page93 stiamo sviluppando diversi progetti, supportando il progetto strategico di formazione che i tre soci hanno intrapreso, sia con lezioni frontali in aula che in action learning attraverso il trasferimento delle competenze e delle esperienze tra le risorse.

Abbiamo identificato diverse forme di agevolazioni quali:

  1. Bonus Formazione 4.0 che permette di rendicontare le azioni formative effettuate in sede o anche presso i clienti, recuperando il 50% del tempo/costo della risorsa. Per un’azienda come Page 93, questo assume un grande valore in quanto il tempo dedicato alla formazione rappresenta un forte investimento sulla persona che ha chiaramente un impatto sulle performance di fatturato del singolo.
  2. Bando Anpal, il Fondo Nuove Competenze istituito dal Decreto Rilancio, che invece permette un recupero del 100% del costo lordo del personale impegnate in formazione sotto forma di Fondo Perduto con accredito in C/C dell’azienda.
  3. Accedere a fondi interprofessionali, per la formazione più tradizionale in aula. 

A queste misure legate nello specifico alla formazione si affiancano altre possibilità fondamentali per abbassare il livello di investimento sulle nuove tecnologie, come:

– Il Credito d’imposta per l’acquisto di Beni Strumentali, 

– i voucher che vengono pubblicati periodicamente, come il più recente della Camera di Commercio di Torino per l’acquisto di tablet, device tecnologici, software e materiali strutturali Covid 19.  

– i progetti di ricerca, per cui Be4 Innovation fornisce sostegno e competenza specifica.

Per concludere, quali sono i punti di forza di Page93 e di Be4 Innovation, e quali quelli di queste due realtà insieme?  

Graziella Bordone: 

Il punto di forza di Page93 è mettere al centro le persone e ascoltarle davvero. Lo abbiamo anche inserito nel nostro marchio: il cliente è al centro e il nostro compito è servirlo. Competenza e professionalità chiudono il cerchio! Uno di quelli di Be4 Innovation credo sia il background di Gabriele: la sua esperienza precedente nel settore dell’informatica ci permette di essere sempre allineati e in completa sinergia. Il punto di forza di queste due realtà unite è la capacità di arrivare al cliente con una soluzione completa, consapevoli di avere davanti un’azienda che non si limita a fornire un prodotto ma delle soluzioni. 

Gabriele Zanon:

Il punto di forza di Page93 è la serietà delle persone e la capacità del management di realizzare rapporti duraturi, consolidati e fiduciari con i clienti. Ogni impegno viene portato a termine in maniera pragmatica, con professionalità, senza mai dare al cliente la sensazione di essere abbandonato. Quello di Be4 Innovation, invece, risiede nella precisa focalizzazione nel nostro settore di competenza. 

Ritengo che la partnership attivata con Page 93 porti al cliente finale un grande beneficio che riassumo in “un unico interlocutore per risolvere problemi diffusi”. Infatti, avendo strutture indipendenti e strategie differenti, ma complementari, siamo in grado, insieme, di offrire al mercato soluzioni di alto valore aggiunto che permettono di arrivare velocemente al raggiungimento dell’obiettivo prefissato fornendo un servizio integrato che valorizza le rispettive competenze.

La gestione dei rifiuti nella piccola e media impresa.

La gestione dei rifiuti in azienda è un argomento complesso e intricato, che l’emergenza sanitaria ha ulteriormente complicato e reso necessario affrontare urgentemente. 

Ma di cosa si tratta nello specifico? In che modo si affronta la questione all’interno delle aziende? Ne abbiamo parlato con Danilo Sanino, Amministratore Delegato di Mondo Servizi di Roreto di Cherasco (CN), che da oltre vent’anni è specializzata in servizi ambientali. La società piemontese lavora fianco a fianco a imprese, artigiani, aziende agricole e Consorzi Nazionali per aiutarli nella corretta gestione dei propri rifiuti, garantendo una raccolta efficiente e capillare oltre ad una filiera certa e conforme di smaltimento.

Partiamo dal principio: cosa intendiamo per gestione dei rifiuti e perché dovremmo preoccuparcene? 

Secondo la normativa, per gestione dei rifiuti si intende l’insieme delle attività mirate a gestire l’intero processo: la raccolta, il trasporto, il recupero, compresa la cernita, e lo smaltimento dei rifiuti, compresi la supervisione di queste operazioni e gli interventi successivi alla chiusura dei siti di smaltimento, nonché le operazioni effettuate in qualità di commerciante o intermediari.

La gestione dei rifiuti è un’attività di pubblico interesse: la finalità è quella di ridurre gli effetti di una cattiva gestione sulla salute dell’uomo e dell’ambiente. 

La strategia adottata dall’Unione Europea e recepita in Italia affronta la questione dei rifiuti delineando una serie di priorità:

  • Riduzione della produzione del rifiuto attraverso lo sviluppo di tecnologie pulite, l’ideazione e messa in commercio di prodotti che non contribuiscono alla produzione di rifiuti e all’inquinamento, i miglioramenti tecnologici per eliminare la presenza di sostanze pericolose nei rifiuti;
  • Prevenzione della produzione di rifiuti attraverso la corretta valutazione dell’impatto ambientale di ogni prodotto durante il suo intero ciclo vitale;
  • Recupero dei rifiuti attraverso il riutilizzo, il reimpiego ed il riciclaggio anche a fini energetici.

Solo per quanto riguarda il materiale che non è stato possibile riutilizzare e poi riciclare si possono adottare soluzioni di smaltimento effettivo, come l’avvio in discarica. Non solo è necessario smaltirli, quindi, ma è fondamentale ridurre gli impatti complessivi dell’uso delle risorse, migliorandone l’efficacia e l’efficienza, aspetti che consentiranno di assicurare la competitività a lungo termine delle aziende.

