Legge di Bilancio 2021: novità e conferme del Piano Transizione 4.0

Il 30 dicembre 2020 è stata pubblicata in Gazzetta la L. 30 dicembre 2020, n. 178, con oggetto “Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2021 e bilancio pluriennale per il triennio 2021-2023” (Legge di Bilancio 2021). Il Documento Programmatico di Bilancio (DPB) è stato istituito dal Regolamento UE n.473/2013, e introduce un nuovo ciclo di monitoraggio e valutazione delle politiche di bilancio dei paesi dell’area euro. 

Al suo interno si trova il dispositivo normativo che sancisce la proroga e il rafforzamento del Piano Transizione 4.0. La misura è finanziata con 23,8 miliardi del Piano nazionale di Ripresa e Resilienza. 

Il quadro economico 

A partire dalla fine di febbraio, l’andamento dell’economia italiana è stato sconvolto dall’epidemia da Covid-19. Le necessarie misure di distanziamento sociale e la chiusura di interi settori produttivi attuate da metà marzo hanno infatti causato un’inedita caduta dell’attività economica, tra fasi di recupero e nuovi cali in base all’allentamento o rafforzamento delle misure di prevenzione.  

Hanno contribuito alla fase di ripresa una seria di interventi di politica economica a sostegno dell’occupazione, dei redditi e della liquidità di famiglie e imprese. Pur in ripresa, l’attività economica resta a tutt’oggi inferiore ai livelli dello scorso anno. 

Secondo le ultime stime dell’Istat, il PIL è caduto del 5,5 per cento nel primo trimestre e del 13,0 per cento nel secondo, in termini congiunturali. Per il terzo trimestre, la previsione ufficiale incorpora un rimbalzo congiunturale pari al 13,6 per cento: gli ultimi indicatori disponibili tracciano, infatti, un andamento del PIL in crescita nei mesi estivi. 

Dal lato della domanda, la fiducia dei consumatori è salita nel terzo trimestre e le vendite al dettaglio in luglio e agosto hanno registrato un livello medio superiore del 12,7 per cento alla media del secondo trimestre. Nel trimestre estivo sono anche nettamente cresciute le immatricolazioni di auto nuove, che in settembre risultavano superiori del 9,4 per cento ad un anno prima.

Anche gli indici di fiducia delle imprese italiane sono in netta ripresa, in tutti i settori produttivi. Si segnala in particolare il miglioramento fra le imprese manifatturiere produttrici di beni strumentali e le aziende attive nella costruzione di edifici e in lavori specializzati. In netto aumento anche la fiducia nei servizi, in particolare nei servizi turistici.

E’ in questo contesto straordinario dal punto di vista delle risorse e di difficile congiuntura economica, che assumono una crescente rilevanza per le imprese le misure di incentivo e contributo recentemente introdotte o intensificate.

Agevolazioni 4.0

L’articolo 1, commi 1051 e seguenti, della Legge di Bilancio riporta significative conferme in termini di sostegno al Piano Nazionale Transizione 4.0, valide fino a giugno 20213. Una conferma che consentirà alle imprese di pianificare i propri investimenti con maggiori certezze in termini di agevolazioni nell’arco di tre anni. 

In sostanza, la Manovra 2021 proroga fino al 31 dicembre 2022 le misure cardine del Piano Transizione 4.0 – credito d’imposta per gli investimenti in beni strumentali nuovi, bonus ricerca e sviluppo, credito d’imposta formazione 4.0 – e introduce una serie di novità. Il Piano prevede una nuova durata delle misure, un potenziamento di tutte le aliquote di detrazione e un importante anticipo dei tempi di fruizione. 

Scopriamo insieme quali sono le novità e quali le conferme.

A chi è rivolto il nuovo Piano Transizione 4.0

Il Piano Transizione 4.0 si rivolge a tutte le imprese residenti in Italia, comprese le stabili organizzazioni di soggetti non residenti, indipendentemente dalla forma giuridica, dal settore economico di appartenenza, dalla dimensione e dal regime fiscale di determinazione del reddito dell’impresa, che effettuano investimenti in beni strumentali nuovi destinati a strutture produttive ubicate nel territorio dello Stato, a decorrere dal 16 novembre 2020 e fino al 31 dicembre 2022.

E’ prevista una proroga di sei mesi, ovvero entro il 30 giugno 2023, a condizione che entro la data del 31 dicembre 2022 il relativo ordine risulti accettato dal venditore e sia avvenuto il pagamento di acconti in misura almeno pari al 20% del costo di acquisizione. 

Credito d’imposta per beni strumentali nuovi 

Nel 2021 salgono le aliquote e i massimali per alcuni investimenti ammissibili al credito d’imposta per beni strumentali nuovi.

Nel dettaglio, l’aliquota del credito d’imposta per beni strumentali materiali e immateriali non 4.0 (non rientranti tra quelli indicati negli allegati A e B alla legge n. 232-2016) sale dal 6% al 10%, nel limite massimo di costi ammissibili pari a 2 milioni di euro per i beni materiali e 1 milione per i beni immateriali. Per i beni funzionali allo smart working, invece, l’aliquota aumenta fino al 15%.

