La tecnologia per il sorriso: il centro odontoiatrico 4.0

Abbiamo condiviso alcune riflessioni sul tema di Gabriele Zanon AD di BE4 Innovation, e due esperienze di eccellenza: quella del Centro Brunelleschi con la Dott.ssa Barbara Casiraghi, e quella del Centro Medico Lombardo con la Dott.ssa Barbara Della Fiore.

Per far tornare il sorriso occorre competenza, empatia e un’alta dose di esperienza. Ma non solo. Il Centro odontoiatrico moderno è una realtà in continua evoluzione, che si avvale di strumenti tecnologici 4.0.

Questo articolo vuole essere uno spunto per parlare di come i tempi sono cambiati e la nuova frontiera dell’odontoiatria sia rappresentata dalla digitalizzazione di gran parte dei protocolli terapeutici. Negli anni passati abbiamo potuto assistere all’introduzione di CAD-CAM System sempre più sofisticati, software performanti nella programmazione ortodontica di allineamento dentario, software per la progettazione di chirurgie implantari, non ultimo indagini strumentali sempre più dettagliate a tal punto da fornire indicazioni così fini da essere utilizzate in endodonzia. Ancora, l’odontoiatria preventiva, che si occupa non di una malattia del cavo orale, bensì del rischio che si manifesti, grazie ai nuovi strumenti per l’indagine radiologica. 

Finalmente l’upgrade di software di progettazione di restauri protesici ci permette in gran concerto con le tecniche fotografiche di studiare l’estetica del sorriso rapportata ai tessuti periorali e quindi di ottimo impatto per il paziente per la visualizzazione del risultato finale ma anche di estremo aiuto per il clinico esperto nel definire i nuovi restauri in tempi inferiori rispetto alle tecniche tradizionali.

Siamo tutti consapevoli di vivere in un’epoca straordinaria, pertanto “Odontoiatria 4.0” è un titolo adeguato per indicare una situazione evolutiva che molti studi e cliniche stanno percorrendo, che descrive come con la digitalizzazione dei protocolli operativi e la tecnologia abilitante per la cura del paziente sia assolutamente necessaria per fornire servizi sempre più qualificati. 

Per prima cosa”, dichiara Gabriele Zanon Amministratore Delegato di Be4 Innovation, “l’odontoiatra deve saper fare il suo lavoro, la professione per la quale ha studiato, senza dimenticare che si tratta pur sempre di impresa. Oggi, tra gli studi c’è una iper-competizione e, in questo quadro, sono necessari alcuni cambiamenti fondamentali. In primo luogo, nella relazione con il cliente-paziente: occorre, infatti, capire quali sono i mercati emergenti, vale a dire le nuove richieste dei pazienti, che vanno nella direzione, soprattutto, del wellness e del wellbeing. Ecco, allora, che gli odontoiatri devono diventare sempre più partner dei loro clienti, con un ruolo consulenziale a tutto tondo”.

“Per essere al passo con il paziente però, continua Zanon, “occorre investire e sviluppare digitalizzazione e informatizzazione dello studio. Le nuove tecnologie, con strumenti come il CRM, permettono di raccogliere e analizzare dati sui pazienti e sul funzionamento dello studio, danno indicazioni su come strutturare al meglio la giornata lavorativa e permettono di rimodulare l’offerta verso una maggiore ottimizzazione e una migliore risposta al paziente”

Chiaramente BE4 Innovation è in grado di governare il processo di attivazione di tutte le iniziative applicabili per garantire l’ottenimento di tutte le agevolazioni messe a disposizione dalle istituzioni.

Infatti, la nuova formulazione del credito d’imposta del 2021 porta novità positive sul fronte della Formazione 4.0 sia per i professionisti che per i dipendenti di uno studio dentistico. Associando il beneficio fiscale del credito d’imposta con quello della deduzione ordinaria del costo e del risparmio contributivo, oggi è possibile ricevere formazione senza spendere soldi. Al contrario, con una formulazione corretta del progetto formativo è anche possibile trarre un vantaggio economico diretto. Oltre a ciò, attivando il Credito d’Imposta per l’acquisto dei Beni strumentali 4.0 è possibile ottenere il 50% di recupero sul totale del valore del bene.

Il Centro Brunelleschi 

Il Centro Brunelleschi nasce nel 2009 dall’allora innovativo progetto di Vitaldent, che introduceva in Italia il modello delle cliniche con vetrina su strada. Nel 2014 il Centro Brunelleschi si stacca del franchisor acquisendo una propria identità: oggi si occupa principalmente di implantologia e ortodonzia, con 2 implantologi e 2 specialisti in ortognatodonzia all’interno del team.

“Abbiamo costantemente in testa l’idea di rispondere a tutte le aspettative che il paziente può avere in termini di accoglienza, stile degli ambienti operativi, puntualità, qualità delle cure e dei servizi, post-terapia, follow-up periodici” – spiega la Dott.ssa Casiraghi. 

“Ci interroghiamo in continuazione su cosa può essere modificato e migliorato per incontrare le mutevoli esigenze della clientela. Da noi è raro che un protocollo di gestione della clientela rimanga invariato per più di 6 mesi. Ci fregiamo di essere etici e trasparenti. Da noi tutto è scritto ed è ispezionabile.” 

Il Centro Brunelleschi nasce già digitale, con ben due gestionali, uno per la parte clinica e l’altro per la parte amministrativa. Addio carta e penna: le cartelle cliniche sono scomparse già da anni, sostituite da quelle digitali che permettono di avere sempre, immediatamente sottomano la storia clinica del paziente da integrare con tutte le altre informazioni utili che arricchiscono la cartella individuale, dalle immagini radiografiche, ai codici di sterilizzazione, fino alle bolle di consegna della componentistica acquisita per un determinato caso. Tutto è integrato e tracciabile nella cartella del paziente, digitale.

“Da sempre sono convinta che aprirsi alla trasformazione tecnologica sia importante. 

 La tecnologia accelera i processi e quando non li porta ad errore zero, riduce moltissimo il margine all’interno del quale l’errore si può annidare. Il problema della tecnologia, per me, è che costa troppo per i tempi di ammortamento che ha. Andrebbe sostituita in continuazione perché software e hardware evolvono molto rapidamente. In questo trova ragione la partnership con Be4 Innovation, che mette sul tavolo le opportunità normative che permettono di non smettere di investire.”

Be4 Innovation ha affiancato il Centro Brunelleschi in numerose attività, a partire dai più routinari crediti d’imposta sugli investimenti certificabili come 4.0 fino ai progetti di  formazione. 

“Con Be4 Innovation stiamo lavorando benissimo in termini di formazione e aggiornamento delle competenze, che è un aspetto che abbiamo sempre curato molto. Per me la formazione non costa mai. E’ concime che fa crescere i semi che sonnecchiano nell’humus delle persone. E’ incredibile scoprire quante possano essere le risorse individuali se si lascia loro la possibilità di esprimersi.