In che modo vengono classificati i rifiuti? 

La classificazione dei rifiuti aziendali è il punto di partenza. Vengono suddivisi in base all’origine e alla provenienza. Secondo l’origine, i rifiuti si dividono in urbani o speciali; in base alle caratteristiche si dividono in pericolosi e non pericolosi, in base alla presenza o meno di sostanze con elevato potenziale inquinante.

Dal primo gennaio 2021 è entrato il vigore il D.Lgs 116/2020 che supera la gestione passata della raccolta e ne ridisegna le regole. La norma va a modificare la gestione documentale di formulari e registri, trasforma i rifiuti assimilabili agli urbani solamente in urbani modificando la classificazione dei medesimi. Facciamo un esempio concreto. 

Da gennaio vengono esclusi dalla definizione di “rifiuti urbani” i rifiuti della produzione: 

  • dell’agricoltura
  • della pesca
  • delle fosse settiche 
  • delle reti fognarie 
  • degli impianti di trattamento delle acque reflue (compresi i fanghi di depurazione)
  • i veicoli fuori uso 
  • i rifiuti da costruzione e demolizione

Questa distinzione è fondamentale per la fase della gestione e raccolta. Mentre i rifiuti urbani sono gestiti dalle amministrazioni comunali con il servizio di pubblica raccolta, i rifiuti speciali richiedono l’intervento di ditte autorizzate al recupero e smaltimento. 

Un altro aspetto importante è legato all’attribuzione del codice CER, che spetta al produttore e non al trasportatore. Per una corretta classificazione, l’Unione Europea ha introdotto un elenco di rifiuto, uguale in tutti gli Stati membri, in cui ad ogni rifiuto corrisponde un codice CER, che deve essere indicato sull’etichetta.

Per questo è fondamentale per un’azienda essere consapevole delle proprie responsabilità. È necessario implementare tutte le azioni necessarie per evitare illeciti, inquinare l’ambiente o sprecare importanti risorse. 

Da queste poche informazioni è possibile già intuire quanto sia complessa la gestione dei rifiuti che ci vede impegnati ogni giorno in una grande sfida che coinvolge tanti fattori: l’attenzione all’ambiente, una giusta e corretta attività di recupero, una raccolta intensa e sostenibile per noi e per i nostri clienti, la titanica elaborazione della documentazione giornaliera necessaria e soprattutto una assistenza e consulenza ambientale a 360°. 

L’emergenza sanitaria ha cambiato anche il settore della gestione dei rifiuti? 

Sì, l’emergenza sanitaria ha avuto effetti anche sulla gestione dei rifiuti, ma il sistema è riuscito a tenere, evitando crisi e mostrando capacità di adattamento, continuando a garantire le diverse fasi di raccolta, trattamento e riciclo. 

Nel 2020 sono aumentate le raccolte differenziate domestiche degli imballaggi, mentre hanno registrato un brusco calo quelle presso le isole ecologiche e quelle legate alle attività industriali e commerciali. Per questo sempre più imprese, per avvicinarsi agli obiettivi di economia circolare fissati a livello europeo, chiedono una semplificazione amministrativa e normativa e misure di sostegno al mercato dei prodotti riciclati, da attivare anche sfruttando i fondi che arriveranno nei prossimi mesi con il piano Next generation Eu.

Alcuni dati sono emblematici. Con l’impatto Covid-19 – tra settembre e ottobre 2020 – la raccolta differenziata degli imballaggi domestici è rimasta pressoché invariata, mentre è diminuito l’organico (del 15%) per il crollo della ristorazione e del turismo come pure i rifiuti speciali di origine industriale, delle costruzioni e del commercio. 

Al contempo negli ultimi mesi, sull’Europa si è scatenata una tempesta perfetta con la sparizione dalle aziende della disponibilità di polimeri plastici e carta oltre ad una esagerata impennata dei metalli. L’economia in Asia è ripartita con il turbo e Cina e India hanno iniziato a fare ordini massicci di materie prime. 

A far crescere il caos e i prezzi c’è anche la confusione che regna in tutta la filiera logistica mondiale dopo la pandemia. La ciliegina sulla torta è stata l’ondata di gelo in Texas che ha mandato in tilt l’industria petrolchimica USA.

Come vedi il futuro? Pensi che ci siano delle opportunità all’orizzonte? 

Mi sento positivo, perché di fronte a noi si aprono comunque nuove sfide. Il Governo italiano ha recepito le direttive contenute nel “Pacchetto Europeo sull’Economia Circolare”. Il Consiglio dei Ministri nell’agosto scorso ha infatti approvato, su proposta del ministro per gli Affari Europei Vincenzo Amendola e del ministro dell’Ambiente Sergio Costa, quattro provvedimenti, che riguardano i veicoli fuori uso, i rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche, le discariche di rifiuti, gli imballaggi e i rifiuti di imballaggi. Come abbiamo già detto, dal primo gennaio 2021 è entrato il vigore il D.Lgs 116/2020 che oltre e modificare la classificazione dei rifiuti, cambia anche le regole riguardo la responsabilità dei rifiuti. 

La transizione ecologica, di cui ormai esiste un Ministero, e la sensibilizzazione verso un’economia più verde e attenta sono una realtà con la quale fare i conti. 

A fronte di un argomento così complesso e soggetto a continua evoluzione, un Imprenditore deve affidarsi a un partner autorizzato e pronto a gestire secondo le prescrizioni tutte le esigenze della propria Società. 

È un piacere aver affrontato con Danilo Sanino un argomento così complesso e in continua evoluzione. 

