Welfare Aziendale, il piano che che fa bene e conviene.

Sempre più aziende in Italia scelgono di mettere a punto dei piani di welfare aziendale, per accrescere il potere di spesa, la salute e il benessere dei dipendenti e del loro nucleo familiare. Ma come funziona? Lo abbiamo chiesto a Gianluca Brizio, CEO e Founder di WAI, Welfare Aziendale Italia.

Negli ultimi anni in Italia c’è stato un boom di contratti integrativi che hanno introdotto il premio di produttività, che è passato dai 9mila nel 2016 agli oltre 54mila nel 2019. Di questi, oltre uno su due prevede la conversione in welfare aziendale: il tasso di incidenza delle misure di welfare su contratti che includono il premio di produttività è infatti aumentato dal 46% nel 2018 al 57% nel 2020 (fonte Ministero del Lavoro). In pratica, quasi sei contratti su dieci prevedono misure di welfare aziendale, con la possibilità di convertire il premio di risultato parzialmente o totalmente in beni e servizi welfare. 

L’inserimento di un piano di welfare aziendale porta con sè molti vantaggi, tangibili e immateriali. Primo fra tutto il benessere psicofisico che si trasforma in un accrescimento della motivazione del lavoratore con conseguente riduzione del turnover e assenteismo; non ultimo, il consistente beneficio fiscale per l’imprenditore ed economico per il lavoratore grazie al totale abbattimento del cuneo fiscale.

Ma cosa si intende per welfare aziendale? Si tratta di tutte le misure, comprese iniziative, beni e servizi, messe a disposizione del lavoratore da parte dell’impresa. 

Le misure mirano a sostenere il reddito del lavoratore, per accrescere la salute, il benessere e il suo potere di spesa. In aggiunta alla retribuzione, quindi, i dipendenti possono usufruire di una serie di agevolazioni, rimborsi e benefit che beneficiano di un regime fiscale agevolato sia per il dipendente che per il datore di lavoro.

Alla lettera, il termine welfare sta per benessere, obiettivo di un percorso di responsabilità sociale, ma anche per sussidi e assistenza sociale

Sempre più aziende italiane si stanno dotando di piani di welfare aziendale per due motivi: il primo, accrescere il benessere dei propri dipendenti migliora la qualità di vita personale e professionale di ciascun individuo; il secondo, entro certi limiti si tratta di servizi detassati per i lavoratori dipendenti, perché rientrano tra i beni e servizi che non concorrono a formare reddito imponibile in quanto mirati a soddisfare esigenze meritevoli di tutela, come il miglioramento delle proprie condizioni di vita di quelle dei familiari. In pratica, non costituendo reddito, il contributo è esente da tassazione fiscale e contributiva ed è al contempo deducibile per l’azienda. 

Potremmo definirlo un classico win-win per azienda e lavoratore. È questa la modalità in cui il welfare aziendale riesce a coniugare la responsabilità sociale d’impresa, con azioni concrete e mirate e piani di incentivazione della forza lavoro.

Perché un’azienda dovrebbe dotarsi di un piano di welfare aziendale? 

– per abbattere il cuneo fiscale;

– per regolamentare l’erogazione delle premialità;

– per fidelizzare e coinvolgere i lavoratori;

– per accrescere l’immagine aziendale; 

– per attrarre nuovi talenti e aumentare la produttività;

– per migliorare la conciliazione vita-lavoro.

Come funziona: i benefici

Sono davvero molti i benefit di cui il lavoratore può usufruire. Il datore di lavoro può scegliere tra i molteplici benefit e le soluzioni previste dalla normativa fiscale, tra cui: 

  • buoni d’acquisto per il carburante;
  • Buoni spesa al supermercato, elettronica, abbigliamento ed altri ancora;
  • Viaggi e Vacanze, sport e benessere, tempo libero, cultura e formazione; 
  • previdenza complementare; 
  • assistenza sanitaria integrativa, cassa sanitaria; 
  • rimborsi scolastici dall’asilo nido all’università e master;

Le prestazioni messe a disposizione dei dipendenti nei piani di welfare aziendale vengono anche definite flexible benefit, flessibili proprio perché il dipendente può scegliere come spendere il proprio “portafoglio” di benefit messo a disposizione dal datore di lavoro.