I membri del nostro staff devono annualmente seguire qualche corso di formazione, ma a volte non è detto che sia necessariamente inerente alle loro specifiche mansioni. Ma esporsi a temi anche nuovi e diversi aiuta ad ampliare le proprie capacità di problem solving. Abbiamo un gruppo fortissimo che come dico sempre io “chiude i cerchi” senza quasi che lo si debba dire.”

La Dott.ssa ha le idee chiare sui progetti futuri del Centro Brunelleschi: diventare il centro di riferimento per Torino e Provincia per quanto attiene l’implantologia e l’ortodonzia. 

Il Centro Medico Lombardo 

Il Centro Medico Lombardo di Milano nasce dalla volontà del suo fondatore, il dottor Marco De Angelis, marito di Barbara Della Fiore, di aprire più studi dopo aver iniziato la sua attività come odontoiatra in un piccolo studio di Garlasco. Oggi il Centro Medico Lombardo gestisce sei cliniche dentali nel raggio di 40 km da Milano, di cui due sono anche cliniche polispecialistiche. 

Si tratta di una realtà che vuole mettere al centro delle cure il paziente fornendo prestazioni di alto livello con materiali e tecnologie di altissima qualità a prezzo accessibile. 

Quali innovazioni 4.0 avete introdotto nel vostro Centro? “La digitalizzazione nel settore dentale negli ultimi anni ha fatto passi da gigante” – ci racconta la Dott.ssa Della Fiore – “sia all’interno della pratica clinica che all’interno dei flussi di lavoro gestionali/organizzativi/amministrativi. Siamo passati dall’impronta tradizionale a quella ottica fatta con telecamere intraorali. La creazione di denti non avviene più a mano ma progettati con software CAD e realizzati in automatico con macchine che fresano materiali differenti. I gestionali che prima si occupavano solo di calendarizzare le prenotazioni dei pazienti ora fanno da supporto per tutti gli aspetti del flusso di lavoro interno tra cui la fatturazione, la preventivazione, la gestione degli esami radiografici, le comunicazioni con i pazienti.”

È determinante oggi aprirsi all’innovazione per ottimizzare il lavoro e innalzare la qualità delle cure, solo così i Centri odontoiatrici potranno rimanere competitivi. 

Be4 Innovation ha supportato il Centro Medico Lombardo nella stesura del progetto formativo 4.0, nella presentazione delle domande e nella rendicontazione; abbiamo presentato domanda anche per il Fondo Nuove Competenze ANPAL, ottenendo fondi preziosi per la formazione del personale. Essendo il settore dentale in continua evoluzione, la formazione risulta fondamentale a tutti i livelli della società. L’azienda investe molto in formazione non soltanto per i nuovi assunti ma anche per il personale esistente. 

Inoltre, il Centro Medico ha richiesto supporto per ottenere alcuni benefici contributivi.

Il Centro guarda già al futuro: l’obiettivo è aprire nuove cliniche replicando il modello di qualità e rispetto per il paziente che ad oggi è ciò che lo contraddistingue. 

Nuove imprese a tasso zero

Ci sono importanti novità introdotte dalla Circolare MISE n. 11851 dell’8 aprile 2021 per Nuove Imprese a Tasso Zero.

Di cosa si tratta? 

“Nuove imprese a tasso zero” è un incentivo per i giovani e le donne che vogliono diventare imprenditori, una misura a sostegno delle micro e piccole imprese composte in prevalenza (almeno il 51%) o totalmente da giovani tra i 18 e 35 anni oppure da donne di tutte le età.

Le agevolazioni sono valide in tutta Italia e prevedono, grazie alle nuove misure, un mix di finanziamento a tasso zero e contributo a fondo perduto per progetti d’impresa con spese fino a 3 milioni di euro, che può coprire fino al 90% delle spese ammissibili. 

A partire dal 19 maggio 2021 sarà possibile presentare la domanda con i nuovi criteri; quali sono le novità? 

È stata prevista la chiusura del vecchio sportello il 9 aprile 2021 e quindi le domande ancora in compilazione non potranno essere più inviate, ma dovranno essere presentate sul nuovo sportello.

Si amplia anche la platea dei potenziali beneficiari: possono presentare domanda di finanziamento le aziende costituite entro i 5 anni precedenti alla firma del contratto, non più entro i 12 mesi.

Le regole e le modalità sono differenti a seconda che si tratti di imprese costituite da non più di 3 anni o da imprese costituite da almeno 3 anni e da non più di 5. 

Anche le persone fisiche possono presentare domanda di finanziamento, con l’impegno di costituire la società dopo l’eventuale ammissione delle agevolazioni. 

Cambia anche la forma di agevolazione: viene introdotto il fondo perduto in combinazione con il rimborso agevolato, nei limiti delle risorse disponibili, e viene  innalzato il tetto del finanziamento a tasso zero per imprese più mature, sempre nel limite di età compreso tra i 3 e i 5 anni. 

In questo caso le imprese possono richiedere il finanziamento per la copertura degli investimenti fino a 3 milioni di euro (al netto dell’IVA).

Le imprese costituite da non più di 3 anni possono presentare progetti di investimento fino a 1,5 milioni di euro per realizzare nuove iniziative o sviluppare attività esistenti.

Possono contare su un mix di finanziamento fino al 90% del totale della spesa ammissibile di cui il contributo a fondo perduto non può superare il limite del 20%. Possono anche chiedere un contributo ulteriore, fino al 20% delle spese di investimento, per l’acquisto di materie prime e servizi necessari allo svolgimento dell’attività d’impresa. 

Anche in questo secondo caso, le imprese possono contare su un mix di finanziamento fino al 90%del totale della spesa ammissibile di cui il contributo a fondo perduto non può superare il limite del 15%.

Cosa finanzia

Le iniziative ammissibili riguardano i settori: 

  • produzione di beni nei settori industria, artigianato e trasformazione dei prodotti agricoli;
  • fornitura di servizi alle imprese e alle persone ivi compresi quelli afferenti all’innovazione sociale;
  • commercio di beni e servizi;
  • turismo, incluse le attività turistico-culturali finalizzate alla valorizzazione e alla fruizione del patrimonio culturale, ambientale e paesaggistico, nonché le attività volte al miglioramento dei servizi per la ricettività e l’accoglienza.

A partire dal 19 maggio 2021 sarà possibile presentare la domanda con i nuovi criteri introdotti dalla Circolare n. 117378 dell’8 aprile 2021 – e successiva modifica limitatamente all’allegato A – della Direzione generale per gli incentivi alle imprese – Ministero dello sviluppo economico. La domanda può essere inviata esclusivamente online, attraverso la piattaforma informatica di Invitalia.

Fondo Trasferimento tecnologico: cos’è, a chi è rivolto, come funziona

Ecco tutte le informazioni sul Fondo di Trasferimento Tecnologico previsto dal decreto Rilancio. 

