La gestione dei rifiuti nella piccola e media impresa.

La gestione dei rifiuti in azienda è un argomento complesso e intricato, che l’emergenza sanitaria ha ulteriormente complicato e reso necessario affrontare urgentemente. 

Ma di cosa si tratta nello specifico? In che modo si affronta la questione all’interno delle aziende? Ne abbiamo parlato con Danilo Sanino, Amministratore Delegato di Mondo Servizi di Roreto di Cherasco (CN), che da oltre vent’anni è specializzata in servizi ambientali. La società piemontese lavora fianco a fianco a imprese, artigiani, aziende agricole e Consorzi Nazionali per aiutarli nella corretta gestione dei propri rifiuti, garantendo una raccolta efficiente e capillare oltre ad una filiera certa e conforme di smaltimento.

Partiamo dal principio: cosa intendiamo per gestione dei rifiuti e perché dovremmo preoccuparcene? 

Secondo la normativa, per gestione dei rifiuti si intende l’insieme delle attività mirate a gestire l’intero processo: la raccolta, il trasporto, il recupero, compresa la cernita, e lo smaltimento dei rifiuti, compresi la supervisione di queste operazioni e gli interventi successivi alla chiusura dei siti di smaltimento, nonché le operazioni effettuate in qualità di commerciante o intermediari.

La gestione dei rifiuti è un’attività di pubblico interesse: la finalità è quella di ridurre gli effetti di una cattiva gestione sulla salute dell’uomo e dell’ambiente. 

La strategia adottata dall’Unione Europea e recepita in Italia affronta la questione dei rifiuti delineando una serie di priorità:

  • Riduzione della produzione del rifiuto attraverso lo sviluppo di tecnologie pulite, l’ideazione e messa in commercio di prodotti che non contribuiscono alla produzione di rifiuti e all’inquinamento, i miglioramenti tecnologici per eliminare la presenza di sostanze pericolose nei rifiuti;
  • Prevenzione della produzione di rifiuti attraverso la corretta valutazione dell’impatto ambientale di ogni prodotto durante il suo intero ciclo vitale;
  • Recupero dei rifiuti attraverso il riutilizzo, il reimpiego ed il riciclaggio anche a fini energetici.

Solo per quanto riguarda il materiale che non è stato possibile riutilizzare e poi riciclare si possono adottare soluzioni di smaltimento effettivo, come l’avvio in discarica. Non solo è necessario smaltirli, quindi, ma è fondamentale ridurre gli impatti complessivi dell’uso delle risorse, migliorandone l’efficacia e l’efficienza, aspetti che consentiranno di assicurare la competitività a lungo termine delle aziende.

In che modo vengono classificati i rifiuti? 

La classificazione dei rifiuti aziendali è il punto di partenza. Vengono suddivisi in base all’origine e alla provenienza. Secondo l’origine, i rifiuti si dividono in urbani o speciali; in base alle caratteristiche si dividono in pericolosi e non pericolosi, in base alla presenza o meno di sostanze con elevato potenziale inquinante.

Dal primo gennaio 2021 è entrato il vigore il D.Lgs 116/2020 che supera la gestione passata della raccolta e ne ridisegna le regole. La norma va a modificare la gestione documentale di formulari e registri, trasforma i rifiuti assimilabili agli urbani solamente in urbani modificando la classificazione dei medesimi. Facciamo un esempio concreto. 

Da gennaio vengono esclusi dalla definizione di “rifiuti urbani” i rifiuti della produzione: 

  • dell’agricoltura
  • della pesca
  • delle fosse settiche 
  • delle reti fognarie 
  • degli impianti di trattamento delle acque reflue (compresi i fanghi di depurazione)
  • i veicoli fuori uso 
  • i rifiuti da costruzione e demolizione

Questa distinzione è fondamentale per la fase della gestione e raccolta. Mentre i rifiuti urbani sono gestiti dalle amministrazioni comunali con il servizio di pubblica raccolta, i rifiuti speciali richiedono l’intervento di ditte autorizzate al recupero e smaltimento. 

Un altro aspetto importante è legato all’attribuzione del codice CER, che spetta al produttore e non al trasportatore. Per una corretta classificazione, l’Unione Europea ha introdotto un elenco di rifiuto, uguale in tutti gli Stati membri, in cui ad ogni rifiuto corrisponde un codice CER, che deve essere indicato sull’etichetta.

Per questo è fondamentale per un’azienda essere consapevole delle proprie responsabilità. È necessario implementare tutte le azioni necessarie per evitare illeciti, inquinare l’ambiente o sprecare importanti risorse. 

Da queste poche informazioni è possibile già intuire quanto sia complessa la gestione dei rifiuti che ci vede impegnati ogni giorno in una grande sfida che coinvolge tanti fattori: l’attenzione all’ambiente, una giusta e corretta attività di recupero, una raccolta intensa e sostenibile per noi e per i nostri clienti, la titanica elaborazione della documentazione giornaliera necessaria e soprattutto una assistenza e consulenza ambientale a 360°. 

L’emergenza sanitaria ha cambiato anche il settore della gestione dei rifiuti? 

Sì, l’emergenza sanitaria ha avuto effetti anche sulla gestione dei rifiuti, ma il sistema è riuscito a tenere, evitando crisi e mostrando capacità di adattamento, continuando a garantire le diverse fasi di raccolta, trattamento e riciclo. 

Nel 2020 sono aumentate le raccolte differenziate domestiche degli imballaggi, mentre hanno registrato un brusco calo quelle presso le isole ecologiche e quelle legate alle attività industriali e commerciali. Per questo sempre più imprese, per avvicinarsi agli obiettivi di economia circolare fissati a livello europeo, chiedono una semplificazione amministrativa e normativa e misure di sostegno al mercato dei prodotti riciclati, da attivare anche sfruttando i fondi che arriveranno nei prossimi mesi con il piano Next generation Eu.

Alcuni dati sono emblematici. Con l’impatto Covid-19 – tra settembre e ottobre 2020 – la raccolta differenziata degli imballaggi domestici è rimasta pressoché invariata, mentre è diminuito l’organico (del 15%) per il crollo della ristorazione e del turismo come pure i rifiuti speciali di origine industriale, delle costruzioni e del commercio. 

Al contempo negli ultimi mesi, sull’Europa si è scatenata una tempesta perfetta con la sparizione dalle aziende della disponibilità di polimeri plastici e carta oltre ad una esagerata impennata dei metalli. L’economia in Asia è ripartita con il turbo e Cina e India hanno iniziato a fare ordini massicci di materie prime. 

A far crescere il caos e i prezzi c’è anche la confusione che regna in tutta la filiera logistica mondiale dopo la pandemia. La ciliegina sulla torta è stata l’ondata di gelo in Texas che ha mandato in tilt l’industria petrolchimica USA.

Come vedi il futuro? Pensi che ci siano delle opportunità all’orizzonte? 

Mi sento positivo, perché di fronte a noi si aprono comunque nuove sfide. Il Governo italiano ha recepito le direttive contenute nel “Pacchetto Europeo sull’Economia Circolare”. Il Consiglio dei Ministri nell’agosto scorso ha infatti approvato, su proposta del ministro per gli Affari Europei Vincenzo Amendola e del ministro dell’Ambiente Sergio Costa, quattro provvedimenti, che riguardano i veicoli fuori uso, i rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche, le discariche di rifiuti, gli imballaggi e i rifiuti di imballaggi. Come abbiamo già detto, dal primo gennaio 2021 è entrato il vigore il D.Lgs 116/2020 che oltre e modificare la classificazione dei rifiuti, cambia anche le regole riguardo la responsabilità dei rifiuti. 

La transizione ecologica, di cui ormai esiste un Ministero, e la sensibilizzazione verso un’economia più verde e attenta sono una realtà con la quale fare i conti. 