Tipologie di piani di welfare aziendali 

Esistono tre tipologie di piani di welfare aziendale, che si configurano anche in un diverso trattamento fiscale:

– welfare volontario o liberale;

– welfare obbligatorio da CCNL;

– welfare di produttività  – Premi di Risultato;

I piani di welfare volontario o liberale vengono attuati dall’azienda con un’azione unilaterale: con un Regolamento Interno è il datore di lavoro a decidere gli importi da erogare per la generalità dei dipendenti o per determinate categorie omogenee di lavoratori. Con la predetta regolamentazione, L’agevolazione fiscale per questo tipo di piani, è totale quindi risparmio fiscale pieno sia per Azienda che per Lavoratori.

Il Welfare obbligatorio previsto da CCNL è quello invece previsto solamente da alcuni Contratti Collettivi Nazionali, uno su tutti, quello Metalmeccanico del settore Industria, in vigore dal 2017 e appena rinnovato per un ulteriore triennio fino al 2024. Le Aziende soggette a tale CCNL hanno l’obbligo di corrispondere a tutti i lavoratori € 200,00 sotto forma di beni e servizi di Welfare Aziendale e non è possibile monetizzare tale importo. Anche qui detassazione totale per le parti.

Infine, il welfare di produttività relativo a premi di risultato derivanti da contrattazioni sindacali ossia accordi di II Livello. Questa modalità consiste nell’offrire al dipendente la possibilità di convertire o meno il proprio premio di produttività in prestazioni di welfare aziendale. Ciò avviene grazie alla Legge di Stabilità del 2016 che prevede la totale esenzione fiscale per azienda e lavoratori convertendo i premi di risultato in welfare aziendale. Quindi, se il lavoratore converte in W.A., il risparmio fiscale è totale per azienda e lavoratore; nel caso in cui il lavoratore scelga, invece, di non convertire, non vi sarà il risparmio fiscale per l’Azienda e il lavoratore beneficerà di un’aliquota agevolata del 10%.

In generale, A puro titolo esemplificativo, la corresponsione di 1000 € dall’Azienda al lavoratore:

  • In busta paga costo aziendale circa 1400 € mentre il dipendente riceve 600 € netti 🡪 cuneo fiscale circa 800 €;
  • In WELFARE AZIENDALE il costo aziendale è € 1000 e non 1400€, mentre al lavoratore arrivano 1000 € netti e non 600€ 🡪 cuneo fiscale ABBATTUTO.
  • Nel caso del Welfare di produttività, Il premio presuppone che nel corso dell’anno ci sia stato un incremento misurabile della produttività aziendale.
  • Nel caso dell’obbligo contrattuale ci sarà l’erogazione a prescindere dai risultati aziendali;
  • Nel caso della liberalità da parte del datore di lavoro a mezzo regolamento interno, sarà l’Azienda a decidere se costruire o meno piani di welfare aziendale e non richiede l’accordo sindacale;

Si tratta di una modalità che non solo conviene alle aziende, ma che piace anche ai dipendenti. Se nel corso del 2018 uno su quattro dei lavoratori beneficiari (25%) sceglieva una quota welfare dal premio di produttività, nel corso del 2019 è diventato uno su tre (34,5%). La spesa in istruzione (tasse scolastiche, acquisto libri, iscrizioni asili nido) è la voce più consistente con il 33,8%. Segue l’area ricreativa con il 22,4% (palestra, viaggi, sport); i fringe benefit (carte prepagate per spesa, carburante, shopping e elettrodomestici fino a 258,53 euro annui) con il 18,1%; la previdenza integrativa (12,7%); l’assistenza sanitaria (7,6%); la mobilità (3,7%); l’assistenza familiare (1,2%).

WAI, Welfare Aziendale Italia 


Per saperne di più abbiamo fatto qualche domanda a Gianluca Brizio, CEO e Founder di WAI, Welfare Aziendale Italia, con sede a Bra, in provincia di Cuneo. 

WAI è un provider di Welfare Aziendale che segue le Imprese, di ogni dimensione, in ogni fase della catena procedurale. Per implementare un piano di welfare aziendale è importante, infatti, partire con l’analisi dello scenario, della popolazione aziendale e dei bisogni dei dipendenti. WAI affianca le aziende dalla consulenza allo studio delle risorse per l’abbattimento del costo del personale, dai regolamenti alla gestione normativa e fiscale fino all’accesso alla Piattaforma Welfare di Proprietà, con oltre 150.000 servizi disponibili.