Per gli investimenti in beni strumentali materiali 4.0 (indicati nell’allegato A alla legge n. 232-2016), invece, il credito d’imposta è riconosciuto:

  • nella misura del 50% del costo, per la quota di investimenti fino a 2,5 milioni di euro,
  • nella misura del 30% del costo, per la quota di investimenti superiori a 2,5 milioni e fino a 10 milioni di euro,

C’è poi una novità valida sia per il 2021 che per il 2022: l’introduzione del credito d’imposta pari al 10% del costo, per la quota di investimenti superiori a 10 milioni e fino al limite massimo di costi complessivamente ammissibili pari a 20 milioni di euro.

Nel 2022, invece, le aliquote dell’incentivo si abbassano di nuovo, di conseguenza:

  • il credito d’imposta per beni strumentali materiali e immateriali non 4.0 torna al 6%;
  • il credito d’imposta per beni strumentali materiali 4.0 viene riconosciuto:
    – nella misura del 40% del costo, per la quota di investimenti fino a 2,5 milioni di euro;
    – nella misura del 20% del costo, per la quota di investimenti superiori a 2,5 milioni e fino a 10 milioni di euro.

Questo vale per gli investimenti effettuati dal 1° gennaio 2022 al 31 dicembre 2022, ovvero entro il 30 giugno 2023, a condizione che entro la data del 31 dicembre 2022 il relativo ordine risulti accettato dal venditore e sia avvenuto il pagamento di acconti in misura almeno pari al 20% del costo di acquisizione.

Per gli investimenti in beni strumentali immateriali 4.0 (indicati nell’allegato B alla legge n. 232-2016), invece, il credito d’imposta è riconosciuto nella misura del 20% del costo, nel limite massimo di costi ammissibili pari a 1 milione di euro, sia nel 2021 che nel 2022. 

Il credito d’imposta è utilizzabile esclusivamente in compensazione, in tre quote annuali di pari importo, a decorrere dall’anno di entrata in funzione dei beni per gli investimenti in beni strumentali materiali e immateriali non 4.0, ovvero a decorrere dall’anno di avvenuta interconnessione dei beni per gli investimenti in beni strumentali materiali e immateriali 4.0.

Credito d’imposta ricerca, sviluppo, innovazione e design

Salgono anche le aliquote e i massimali del credito d’imposta ricerca, sviluppo, innovazione e design:

  • per ricerca e sviluppo: aliquota da 12% al 20%, massimale del beneficio spettante da 3 a 4 milioni;
  • per innovazione tecnologica e design: aliquota dal 6% al 10% (fino al 15% per progetti di innovazione tecnologica legati alla transizione ecologica o innovazione digitale 4.0), con massimale da 1,5 a 2 milioni.

L’incentivo è esteso fino al 31 dicembre 2022.

Credito d’imposta formazione 4.0

Anche il credito d’imposta formazione 4.0 viene esteso fino al 2022, con un ampliamento delle spese ammissibili, tra cui rientrano quelle sostenute per la formazione dei dipendenti e degli imprenditori.

L’obiettivo del credito d’imposta formazione 4.0 è stimolare gli investimenti delle imprese nella formazione del personale sulle materie riguardanti le tecnologie rilevanti per la trasformazione tecnologica e digitale delle imprese.

La riqualificazione e lo sviluppo delle competenze digitali rappresentano una leva fondamentale per la competitività. In quest’ottica la formazione gioca un ruolo centrale.

Il credito d’imposta formazione 4.0 riguarda le spese relative al personale dipendente impegnato nelle attività di formazione ammissibili, limitatamente al costo aziendale riferito alle ore o alle giornate di formazione. In particolare, è riconosciuto in misura del:

  • 50% delle spese ammissibili e nel limite massimo annuale di 300mila euro per le piccole imprese
  • 40% delle spese ammissibili nel limite massimo annuale di 250mila euro per le medie imprese
  • 30% delle spese ammissibili nel limite massimo annuale di 250mila euro le grandi imprese. 

Le attività di formazione potranno essere commissionate anche agli Istituti tecnici superiori.

La misura del credito d’imposta è aumentata per tutte le imprese al 60% nel caso in cui i destinatari della formazione ammissibile rientrino nelle categorie dei lavoratori dipendenti svantaggiati o molto svantaggiati.

La novità introdotto dalla Legge di Bilancio 2021 è relativa alla possibilità di usufruire del credito d’imposta anche per le spese sostenute per la formazione dei dipendenti e degli imprenditori.

I corsi di formazione sulle tecnologie 4.0 possono essere erogati anche online con apposita architettura informatica per garantire la verifica della presenza del personale al corso. 

Vi ricordiamo, infine che il credito d’imposta è utilizzabile esclusivamente in compensazione a decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello di sostenimento delle spese ammissibili.

L’incentivo è rivolto a tutte le imprese residenti nel territorio dello Stato, incluse le stabili organizzazioni di soggetti non residenti, indipendentemente dalla natura giuridica, dal settore economico di appartenenza, dalla dimensione, dal regime contabile e dal sistema di determinazione del reddito ai fini fiscali.

“Il nuovo Piano Nazionale 4.0 è il primo mattone mattone su cui si fonda il Recovery Fund italiano”

Stefano Patuanelli, Ministro dello Sviluppo Economico