Be4 Innovation e Mondo Servizi approfondiranno il tema della gestione dei rifiuti in due webinar, della durata di mezza giornata: 

  • Corso base – giovedì 29 aprile 2021 
  • Corso avanzato – 6 maggio 2021 

Sei interessato a partecipare? Scrivi a info@be4innovation.it 

Innovazione tecnologica e impresa 4.0 nel settore agroalimentare: quattro chiacchiere con Ezio Miroglio

L’aumento della domanda, la trasformazione dei gusti dei consumatori e il passaggio al digitale stanno rivoluzionando il settore alimentare. Quali sono le innovazioni necessarie? Come stanno reagendo le aziende piemontesi? Ne abbiamo parlato insieme a Ezio Miroglio, che ha condiviso con noi la sua esperienza.  

L’azienda F.lli Miroglio 

La F.lli Miroglio Snc è una delle più antiche aziende italiane dedita alla commercializzazione di pollame e affini, nonché il più longevo Macello di Avicoli in Piemonte. 

Già nel 1855 un membro della famiglia – Lorenzo – fondò il Mercato del Pollame in Piazza della Commenda, a Genova. In quegli anni il commercio era effettuato per mezzo di calessi e carrette che, partendo dalla provincia di Asti, dopo un lungo e tortuoso viaggio, arrivavano a Genova con il loro carico di polli “nostrani”, vere e proprie prelibatezze che finivano sulla tavola dei buongustai. 

Ancora oggi l’azienda Fratelli Miroglio reperisce i suoi polli “nostrani” sugli stessi mercati di allora, nelle cascine e nei piccoli allevamenti famigliari che hanno conservato la vera tradizione della Bionda di Villanova. Negli anni ’80 e ’90 l’Azienda Miroglio è stata, infatti, l’unica a continuare la macellazione e la commercializzazione della “Bionda”, e di fatto la salvaguardia di questa razza, quando tutti ritenevano che avesse perso ogni interesse economico, in un mercato già pesantemente globalizzato e dominato da prodotti allevati in gabbia o in modo estensivo.

Valerio e Virginio Miroglio (padri dei titolari odierni) divennero gli ambasciatori di questo prodotto, oggi rinomato. Resero la Bionda di Villanova apprezzata e ricercata su mercati extraregionali come la Lombardia e l’Emilia Romagna, in cui la ricetta tradizionale delle Paste in Brodo e dei Bolliti misti non potevano prescindere da una buona “gallina grassa e gialla”.

Oltre alla macellazione e alla selezione di tutti i generi di avicoli (polli, faraone, galline, capponi) la F.lli Miroglio ha implementato una serie di elaborazioni a base di carni bianche che vengono definite di “terza e quarta generazione”, ovvero arrosti, prodotti ripieni, spiedini, hamburger, prodotti panati) 

La loro attività non è relegata solo al territorio nazionale. Ormai da 15 anni importano dalla Francia prodotti avicoli di pregio, come il Pollo di Bresse, unico pollo al mondo ad avere la D.O.C., il Pollo Noir della Borgogna, le Anatre di Dombes, il Fois Gras di Anatra del Sud Ovest “Ferm’Adour” IGP, piccioni e quaglie giganti di Bretagna, in un catalogo che complessivamente conta circa duemila articoli tra freschi e congelati. 

Quali sono i progetti realizzati nel 2020? 

“Lo scorso anno abbiamo cominciato insieme a Be4 Innovation un percorso di innovazione 4.0, in cui credo fermamente” dice Ezio.”

Siamo partiti dall’analisi dei processi per poi stendere un piano di digitalizzazione per logistica e produzione. Il progetto prevede di lavorare soprattutto sul magazzino, ma non solo. 

Stiamo implementando nuovi sistemi uomo/macchina con l’utilizzo di apparati tecnologici con l’idea di rendere più efficiente il magazzino.”

Quanto vi sentite digitalmente “maturi”? 

“Partiamo dal presupposto che per il tipo di settore commerciale, la tipologia delle lavorazioni, la collocazione geografica e la clientela cui ci rivolgiamo, siamo stati e continuiamo ad essere un Azienda tradizionalista, nei valori ma anche nella mentalità.

Mi spiego meglio: i nostri clienti da sempre apprezzano l’elaborazione “artigianale” dei prodotti, curata dal punto di vista visivo ma soprattutto dal punto di vista sostanziale di quello che va nel piatto del cliente finale.

Questo ci ha portato per tantissimi anni a non credere eccessivamente nell’automazione troppo spinta dei processi e a rimanere più legati possibili ad un lavoro fatto manualmente per ciò che riguarda il sezionamento, l’elaborazione, la cernita manuale e il confezionamento delle nostre carni. Su ogni pezzo venduto mettiamo la nostra firma che è storicamente apprezzata e considerata degna di fiducia. Da qui la reticenza a cambiare.   

Ecco perché fino a quattro anni fa siamo stati un’azienda prettamente “analogica” e molto tradizionale nei processi di lavoro. 

Solo alla fine del 2016 abbiamo iniziato la nostra piccola “rivoluzione”: il primo passo è stato prendere gli ordini ed elaborarli in digitale.”

Quali sono le innovazioni introdotte ad oggi? 

“Subito dopo la digitalizzazione degli ordini abbiamo introdotto nella gestione del magazzino in entrata e in uscita una rintracciabilità dei lotti, attraverso i codici a barre e la rilevazione con devices a tecnologia laser.

In contemporanea abbiamo cominciato a gestire anche gli articoli e le etichette emesse dalle bilance attraverso un programma che viene controllato direttamente dal nostro ufficio e che gestisce in questa maniera le liste ingredienti, le composizioni e i lotti di ogni prodotto che esce dal nostro stabilimento.

Dal 2019 abbiamo poi iniziato l’introduzione della tecnologia “Internet delle macchine” anche in produzione, mettendo in collegamento alcuni apparati del nostro impianto di macellazione con unità di controllo e rilevazione dati da remoto.”