A fronte di un argomento così complesso e soggetto a continua evoluzione, un Imprenditore deve affidarsi a un partner autorizzato e pronto a gestire secondo le prescrizioni tutte le esigenze della propria Società. 

È un piacere aver affrontato con Danilo Sanino un argomento così complesso e in continua evoluzione. 

Be4 Innovation e Mondo Servizi approfondiranno il tema della gestione dei rifiuti in due webinar, della durata di mezza giornata: 

  • Corso base – giovedì 29 aprile 2021 
  • Corso avanzato – 6 maggio 2021 

Sei interessato a partecipare? Scrivi a info@be4innovation.it 

Innovazione tecnologica e impresa 4.0 nel settore agroalimentare: quattro chiacchiere con Ezio Miroglio

L’aumento della domanda, la trasformazione dei gusti dei consumatori e il passaggio al digitale stanno rivoluzionando il settore alimentare. Quali sono le innovazioni necessarie? Come stanno reagendo le aziende piemontesi? Ne abbiamo parlato insieme a Ezio Miroglio, che ha condiviso con noi la sua esperienza.  

L’azienda F.lli Miroglio 

La F.lli Miroglio Snc è una delle più antiche aziende italiane dedita alla commercializzazione di pollame e affini, nonché il più longevo Macello di Avicoli in Piemonte. 

Già nel 1855 un membro della famiglia – Lorenzo – fondò il Mercato del Pollame in Piazza della Commenda, a Genova. In quegli anni il commercio era effettuato per mezzo di calessi e carrette che, partendo dalla provincia di Asti, dopo un lungo e tortuoso viaggio, arrivavano a Genova con il loro carico di polli “nostrani”, vere e proprie prelibatezze che finivano sulla tavola dei buongustai. 

Ancora oggi l’azienda Fratelli Miroglio reperisce i suoi polli “nostrani” sugli stessi mercati di allora, nelle cascine e nei piccoli allevamenti famigliari che hanno conservato la vera tradizione della Bionda di Villanova. Negli anni ’80 e ’90 l’Azienda Miroglio è stata, infatti, l’unica a continuare la macellazione e la commercializzazione della “Bionda”, e di fatto la salvaguardia di questa razza, quando tutti ritenevano che avesse perso ogni interesse economico, in un mercato già pesantemente globalizzato e dominato da prodotti allevati in gabbia o in modo estensivo.

Valerio e Virginio Miroglio (padri dei titolari odierni) divennero gli ambasciatori di questo prodotto, oggi rinomato. Resero la Bionda di Villanova apprezzata e ricercata su mercati extraregionali come la Lombardia e l’Emilia Romagna, in cui la ricetta tradizionale delle Paste in Brodo e dei Bolliti misti non potevano prescindere da una buona “gallina grassa e gialla”.

Oltre alla macellazione e alla selezione di tutti i generi di avicoli (polli, faraone, galline, capponi) la F.lli Miroglio ha implementato una serie di elaborazioni a base di carni bianche che vengono definite di “terza e quarta generazione”, ovvero arrosti, prodotti ripieni, spiedini, hamburger, prodotti panati) 

La loro attività non è relegata solo al territorio nazionale. Ormai da 15 anni importano dalla Francia prodotti avicoli di pregio, come il Pollo di Bresse, unico pollo al mondo ad avere la D.O.C., il Pollo Noir della Borgogna, le Anatre di Dombes, il Fois Gras di Anatra del Sud Ovest “Ferm’Adour” IGP, piccioni e quaglie giganti di Bretagna, in un catalogo che complessivamente conta circa duemila articoli tra freschi e congelati. 

Quali sono i progetti realizzati nel 2020? 

“Lo scorso anno abbiamo cominciato insieme a Be4 Innovation un percorso di innovazione 4.0, in cui credo fermamente” dice Ezio.”

Siamo partiti dall’analisi dei processi per poi stendere un piano di digitalizzazione per logistica e produzione. Il progetto prevede di lavorare soprattutto sul magazzino, ma non solo. 

Stiamo implementando nuovi sistemi uomo/macchina con l’utilizzo di apparati tecnologici con l’idea di rendere più efficiente il magazzino.”

Quanto vi sentite digitalmente “maturi”? 

“Partiamo dal presupposto che per il tipo di settore commerciale, la tipologia delle lavorazioni, la collocazione geografica e la clientela cui ci rivolgiamo, siamo stati e continuiamo ad essere un Azienda tradizionalista, nei valori ma anche nella mentalità.

Mi spiego meglio: i nostri clienti da sempre apprezzano l’elaborazione “artigianale” dei prodotti, curata dal punto di vista visivo ma soprattutto dal punto di vista sostanziale di quello che va nel piatto del cliente finale.

Questo ci ha portato per tantissimi anni a non credere eccessivamente nell’automazione troppo spinta dei processi e a rimanere più legati possibili ad un lavoro fatto manualmente per ciò che riguarda il sezionamento, l’elaborazione, la cernita manuale e il confezionamento delle nostre carni. Su ogni pezzo venduto mettiamo la nostra firma che è storicamente apprezzata e considerata degna di fiducia. Da qui la reticenza a cambiare.   

Ecco perché fino a quattro anni fa siamo stati un’azienda prettamente “analogica” e molto tradizionale nei processi di lavoro. 

Solo alla fine del 2016 abbiamo iniziato la nostra piccola “rivoluzione”: il primo passo è stato prendere gli ordini ed elaborarli in digitale.”

Quali sono le innovazioni introdotte ad oggi? 

“Subito dopo la digitalizzazione degli ordini abbiamo introdotto nella gestione del magazzino in entrata e in uscita una rintracciabilità dei lotti, attraverso i codici a barre e la rilevazione con devices a tecnologia laser.

In contemporanea abbiamo cominciato a gestire anche gli articoli e le etichette emesse dalle bilance attraverso un programma che viene controllato direttamente dal nostro ufficio e che gestisce in questa maniera le liste ingredienti, le composizioni e i lotti di ogni prodotto che esce dal nostro stabilimento.

Dal 2019 abbiamo poi iniziato l’introduzione della tecnologia “Internet delle macchine” anche in produzione, mettendo in collegamento alcuni apparati del nostro impianto di macellazione con unità di controllo e rilevazione dati da remoto.”

E i progetti per il 2021?

“Per il 2021 contiamo di arrivare alla completa digitalizzazione del magazzino merci, in entrata e in uscita, aggiornando anche le postazioni di approntamento ordini con computer touchscreen e terminali portatili che dialogano tra di loro e con le bilance intelligenti che abbiamo in preventivo di acquisire entro il mese di giugno. Tutti i dispositivi saranno in grado di collegarsi con la parte informatica dell’azienda, andando a sostituire tutta la mole di documenti cartacei che condiziona la velocità delle operazioni e che ci permetterà un risparmio sul consumo di supporti cartacei di varia natura, aspetto non indifferente anche dal punto di vista ecologico (stimiamo una riduzione del 15/20% del consumo di carta durante questa transizione digitale).

Stiamo valutando anche la creazione di una nostra App per la gestione degli ordini e delle offerte alla clientela e sempre in ottica di evoluzione commerciale stiamo progettando il nostro primo negozio “on line”. Un e-commerce per la vendita diretta di una serie di prodotti elaborati in vetro che stiamo realizzando con uno chef stellato della nostra regione.    

Ovviamente si può sempre fare di più. Abbiamo in mente anche di digitalizzare tutti i controlli delle macchine per la macellazione, per il taglio e per il confezionamento in modo da avere un controllo immediato sulla produzione.”

Con la diffusione di nuove tecnologie cresce anche la complessità dei processi e delle competenze richieste, non solo digitali. Quanto conta per voi la formazione? Avete investito in questo ambito nel corso del 2020? 

Uno dei settori in cui abbiamo investito in questi ultimi anni è sicuramente quello della formazione del personale che deve utilizzare tecnologie informatiche e devices moderni nel magazzino merci.