“Aiutiamo le Imprese a realizzare Piani di welfare per migliorare la conciliazione vita-lavoro dei propri dipendenti – spiega Gianluca Brizio – mettendo al centro del progetto le strutture del territorio e i nostri fornitori locali. Il welfare, così pianificato, risulterà un successo per azienda e collaboratori”. 

Questa particolarità è ciò che rende l’offerta di WAI diversa dalle altre aziende del settore, perché offre al dipendente una vasta opportunità di scelta e propone attività locali e sul territorio. In questo modo non solo l’impresa incrementa la produttività, fidelizza i dipendenti e abbatte il cuneo fiscale ma il lavoratore ottiene un potere d’acquisto maggiore.

Scegliere WAI significa quindi beneficiare delle eccellenze nazionali e delle strutture a km zero, aspetto determinante per la corretta riuscita di un piano welfare e che pochissimi sono in grado di sostenere al livello offerto da WAI.

Una volta stabilito un piano di welfare, il lavoratore deve spendere il proprio credito. Dove può farlo? 

Ecco le categorie a disposizione:

  1. BUONI ACQUISTO e GIFT CARD: supermercati, carburante, abbigliamento, elettronica, profumerie, sport ecc..
  2. VACANZE: scegliendo tra i più noti motori di ricerca mondiali e le Agenzie viaggi del territorio;
  3. SPORT, DIVERTIMENTO: qualsiasi abbonamento sportivo, ristorazione, parchi divertimento, Terme e Spa;
  4. CULTURA E FORMAZIONE: soggiorni culturali, corsi di formazione, editoria e riviste;
  5. SANITÁ : qualsiasi visita specialistica o diagnostica, analisi di laboratorio, odontoiatria, occhiali e lenti, prevenzione, fisioterapia, oncologia, psicologia e psichiatria ecc.
  6. PREVIDENZA: versamenti liberi al fondo di previdenza di categoria o individuale;
  7. RIMBORSI: rimborsi di qualsiasi spesa scolastica dall’asilo nido all’università e master comprensiva di retta, mensa, pre-dopo scuola, campus estivi ed invernali, trasporto pubblico, gite scolastiche, testi scolastici ecc..

L’elenco fa quindi riferimento a spese essenziali e che qualsiasi persona, a prescindere dall’età, andrà a sostenere nella vita di tutti i giorni. Grazie alla conversione in beni e servizi di Welfare Aziendale, ogni dipendente potrà collegarsi con user e password in piattaforma e, in totale autonomia, potrà acquistare i servizi di suo interesse.

Al programma può accedere sia la piccola impresa famigliare che la grande azienda.

Il welfare aziendale nell’emergenza sanitaria da Covid-19

Cosa è cambiato negli ultimi due anni? 

“L’emergenza sanitaria che ha caratterizzato questi ultimi 18 mesi, ha avuto ripercussioni importanti anche sul welfare aziendale” – racconta Gianluca. “I dipendenti si sono avvicinati sempre più al concetto di sanità e la sensibilizzazione al tema è stata sempre crescente. 

Anche in tema di fruibilità dei servizi in piattaforma, la scelta nella sezione dedicata alla Sanità è cresciuta esponenzialmente. L’acquisto di Pacchetti Sanitari integrativi, assicurazioni sanitarie e la Cassa Sanitaria, servizio che siamo tra i pochi Provider ad offrire, consente ai dipendenti di ottenere il rimborso delle spese sanitarie sostenute per sé stessi e per il proprio nucleo familiare. 

Recentemente, abbiamo anche condotto un questionario approfondito sui servizi del welfare a cui hanno risposto oltre 200 persone. È stato a loro richiesto di esprimere 2 scelte tra i servizi presenti ossia Gift Card, tempo libero, vacanze e sport, previdenza e sanità, rimborsi.  Il risultato è stato sorprendente perché circa il 74% delle persone ha indicato, tra le due scelte, la Sanità come argomento fondamentale e di fruibilità sul welfare. Il dato è davvero rilevante in quanto, prima della Pandemia, eravamo al di sotto del 34%.  

In Piattaforma WAI i dipendenti troveranno oltre 12.000 strutture sanitarie presenti sul territorio nazionale e le eccellenze a km zero appositamente convenzionate per dare ai dipendenti una maggiore fruibilità. In aggiunta, la Cassa Sanitaria, grazie alla quale potranno richiedere il rimborso di una qualsiasi spesa sanitaria sostenuta sul territorio nazionale, rimborsabile a prescindere dal convenzionamento o meno della struttura e senza franchigie. Decisamente un plus per Aziende e dipendenti.”