E i progetti per il 2021?

“Per il 2021 contiamo di arrivare alla completa digitalizzazione del magazzino merci, in entrata e in uscita, aggiornando anche le postazioni di approntamento ordini con computer touchscreen e terminali portatili che dialogano tra di loro e con le bilance intelligenti che abbiamo in preventivo di acquisire entro il mese di giugno. Tutti i dispositivi saranno in grado di collegarsi con la parte informatica dell’azienda, andando a sostituire tutta la mole di documenti cartacei che condiziona la velocità delle operazioni e che ci permetterà un risparmio sul consumo di supporti cartacei di varia natura, aspetto non indifferente anche dal punto di vista ecologico (stimiamo una riduzione del 15/20% del consumo di carta durante questa transizione digitale).

Stiamo valutando anche la creazione di una nostra App per la gestione degli ordini e delle offerte alla clientela e sempre in ottica di evoluzione commerciale stiamo progettando il nostro primo negozio “on line”. Un e-commerce per la vendita diretta di una serie di prodotti elaborati in vetro che stiamo realizzando con uno chef stellato della nostra regione.    

Ovviamente si può sempre fare di più. Abbiamo in mente anche di digitalizzare tutti i controlli delle macchine per la macellazione, per il taglio e per il confezionamento in modo da avere un controllo immediato sulla produzione.”

Con la diffusione di nuove tecnologie cresce anche la complessità dei processi e delle competenze richieste, non solo digitali. Quanto conta per voi la formazione? Avete investito in questo ambito nel corso del 2020? 

Uno dei settori in cui abbiamo investito in questi ultimi anni è sicuramente quello della formazione del personale che deve utilizzare tecnologie informatiche e devices moderni nel magazzino merci.

Siamo stati comunque molto impressionati dalla velocità con cui il personale ha appreso l’utilizzo di elaboratori, pistole a lettura laser e etichettatrici digitali.

Con Be4 Innovation abbiamo già organizzato corsi di formazione in questo ambito e ne abbiamo in programma altri sempre finalizzati all’evoluzione e alla crescita dei nostri collaboratori.

Ogni sei mesi programmiamo alternativamente anche corsi sulla sicurezza su posto di lavoro, sul benessere animale, sull’utilizzo di apparecchi e macchine presenti in azienda.” 

La trasformazione dell’intero settore grazie alla tecnologia continuerà, quindi, a creare interessanti opportunità, specie per aziende lungimiranti come la F.lli Miroglio di Baldichieri di Asti. In un mercato in così rapida evoluzione sarà sicuramente necessario non perdere mai di vista le opportunità derivanti dall’utilizzo di Fondi Europei e Nazionali per il finanziamento di progetti di sviluppo, volti a migliorare ambienti di lavoro e metodologie applicate. Una grande opportunità per continuare a crescere. 

Le storie dei nostri clienti: Bertolotto cresce e acquisisce Gardesa

Il 2021 comincia con un carico di ottimismo per Bertolotto, l’azienda di Torre San Giorgio, in provincia di Cuneo, specializzata in produzione porte e complementi d’arredo. Alla vigilia di Capodanno 2020 è stata ufficializzata l’acquisizione dell’azienda piacentina Gardesa, un marchio storico di porte blindate riconosciuto a livello mondiale, che in questo modo torna ad essere italiano. 

La storia di Bertolotto è lunga e ricca di passione; inizialmente il suo nome era AB, dalle iniziali del suo fondatore Attilio Bertolotto, che nel 1987 la costituisce a Crociera di Barge, in provincia di Cuneo.

Ben presto Attilio, oggi settantenne, viene affiancato dal figlio Claudio, che nel 1993 comincia la sua attività nell’impresa di famiglia. Dal 2002, poco più che ventenne, Claudio è amministratore delegato dell’azienda che tutt’oggi guida nel cammino di crescita e innovazione. 

E proprio in funzione di un consapevole cammino di crescita che Bertolotto sigla questo accordo, rilevando la struttura, gli impianti produttivi e gli edifici di Gardesa. 

L’azienda ha acquisito il marchio dagli svedesi di Assa Abloy, gruppo leader nelle soluzioni di accesso, con un giro di affari da 9 miliardi l’anno. Significativo l’accordo firmato il 30 dicembre 2020: grazie a questa firma verranno mantenuti impianti e forza lavoro. 

Gardesa ha sede in provincia di Piacenza, a Cortemaggiore. Il marchio è nato nel 1979. Nel 2008 è stato acquisito dalla multinazionale svedese Assa Abloy con sede a Stoccolma. 

“Siamo felici di questa unione, perché, oltre a riconoscere la forza del marchio Gardesa che ci renderà più forti sui mercati – ha dichiarato Claudio Bertolotto – sappiamo di condividere i valori di una tradizione che è alla continua ricerca di qualità per un prodotto che veste e arreda le case dei nostri clienti. E non nascondo l’orgoglio di far tornare nel nostro Paese un brand che nasce e cresce in Italia. La nostra sfida è affiancare le competenze di due realtà differenti per creare una sinergia che, ne sono certo, porterà con l’impegno di tutti al successo.”

Le porte Made in Italy si confermano attestazione di eccellenza, agli occhi del mondo intero. Per Bertolotto le porte non sono semplici oggetti, ma creazioni su misura. Da qui nasce la più alta delle aspirazioni: concretizzare l’eccellenza che diventa parte del quotidiano. Le porte sono pensate, infatti, per chi sceglie di circondarsi di cose belle e arredare la propria casa con soluzioni capaci di esprimere valori duraturi. Il maggior punto di forza risiede nella possibilità di personalizzare ogni elemento e nel coinvolgimento dei migliori maestri artigiani.