Siamo stati comunque molto impressionati dalla velocità con cui il personale ha appreso l’utilizzo di elaboratori, pistole a lettura laser e etichettatrici digitali.

Con Be4 Innovation abbiamo già organizzato corsi di formazione in questo ambito e ne abbiamo in programma altri sempre finalizzati all’evoluzione e alla crescita dei nostri collaboratori.

Ogni sei mesi programmiamo alternativamente anche corsi sulla sicurezza su posto di lavoro, sul benessere animale, sull’utilizzo di apparecchi e macchine presenti in azienda.” 

La trasformazione dell’intero settore grazie alla tecnologia continuerà, quindi, a creare interessanti opportunità, specie per aziende lungimiranti come la F.lli Miroglio di Baldichieri di Asti. In un mercato in così rapida evoluzione sarà sicuramente necessario non perdere mai di vista le opportunità derivanti dall’utilizzo di Fondi Europei e Nazionali per il finanziamento di progetti di sviluppo, volti a migliorare ambienti di lavoro e metodologie applicate. Una grande opportunità per continuare a crescere. 

Le storie dei nostri clienti: Bertolotto cresce e acquisisce Gardesa

Il 2021 comincia con un carico di ottimismo per Bertolotto, l’azienda di Torre San Giorgio, in provincia di Cuneo, specializzata in produzione porte e complementi d’arredo. Alla vigilia di Capodanno 2020 è stata ufficializzata l’acquisizione dell’azienda piacentina Gardesa, un marchio storico di porte blindate riconosciuto a livello mondiale, che in questo modo torna ad essere italiano. 

La storia di Bertolotto è lunga e ricca di passione; inizialmente il suo nome era AB, dalle iniziali del suo fondatore Attilio Bertolotto, che nel 1987 la costituisce a Crociera di Barge, in provincia di Cuneo.

Ben presto Attilio, oggi settantenne, viene affiancato dal figlio Claudio, che nel 1993 comincia la sua attività nell’impresa di famiglia. Dal 2002, poco più che ventenne, Claudio è amministratore delegato dell’azienda che tutt’oggi guida nel cammino di crescita e innovazione. 

E proprio in funzione di un consapevole cammino di crescita che Bertolotto sigla questo accordo, rilevando la struttura, gli impianti produttivi e gli edifici di Gardesa. 

L’azienda ha acquisito il marchio dagli svedesi di Assa Abloy, gruppo leader nelle soluzioni di accesso, con un giro di affari da 9 miliardi l’anno. Significativo l’accordo firmato il 30 dicembre 2020: grazie a questa firma verranno mantenuti impianti e forza lavoro. 

Gardesa ha sede in provincia di Piacenza, a Cortemaggiore. Il marchio è nato nel 1979. Nel 2008 è stato acquisito dalla multinazionale svedese Assa Abloy con sede a Stoccolma. 

“Siamo felici di questa unione, perché, oltre a riconoscere la forza del marchio Gardesa che ci renderà più forti sui mercati – ha dichiarato Claudio Bertolotto – sappiamo di condividere i valori di una tradizione che è alla continua ricerca di qualità per un prodotto che veste e arreda le case dei nostri clienti. E non nascondo l’orgoglio di far tornare nel nostro Paese un brand che nasce e cresce in Italia. La nostra sfida è affiancare le competenze di due realtà differenti per creare una sinergia che, ne sono certo, porterà con l’impegno di tutti al successo.”

Le porte Made in Italy si confermano attestazione di eccellenza, agli occhi del mondo intero. Per Bertolotto le porte non sono semplici oggetti, ma creazioni su misura. Da qui nasce la più alta delle aspirazioni: concretizzare l’eccellenza che diventa parte del quotidiano. Le porte sono pensate, infatti, per chi sceglie di circondarsi di cose belle e arredare la propria casa con soluzioni capaci di esprimere valori duraturi. Il maggior punto di forza risiede nella possibilità di personalizzare ogni elemento e nel coinvolgimento dei migliori maestri artigiani.

Oggi la superficie produttiva ha superato i 30 mila metri quadrati e all’orizzonte c’è un nuovo intervento di sviluppo su un lotto di circa 11 mila metri quadrati.

Ma Bertolotto non si ferma qui. 

I progetti in corso e in cantiere sono molti, per gran parte legati a innovazione e Industria 4.0. 

Un esempio? La tecnologia RFID, da poco inserita sulle linee e sugli impianti in fabbrica ha permesso di tracciare l’avanzamento della produzione con maggiore efficacia, garantendo un allineamento dei tempi di produzione con la data di approntamento degli ordini cliente. 

“Negli ultimi anni – racconta Sergio Panero, Direttore di Stabilimento e Personale – sono stati effettuati molti investimenti, alcuni mirati a implementare soluzioni tecnologiche avanzate. Questo ci ha permesso di digitalizzare sempre più i processi e di investire anche in formazione, elevando le competenze delle donne e degli uomini che lavorano insieme a noi.” 

Per Bertolotto le persone sono al centro dell’azienda, per questo la formazione continua rappresenta uno strumento necessario per la motivazione e la crescita professionale; una priorità anche (e soprattutto) in un momento particolamente difficile come quello che stiamo affrontando. 

Formazione continua per tutti e a tutti i livelli: tra le principali iniziative formative ci sono i corsi manageriali, l’aggiornamento e modifica delle competenze, i corsi di lingue, la digitalizzazione dei processi e l’addestramento continuo sul campo. 

“É grazie alla sinergia con Be4 Innovation – continua il Dott. Panero – che riusciamo a finanziare buona parte dei nostri progetti, grazie alla ricerca continua di bandi per l’ottenimento del credito d’imposta. Anche nel 2021 l’azione congiunta di Be4 Innovation e Bertolotto continuerà, quest’anno anche per la gestione della formazione in aula.” 

Una bella storia tutta italiana di coraggio e innovazione, a cui siamo felici e orgogliosi di contribuire.

Legge di Bilancio 2021: novità e conferme del Piano Transizione 4.0

Il 30 dicembre 2020 è stata pubblicata in Gazzetta la L. 30 dicembre 2020, n. 178, con oggetto “Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2021 e bilancio pluriennale per il triennio 2021-2023” (Legge di Bilancio 2021). Il Documento Programmatico di Bilancio (DPB) è stato istituito dal Regolamento UE n.473/2013, e introduce un nuovo ciclo di monitoraggio e valutazione delle politiche di bilancio dei paesi dell’area euro. 

Al suo interno si trova il dispositivo normativo che sancisce la proroga e il rafforzamento del Piano Transizione 4.0. La misura è finanziata con 23,8 miliardi del Piano nazionale di Ripresa e Resilienza. 

Il quadro economico 

A partire dalla fine di febbraio, l’andamento dell’economia italiana è stato sconvolto dall’epidemia da Covid-19. Le necessarie misure di distanziamento sociale e la chiusura di interi settori produttivi attuate da metà marzo hanno infatti causato un’inedita caduta dell’attività economica, tra fasi di recupero e nuovi cali in base all’allentamento o rafforzamento delle misure di prevenzione.  

Hanno contribuito alla fase di ripresa una seria di interventi di politica economica a sostegno dell’occupazione, dei redditi e della liquidità di famiglie e imprese. Pur in ripresa, l’attività economica resta a tutt’oggi inferiore ai livelli dello scorso anno. 

Secondo le ultime stime dell’Istat, il PIL è caduto del 5,5 per cento nel primo trimestre e del 13,0 per cento nel secondo, in termini congiunturali. Per il terzo trimestre, la previsione ufficiale incorpora un rimbalzo congiunturale pari al 13,6 per cento: gli ultimi indicatori disponibili tracciano, infatti, un andamento del PIL in crescita nei mesi estivi. 