La mozzarella di bufala arriva da Cuneo: l’avventura del Caseificio Moris

Gli imprenditori lo sanno: un buon capitano non è colui che è in grado di restare al timone quando non soffia il vento, ma chi è in grado di rimanere al comando e condurre la nave in porto durante una tempesta. Ma come si reagisce a un imprevisto che rade al suolo il tuo business? Come si reinventa un imprenditore che possa dirsi davvero resiliente? E come è possibile innovare il settore agroalimentare e certificare la qualità di un’azienda come il Caseificio Moris? 

Ne abbiamo parlato insieme a Ivan Morisiasco, che ha condiviso con noi la sua esperienza.  

Il Caseificio Moris 

Agricoltori da quattro generazioni, forse anche prima. Ivan ci racconta “Con le mie sorelle, Elisa ed Elena, e le cugine, siamo cresciuti insieme, giocando e aiutando i nostri genitori. Ci lega un affetto molto profondo. Siamo stati fortunati, i nostri genitori non ci hanno mai forzato a scegliere questo lavoro ma ci hanno dato fiducia e coinvolto nei progetti quando eravamo piccoli. Così, piano piano, ci siamo appassionati a questo mestiere.” 

La famiglia Morisiasco ha sempre allevato mucche di razza piemontese, con l’introduzione negli anni ‘80 della razza frisona, scelta che già all’epoca si rivelerà vincente. Con oltre 200 capi di bestiame, i fratelli Franco e Mario Morisiasco si ritrovano tra i primi allevatori in Italia. Ma la vita riserva sempre molte sorprese. Negli anni ‘90 giungono due imprevisti: il primo, la bagarre sulle quote-latte, che impedisce agli allevatori di acquistare altri capi di bestiame; il secondo, ancora più grave, un’improvvisa malattia che colpisce l’intero allevamento. 

Così, da un problema a tratti drammatico, arriva la svolta. Nel 2002, di ritorno da una Fiera svoltasi a Verona, papà Franco sveglia Ivan in piena notte, per raccontargli la sua idea: passare all’allevamento di bufale. Ivan non comprende l’entusiasmo di suo padre, fino a quando non lo accompagna in Campania, dove assaggerà la mozzarella di bufala e incontrerà per la prima volta questo animale maestoso. 

“Non dimenticherò mai il giorno che sono arrivate le prime 50 bufale, un’emozione unica.”

Comincia così questa storia fatta di lungimiranza e intuito, di resilienza e passione. Nasce un’azienda parallela a quella originaria, che oggi produce formaggi, carne e bio cosmesi. 

Il Caseificio Moris possiede oltre 1250 animali alimentati in maniera sana ed equilibrata con foraggi, leguminose e cereali coltivati nei 180 ettari di terreno di possesso dell’azienda. 

Perché le bufale? Perché si tratta di una vera e  propria rivincita. “Mio padre aveva intuito che un prodotto così particolare a livello mondiale – spiega Ivan – ci avrebbe permesso di riprendere in mano la nostra produzione. Il latte di bufala è qualcosa di prettamente italiano, è nostro. Latte, formaggi e carne di bufala sono molto digeribili. Il latte è indicato per i bambini. La carne ha un ridotto contenuto di colesterolo.

Inoltre, ci permette di uscire dalle dinamiche in cui l’agricoltura è inclusa. È un mondo davvero particolare, dove il prezzo lo fa chi compra, e non chi vende. L’agricoltore ha sempre una spada di Damocle che pende sulla sua testa: quella della deperibilità. Se il mio prodotto va a male, devo venderlo, a volte svenderlo. Il latte di bufala ci ha permesso di uscire da questo sistema, di produrre meno e meglio e di scegliere il prezzo e le modalità di vendita. Siamo noi a controllare la produzione, la lavorazione e la vendita, garantendo la qualità ad ogni step della filiera.”


Resilienza e intuito 

Il successo ottenuto con le bufale non è casuale. “Le bufale sono arrivate anche grazie al percorso fatto con l’allevamento delle mucche da latte, che ci ha visti protagonisti a livello nazionale e internazionale. Credo che in qualsiasi settore in cui si opera bisogna sempre puntare ad ottenere il massimo lavorando con cura precisione e tanta passione.”     