Oggi la superficie produttiva ha superato i 30 mila metri quadrati e all’orizzonte c’è un nuovo intervento di sviluppo su un lotto di circa 11 mila metri quadrati.

Ma Bertolotto non si ferma qui. 

I progetti in corso e in cantiere sono molti, per gran parte legati a innovazione e Industria 4.0. 

Un esempio? La tecnologia RFID, da poco inserita sulle linee e sugli impianti in fabbrica ha permesso di tracciare l’avanzamento della produzione con maggiore efficacia, garantendo un allineamento dei tempi di produzione con la data di approntamento degli ordini cliente. 

“Negli ultimi anni – racconta Sergio Panero, Direttore di Stabilimento e Personale – sono stati effettuati molti investimenti, alcuni mirati a implementare soluzioni tecnologiche avanzate. Questo ci ha permesso di digitalizzare sempre più i processi e di investire anche in formazione, elevando le competenze delle donne e degli uomini che lavorano insieme a noi.” 

Per Bertolotto le persone sono al centro dell’azienda, per questo la formazione continua rappresenta uno strumento necessario per la motivazione e la crescita professionale; una priorità anche (e soprattutto) in un momento particolamente difficile come quello che stiamo affrontando. 

Formazione continua per tutti e a tutti i livelli: tra le principali iniziative formative ci sono i corsi manageriali, l’aggiornamento e modifica delle competenze, i corsi di lingue, la digitalizzazione dei processi e l’addestramento continuo sul campo. 

“É grazie alla sinergia con Be4 Innovation – continua il Dott. Panero – che riusciamo a finanziare buona parte dei nostri progetti, grazie alla ricerca continua di bandi per l’ottenimento del credito d’imposta. Anche nel 2021 l’azione congiunta di Be4 Innovation e Bertolotto continuerà, quest’anno anche per la gestione della formazione in aula.” 

Una bella storia tutta italiana di coraggio e innovazione, a cui siamo felici e orgogliosi di contribuire.

Legge di Bilancio 2021: novità e conferme del Piano Transizione 4.0

Il 30 dicembre 2020 è stata pubblicata in Gazzetta la L. 30 dicembre 2020, n. 178, con oggetto “Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2021 e bilancio pluriennale per il triennio 2021-2023” (Legge di Bilancio 2021). Il Documento Programmatico di Bilancio (DPB) è stato istituito dal Regolamento UE n.473/2013, e introduce un nuovo ciclo di monitoraggio e valutazione delle politiche di bilancio dei paesi dell’area euro. 

Al suo interno si trova il dispositivo normativo che sancisce la proroga e il rafforzamento del Piano Transizione 4.0. La misura è finanziata con 23,8 miliardi del Piano nazionale di Ripresa e Resilienza. 

Il quadro economico 

A partire dalla fine di febbraio, l’andamento dell’economia italiana è stato sconvolto dall’epidemia da Covid-19. Le necessarie misure di distanziamento sociale e la chiusura di interi settori produttivi attuate da metà marzo hanno infatti causato un’inedita caduta dell’attività economica, tra fasi di recupero e nuovi cali in base all’allentamento o rafforzamento delle misure di prevenzione.  

Hanno contribuito alla fase di ripresa una seria di interventi di politica economica a sostegno dell’occupazione, dei redditi e della liquidità di famiglie e imprese. Pur in ripresa, l’attività economica resta a tutt’oggi inferiore ai livelli dello scorso anno. 

Secondo le ultime stime dell’Istat, il PIL è caduto del 5,5 per cento nel primo trimestre e del 13,0 per cento nel secondo, in termini congiunturali. Per il terzo trimestre, la previsione ufficiale incorpora un rimbalzo congiunturale pari al 13,6 per cento: gli ultimi indicatori disponibili tracciano, infatti, un andamento del PIL in crescita nei mesi estivi. 

Dal lato della domanda, la fiducia dei consumatori è salita nel terzo trimestre e le vendite al dettaglio in luglio e agosto hanno registrato un livello medio superiore del 12,7 per cento alla media del secondo trimestre. Nel trimestre estivo sono anche nettamente cresciute le immatricolazioni di auto nuove, che in settembre risultavano superiori del 9,4 per cento ad un anno prima.

Anche gli indici di fiducia delle imprese italiane sono in netta ripresa, in tutti i settori produttivi. Si segnala in particolare il miglioramento fra le imprese manifatturiere produttrici di beni strumentali e le aziende attive nella costruzione di edifici e in lavori specializzati. In netto aumento anche la fiducia nei servizi, in particolare nei servizi turistici.

E’ in questo contesto straordinario dal punto di vista delle risorse e di difficile congiuntura economica, che assumono una crescente rilevanza per le imprese le misure di incentivo e contributo recentemente introdotte o intensificate.

Agevolazioni 4.0

L’articolo 1, commi 1051 e seguenti, della Legge di Bilancio riporta significative conferme in termini di sostegno al Piano Nazionale Transizione 4.0, valide fino a giugno 20213. Una conferma che consentirà alle imprese di pianificare i propri investimenti con maggiori certezze in termini di agevolazioni nell’arco di tre anni. 

In sostanza, la Manovra 2021 proroga fino al 31 dicembre 2022 le misure cardine del Piano Transizione 4.0 – credito d’imposta per gli investimenti in beni strumentali nuovi, bonus ricerca e sviluppo, credito d’imposta formazione 4.0 – e introduce una serie di novità. Il Piano prevede una nuova durata delle misure, un potenziamento di tutte le aliquote di detrazione e un importante anticipo dei tempi di fruizione. 

Scopriamo insieme quali sono le novità e quali le conferme.