Nell’ambito del Decreto Rilancio approvato dal Governo a seguito dell’emergenza sanitaria da Covid-19, è stato istituito il Fondo per il Trasferimento Tecnologico. 

Tale Fondo, creato dal Ministero dello sviluppo economico, rientra tra le misure per le imprese ed economia. Nello specifico, l’iniziativa è finalizzata all’erogazione di incentivi per progetti di innovazione realizzati da start up innovative.

Ma cos’è nello specifico il Fondo Trasferimento Tecnologico e come funziona? Scopriamolo insieme. 

Cos’è il Trasferimento Tecnologico? 

Il Trasferimento Tecnologico è l’insieme delle iniziative finalizzate alla valutazione e commercializzazione di tecnologie e alla gestione della proprietà intellettuale nell’ambito dei progetti di ricerca e sviluppo. 

Attraverso il DL Rilancio, il Governo ha posto le basi per la costituzione di un Fondo di Trasferimento Tecnologico, a sostegno dell’innovazione e della ricerca scientifica e di mercato.

Il Fondo Trasferimento tecnologico

Il Ministero dello sviluppo economico ha istituito tale fondo, attraverso una misura regolata dall’articolo 42 del Decreto Rilancio, permettendo così la promozione di iniziative finalizzate a favorire la realizzazione e la collaborazione in progetti di innovazione e spin-off. 

Il Fondo mira allo svolgimento di attività di progettazione, coordinamento, promozione, stimolo alla ricerca e allo sviluppo attraverso l’offerta dei seguenti strumenti: 

  • soluzioni tecnologicamente avanzate;
  • processi o prodotti innovativi;
  • attività di rafforzamento delle strutture;
  • diffusione dei risultati della ricerca;
  • consulenza tecnico-scientifica e formazione;
  • supporto alla crescita di start up e PMI ad alto potenziale innovativo.

Le iniziative in merito al Fondo sono finalizzate a favorire la collaborazione di soggetti pubblici e privati per la realizzazione di progetti innovativi. 

A chi è rivolto il Fondo Trasferimento tecnologico?

Possono beneficiare del Fondo di Trasferimento Tecnologico le imprese italiane e, in particolare, le start up innovative.

La dotazione economica del fondo 

La dotazione relativa al Fondo per il Trasferimento Tecnologico è di 500 milioni di euro per l’anno 2020.

Il Ministero dello sviluppo economico, a valere sulle disponibilità del Fondo, è autorizzato ad intervenire attraverso la partecipazione indiretta in capitale di rischio e di debito, anche di natura subordinata, nel rispetto della disciplina europea in materia di:

• aiuti di Stato o delle vigenti disposizioni in materia di affidamento dei contratti pubblici;

• collaborazione tra amministrazioni pubbliche eventualmente applicabili.

La gestione del fondo: Enea Tech 

I 500 milioni di euro sono stati affidati a ENEA, Agenzia Nazionale per le Nuove Tecnologie, l’Energia e lo Sviluppo Sostenibile. In particolare, è stata istituita la Fondazione Enea Tech, ente di diritto privato, che dovrebbe realizzare le iniziative inerenti al Fondo per il Trasferimento Tecnologico.

La Fondazione Enea Tech avrà il compito di promuovere investimenti per l’integrazione e la convergenza delle iniziative in materia di ricerca e sviluppo e trasferimento tecnologico.

Le attività svolte dalla Fondazione saranno:

• conduzione di grandi programmi di ricerca, sviluppo e dimostrazione, a prevalente contenuto ingegneristico e tecnologico;

• studio, ricerca e sviluppo nel campo delle tecnologie avanzate dei materiali speciali e innovativi;

• promozione di programmi di collaborazione con enti e istituzioni nazionali e internazionali che operano nel campo scientifico-tecnologico.

Per l’attuazione di questi provvedimenti, ENEA è autorizzata alla spesa di 5 milioni di euro per l’anno 2020, mentre per la costituzione dell’Agenzia stessa sono stati stanziati 12 milioni di euro.

Access Guard, la risposta di Marmoinox all’emergenza sanitaria

Come si reagisce ad un momento di incertezza? Da dove si riparte nel pieno di una crisi? 

Dalle idee. 

Ecco quello che ha fatto, in piena emergenza sanitaria, la Marmoinox, realtà italiana che produce macchinari e strutture in acciaio inox per il settore dell’imbottigliamento e del packaging.

Si tratta di una piccola azienda virtuosa di Canelli, che ha progettato un innovativo strumento che permette di automatizzare i controlli e prevenire i contagi, senza dimenticare l’importanza di adottare tutte le altre misure di contenimento, nel pieno rispetto dei Decreti Ministeriali. 

Così è nato Access Guard, il robot che permette di: 

  • rilevare la temperatura corporea attraverso una termocamera;
  • eseguire il riconoscimento facciale;
  • effettuare l’igienizzazione delle mani in automatico;
  • fornire mascherine di protezione;
  • sanificare la suola delle scarpe;
  • integrare il software ad altri dispositivi di gestione presenze.

Inizialmente Access Guard è stato progettato per garantire la sicurezza dei propri dipendenti durante la pandemia da Covid-19. Subito dopo, però, se ne è compresa la portata innovativa e le possibilità di utilizzo anche al termine dell’emergenza. Roberto e Paolo Marmo, alla guida oggi dell’azienda, hanno subito pensato di mettere a disposizione delle altre aziende il loro prodotto, partendo dal presupposto che l’emergenza finirà, ma le nostre abitudini non saranno mai più le stesse. 

Il robot si presenta come un “guardiano” della soglia, totalmente automatizzato, composto da una bussola in acciaio e vetro al cui interno, oltre a un tappeto realizzato con speciali fibre che trattengono polvere e impurità, è installata una telecamera termica che visualizza la persona, rilevandone la temperatura corporea. Grazie a questo dispositivo è possibile gestire gli ingressi e le uscite dei dipendenti, le bollature e l’ingresso dei visitatori, oltre a distribuire mascherine e guanti, sanificare la suola delle scarpe e effettuare l’igienizzazione delle mani. 

Access Guard ha riscosso molto successo, anche tra le grandi aziende, tanto da spingere Marmoinox a riconvertire un settore dell’azienda per dedicarlo alla produzione del robot. A colpire positivamente le aziende, la flessibilità del software che gestisce il robot, che si adatta alle esigenze più differenti permettendo una facile customizzazione. 

A ciò si aggiunge la possibilità di sfruttare le importanti agevolazioni legate all’industria 4.0, relative ai beni strumentali che permettono di recuperare il 40% in credito d’imposta, e all’emergenza sanitaria da Covid19, questa volta al 60% di credito d’imposta.

Vuoi saperne di più? 

Visita il sito https://www.marmoinox.it/access-guard o scrivi a info@be4innovation.it

Piano Transizione 4.0: cos’è e quali sono le spese ammissibili

Lo scorso 28 maggio è stato firmato dal Ministro dello Sviluppo Economico il decreto attuativo del Piano Transizione 4.0 che mette a disposizione delle imprese che punteranno sull’innovazione, gli investimenti green, in ricerca e sviluppo, in attività di design e innovazione estetica, sulla formazione 4.0 ben 7 miliardi di euro di risorse.