Dal lato della domanda, la fiducia dei consumatori è salita nel terzo trimestre e le vendite al dettaglio in luglio e agosto hanno registrato un livello medio superiore del 12,7 per cento alla media del secondo trimestre. Nel trimestre estivo sono anche nettamente cresciute le immatricolazioni di auto nuove, che in settembre risultavano superiori del 9,4 per cento ad un anno prima.

Anche gli indici di fiducia delle imprese italiane sono in netta ripresa, in tutti i settori produttivi. Si segnala in particolare il miglioramento fra le imprese manifatturiere produttrici di beni strumentali e le aziende attive nella costruzione di edifici e in lavori specializzati. In netto aumento anche la fiducia nei servizi, in particolare nei servizi turistici.

E’ in questo contesto straordinario dal punto di vista delle risorse e di difficile congiuntura economica, che assumono una crescente rilevanza per le imprese le misure di incentivo e contributo recentemente introdotte o intensificate.

Agevolazioni 4.0

L’articolo 1, commi 1051 e seguenti, della Legge di Bilancio riporta significative conferme in termini di sostegno al Piano Nazionale Transizione 4.0, valide fino a giugno 20213. Una conferma che consentirà alle imprese di pianificare i propri investimenti con maggiori certezze in termini di agevolazioni nell’arco di tre anni. 

In sostanza, la Manovra 2021 proroga fino al 31 dicembre 2022 le misure cardine del Piano Transizione 4.0 – credito d’imposta per gli investimenti in beni strumentali nuovi, bonus ricerca e sviluppo, credito d’imposta formazione 4.0 – e introduce una serie di novità. Il Piano prevede una nuova durata delle misure, un potenziamento di tutte le aliquote di detrazione e un importante anticipo dei tempi di fruizione. 

Scopriamo insieme quali sono le novità e quali le conferme.

A chi è rivolto il nuovo Piano Transizione 4.0

Il Piano Transizione 4.0 si rivolge a tutte le imprese residenti in Italia, comprese le stabili organizzazioni di soggetti non residenti, indipendentemente dalla forma giuridica, dal settore economico di appartenenza, dalla dimensione e dal regime fiscale di determinazione del reddito dell’impresa, che effettuano investimenti in beni strumentali nuovi destinati a strutture produttive ubicate nel territorio dello Stato, a decorrere dal 16 novembre 2020 e fino al 31 dicembre 2022.

E’ prevista una proroga di sei mesi, ovvero entro il 30 giugno 2023, a condizione che entro la data del 31 dicembre 2022 il relativo ordine risulti accettato dal venditore e sia avvenuto il pagamento di acconti in misura almeno pari al 20% del costo di acquisizione. 

Credito d’imposta per beni strumentali nuovi 

Nel 2021 salgono le aliquote e i massimali per alcuni investimenti ammissibili al credito d’imposta per beni strumentali nuovi.

Nel dettaglio, l’aliquota del credito d’imposta per beni strumentali materiali e immateriali non 4.0 (non rientranti tra quelli indicati negli allegati A e B alla legge n. 232-2016) sale dal 6% al 10%, nel limite massimo di costi ammissibili pari a 2 milioni di euro per i beni materiali e 1 milione per i beni immateriali. Per i beni funzionali allo smart working, invece, l’aliquota aumenta fino al 15%.

Per gli investimenti in beni strumentali materiali 4.0 (indicati nell’allegato A alla legge n. 232-2016), invece, il credito d’imposta è riconosciuto:

  • nella misura del 50% del costo, per la quota di investimenti fino a 2,5 milioni di euro,
  • nella misura del 30% del costo, per la quota di investimenti superiori a 2,5 milioni e fino a 10 milioni di euro,

C’è poi una novità valida sia per il 2021 che per il 2022: l’introduzione del credito d’imposta pari al 10% del costo, per la quota di investimenti superiori a 10 milioni e fino al limite massimo di costi complessivamente ammissibili pari a 20 milioni di euro.

Nel 2022, invece, le aliquote dell’incentivo si abbassano di nuovo, di conseguenza:

  • il credito d’imposta per beni strumentali materiali e immateriali non 4.0 torna al 6%;
  • il credito d’imposta per beni strumentali materiali 4.0 viene riconosciuto:
    – nella misura del 40% del costo, per la quota di investimenti fino a 2,5 milioni di euro;
    – nella misura del 20% del costo, per la quota di investimenti superiori a 2,5 milioni e fino a 10 milioni di euro.

Questo vale per gli investimenti effettuati dal 1° gennaio 2022 al 31 dicembre 2022, ovvero entro il 30 giugno 2023, a condizione che entro la data del 31 dicembre 2022 il relativo ordine risulti accettato dal venditore e sia avvenuto il pagamento di acconti in misura almeno pari al 20% del costo di acquisizione.

Per gli investimenti in beni strumentali immateriali 4.0 (indicati nell’allegato B alla legge n. 232-2016), invece, il credito d’imposta è riconosciuto nella misura del 20% del costo, nel limite massimo di costi ammissibili pari a 1 milione di euro, sia nel 2021 che nel 2022. 

Il credito d’imposta è utilizzabile esclusivamente in compensazione, in tre quote annuali di pari importo, a decorrere dall’anno di entrata in funzione dei beni per gli investimenti in beni strumentali materiali e immateriali non 4.0, ovvero a decorrere dall’anno di avvenuta interconnessione dei beni per gli investimenti in beni strumentali materiali e immateriali 4.0.

Credito d’imposta ricerca, sviluppo, innovazione e design

Salgono anche le aliquote e i massimali del credito d’imposta ricerca, sviluppo, innovazione e design:

  • per ricerca e sviluppo: aliquota da 12% al 20%, massimale del beneficio spettante da 3 a 4 milioni;
  • per innovazione tecnologica e design: aliquota dal 6% al 10% (fino al 15% per progetti di innovazione tecnologica legati alla transizione ecologica o innovazione digitale 4.0), con massimale da 1,5 a 2 milioni.

L’incentivo è esteso fino al 31 dicembre 2022.

Credito d’imposta formazione 4.0

Anche il credito d’imposta formazione 4.0 viene esteso fino al 2022, con un ampliamento delle spese ammissibili, tra cui rientrano quelle sostenute per la formazione dei dipendenti e degli imprenditori.

L’obiettivo del credito d’imposta formazione 4.0 è stimolare gli investimenti delle imprese nella formazione del personale sulle materie riguardanti le tecnologie rilevanti per la trasformazione tecnologica e digitale delle imprese.

La riqualificazione e lo sviluppo delle competenze digitali rappresentano una leva fondamentale per la competitività. In quest’ottica la formazione gioca un ruolo centrale.

Il credito d’imposta formazione 4.0 riguarda le spese relative al personale dipendente impegnato nelle attività di formazione ammissibili, limitatamente al costo aziendale riferito alle ore o alle giornate di formazione. In particolare, è riconosciuto in misura del:

  • 50% delle spese ammissibili e nel limite massimo annuale di 300mila euro per le piccole imprese
  • 40% delle spese ammissibili nel limite massimo annuale di 250mila euro per le medie imprese
  • 30% delle spese ammissibili nel limite massimo annuale di 250mila euro le grandi imprese. 

Le attività di formazione potranno essere commissionate anche agli Istituti tecnici superiori.

La misura del credito d’imposta è aumentata per tutte le imprese al 60% nel caso in cui i destinatari della formazione ammissibile rientrino nelle categorie dei lavoratori dipendenti svantaggiati o molto svantaggiati.

La novità introdotto dalla Legge di Bilancio 2021 è relativa alla possibilità di usufruire del credito d’imposta anche per le spese sostenute per la formazione dei dipendenti e degli imprenditori.

I corsi di formazione sulle tecnologie 4.0 possono essere erogati anche online con apposita architettura informatica per garantire la verifica della presenza del personale al corso. 

Vi ricordiamo, infine che il credito d’imposta è utilizzabile esclusivamente in compensazione a decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello di sostenimento delle spese ammissibili.