A chi è rivolto il nuovo Piano Transizione 4.0

Il Piano Transizione 4.0 si rivolge a tutte le imprese residenti in Italia, comprese le stabili organizzazioni di soggetti non residenti, indipendentemente dalla forma giuridica, dal settore economico di appartenenza, dalla dimensione e dal regime fiscale di determinazione del reddito dell’impresa, che effettuano investimenti in beni strumentali nuovi destinati a strutture produttive ubicate nel territorio dello Stato, a decorrere dal 16 novembre 2020 e fino al 31 dicembre 2022.

E’ prevista una proroga di sei mesi, ovvero entro il 30 giugno 2023, a condizione che entro la data del 31 dicembre 2022 il relativo ordine risulti accettato dal venditore e sia avvenuto il pagamento di acconti in misura almeno pari al 20% del costo di acquisizione. 

Credito d’imposta per beni strumentali nuovi 

Nel 2021 salgono le aliquote e i massimali per alcuni investimenti ammissibili al credito d’imposta per beni strumentali nuovi.

Nel dettaglio, l’aliquota del credito d’imposta per beni strumentali materiali e immateriali non 4.0 (non rientranti tra quelli indicati negli allegati A e B alla legge n. 232-2016) sale dal 6% al 10%, nel limite massimo di costi ammissibili pari a 2 milioni di euro per i beni materiali e 1 milione per i beni immateriali. Per i beni funzionali allo smart working, invece, l’aliquota aumenta fino al 15%.

Per gli investimenti in beni strumentali materiali 4.0 (indicati nell’allegato A alla legge n. 232-2016), invece, il credito d’imposta è riconosciuto:

  • nella misura del 50% del costo, per la quota di investimenti fino a 2,5 milioni di euro,
  • nella misura del 30% del costo, per la quota di investimenti superiori a 2,5 milioni e fino a 10 milioni di euro,

C’è poi una novità valida sia per il 2021 che per il 2022: l’introduzione del credito d’imposta pari al 10% del costo, per la quota di investimenti superiori a 10 milioni e fino al limite massimo di costi complessivamente ammissibili pari a 20 milioni di euro.

Nel 2022, invece, le aliquote dell’incentivo si abbassano di nuovo, di conseguenza:

  • il credito d’imposta per beni strumentali materiali e immateriali non 4.0 torna al 6%;
  • il credito d’imposta per beni strumentali materiali 4.0 viene riconosciuto:
    – nella misura del 40% del costo, per la quota di investimenti fino a 2,5 milioni di euro;
    – nella misura del 20% del costo, per la quota di investimenti superiori a 2,5 milioni e fino a 10 milioni di euro.

Questo vale per gli investimenti effettuati dal 1° gennaio 2022 al 31 dicembre 2022, ovvero entro il 30 giugno 2023, a condizione che entro la data del 31 dicembre 2022 il relativo ordine risulti accettato dal venditore e sia avvenuto il pagamento di acconti in misura almeno pari al 20% del costo di acquisizione.

Per gli investimenti in beni strumentali immateriali 4.0 (indicati nell’allegato B alla legge n. 232-2016), invece, il credito d’imposta è riconosciuto nella misura del 20% del costo, nel limite massimo di costi ammissibili pari a 1 milione di euro, sia nel 2021 che nel 2022. 

Il credito d’imposta è utilizzabile esclusivamente in compensazione, in tre quote annuali di pari importo, a decorrere dall’anno di entrata in funzione dei beni per gli investimenti in beni strumentali materiali e immateriali non 4.0, ovvero a decorrere dall’anno di avvenuta interconnessione dei beni per gli investimenti in beni strumentali materiali e immateriali 4.0.

Credito d’imposta ricerca, sviluppo, innovazione e design

Salgono anche le aliquote e i massimali del credito d’imposta ricerca, sviluppo, innovazione e design:

  • per ricerca e sviluppo: aliquota da 12% al 20%, massimale del beneficio spettante da 3 a 4 milioni;
  • per innovazione tecnologica e design: aliquota dal 6% al 10% (fino al 15% per progetti di innovazione tecnologica legati alla transizione ecologica o innovazione digitale 4.0), con massimale da 1,5 a 2 milioni.

L’incentivo è esteso fino al 31 dicembre 2022.

Credito d’imposta formazione 4.0

Anche il credito d’imposta formazione 4.0 viene esteso fino al 2022, con un ampliamento delle spese ammissibili, tra cui rientrano quelle sostenute per la formazione dei dipendenti e degli imprenditori.

L’obiettivo del credito d’imposta formazione 4.0 è stimolare gli investimenti delle imprese nella formazione del personale sulle materie riguardanti le tecnologie rilevanti per la trasformazione tecnologica e digitale delle imprese.

La riqualificazione e lo sviluppo delle competenze digitali rappresentano una leva fondamentale per la competitività. In quest’ottica la formazione gioca un ruolo centrale.

Il credito d’imposta formazione 4.0 riguarda le spese relative al personale dipendente impegnato nelle attività di formazione ammissibili, limitatamente al costo aziendale riferito alle ore o alle giornate di formazione. In particolare, è riconosciuto in misura del:

  • 50% delle spese ammissibili e nel limite massimo annuale di 300mila euro per le piccole imprese
  • 40% delle spese ammissibili nel limite massimo annuale di 250mila euro per le medie imprese
  • 30% delle spese ammissibili nel limite massimo annuale di 250mila euro le grandi imprese. 

Le attività di formazione potranno essere commissionate anche agli Istituti tecnici superiori.

La misura del credito d’imposta è aumentata per tutte le imprese al 60% nel caso in cui i destinatari della formazione ammissibile rientrino nelle categorie dei lavoratori dipendenti svantaggiati o molto svantaggiati.

La novità introdotto dalla Legge di Bilancio 2021 è relativa alla possibilità di usufruire del credito d’imposta anche per le spese sostenute per la formazione dei dipendenti e degli imprenditori.