Sai cosa prevede? Quali sono le principali novità? Quali le spese ammissibili? 

Ne parliamo in questo articolo. 

Cos’è il Piano Transizione 4.0 

Il Piano Transizione 4.0 è la nuova politica industriale del Paese, più inclusiva e attenta alla sostenibilità.

In particolare, il Piano prevede una maggiore attenzione all’innovazione, agli investimenti green, alle attività di design e ideazione estetica e alla formazione 4.0, settori cruciali su cui investire nei prossimi anni per favorire il processo di transizione digitale del nostro sistema produttivo. 

Quali sono le principali differenze rispetto al passato? 

La legge di bilancio 2020 ha rinnovato gli incentivi di Impresa 4.0 per l’acquisto di beni strumentali interconnessi o non (ex superammortamento) da parte delle imprese, cambiando però, rispetto alle agevolazioni 2017 (Industria 4.0) – 2019 (Impresa 4.0), la modalità di godimento dell’agevolazione, che diventa ora credito di imposta

Nel caso del vecchio superammortamento, ora l’agevolazione, come credito di imposta sarà pari al 6% del valore del bene nuovo acquistato, per investimenti fino a 2.000.000 di euro.

Invece, il vecchio iperammortamento è stato sostituito da un credito di imposta pari al 40% o al 20% del valore dei beni materiali acquistati e al 15% dei beni immateriali (software) con dei massimali di investimento totale.

Una novità interessante è che così possono godere dell’agevolazione anche aziende che non hanno utili dichiarati.

Ci saranno, però, da considerare nuovi adempimenti burocratrici obbligatori:

  • le imprese che godono delle agevolazioni 2020 devono effettuare una comunicazione al Ministero dello sviluppo economico;
  • la perizia (o attestazione da ente) è obbligatoria per beni di valore superiore o uguale a 300.000 euro (prima era 500.000 euro);
  • le fatture e gli altri documenti relativi all’acquisizione dei beni agevolati devono contenere l’espresso riferimento alle disposizioni dei commi da 184 a 194 della Legge 160 del 27 dicembre 2019.

Il decreto dà la possibilità alle imprese di rendere operativi gli investimenti in corso e di pianificare quelli successivi con maggiori certezze e definisce le modalità attuative del nuovo credito d’imposta per il periodo successivo al 31 dicembre 2019.

Per le attività di ricerca fondamentale, ricerca industriale e sviluppo sperimentale in campo scientifico e tecnologico cambiano totalmente le regole di applicazione del credito d’imposta, che passa dal riconoscimento di un recupero del 50 – 25% dei costi, ad un credito pari solo al 12% delle spese agevolabili, nel limite massimo di 3 milioni di euro.

Viene però ampliato il concetto di innovazione, prevedendo:  

  • Per le attività di innovazione tecnologica finalizzate alla realizzazione di prodotti o processidi produzione nuovi o sostanzialmente migliorati, il credito d’imposta è riconosciuto in misura pari al 6% delle spese agevolabili, nel limite massimo di 1,5 milioni di euro.
  • In caso di attività di innovazione tecnologica finalizzate al raggiungimento di un obiettivo di transizione ecologica o di innovazione digitale 4.0, il credito d’imposta è riconosciuto in misura pari al 10% delle spese agevolabili, nel limite massimo di 1,5 milioni di euro.
  • Per le attività di design e ideazione estetica per la concezione e realizzazione dei nuovi prodotti e campionari nei settori tessile e della moda, calzaturiero, dell’occhialeria, orafo, del mobile e dell’arredo e della ceramica, e altri individuati con successivo decreto ministeriale il credito d’imposta è riconosciuto in misura pari al 6% delle spese agevolabili, nel limite massimo di 1,5 milioni di euro

Come utilizzare il credito d’imposta?

Il credito d’imposta è utilizzabile esclusivamente in compensazione in tre quote annuali di pari importo a decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello di maturazione.

Le principali azioni contenute riguardano:

  • Il credito d’imposta per investimenti in beni strumentali, con l’obiettivo di supportare e incentivare le imprese che investono in beni strumentali nuovi, materiali e immateriali, funzionali alla trasformazione tecnologica e digitale dei processi produttivi destinati a strutture produttive ubicate nel territorio dello Stato;
  • il credito d’imposta ricerca, sviluppo, innovazione e design  al fine di stimolare la spesa privata in ricerca, sviluppo e innovazione tecnologica per sostenere la competitività delle imprese e favorire i processi di transizione digitale nell’ambito dell’economia circolare e della sostenibilità ambientale; 
  • il credito d’imposta formazione 4.0 per stimolare gli investimenti delle imprese nella formazione del personale sulle materie aventi ad oggetto le tecnologie rilevanti per la trasformazione tecnologica e digitale delle imprese. 

In particolare, la Legge n. 160/2019 (Legge di Bilancio 2020) ha ridefinito la disciplina degli incentivi fiscali collegati al “Piano nazionale Impresa 4.0”, al fine di stimolare la spesa privata relativa a tali attività, per sostenere la competitività delle imprese e per favorirne i processi di transizione digitale nell’ambito dell’economia circolare e della sostenibilità ambientale.

Quali sono gli adempimenti previsti dal Piano Transizione 4.0?

Ai fini del riconoscimento del credito d’imposta, l’effettivo sostenimento delle spese ammissibili deve risultare da apposita certificazione rilasciata dal soggetto incaricato della revisione legale dei conti. Per le imprese non obbligate per legge alla revisione legale dei conti, le spese sostenute per adempiere all’obbligo di certificazione sono riconosciute in aumento del credito d’imposta per un importo non superiore a 5.000 euro.

Quali sono quindi le principali novità sul Credito d’imposta per la Ricerca e Sviluppo?

  • Forte riduzione del credito d’imposta riconosciuto sulle spese agevolate; 
  • Estensione dei campi di applicazione del credito d’imposta agli investimenti in innovazione e design;
  • Abolizione del riferimento alla media storica (incrementale);
  • Maggiore chiarezza  

Il decreto attuativo del “Piano Transizione 4.0”

Il decreto definisce l’elenco delle attività agevolabili, facendo riferimento a due manuali dell’Ocse (Oslo e Frascati), al fine di poter verificare quali siano quelle che ricadono nel campo di applicazione dell’agevolazione e poter così pianificare gli investimenti del secondo semestre 2020.