L’incentivo è rivolto a tutte le imprese residenti nel territorio dello Stato, incluse le stabili organizzazioni di soggetti non residenti, indipendentemente dalla natura giuridica, dal settore economico di appartenenza, dalla dimensione, dal regime contabile e dal sistema di determinazione del reddito ai fini fiscali.

“Il nuovo Piano Nazionale 4.0 è il primo mattone mattone su cui si fonda il Recovery Fund italiano”

Stefano Patuanelli, Ministro dello Sviluppo Economico

Alambicco 2021: l’esperienza formativa di eccellenza si arricchisce.

Sfidante: potremmo definire con questa parola il 2020. Lo stato di emergenza creato a causa del Covid-19 è senza precedenti. In tutto il mondo, persone e organizzazioni si sono dovute adeguare in fretta alle regole dettate dalle nuove necessità. Uno sforzo di resilienza e tenacia, tutt’ora in corso. Ma se è vero che le crisi portano con sé stravolgimenti, è anche vero che rappresentano un’occasione unica di cambiamento. 

Durante il lockdown primaverile in Italia ci siamo resi conto di quanto la mancanza di socialità diretta potesse modificare i nostri equilibri personali e professionale: sentivamo la necessità di condividere i pensieri e accorciare le distanze, confrontarci con altri professionisti e imprenditori come noi. 

Così è nata Alambicco Academy, con l’intento di accorciare le distanze non solo tra le persone, ma anche tra il presente e il futuro delle imprese. Alambicco, infatti, nasce con l’intento di accompagnare le imprese verso una trasformazione digitale costruttiva e consapevole, attraverso percorsi formativi ad alta componente esperienziale. 

Non è un semplice evento formativo, ma uno stato d’animo che rappresenta la volontà degli imprenditori a non arrendersi mai.

Un viaggio entusiasmante che combina le conoscenze e le competenze di imprenditori della old e new economy, coinvolgendoli in sessioni formative coordinate e guidate da eccellenze della cultura dell’innovazione.  

L’edizione 2021 è quindi un insieme di riflessioni sul contesto economico e produttivo italiano, sulla società e gli individui che la compongono, su come si può affrontare una trasformazione e su quale sia l’attitudine richiesta per adattarsi. 

I format 

La nuova edizione si arricchisce di nuovi format, progettati per essere agili pur mantenendo la stessa componente esperienziale. Creare e mantenere relazioni rappresenta una ricchezza che ci tiene saldi al presente, specie nelle situazioni di incertezza. 

L’offerta formativa propone percorsi di alto livello, rivolti a manager e imprenditori interessati a sviluppare competenze tecniche e relazionali, sperimentare nuove metodologie, conoscere nuovi strumenti per facilitare i progressi tecnologici e diffondere in azienda quanto acquisito. Le occasioni formative sono progettate in un’ottica flessibile, con format diversi in grado di rispondere alle esigenze delle aziende. 

Alambicco Tour 2021

Una pratica, una strategia, quasi una filosofia. Alambicco Tour è tutto questo è anche di più. Conoscerne le logiche e i segreti ed esplorare le nuove frontiere delle tematiche trattate può permettere di fare un salto professionale decisivo e dare un contributo strategico alla propria azienda. Team building, marketing, leadership, soft e hard skill: questo programma, organizzato in 6 tappe, alterna la formazione teorica ai workshop pratici, e offre la possibilità di apprendere e padroneggiare regole e strumenti utili, anzi indispensabili, all’imprenditore del futuro. 

Il tema di questo Alambicco Tour 2021 è “Il Piemonte e i suoi vini”, un fil rouge emozionale che unisce le sei tappe e che permetterà di apprezzare il Re dei rossi, il Barolo e il suo Principe, il Barbaresco. Toccherà poi alla Regina, la Barbera Superiore del Monferrato seguita da un vino da veri intenditori il Ruche prodotto da un vitigno autoctono del Monferrato. Il Tour si concluderà con un omaggio alle bollicine canellesi dell’Asti Spumante e al dolce Moscato di Santo Stefano Belbo.

Chef stellati proporranno ai partecipanti i loro menù durante ogni Cena di Gala al termine della sessione formativa.

Winter school  Summer School

Un corso intensivo dalla didattica flessibile e dall’alta componente esperienziale: Winter e Summer School sono occasioni formative studiate per incontrare nuove esigenze di approfondimento culturale e interdisciplinare. Il corso si svolge ininterrottamente durante un week end e permette di incontrare imprenditori e manager che, guidati da docenti di alto livello, lavoreranno in team condividendo le loro esperienze. Le sessioni termineranno con una giornata conviviale che permetterà di conoscere le località che ospitano l’evento e scoprirne le bellezze. 

La Winter School ci porterà ai piedi del gigante delle Alpi, il Monte Bianco. A Courmayeur, cittadina dall’autentica atmosfera alpina, andremo “alla ricerca della lungimiranza”, per poi dedicare un’intera giornata alla convivialità, trasformandoci in Skynauti.

La Summer School, invece, ci porterà in una delle mete più ambite dai turisti: Stresa, la perla del Lago Maggiore. La sessione formativa ci vedrà impegnati nell’analisi della gestione del cambiamento riportando al centro le persone: due giorni intensivi per imparare a portare le persone con te attraverso il cambiamento e per evitare le situazioni in cui il cambiamento devia dalla situazione programmata. Il “free day” sarà un’esperienza magica: tour delle Isole Borromee in battello, alla scoperta delle bellezze naturalistiche e architettoniche di questi luoghi. 

Alambicco Bootcamp

Un bootcamp di formazione è un evento che include attività di formazione, discussioni, valutazioni, e-learning e molte altre risorse, anche multimediali. La ricchezza del bootcamp è proprio nella diversità. I partecipanti possono interagire direttamente con colleghi e facilitatori, ampliando così le proprie conoscenze e affinando le proprie competenze. Il format dei Bootcamp è studiato per mantenere viva l’attenzione dei partecipanti e ridurre il sovraccarico cognitivo, grazie a contenuti e metodi di studio coinvolgenti, divertenti e interattivi.

Un ampio programma permette di scegliere gli argomenti da approfondire, spaziando dal marketing alla contabilità, dalla produzione alle soft skill.

Si tratta di un contenitore in cui far convergere le necessità formative di un’azienda, selezionate direttamente dall’imprenditore che sceglie il percorso di cui ha bisogno e ha l’opportunità di portarlo all’interno della sua azienda. Ad aggiungere valore, l’interazione diretta con colleghi e facilitatori, a cui richiedere consulenze specifiche durante la giornata, applicate al proprio campo d’azione. 

AlambiccOnline

Alambicco diventa anche WEB. Proponiamo un programma formativo che, grazie a webinar interattivi, permette di approfondire temi specifici. Basta un clic per essere online con altre aziende, con la possibilità di partecipare interagendo con i docenti. AlambiccOnline offre corsi brevi e sintetici, ma di valore: il livello di conoscenza si innalza grazie alla possibilità di interagire in tempo reale con i docenti e partecipanti. Tutti i corsi dispongono di materiale digitale a supporto.  

Il Main Event: il Museo Ferrari di Maranello

Abbiamo scelto di farci promotori del cambiamento, che si concretizza non solo con la formazione teorica ma anche e soprattutto con le esperienze culturali e la possibilità di condividere emozioni

Il tema del colore rosso, declinato all’interno del Tour 2021 nel viaggio attraverso i vini eccellenti del Piemonte, trova una sublimazione nel main event di quest’anno: la visita al Museo Ferrari di Maranello, con il tour della fabbrica Ferrari e della pista di Fiorano. 

Nell’immaginario comune, il rosso è associato all’eccellenza italiana su quattro ruote; insieme scopriremo l’azienda che affascina adulti e bambini, uomini e donne che amano scopriremo le storie racchiuse all’interno di un’azienda che ha contribuito a costruire la nostra identità nazionale e l’idea di eccellenza Made in Italy.