Cosa ha permesso a papà Franco di farcela? Sicuramente la voglia di non mollare mai, neanche quando le avversità incombevano. E poi la sua voglia di sperimentare, la capacità di trovare anche nelle difficoltà una via d’uscita, sempre. 

“Lui è bravissimo nel trasformare ogni difficoltà in un nuovo punto di partenza: una continua ricerca alimentata dalla voglia di migliorarsi sempre. 

Ho dei ricordi nitidi di quando ero piccolo. La nostra vita era qualcosa di imprescindibile dal lavoro, cosa che non ci è mai pesata realmente. La Domenica si mungeva ascoltando le partite alla radio, a Natale mungevamo le vacche prima di andare a messa, per poi aspettare il passaggio di Gesù bambino. 

Mio padre girava per le aziende agricole, vedeva le esperienze degli altri e provava a capire come applicarle alla sua realtà. Ha sempre capito che investire sulla qualità era fondamentale, anche su quella degli animali stessi. Mio padre e mio zio sono stati tra i primi a investire su animali con genetica certificata, che costavano 3 volte di più dei normali animali.” 

È importante capire un aspetto significativo. Gli animali non sono tutti uguali, cosa che potrebbe ingannare un neofita. Ogni capo deve avere delle qualità funzionali per garantire un buon prodotto a lungo tempo. Negli allevamenti intensivi di oggi gli animali sono sì iperproduttivi, arrivando a produrre 60 litri di latte vaccino al giorno, ma dopo pochi anni, la mucca non riesce più a stare in stalla. È come pretendere di avere il motore di una Ferrari alloggiato in una carrozzeria di una utilitaria, senza considerare che anche quel latte perderà tutte le proprietà nutritive, diluite in una quantità “innaturale” di produzione. 

“Una bufala vive anche 15 anni, produce meno latte, è un animale più forte per natura. A noi spetta il dovere di garantire una vita sana ad ogni capo per una produzione di qualità. Non c’è solo l’aspetto genetico dell’animale infatti: qui subentra l’aspetto manageriale. Occorre gestire al meglio l’animale con stalle e spazi adeguati, personale formato per allevarlo senza stressarlo, garantire a ogni bufala un’alimentazione genuina, perchè un animale in costante cattiva digestione è nervoso, dura meno e produce un prodotto di qualità scarsa.”

Come viene gestita la qualità e la certificazione nella vostra azienda? 

“Stiamo creando un modello Moris di allevamento e di agricoltura di trasformazione. Vogliamo trasmetterlo al cliente per dare a lui la sicurezza di ciò che acquista. Perchè un conto è la qualità del prodotto, un conto invece è la sicurezza del metodo che deve essere certificato in altro modo.”

Uno sguardo al futuro 

“Crediamo molto nella qualità. Vogliamo ingrandire e sviluppare la nostra azienda per continuare a vederla crescere anche se nel nostro settore non è semplice; più animali vuol dire più terra, più spazi, più stalle. Abbiamo trovato in Be4 Innovation il partner ideale per seguire la crescita aziendale e investire in maniera mirata e sostenibile nei macchinari necessari.

Stiamo mettendo in piedi un modello di agricoltura sempre più sostenibile, per trarre la qualità massima dal prodotto senza l’utilizzo di chimica. Il Caseificio Moris punta a diventare a breve Antibiotic Free, cosa che per noi è una soddisfazione immensa. 

Inoltre, siamo totalmente autosufficiente per energia elettrica e termica, ormai da anni. Nel 2010 è stato strutturato un impianto di Biogas, pensato secondo una precisa ottica aziendale. Questa scelta ha avuto un forte impatto sulla nostra economia e sull’ambiente, e rientra in quel sistema di economia circolare su cui stiamo investendo da anni.

L’idea è realizzare pienamente un’azienda a impatto zero. Produrre cibo è una grande responsabilità. Se compro un oggetto e si rompe, me ne farò una ragione. Ma se compro qualcosa che dovrò mangiare, devo essere sicuro che mi faccia bene e che mi dia energia.” 

Il settore è in continua evoluzione, anche grazie alla tecnoglie. Ma è la lungimiranza degli imprenditori di diverse generazioni come Franco e Ivan che permetterà di continuare a far nascere opportunità per continuare a crescere.