Le tipologie di attività di Ricerca e Sviluppo 

Il Decreto attuativo definisce le tre tipologie di ricerca e sviluppo che possono essere realizzate, seguendo le indicazioni del manuale Frascati: 

  • la ricerca fondamentale, ovvero i lavori sperimentali o teorici finalizzati principalmente all’acquisizione di nuove conoscenze in campo scientifico o tecnologico; 
  • la ricerca industriale, che è rappresentata dai lavori originali intrapresi al fine di individuare le possibili utilizzazioni o applicazioni delle nuove conoscenze derivanti da un’attività di ricerca fondamentale o al fine di trovare nuove soluzioni per il raggiungimento di uno scopo o un obiettivo pratico predeterminato; 
  • la ricerca sperimentale, ovvero i lavori sistematici, basati sulle conoscenze esistenti ottenute dalla ricerca o dall’esperienza pratica, svolti allo scopo di acquisire ulteriori conoscenze e raccogliere le informazioni tecniche necessarie in funzione della realizzazione di nuovi prodotti o nuovi processi di produzione o in funzione del miglioramento significativo di prodotti o processi già esistenti. 

Le attività di innovazione tecnologica 

La attività ammissibili secondo la classificazione del Manuale di Oslo, sono quelle finalizzate alla realizzazione o all’introduzione di prodotti o processi nuovi o significativamente migliorati, rispetto a quelli già realizzati o applicati dall’impresa. Quindi,  un prodotto è nuovo con riferimento alle caratteristiche tecniche o funzionali, ai componenti, al materiale, al software che viene integrato, alla procedura di utilizzo, alla facilità di impiego, alla maggiore flessibilità o di altri elementi concernenti le prestazioni e le funzionalità. 

Diversamente, risultano non agevolabili: 

  • i lavori svolti per apportare modifiche o migliorie minori ai prodotti e ai processi già realizzati o applicati dall’impresa; 
  • i lavori svolti per la soluzione di problemi tecnici legati al normale funzionamento dei processi di produzione dell’impresa o per l’eliminazione di difetti di fabbricazione dei prodotti dell’impresa; 
  • i lavori svolti per adeguare o personalizzare i prodotti o i processi dell’impresa su specifica richiesta di un committente; 
  • i lavori svolti per il controllo di qualità dei prodotti o dei processi e per la standardizzazione degli stessi 
  • e in generale i lavori richiesti per l’adeguamento di processi e prodotti a specifici obblighi previsti dalle norme in materia di sicurezza, salute e igiene del lavoro o in materia ambientale.

Le attività di innovazione 4.0

Rientrano nelle attività di innovazione 4.0:

  • digital service backbone, ovvero un’architettura digitale che consenta l’interconnessione di macchine e altro hardware o software; 
  • l’utilizzo di soluzioni che ottimizzano la produzione sulle linee con l’introduzione della robotica o semplicemente con l’ottimale assegnazione dei lavori alle macchine già in uso; 
  • l’integrazione tra It e operations; 
  • le attività di simulazione (digital twin) e manutenzione predittiva o il controllo macchine da remoto; 
  • soluzioni di analytics e big data che consentano di raccogliere ed elaborare indicatori chiave degli obiettivi aziendali (KPI);
  • la digitalizzazione delle interazioni tra i diversi operatori delle filiere produttive, la messa a punto di modelli di condivisone delle informazioni;
  • soluzioni di telediagnosi, teleassistenza, telemanutenzione con servizi ondemand, soluzioni che abilitino lo smart working;
  • la riprogettazione delle funzioni, dell’architettura, dei moduli e della connettività dei beni strumentali in ottica di digitalizzazione per consentire l’introduzione di soluzioni pay per use di macchine e sistemi di produzione;
  • l’introduzione di soluzioni specifiche di blockchain, cybersecurity, edge e cloud computing, a potenziamento e arricchimento e per garantire la sicurezza delle soluzioni descritte nei punti precedenti.

Le spese ammissibili

Per determinare la base di calcolo del credito d’imposta, fermo restando il rispetto delle regole generali di effettività, pertinenza e congruità delle spese, si considerano ammissibili le spese rientranti nelle tipologie indicate nei commi 200, 201 e 202 dell’articolo 1 della legge 27 dicembre 2019, n 160, imputabili, in applicazione dell’articolo 109, commi 1 e 2, del testo unico delle imposte sui redditi di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre1986, n. 917, al periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2019. 

Ai soli effetti dell’individuazione del periodo d’imposta a decorrere dal quale è possibile l’utilizzo in compensazione del credito d’imposta, le spese per la certificazione della documentazione contabile ammissibili ai sensi del comma 205, quinto periodo, dell’articolo 1 della legge 27 dicembre 2019, n. 160, si considerano imputabili allo stesso periodo d’imposta di effettuazione degli investimenti nelle attività ammissibili.

Il decreto rende così operativi tutti gli strumenti previsti in Legge di Bilancio 2020 per incentivare la competitività delle imprese italiane e valorizzare il Made in Italy. Vuoi sapere in che modo la tua azienda può usufruire delle agevolazioni previste dal Piano Tansizione 4.0? Scrivici a info@be4innovation.it

Bonus Formazione 4.0: cos’è e chi può usufruirne

Ne parliamo oggi con Rita Pierandrea, co-fondatrice di Be4 Innovation. 

La Legge di Bilancio ha prorogato ulteriormente l’agevolazione per le imprese che investono sul capitale umano per lo sviluppo dell’industria 4.0. Cominciamo dal principio: cos’è il Bonus Formazione 4.0? 

Il Bonus formazione 4.0 è un credito d’imposta fino al 50% sulle spese sostenute dalle aziende per la formazione dei dipendenti, sulle tecnologie rilevanti per la trasformazione tecnologica e digitale, usufruibile in compensazione F24 in maniera automatica, salvo i dovuti adempimenti. 

Si tratta di un’agevolazione a corollario di quelle previste dal “Piano nazionale Impresa 4.0”, che nasce per finanziare le spese sostenute dalle imprese, principalmente per la formazione dei dipendenti sui nuovi macchinari/software 4.0, ma anche per la diffusione della cultura dell’innovazione sulle tecnologie rilevanti. 

Come affermato dal Mise, l’obiettivo è: 

Stimolare gli investimenti delle imprese nella formazione del personale nelle materie aventi a oggetto le tecnologie rilevanti per il processo di trasformazione tecnologica e digitale delle imprese previsto dal “Piano Transizione 4.0”, cosiddette “tecnologie abilitanti”.

Quali sono le principali novità introdotte dalla Finanziaria 2020? 

Le principali novità non riguardano i contenuti della formazione, che restano sempre gli stessi, ma si rileva certamente la volontà di semplificare gli adempimenti (è stato eliminato l’obbligo di disciplinare lo svolgimento delle attività di formazione attraverso contratti collettivi aziendali o territoriali) per incoraggiare l’utilizzo di questa forma di agevolazione sconosciuta a molti imprenditori che hanno investito e continuano ad investire nella 4.0. A proposito di novità, si evidenzia un credito d’imposta aumentato su specifici casio ridotto come ad esempio è accaduto per le spese di formazione delle medie imprese per via dell’abbassamento dei limiti massimi annuali.

Come viene attribuito il credito d’imposta? 