L’evento, aperto a tutti, sarà gratuito per i possessori della Tessera Gold, a cui riserveremo anche il diritto di prelazione. 

Il Club Alambicco 

Alambicco Academy è sinonimo di esperienze esclusive e noi vogliamo continuare a sorprenderti. Quest’anno, partecipando a uno dei nostri main event 2021 entrerai a far parte del Club Alambicco e riceverai la tessera Gold. Il Club, dedicato agli imprenditori che scelgono di fare della formazione il proprio punto di forza, prevede delle condizioni agevolate per l’acquisto dei corsi formativi e la partecipazione a prestigiosi eventi esclusivi. 

– Come posso ricevere la tessera Gold? 

Ti basterà iscriverti a uno dei nostri eventi più speciali del 2021: Alambicco Tour, Winter School o Summer School. 

– Quali sono i vantaggi della tessera Gold? 

Entrare nel Club premium Alambicco ti permetterà di accedere a una serie di agevolazioni e di esperienze esclusive:

– un corso bootcamp gratuito; 

– 10% di sconto su tutti i corsi del 2021;

– invito alla cena di Gala del 21 settembre 2021, un evento esclusivo dedicato ai nostri soci; 

– prelazione sugli eventi formativi; 

– accesso a due tavole rotonde riservate ai soci Gold. Saranno occasioni di discussione e confronto su temi specifici legati all’industria 4.0 e alle PMI, a cui parteciperanno Istituti di Ricerca che si occupano di monitorare la digital transformation all’interno dell’impresa italiana. L’evento si svolgerà durante un pomeriggio e terminerà con la cena; 

– partecipazione all’evento culturale e di networking dell’anno: visita al Museo Ferrari di Maranello, tour della Fabbrica Ferrari e visita della pista di Formula 1 di Fiorano. 

– Che durata avrà la mia tessera Gold? 

La tessera Gold ti permetterà di far parte del Club Alambicco per tutta la durata del 2021. 

Vuoi ricevere il catalogo Alambicco 2021? Scrivi a info@be4innovation.it

Be4 Innovation, bilancio di un anno complesso e sorprendente

E’ vero, è stato un anno complesso che ha cambiato nel profondo la nostra vita ed il nostro modo di fare business, ma ha anche rafforzato la nostra volontà di non mollare, di continuare a vivere e lavorare con ancor più impegno. 

BE4 Innovation ha continuato ad operare, in totale smart working,  garantendo il massimo supporto alle aziende per permettere l’ottenimento di tutte le agevolazioni che sono state messe a disposizione dalle istituzioni. Ci teniamo a ringraziare i nostri clienti per la fiducia che hanno accordato alla nostra azienda e voglio condividere con voi alcuni numeri che sono rappresentativi della nostra crescita.

·       12,1 mil/€ di agevolazioni erogati alle proprie aziende clienti.

·       77 Bonus Formazione 4.0 

·       49 ANPAL Fondo Nuove Competenze 

·       Oltre 100 Bandi / Voucher ottenuti

·       38% di crescita del fatturato

·       3 nuove assunzioni 

Questi numeri ci permettono di guardare avanti con tanta fiducia e consapevolezza che il nostro obiettivo, quello di essere sempre al vostro fianco, è stato raggiunto. E per questo vi dico GRAZIE !

Le storie dei nostri clienti: i 200 anni del Biscottificio Grondona

A Genova, ma un po’ in tutta la Liguria, non si può nominare il Biscottificio Grondona senza pensare immediatamente ad uno dei loro dolci prodotti, divenuti iconici nel tempo: pensiamo al Lagaccio, il vero bis-cotto infornato e cotto due volte, ruvido e profumato, o ai canestrelli, che hanno la ricca consistenza della semplicità

Molte aziende italiane hanno ceduto la gestione, mantenendo solo il nome; Grondona, invece, rappresenta un unicum in Italia: al timone del gruppo rimane la famiglia del fondatore. 

Alla guida troviamo Gildo Grondona, presidente, e suo fratello Orlando, membro del Consiglio di Amministrazione, affiancati dall’ultima generazione Grondona, con i rispettivi figli: Francesco, Andrea e Massimiliano, che ricoprono i ruoli di Amministratore Delegato, Export manager e Responsabile del personale.

L’azienda genovese, che noi di Be4 Innovation affianchiamo nel percorso di innovazione, viene fondata da Giuseppe Grondona, che negli anni Venti dell‘800 possedeva un mulino a Pontedecimo, frazione dell’entroterra ligure, alimentato dal torrente Polcevera. Già nella metà dell’800 il fondatore veniva citato come “fabbricante vermicellaio” poiché da qualche tempo aveva intrapreso la produzione della pasta di semola, servendosi della farina ottenuta dal suo impianto. Un documento datato 1911 e depositato alla Camera di Commercio di Genova sancisce la nascita di questa storia nel 1820, firmato da “Francesco fu Giuseppe Grondona”. 

Alla pasta si aggiungerà il pane e poi i biscotti, fino ai giorni nostri in cui la famiglia Grondona ha allargato la produzione e acquistato altri storici marchi italiani: Bonifanti, che produce principalmente panettoni e colombe dal 1932 con una maniacale attenzione alla qualità delle materie e l’utilizzo dello stesso lievito naturale da madre bianca, e Duca d’Alba, storica azienda del Basso Piemonte, caratterizzata da sempre per l’attenzione agli aspetti nutrizionali della sua alta biscotteria. A questi si aggiunge anche Bocchia, che dal 1958 è un’eccellenza della tostatura del caffè a Genova, attività alla quale le successive generazioni hanno affiancato la produzione di prelibatezze artigianali per accompagnare la bevanda.

Il traguardo, quindi, è storico: un’avventura lunga duecento anni per un’azienda che non possiamo definire “soltanto” una realtà imprenditoriale di successo. Il Biscottificio Grondona è motivo di orgoglio per la regione Liguria e per l’Italia, che rappresenta con i suoi prodotti nel mondo intero.

Questo momento doveva essere una grande festa, ma l’emergenza sanitaria da Covid-19 ha scombussolato i piani. Niente però avrebbe potuto cancellare la voglia di celebrare questo traguardo: è stato emesso un francobollo speciale di Poste Italiane che raffigura il marchio aziendale del 1951 (la scena della bambina che afferra un biscotto dalle mani del nonno), è stato presentato un libro celebrativo e un cofanetto speciale di Baci di Dama dedicati al bicentenario, in vendita da novembre; il tutto presentato con una diretta streaming. 

Il libro intitolato “I nostri primi 200 anni – 200° anniversario Biscottificio Grondona” è un racconto a più vocicheripercorrere la storia della famiglia e dell’azienda attraverso le testimonianze dello scrittore Guido Bosticco, dell’enologo Guido Odello, del tecnologo alimentare Mauro Gobbi, dell’imprenditore Maurizio Gattiglia, della designer della comunicazione Valeria Bucchetti, e del professore di microbiologia Massimo Vincenzini.

Orlando Grondona ha commentato: “Avremmo voluto festeggiare il nostro bicentenario in un momento meno delicato per il nostro Paese e per il mondo. Senza avere la presunzione di insegnare niente a nessuno, sono convinto che oggi più che mai la coerenza con i propri valori possa contribuire a superare le difficoltà. In famiglia abbiamo sempre seguito un semplice precetto: produci nel modo migliore che puoi, attingendo al sapere che hai a disposizione. Forse non è la formula per arricchirsi, ma certamente permette di sopravvivere con dignità e soddisfazione, al di fuori delle mode e delle tendenze del momento”.

Abbiamo fatto qualche domanda ad Andrea Grondona, Export Manager, per scoprire meglio l’azienda. 

– Qual è la vostra filosofia? 