I corsi di formazione sulle tecnologie 4.0 possono essere erogati anche online con apposita architettura informatica per garantire la verifica della presenza del personale al corso. 

Vi ricordiamo, infine che il credito d’imposta è utilizzabile esclusivamente in compensazione a decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello di sostenimento delle spese ammissibili.

L’incentivo è rivolto a tutte le imprese residenti nel territorio dello Stato, incluse le stabili organizzazioni di soggetti non residenti, indipendentemente dalla natura giuridica, dal settore economico di appartenenza, dalla dimensione, dal regime contabile e dal sistema di determinazione del reddito ai fini fiscali.

“Il nuovo Piano Nazionale 4.0 è il primo mattone mattone su cui si fonda il Recovery Fund italiano”

Stefano Patuanelli, Ministro dello Sviluppo Economico

Alambicco 2021: l’esperienza formativa di eccellenza si arricchisce.

Sfidante: potremmo definire con questa parola il 2020. Lo stato di emergenza creato a causa del Covid-19 è senza precedenti. In tutto il mondo, persone e organizzazioni si sono dovute adeguare in fretta alle regole dettate dalle nuove necessità. Uno sforzo di resilienza e tenacia, tutt’ora in corso. Ma se è vero che le crisi portano con sé stravolgimenti, è anche vero che rappresentano un’occasione unica di cambiamento. 

Durante il lockdown primaverile in Italia ci siamo resi conto di quanto la mancanza di socialità diretta potesse modificare i nostri equilibri personali e professionale: sentivamo la necessità di condividere i pensieri e accorciare le distanze, confrontarci con altri professionisti e imprenditori come noi. 

Così è nata Alambicco Academy, con l’intento di accorciare le distanze non solo tra le persone, ma anche tra il presente e il futuro delle imprese. Alambicco, infatti, nasce con l’intento di accompagnare le imprese verso una trasformazione digitale costruttiva e consapevole, attraverso percorsi formativi ad alta componente esperienziale. 

Non è un semplice evento formativo, ma uno stato d’animo che rappresenta la volontà degli imprenditori a non arrendersi mai.

Un viaggio entusiasmante che combina le conoscenze e le competenze di imprenditori della old e new economy, coinvolgendoli in sessioni formative coordinate e guidate da eccellenze della cultura dell’innovazione.  

L’edizione 2021 è quindi un insieme di riflessioni sul contesto economico e produttivo italiano, sulla società e gli individui che la compongono, su come si può affrontare una trasformazione e su quale sia l’attitudine richiesta per adattarsi. 

I format 

La nuova edizione si arricchisce di nuovi format, progettati per essere agili pur mantenendo la stessa componente esperienziale. Creare e mantenere relazioni rappresenta una ricchezza che ci tiene saldi al presente, specie nelle situazioni di incertezza. 

L’offerta formativa propone percorsi di alto livello, rivolti a manager e imprenditori interessati a sviluppare competenze tecniche e relazionali, sperimentare nuove metodologie, conoscere nuovi strumenti per facilitare i progressi tecnologici e diffondere in azienda quanto acquisito. Le occasioni formative sono progettate in un’ottica flessibile, con format diversi in grado di rispondere alle esigenze delle aziende. 

Alambicco Tour 2021

Una pratica, una strategia, quasi una filosofia. Alambicco Tour è tutto questo è anche di più. Conoscerne le logiche e i segreti ed esplorare le nuove frontiere delle tematiche trattate può permettere di fare un salto professionale decisivo e dare un contributo strategico alla propria azienda. Team building, marketing, leadership, soft e hard skill: questo programma, organizzato in 6 tappe, alterna la formazione teorica ai workshop pratici, e offre la possibilità di apprendere e padroneggiare regole e strumenti utili, anzi indispensabili, all’imprenditore del futuro. 

Il tema di questo Alambicco Tour 2021 è “Il Piemonte e i suoi vini”, un fil rouge emozionale che unisce le sei tappe e che permetterà di apprezzare il Re dei rossi, il Barolo e il suo Principe, il Barbaresco. Toccherà poi alla Regina, la Barbera Superiore del Monferrato seguita da un vino da veri intenditori il Ruche prodotto da un vitigno autoctono del Monferrato. Il Tour si concluderà con un omaggio alle bollicine canellesi dell’Asti Spumante e al dolce Moscato di Santo Stefano Belbo.

Chef stellati proporranno ai partecipanti i loro menù durante ogni Cena di Gala al termine della sessione formativa.

Winter school  Summer School

Un corso intensivo dalla didattica flessibile e dall’alta componente esperienziale: Winter e Summer School sono occasioni formative studiate per incontrare nuove esigenze di approfondimento culturale e interdisciplinare. Il corso si svolge ininterrottamente durante un week end e permette di incontrare imprenditori e manager che, guidati da docenti di alto livello, lavoreranno in team condividendo le loro esperienze. Le sessioni termineranno con una giornata conviviale che permetterà di conoscere le località che ospitano l’evento e scoprirne le bellezze. 

La Winter School ci porterà ai piedi del gigante delle Alpi, il Monte Bianco. A Courmayeur, cittadina dall’autentica atmosfera alpina, andremo “alla ricerca della lungimiranza”, per poi dedicare un’intera giornata alla convivialità, trasformandoci in Skynauti.

La Summer School, invece, ci porterà in una delle mete più ambite dai turisti: Stresa, la perla del Lago Maggiore. La sessione formativa ci vedrà impegnati nell’analisi della gestione del cambiamento riportando al centro le persone: due giorni intensivi per imparare a portare le persone con te attraverso il cambiamento e per evitare le situazioni in cui il cambiamento devia dalla situazione programmata. Il “free day” sarà un’esperienza magica: tour delle Isole Borromee in battello, alla scoperta delle bellezze naturalistiche e architettoniche di questi luoghi. 