Per le spese sostenute successivamente al 31 dicembre 2019, il credito di imposta viene attribuito in questo modo:

·       Piccole imprese: 50% delle spese sostenute e nel limite massimo annuale di 300.000 euro.

·       Medie imprese: 40% delle spese sostenute e nel limite massimo annuale di 250.000 euro.

·       Grandi imprese: 30% delle spese sostenute e nel limite massimo annuale di 250.000 euro.

Il Credito d’Imposta aumenta al 60% per tutte le imprese, lasciando invariato il limite massimo annuale, se a fruire della formazione sono lavoratori dipendenti appartenenti a categoria svantaggiate o ultra svantaggiate.

Quali sono le spese ammissibili? 

Il credito d’imposta del 30%, 40% o 50% è riconosciuto sulle le spese sostenute per la formazione del personale dipendente nelle materie caratterizzanti il piano Industria 4.0, ovvero:

  • big data e analisi dei dati,
  • cloud,
  • fog computing,
  • cyber security,
  • sistemi cyber-fisici,
  • prototipazione rapida,
  • sistemi di visualizzazione e realtà aumentata,
  • robotica avanzata e collaborativa,
  • interfaccia uomo macchina,
  • manifattura additiva,
  • internet delle cose e delle macchine,
  • integrazione digitale dei processi aziendali.

Sono escluse dal beneficio le attività di formazione, ordinaria o periodica, organizzata dall’impresa per conformarsi alle norme in materia di salute e sicurezza sul luogo di lavoro e di protezione dell’ambiente o ad altre norme obbligatorie in materia di formazione.

Chi può usufruire del Bonus Formazione 4.0? 

La norma prevede che l’agevolazione spetti a tutte le imprese indipendentemente dalla forma giuridica, dal settore economico e dal regime contabile adottato (sono esclusi i lavoratori autonomi)

Non sono ammesse al beneficio, oltre che le imprese in difficoltà come definite dall’art. 2, punto 18, del regolamento (UE) n. 651/2014 della Commissione, del 17 giugno 2014 anche le imprese:

  • destinatarie di sanzioni interdittive ai sensi dell’art. 9, co. 2 del D.Lgs 231/2001;
  • che non risultino in regola con le normative sulla sicurezza nei luoghi di lavoro;
  • che non risultino in regola con gli obblighi di versamento dei contributi previdenziali e assistenziali a favore dei lavoratori.

Ulteriore novità introdotta dalla Legge di Bilancio 2020 è la previsione che nel caso in cui le attività di formazione siano erogate da soggetti esterni all’impresa si considerano ammissibili al credito d’imposta anche le attività commissionate agli Istituti Tecnici Superiori.

Come si accede al Bonus? 

In modo automatico con compensazione del credito in F24 a decorrere dal periodo d’imposta successivo all’anno in cui sono state sostenute le spese, salvo i necessari adempimenti, che prevedono una corretta rendicontazione, un’attenta verifica dei requisiti, la certificazione di un revisore legale dei costi e le dovute comunicazioni telematiche. Per questo le imprese devono sempre farsi affiancare in questi percorsi da personale qualificato per affrontare in tutta tranquillità l’intero processo che porta poi alla maturazione del credito ed al suo utilizzo.  

È possibile richiedere il Bonus Formazione 4.0 anche per i corsi online?

Certo! Il bonus formazione 4.0 spetta anche per le spese sostenute in merito a corsi online in formula di e-learning.

In questo caso il MISE ha chiarito che sarà necessario rispettare una serie di regole perché queste risultino agevolabili.

Bisogna, innanzitutto controllare la presenza alle attività del personale dipendente e mettere in atto strumenti di controllo idonei ad assicurare l’effettiva e continua partecipazione del personale impegnato nelle attività formative.

I corsi devono essere interattivi e prevedere dei momenti di verifica che rispondano ai seguenti requisiti:

  • devono essere almeno quattro per ogni ora;
  • devono essere strutturati su quesiti a risposta multipla;
  • devono essere proposti a intervalli irregolari e non prevedibili dall’utente.

Anche al termine del corso online i partecipanti devono affrontare e superare una prova di verifica rispondendo correttamente alla metà delle domande proposte.

Come si misura l’efficienza di queste agevolazioni sul lungo termine? 

L’efficienza di questa agevolazione la possiamo misurare con i nostri occhi tutte le volte che visitiamo aziende che continuano ad investire nell’innovazione tecnologica ed in cui i dipendenti ci raccontano con entusiasmo il loro nuovo modo di lavorare. Ci sono ragazzi e ci sono uomini d’esperienza che mettono a fattor comune le loro competenze 4.0 per crescere al passo con i tempi. La formazione rende curiosi e crea interesse in tutte le fasce d’età e questo è il sogno di ogni imprenditore investire nei giovani e tramandare l’esperienza dei dipendenti che fino ad oggi hanno fatto l’azienda. Formazione ed innovazione vanno di pari passo, attualmente le aziende di successo hanno fatto tantissima formazione, soprattutto on the job, e ne raccolgono ogni giorno i risultati con un’importante incremento del fatturato e recupero dei relativi costi grazie alle agevolazioni della formazione 4.0.  

Quali consigli daresti a un’azienda che ha subito un forte arresto negli ultimi mesi? 

Consiglio di investire nella digitalizzazione e nell’innovazione e di non avere paura del cambiamento. Le aziende più tecnologiche, nonostante le gravi difficoltà connesse ai contagi dovuti al Covid 19, hanno continuato a lavorare in tutta sicurezza a pieno regime.

Blended Learning, come rivoluzionare la formazione aziendale

La formazione aziendale non sarà mai più la stessa, ora che questo periodo ha spinto tutte le aziende e i collaboratori verso un uso più ampio della tecnologia. Proprio per questo è necessario accelerare la digital transformation e l’acquisizione delle competenze digitali e delle soft skill da parte dei dipendenti.  

La risposta a queste esigenze in ambito formativo è il blended learning, un approccio alla formazione che si basa sull’utilizzo di diverse metodologie, strumenti e linguaggi integrati fra loro. 

L’approccio blended era già un trend crescente che l’emergenza sanitaria ha accelerato.

Quali sono i vantaggi del Blended Learning?

  • L’abbattimento radicale dei tempi e dei costi. Rispetto alla formazione tradizionale il tempo diventa più breve e di maggiore qualità, approfondendo le tematiche più complesse e condividendo esperienze, sensazioni e paure;
  • La capacità di aumentare il grado di coinvolgimento e di interazione, l’apprendimento collaborativo e, di conseguenza, l’efficacia. 
  • La flessibilità e personalizzazione dei programmi in base all’età, al livello di digitalizzazione e allo stile di apprendimento del target. Un programma id blended learning permette di trovare e realizzare il giusto equilibrio, anche in gruppi molto eterogenei.
  • È divertente. La formazione non deve essere per forza noiosa. Tecniche come la gamification rivoluzionano la formazione e il concetto di apprendimento.