La filosofia che guida l’azienda è semplice, come i nostri biscotti: produrre senza compromessi, inseguendo sempre la qualità. C’è una ragione per cui il Biscottificio Grondona S.p.a. oggi non è un’azienda come la altre. La famiglia Grondona ha fatto una scommessa difficile: ha deciso di coniugare conduzione familiare, quella vera, dove i titolari si sporcano le mani di farina, e raffinate tecnologie industriali, cura artigianale nelle lavorazioni e presenza di rilievo sul piano della distribuzione. Lavorare su ricette regionali significa puntare su prodotti particolari: prodotti unici, che non si possono trovare altrove. È così che le specialità genovesi e liguri sono semplici, ma al tempo stesso ricche negli ingredienti e nel gusto. Proprio l’attenzione costante alla ricchezza delle ricette, alla semplicità nella lavorazione, all’originalità del gusto portano ad un catalogo di prodotti unico ed inimitabile. Prodotti naturali e genuini diventano requisiti essenziali perché frutto di scelte rigorose. La produzione vede ancora molti processi artigianali perché solo così i prodotti acquisiscono quella fragranza particolare, con tempi di lavorazione lenti, e ovviamente, con l’attenzione della scelta degli ingredienti, principalmente di origine italiana.

Ma per noi è importantissimo anche il capitale umano: quel bagaglio di esperienza accumulato da molti anni di lavoro.

– Abbiamo letto di un “leggendario quaderno nero” che custodisce le ricette sulle tecniche di impasto… è vero? Esiste ancora? 

Esiste davvero! Il mio bis-nonno Orlando ha scritto in quel quaderno i segreti per mantenere in vita il lievito madre, che ancora oggi utilizziamo e rinfreschiamo come allora.

– Ci spieghi il legame tra i vostri prodotti e il territorio in cui il Biscottificio Grondona nasce? 

I nostri prodotti sono il simbolo del nostro territorio. La nostra è la sesta generazione che lavora con la farina, prima come pasta poi come pane e in fine biscotti e pandolci da fine ‘800. I nostri prodotti sono direttamente proporzionali al territorio, perché sul mare il traffico delle navi durava settimane, se non mesi, e c’era la necessità di portare prodotti che avessero una vita molto lunga. Proprio i nostri prodotti, esattamente uguali ai dolci che facciamo oggi pur non avendo conservanti, erano adattissimi ad essere imbarcati per mantenere i marinai dell’epoca nei lunghi periodi di viaggio.

I nostri nonni e bis-nonni avevano una visione già molto precisa. Il nostro pensiero oggi deve essere ispirato a loro. Dobbiamo mirare alla riscoperta delle nostre radici e della nostra terra che vede le specialità regionali protagoniste assolute dell’importanza del territorio e intimamente legate al concetto di identità. Il territorio non ha più bisogno di appiattirsi sul modello standardizzato: lo scenario dell’omologazione si è capovolto a vantaggio del recupero identitario che si valorizza grazie al rapporto: Terra, Tradizione, Territorio e Identità. 

– Come avete affrontato la prima ondata e come state reagendo adesso all’emergenza sanitaria da Covid-19?

Abbiamo reagito tempestivamente, attuando tutte le precauzioni legate alle nuove normative in essere, prima di tutto per preservare la salute dei nostri dipendenti, oltre che, aver fatto fronte alla rivoluzione economica potenziando alcune piattaforme e-commerce che portano i nostri prodotti direttamente nelle case degli italiani.

-Quanto pensi sia importante per le imprese alimentari oggi aprirsi alla trasformazione tecnologica? 

La nostra abilità, se così possiamo dire, è stata non nell’inventare un processo nuovo ma nel trovare un equilibrio tra passato e futuro: mio papà ha sempre creduto nell’innovazione ma cercando di investire in macchinari creati in funzione della produzione e non il contrario. Molti sono stati realizzati ad hoc per non stravolgere il prodotto finale. La soddisfazione più grande è spegnere 200 candeline ma guardando al futuro.

Spegnere 200 candeline è davvero una grande responsabilità: è necessario pensare al futuro come evoluzione continua e necessaria, senza perdere mai di vista la propria identità e i valori dell’azienda. 

Una sfida emozionante e una grande responsabilità anche per noi, che affianchiamo il Biscottificio Grondona nel processo di innovazione. La trasformazione digitale non è, infatti, sinonimo di stravolgimento o alterazione, ma di adattamento a una nuova storia, senza perdere mai traccia della propria identità. 

Manovra 2021: in arrivo il Fondo Recovery Plan-Transizione 4.0. Incentivi retroattivi e aliquote più alte

Dal prossimo anno i crediti d’imposta sui beni strumentali e per le attività di ricerca e sviluppo saranno retroattivi, con aliquote e massimali di investimento al rialzo. Questo il restyling – a cura del Ministero dello Sviluppo e del Ministero dell’Economia – del Piano Transizione 4.0, che sarà finanziato, nel quadro della legge di Bilancio 2021, da un Fondo Recovery Plan-Transizione 4.0, collegato ai fondi europei.

Piano Transizione 4.0: novità in arrivo nella Manovra 2021

In base alle anticipazioni del Sole 24 Ore, MISE e MEF avrebbero raggiunto un compromesso sulla nuova versione del Piano Transizione 4.0, che entrerà nella Manovra 2021 con proroga fino al 2023. Il costo per il rifinanziamento del Piano dovrebbe ammontare a circa 25 miliardi di euro, da coprire con la costituzione di un Fondo Recovery Plan-Transizione 4.0 agganciato alle risorse europee.

Entrando nel merito degli incentivi 4.0 al centro del Piano, si fa largo l’adozione del principio di retroattività: saranno quindi agevolabili gli investimenti effettuati a partire da novembre 2020. Inoltre, saranno coperte le spese fino al 2022, con consegna dei beni fino a giugno 2023, previo pagamento di un acconto di almeno il 20%.

Salgono anche le aliquote e i massimali di investimento dei crediti d’imposta per beni strumentali, R&S e formazione 4.0.

Nel dettaglio, per il credito d’imposta sui beni strumentali materiali non 4.0 (ex-superammortamento) l’aliquota salirà dal 6% al 10% – solo per il 2021 – per investimenti effettuati da soggetti con ricavi o compensi inferiori a 5 milioni (per i quali il termine di compensazione viene ridotto a 1 anno). Per i beni funzionali allo smart working l’aliquota aumenterà fino al 15%.

Per il credito d’imposta sui beni strumentali materiali tecnologicamente avanzati restano le due fasce di incentivazione, distinte in base alla quota di investimenti, ma con alcune novità. Nel 2021, per la prima fascia il limite di investimento salirà da 2,5 a 4 milioni e l’incentivo fiscale dal 40% al 50%, poi nel 2022 si tornerà ai livelli attuali. Per la seconda fascia, invece, nel 2021 la quota di investimenti passerà da 4 milioni a 10 milioni, il beneficio salirà dal 20% al 30%, per ritornare nel 2021 all’intensità attuale.

Ritornano anche gli incentivi per investimenti oltre 10 milioni (e fino a 20 milioni), con aliquota del 10% sia per il 2021 sia per il 2022. Per i software 4.0, solo nel 2021, l’aliquota aumenterà dal 15% al 20% e il massimale da 700mila euro a 1 milione.

Saliranno le aliquote e i massimali anche del credito d’imposta ricerca, sviluppo, innovazione e design:

  • per ricerca e sviluppo: aliquota da 12% al 20%, massimale da 3 a 5 milioni;
  • per innovazione tecnologica: aliquota dal 6% al 10% (fino al 15% per progetti legati a sostenibilità economica e digitale), con massimale da 1,5 a 3 milioni;
  • per attività di design e ideazione estetica: aliquota dal 6% al 15%, massimale da 1,5 milioni a 3 milioni.

Novità in arrivo anche per il credito d’imposta formazione 4.0: tra i costi ammissibili rientreranno le spese dirette per la formazione dei dipendenti e degli imprenditori.