Alambicco Bootcamp

Un bootcamp di formazione è un evento che include attività di formazione, discussioni, valutazioni, e-learning e molte altre risorse, anche multimediali. La ricchezza del bootcamp è proprio nella diversità. I partecipanti possono interagire direttamente con colleghi e facilitatori, ampliando così le proprie conoscenze e affinando le proprie competenze. Il format dei Bootcamp è studiato per mantenere viva l’attenzione dei partecipanti e ridurre il sovraccarico cognitivo, grazie a contenuti e metodi di studio coinvolgenti, divertenti e interattivi.

Un ampio programma permette di scegliere gli argomenti da approfondire, spaziando dal marketing alla contabilità, dalla produzione alle soft skill.

Si tratta di un contenitore in cui far convergere le necessità formative di un’azienda, selezionate direttamente dall’imprenditore che sceglie il percorso di cui ha bisogno e ha l’opportunità di portarlo all’interno della sua azienda. Ad aggiungere valore, l’interazione diretta con colleghi e facilitatori, a cui richiedere consulenze specifiche durante la giornata, applicate al proprio campo d’azione. 

AlambiccOnline

Alambicco diventa anche WEB. Proponiamo un programma formativo che, grazie a webinar interattivi, permette di approfondire temi specifici. Basta un clic per essere online con altre aziende, con la possibilità di partecipare interagendo con i docenti. AlambiccOnline offre corsi brevi e sintetici, ma di valore: il livello di conoscenza si innalza grazie alla possibilità di interagire in tempo reale con i docenti e partecipanti. Tutti i corsi dispongono di materiale digitale a supporto.  

Il Main Event: il Museo Ferrari di Maranello

Abbiamo scelto di farci promotori del cambiamento, che si concretizza non solo con la formazione teorica ma anche e soprattutto con le esperienze culturali e la possibilità di condividere emozioni

Il tema del colore rosso, declinato all’interno del Tour 2021 nel viaggio attraverso i vini eccellenti del Piemonte, trova una sublimazione nel main event di quest’anno: la visita al Museo Ferrari di Maranello, con il tour della fabbrica Ferrari e della pista di Fiorano. 

Nell’immaginario comune, il rosso è associato all’eccellenza italiana su quattro ruote; insieme scopriremo l’azienda che affascina adulti e bambini, uomini e donne che amano scopriremo le storie racchiuse all’interno di un’azienda che ha contribuito a costruire la nostra identità nazionale e l’idea di eccellenza Made in Italy.

L’evento, aperto a tutti, sarà gratuito per i possessori della Tessera Gold, a cui riserveremo anche il diritto di prelazione. 

Il Club Alambicco 

Alambicco Academy è sinonimo di esperienze esclusive e noi vogliamo continuare a sorprenderti. Quest’anno, partecipando a uno dei nostri main event 2021 entrerai a far parte del Club Alambicco e riceverai la tessera Gold. Il Club, dedicato agli imprenditori che scelgono di fare della formazione il proprio punto di forza, prevede delle condizioni agevolate per l’acquisto dei corsi formativi e la partecipazione a prestigiosi eventi esclusivi. 

– Come posso ricevere la tessera Gold? 

Ti basterà iscriverti a uno dei nostri eventi più speciali del 2021: Alambicco Tour, Winter School o Summer School. 

– Quali sono i vantaggi della tessera Gold? 

Entrare nel Club premium Alambicco ti permetterà di accedere a una serie di agevolazioni e di esperienze esclusive:

– un corso bootcamp gratuito; 

– 10% di sconto su tutti i corsi del 2021;

– invito alla cena di Gala del 21 settembre 2021, un evento esclusivo dedicato ai nostri soci; 

– prelazione sugli eventi formativi; 

– accesso a due tavole rotonde riservate ai soci Gold. Saranno occasioni di discussione e confronto su temi specifici legati all’industria 4.0 e alle PMI, a cui parteciperanno Istituti di Ricerca che si occupano di monitorare la digital transformation all’interno dell’impresa italiana. L’evento si svolgerà durante un pomeriggio e terminerà con la cena; 

– partecipazione all’evento culturale e di networking dell’anno: visita al Museo Ferrari di Maranello, tour della Fabbrica Ferrari e visita della pista di Formula 1 di Fiorano. 

– Che durata avrà la mia tessera Gold? 

La tessera Gold ti permetterà di far parte del Club Alambicco per tutta la durata del 2021. 

Vuoi ricevere il catalogo Alambicco 2021? Scrivi a info@be4innovation.it

Be4 Innovation, bilancio di un anno complesso e sorprendente

E’ vero, è stato un anno complesso che ha cambiato nel profondo la nostra vita ed il nostro modo di fare business, ma ha anche rafforzato la nostra volontà di non mollare, di continuare a vivere e lavorare con ancor più impegno. 

BE4 Innovation ha continuato ad operare, in totale smart working,  garantendo il massimo supporto alle aziende per permettere l’ottenimento di tutte le agevolazioni che sono state messe a disposizione dalle istituzioni. Ci teniamo a ringraziare i nostri clienti per la fiducia che hanno accordato alla nostra azienda e voglio condividere con voi alcuni numeri che sono rappresentativi della nostra crescita.

·       12,1 mil/€ di agevolazioni erogati alle proprie aziende clienti.

·       77 Bonus Formazione 4.0 

·       49 ANPAL Fondo Nuove Competenze 

·       Oltre 100 Bandi / Voucher ottenuti

·       38% di crescita del fatturato

·       3 nuove assunzioni 

Questi numeri ci permettono di guardare avanti con tanta fiducia e consapevolezza che il nostro obiettivo, quello di essere sempre al vostro fianco, è stato raggiunto. E per questo vi dico GRAZIE !