La logica dietro questo approccio, nonché la sua potenza, sta nel concepire la formazione non come un momento ma come un processo continuo. 

Quali sono le combinazioni possibili? 

Tantissime. Abbiamo già detto che la peculiarità del blended learning è legata alla combinazione di elementi differenti. La buona riuscita del percorso è data dalla bravura del progettista/formatore nel trovare il giusto mix di insegnamento. 

La modalità più diffusa è quella che unisce l’apprendimento online (webinar e video-lezioni) e quello offline, in aula o in azienda. A questa potremmo aggiungere anche una modalità di apprendimento più informale, utilizzando i social network o la gamification, con piattaforme dedicate alla formazione aziendale e l’autoapprendimento.

BE4 propone un percorso di Blended Learning che fornisce soluzioni educative innovative attraverso un efficace mix di insegnamento in presenza e a distanza per insegnanti, formatori e studenti. 

Se vuoi saperne di più scrivi a info@be4innovation.it

Ripartire con la digitalizzazione delle imprese

Nel 2019 il mercato dell’Industria 4.0 è cresciuto del 22% a sfiorare i 4 miliardi di valore, e oggi come non mai, in tempi di Covid-19, la digitalizzazione delle imprese è chiamata ad avere un ruolo fondamentale nel consentire la ripartenza economica. Ma nonostante l’ottimo risultato e le prospettive di una tendenza in una certa direzione, non mancano le perplessità: intanto sulle scelte del Governo, che per ora ha dato continuità al piano lanciato 4 anni fa dal precedente esecutivo, e poi sulle imprese che sono ancora molto disorganizzate nella gestione dei loro progetti di innovazione. E’ questo il quadro che emerge dalla ricerca dell’Osservatorio Industria 4.0 della School of Management del Politecnico di Milano, presentata al convegno online “Digital New Normal: essere 4.0 ai tempi del Covid

Il digitale al centro delle strategie aziendali

Trascorsi quasi tre mesi dalla dichiarazione di isolamento nazionale, ci stiamo iniziando ad accorgere della sfida epocale che abbiamo davanti in termini di innovazione digitale. 

Stiamo assistendo al più grande tentativo di trasformazione digitale del nostro Paese. Un tentativo forzato, innaturale. Ma se è vero che almeno per un po’ dovremo abituarci a una nuova normalità e che l’innovazione digitale sarà una colonna portante di questa normalità, dobbiamo sbloccare quanto prima un freno storico: l’assenza di competenze digitali

Sarà necessario:

  • accrescere il grado di maturità digitale, ancora troppo basso;
  • innalzare il livello di competenze, drammaticamente basso, che ci pone ai margini delle classifiche internazionali;
  • mettere il digitale al centro delle strategie aziendali, in un sapiente mix di processi, organizzazione e tecnologia. 

È uno sforzo da compiere, perché l’antifragilità e la resilienza delle catene globali del valore si rafforzano con l’apporto del digitale. 

Gabbiotti recintati e postazioni remotizzate, realtà aumentata, Iot: gli strumenti per il grande balzo digitale anche in fabbrica ci sono. 

Le catene globali di valore sicuramente si accorceranno e con l’apporto delle tecnologie si creeranno filiere digitali

Per questo servono le aggregazioni, perché il tessuto industriale italiano, benché se ne parli da almeno un decennio, resta troppo frammentato e poco diversificato sull’export per competere. 

La digitalizzazione delle informazioni (produzione, immagazzinamento e condivisione dei dati), lungo l’intera catena del valore, potrà dare sicuri vantaggi a quelle imprese in grado di ripensare alla propria strategia con filiere a lunghezza variabile, gestite in maniera più smart con il supporto del digitale.

Le tecnologie digitali possono intervenire nell’individuazione dei nodi deboli e viceversa dei nodi forti, apportando vantaggi: ingegnerizzando nuovi servizi; imparando a fare sistema attraverso aggregazioni; essere più strutturati a competere in Italia e all’estero; aumentare la trasparenza e la visibilità lungo la catena a monte e a valle; gestire il portafoglio prodotti considerando la safety come un parametro valutativo in più; individuare percorsi di logistica alternativi e più attenti all’impatto ambientale; riorientare la supply chain, eliminando le ridondanze e andando verso fornitori più sicuri e affidabili; configurare in maniera flessibile, con costi noti, i diversi nodi delle catene.

In un periodo di probabile recessione come quello verso cui andiamo incontro nei prossimi mesi, in cui le stime vedono un Pil in caduta e una disoccupazione dilagante, le variabili su cui non ridurre gli investimenti sono essenzialmente due: 

  • la rivoluzione digitale che permette di mantenere attivi e profittevoli anche settori tradizionalmente non basati sull’information Technology;
  • l’attenzione alle persone, attraverso l’ascolto, il coinvolgimento e la creazione di condizioni lavorative, tecnologicamente avanzate, che permettano loro di contribuire alla produttività, nonché di continuare a dimostrare e sviluppare il loro potenziale innovativo.

La prova di una rapida diffusione del digitale nell’economia e il suo già evidente impatto sui mercati del lavoro mostrano quanto il governo e le aziende debbano agire per tenere il passo con questi cambiamenti. 

Il governo è consapevole, in vista della presidenza italiana nel 2021 del G20, di dover accelerare verso modelli di business digitali e innovativi nello svolgimento della produzione e della cooperazione commerciale internazionale con l’obiettivo di rafforzare la resilienza delle imprese, con particolare riferimento alle Pmi.

Lavoro da remoto: il cambiamento è alle porte

E’ palese che qualcosa stia cambiando nel modo di affrontare il lavoro. Nel periodo di lockdown da Coronavirus, il 55% delle aziende ha adottato la modalità remote working, come sottolinea il sondaggio lanciato da Capterra che ha coinvolto 3.108 dipendenti di piccole e medie imprese che hanno lavorato in remoto e a tempo pieno durante la quarantena, in Spagna, Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi e Regno Unito. I partecipanti provengono da svariati settori commerciali e rappresentano diversi livelli di anzianità.

Il seguente grafico riporta i tre principali insight legati alla percezione del lavoro da remoto da parte dei dipendenti delle aziende europee. Il riscontro sembra essere molto positivo e rafforza un trend già in atto: già a fine 2019, Gartner aveva predetto che entro il 2030 sarebbe aumentata di almeno il 30% la domanda di remote working a livello globale, in quanto modalità di lavoro preferita dalla Generazione Z. Adesso, complice il lokdown, sta cominciando una nuova fase che richiederà un cambio di mentalità e una maggiore flessibilità tanto a livello europeo quanto a livello italiano.