Per quanto riguarda il periodo minimo di compensazione dei crediti d’imposta, si scende dagli attuali 5 a 3 o 1 anno; per i beni strumentali funzionali alla digitalizzazione (ex iperammortamento) è prevista anche l’anticipazione della fruizione già dall’anno dell’investimento, invece che dal 1° gennaio dell’anno successivo.

Digital transformation e PMI: intervista a Tatiana Mazali

Qual è il ruolo della PMI nell’epoca di grandi trasformazioni, non solo digitali, che stiamo vivendo? Come sarà l’imprenditore del futuro? Quali caratteristiche avrà il lavoratore 4.0?

Ne abbiamo parlato insieme a Tatiana Mazali, sociologa e ricercatrice dei processi culturali e comunicativi, docente del Politecnico di Torino. Tatiana si occupa di cultura digitale, linguaggi dei media e trasformazioni del lavoro, e collabora con Torino Nord Ovest. L’abbiamo incontrata durante una delle tappe del percorso di alta formazione Alambicco dedicata ai nuovi equilibri tra soft e hard skill, di cui è stata docente.

Ci daresti una tua definizione di Industria 4.0?

Industria 4.0 per me ha il suo cuore nella comunicazione. Corrisponde all’irruzione della comunicazione nella produzione. Quindi centrale in Industria 4.0 non è la tecnologia, e nemmeno il fattore umano considerato nella sua singola dimensione, bensì la comunicazione, ossia i sistemi intelligenti che compongono i sistemi socio-tecnici (macchine, persone, organizzazioni): flussi di informazione, capacità di elaborare conoscenza. 

Qual è il ruolo della PMI italiana nella trasformazione digitale in corso?

Nel caso delle PMI italiane Industria 4.0 permette di “industrializzare l’artigianato” (efficienza, gestione intelligente, data decision making…) mantenendo il loro grande valore legato alla capacità di fare prodotti e servizi di qualità adattandoli in modo agile per rispondere alle richieste di mercati più flessibili. 

Nei Paesi dove prevale la grande industria il paradigma 4.0 è orientato a flessibilizzare la produzione verso la mass customization, ma flessibilità e customizzazione sono già presenti in molti PMI italiane, pensiamo a quelle dei settori Made in Italy, quindi in questo caso Industria 4.0 serve a mettere efficienza (ma non solo) in produzioni che sono ancora molto legate al modello artigianale. 

L’automazione: risorsa o minaccia per le aziende italiane?

L’automazione è strada intrapresa da ben prima della diffusione del digitale. L’automazione digitale a differenza di quella meccanica è un’automazione che permette di creare conoscenza (partendo dai dati). Quindi direi che è sia una risorsa (in termini di efficienza e di “intelligenza” della produzione) sia una minaccia (in termini di sostituzione del lavoro). Va detto che le imprese che innovano e restano saldamente sul mercato difficilmente riducono la propria forza lavoro, anche quando sono imprese fortemente automatizzate. 

Se dovessi disegnare un identikit del lavoratore 4.0, come sarebbe? 

Molte le parole che ne identificano i tratti salienti, sintetizzando: agile, appassionato, disposto a ricollocarsi in pratiche del lavoro che cambiano, con un medio-alto livello di scolarizzazione, che sappia unire sapere tecnico e competenze trasversali. 

E dell’imprenditore 4.0?E dell’imprenditore 4.0? 

L’imprenditore 4.0, ma direi l’imprenditore tout court, sa che l’organizzazione socio-tecnica (quindi l’unione e le relazioni tra persone, tecnologie, strumenti, pratiche, norme, valori) è frutto di un delicato equilibrio che va progettato e mantenuto nel tempo. Questo richiede visione, capacità di trasformare la propria organizzazione quando necessario, energia e investimenti per accompagnare le persone nei percorsi di innovazione, che non hanno mai solo a che vedere con una determinata tecnologia. 

L’imprenditore 4.0 deve saper coniugare scelte innovative, saperi tecnologici, valorizzazione delle persone.

La digital transformation è davvero per tutti?

Diciamo che è accessibile, certamente più oggi di ieri. Ma direi anche che è per chi la vuole e la riconosce. 

Parlaci del tuo lavoro di ricerca e della collaborazione con Torino Nord Ovest 

Torino Nord Ovest, centro di ricerca e impresa sociale che si occupa di ricerca socio-economica e divulgazione scientifica, mi ha permesso di intraprendere il primo grande viaggio di ricerca su Industria 4.0 in tempi non sospetti. Quando ad occuparsi di Industria 4.0 c’erano solo i tedeschi, la comunità europea, e pochi accademici, Torino Nord Ovest intraprese la prima ricerca empirica sul nostro territorio nazionale. E da lì non si è fermata, dopo aver guardato le grandi imprese ha intrapreso la seconda importante ricerca nazionale focalizzata sulle PMI del Made in Italy. Ne sono nati due libri, che hanno viaggiato tanto e ci hanno permesso di viaggiare molto incontrabndo pubblici diversi in Paesi diversi: “Industria 4.0. Uomini e macchine nella fabbrica digitale” e “Il lavoro che serve. Persone nell’Industria 4.0” editi da Guerini.  

Queste ricerche mi hanno permesso di scoprire imprese e professionisti-lavoratori incredibili. 

Sei stata nostra docente nell’ultima tappa dell’Alambicco, evento di Alta Formazione rivolto a manager e imprenditori. In questa occasione ci hai parlato della figura del trasformatore. Ci spiegheresti il suo ruolo in azienda? 

In ogni impresa che si fa 4.0, c’è una persona al centro del meccanismo. 

È istruita, di solito è ingegnere ma con varie specializzazioni, sempre più spesso è donna, ha un’età intorno ai quarant’anni. Incarna perfettamente la filosofia aziendale, perché sa interpretare i valori tradizionali della sua impresa in una chiave nuova, sa portare avanti la macchina senza mai strappare. Si occupa essenzialmente di processi e lavora sempre in squadra, è creativa ma pragmatica e il suo compito principale è cercare soluzioni ai problemi – veri o presunti – che i processi di innovazione tecnologica portano con sé. 

È un facilitatore, creativo e insieme pragmatico, il suo compito è far accadere le cose

Al centro del crogiuolo di forze tecnologiche, sociali e di business che si ricombinano nel campo della trasformazione industriale c’è dunque una persona in carne ed ossa. 

Scoprire, conoscere, raccontare queste persone è la nuova ricerca che Torino Nord Ovest vorrebbe intraprendere, ci stiamo lavorando insieme all’interno della convenzione di ricerca tra Torino Nord Ovest e Politecnico di Torino, speriamo di darvi presto aggiornamenti! 

Aumento del credito d’imposta per la sanificazione degli ambienti

Per incentivare la sanificazione degli ambienti di lavoro, alla luce dell’emergenza sanitaria da Covid-19, l’art. 64 del DL 18/2020 ha introdotto un apposito credito d’imposta.

L’agevolazione è collegata al protocollo per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus negli ambienti di lavoro e prevede specifiche disposizioni sulla pulizia e sanificazione in azienda, sia a scopo preventivo che in caso di decontaminazione per la presenza di una persona positiva al COVID-19 all’interno dei locali aziendali.

C’è un aggiornamento importante che riguarda il DL Sanificazione: le risorse stanziate sono state incrementate di 403 milioni di euro, passando dai 200 milioni di euro stabiliti a maggio a un totale di 603 milioni, che verranno distribuiti tra i soggetti già individuati come beneficiari a seguito delle domande di accesso scadute il 7 settembre scorso.
Cambia quindi significativamente la nuova percentuale massima riconosciuta ad ogni impresa, inizialmente fissata in misura pari al 15,6423% e ora aumentata al 47,1617%. 

Se vuoi saperne di più o hai semplicemente bisogno di chiarimenti, scrivici a info@be4innovation.it