Le linee guida per il lavoro da remoto

Gli analisti di Capterra hanno chiesto alle aziende coinvolte nel sondaggio quali linee guide hanno inviato ai dipendenti per organizzare al meglio il remote working. Sono emersi i seguenti dati:

  • il 36% ha dato direttive sui meeting che avrebbero dovuto tenere a distanza;
  • il 35% ha dato specifiche informazioni su come gestire le ore lavorative. Infatti, lavorando da casa aumenta il rischio di non organizzare al meglio il tempo o di fare delle ore in più;
  • il 34% ha dato delle linee guida generali su come gestire la comunicazione da remoto, ma come vedremo ci sono state diverse lacune e difficoltà, sottolineate dai dipendenti;
  • il 30% si è concentrato sul regolare l’utilizzo di device personali per questioni lavorative.

5 vantaggi e 5 sfide per il remote working a livello europeo

I paesi che hanno amato di più lavorare da casa sono stati la Spagna (80%) e l’Italia (75%), mentre la percentuale è più bassa in paesi come la Gran Bretagna (68%) e l’Olanda (62%). Questa differenza molto probabilmente è dovuta al fatto che nei paesi del mediterraneo il lavoro da remoto finora era ancora poco diffuso, quindi i vantaggi portati dalla quarantena forzata sicuramente si sono fatti sentire di più.

I vantaggi principali? Vanno dall’assenza di spostamenti per recarsi in ufficio, con un conseguente risparmio di tempo normalmente impiegato in coda nel traffico, cosa che incide su umore e livelli di stress del lavoratore, a una maggiore produttività.

Le sfide invece riguardano aspetti più tecnici e di relazione, con i colleghi e con i clienti.

Consigli per la produttività e la comunicazione

Sulla base dei dati analizzati, emerge quindi che per le PMI italiane ottenere un buon livello di comunicazione e mantenere la concentrazione e il giusto livello di produttività sono due priorità a cui dare seguito, soprattutto se il lavoro da remoto verrà sempre più non solo utilizzato ma anche richiesto. Ecco alcuni dei consigli forniti da Brian Kropp (Vice-President di Gartner dell’area di ricerca) per aiutare i dipendenti a migliorare la produttività e la comunicazione per il remote working:

1. Fornire gli strumenti giusti ai dipendenti

I dipendenti delle PMI devono poter utilizzare la tecnologia di cui hanno bisogno per fare al meglio il proprio lavoro. Da una precedente analisi di Capterra Italia sul livello di digitalizzazione delle imprese pre-Covid, era già emerso che il 75% dei dipendenti riscontrava un reale beneficio nel proprio lavoro dall’utilizzo dei software. Vista l’evoluzione portata dalla pandemia questo numero probabilmente potrebbe salire ulteriormente.

2. Focalizzarsi sui risultati piuttosto che sui processi

Una maggiore flessibilità e l’introduzione del lavoro da casa in modo più strutturato porterà a dover cambiare mentalità: bisogna lasciarsi alle spalle la vecchia logica del controllo legata fortemente al fatto di vedere fisicamente i dipendenti mentre lavorano. Il datore di lavoro e responsabili devono iniziare a focalizzarsi sui risultati effettivi del dipendente, definendo obiettivi precisi per avere una visione chiara delle responsabilità e monitorare meglio gli effettivi livelli di produttività. È necessario quindi focalizzarsi sul lavoro portato a termine, non sulle ore lavorate in una giornata.

3. Comunicare bidirezionalmente

Oltre a facilitare la comunicazione fra i dipendenti e fra datore di lavoro/manager e dipendenti, c’è un’altra grande sfida da affrontare: instaurare un dialogo reciproco fra manager e dipendenti. Da un lato, i dipendenti devono comprendere le decisioni e i bisogni aziendali e dall’altro il management deve comprendere le sfide, i desideri e le preoccupazioni dei dipendenti.

Infine, per migliorare la comunicazione con il proprio team, soprattutto se si lavora da remoto, è consigliato:

1. Programmare riunioni di aggiornamento

I meeting possono avere cadenza giornaliera o settimanale, a seconda delle esigenze del singolo gruppo di lavoro. Tanto da remoto quanto in ufficio, organizzare meeting di aggiornamento aiuta a tenere informati tutti i dipendenti sullo stato di avanzamento dei lavori e su eventuali cambiamenti.

2. Programmare sessioni di brainstorming

In tempi di grandi cambiamenti le nuove idee possono fare la differenza nel successo di un business. I dipendenti si sentiranno più coinvolti se potranno esserne parte attiva e se potranno condividere le loro idee, quindi è ideale pianificare sessioni fisse (una o due volte al mese) di brainstorming per confrontarsi con i propri dipendenti.

3. Scegliere lo strumento adeguato

Per ogni tipo di comunicazione serve la modalità adeguata, si deve quindi comprendere cosa si deve comunicare per decidere con quale strumento comunicarla (telefono, chat aziendale, email, ecc.). In alcuni casi, se si vuol adottare un approccio integrato e strutturale serve acquistare un software adeguato e per farlo bisogna stare bene attenti a quale esigenza bisogna risolvere e cosa potrebbe risolverla. 

A questo punto lo smart working potrebbe diventare un modello continuativo che sull’esperienza maturata in questo periodo potrebbe portare soltanto enormi vantaggi.

I vantaggi dello Smart Working per i lavoratori

  • Creazione di un rapporto fiduciario con il proprio manager e con i colleghi;
  • Maggior consapevolezza del proprio lavoro e dei propri obiettivi e opportunità di crescita professionale e personale;
  • Maggior flessibilità a lavoro sia in termini di orari (non esiste più l’8–17 e timbro del cartellino) sia in termini di spazi (lavoro da coworking, da casa, da parco, da filiale, da qualsiasi posto, garantendo la sicurezza dei dati);
  • Possibilità di lavorare in un ambiente dinamico, trasparente, innovativo e collaborativo;
  • Possibilità di gestire meglio il proprio tempo e migliorare l’equilibrio vita lavorativa – vita personale;
  • Aumento produttività: più serenità a lavoro significa più produttività.

I vantaggi dello Smart Working per le aziende

  • Riduzione dei costi. Riorganizzando gli spazi ed inserendo politiche di desk sharing, ambienti comuni, silent room, per andare incontro alla mobilità e flessibilità del lavoro, gli uffici si riducono, come i costi collegati. La riduzione dei costi è anche legata all’ottimizzazione dei processi (riduzione tempistiche, anomalie, rischi) e all’utilizzo di tecnologie collaborative che migliorano gli standard di lavoro.
  • Aumento brand awareness: un’azienda che adotta politiche di Smart Working, si distingue sul mercato ed è più attrattiva: per clienti, come per partner e – soprattutto – per futuri dipendenti. Si è più appetibili sul mercato e ci sono meno difficoltà nella ricerca di talenti.
  • Aumento produttività: lavoratore più produttivo significa team più produttivo, che a sua volta significa organizzazione più produttiva.
  • Possibilità di avere un ambiente di lavoro coeso, trasparente, collaborativo (perché il lavoratore è ingaggiato e coinvolto. Come già citato sopra nei vantaggi del lavoratore), che genera continuamente idee e le sperimenta internamente, per migliorare processi o offerta ai clienti.